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IL SABATO DEL MIO VILLAGGIO

Sono sveglia. La luce è grigia, ma si scalda, se le versi su un po' di caffè, se le metti su lo zucchero a velo del cornetto, se sporchi un piccolo angolo di cielo di dolce marmellata, un ricciolo di burro qua e là al posto delle nuvole, un fiocco di panna.
Il cielo è pronto. Si può cominciare, il sabato del mio villaggio.
Alle 5 del mattino vengono a pulire le scale. Sento che lavano il pavimento, l'acqua nel secchio, lo sforzo di pulire senza svegliare. Sono due le donne. Invisibili. Non le ho mai incontrate. Ma stamattina ho pensato che un giorno aprirò per offrire un caffè caldo. Una parola.
Fanno in silenzio, per non disturbare. Si portano via in una busta di plastica nera il nostro sporco, le nostre giornate  rimaste sotto la suola delle scarpe.  L'alba di ogni sabato è ricominciare a sperare. Io ho il tempo per scrivere, dovrei anche ripulire la mia casa, sembra un sottobosco. Un giorno vedrò spuntare anche i funghi dal tappeto, dal muro. I bambini sono senza redini, come cavallini allegri. La casa è un piccolo recinto. Spesso rompono la staccionata. La loro vitalità è sinonimo di danni. Qui è quasi tutto rotto. Si rompono le cose intorno. Noi abbiamo tanta colla. Cerchiamo sempre di aggiustare tutto. Aggiustiamo gli oggetti ai quali siamo affezionati. E così su tutto c'è una cicatrice, un taglietto ruvido di colla.
Il tavolo in cucina è anche la mia scrivania. Non ho uno studio, e allora spesso le mie parole inciampano nel muesli, si mescolano a uvetta e fiocchi d'avena al mattino. Di certo qui qualcuno impazzirebbe. Questo caos è il frutto di anni di allenamento. Ci vuole disciplina anche nel caos. Rinunciare ai piaceri dell'ordine: calzini tutti uguali, forchette, coltelli e cucchiai. Ma il cibo è sempre fresco, sempre buono. Il cibo è una gioia di colore e sapore. Pronto a curare. Oggi a pranzo zuppe calde, crostini da inzuppare, verdure cotte nel forno, lentamente. Il pane appena sfornato, le sedie di legno vivo, il cielo che entra in cucina e si siede a tavola a bere un bicchiere di vino. Un cielo un po' ebbro è tutto quello che desidero. Una macchia  tra le nuvole grigie, la volta di cristallo che si scalda di rosso. Buon sabato!

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John William Waterhouse

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