GLI ITALIANI E LA PENTOLA A PRESSIONE

A volte tutti gli ingredienti sono a portata di mano eppure il profumo della felicità non si sente. La cipolla fa piangere, l'aglio spaventa i vampiri, il prezzemolo si mette in mezzo, la carota ci ficca il naso. Che fare?
Io la domenica ho il sunday blues e questo non aiuta, nemmeno in cucina. Vedete, io non so essere paziente.  Mi sembra una bella fregatura la pazienza; non dico che mi piaccia la fretta però sono irruenta. Chi prova a fermarmi è come se dicesse al fiume "ehi tu! vai piano verso il mare".
Ma cosa volevo raccontarvi? Ah, si. La pentola a pressione.
Stasera abbiamo riso tanto tanto tanto. Tutto ad un tratto la pietanza della felicità me la sono trovata davanti bella e pronta. E non ho messo piede in cucina.
Una chiacchierata, un bicchiere di rosso e  un sogno comune, un desiderio (lo stesso che ci ha fatto incontrare): il volo. Volare via,  da questo Paese letargico in cui tutto nasce e subito vuole morire. Non me lo spiego: sono nata nella punta di questo scomodo stivale  e i miei sogni sono due bambini, vanno in giro come falene, vogliono essere ali, vogliono volare. E non serve ragionare con i sogni.  Se provi a farlo ti guardano come se fossi un retino, temono che tu li voglia catturare. Insomma, cosa è successo stasera di tanto speciale? Stasera abbiamo parlato della pentola a pressione.
Vedete. Noi non ne possediamo una. Non la vogliamo. A me fa paura. A mio marito ribrezzo. Il motivo che ci tiene ancora uniti è l'odio- profondo-per chi la ama. La pentola a pressione. Credetemi, sono tanti ad amarla. Il mondo si divide in altre due categorie scomode (da aggiungere a quelle classiche: presepe o albero di natale; bagno o doccia...ecc.)
E' stupefacente, non si direbbe, ma gli amanti della pentola a pressione sono stranamente le persone più pazienti, i cosiddetti saggi. Quelli che predicano la calma (che poi altro non è che rassegnazione). Stasera, in vena di conversazioni profonde, ho finalmente capito perché noi non ne compreremo mai una. Dentro alla pentola a pressione c'è la fine dell'amore. La vita vera, quella che urla, strilla e vuole schizzare via, è stata infilata sotto un coperchio. Chiusa, soffocata. Gli ingredienti senza odore, pallidi, vittime di un calore soffocante non profumano.  Nessun condimento. Nessuna lotta ioriooooo!:  odori, sapori, colori.
MAI! Lo abbiamo giurato di nuovo. Abbiamo rinnovato la nostra promessa. MAI!
Noi continueremo a sognare di essere altrove, di essere altri, di essere grandi, di essere minuscoli, ma non proveremo mai ad accelerare la cottura del risotto nella pentola della morte: le lenticchie faranno il loro bagno per ore, le cipolle ci faranno ancora piangere, il cucchiaio di legno  sarà come la vecchia mano della nonna, sempre da temere. E poi gira e gira.
Ecco stasera abbiamo capito che il nostro nemico era quel mostro: lui che sbuffa e fischia. E'  come un treno, si adegua alla corsa. Nella nostra testa corrono però solo i pensieri, i sogni. Nient'altro. Tutto il resto è fermo e caldo. E' il forno.

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