ADDIO, UNA PAROLA CHE NON COMPRENDO.

Io non sono brava a dire: Addio. Se oggi il mondo finisse praticamente non avrei salutato nessuno. Congedarsi. Non mi so congedare. Non so lasciare le persone bruscamente, senza preavviso. Serve tempo per sparire. Va bene andare via, ma non all'improvviso, non per sempre.  Se oggi il mondo finisse mi piacerebbe tornare. Per raccontare.
Ho bisogno di avere accanto a me  le persone (anche se il tempo le ha mandate in frantumi, anche senza voce): a qualcuno prenderei una mano, ad altri la bella fronte, ad altri ancora uno sorriso tra i tanti che hanno schiuso  in mezzo al viso. Come potrei congedarmi da tutto questo amore? Come potrei lasciar andare via da me per sempre le persone che ho amato? Non è umano, lasciare andare i volti, le voci, le parole. Io li conservo dentro di me, ho il cuore crivellato. Alle pareti ci sono chiodi e chiodi e chiodi. Ci appendo tutti i miei quadri. Non è dolore quello che scrivo oggi. E' vita che si perde, è Tempo che scorre. Purtroppo le parole non aiutano tutti. Ma io morirei senza parole. I volti delle persone che ho nel cuore sono le parole che mi hanno detto, a volte sono solo i loro pensieri che mi hanno rivolto. Ma quanto è difficile parlare a un volto frantumato. E allora fatico sempre. Io lo ricompongo.
Continuo così. Me ne sto nella mia stanza di ritratti. Come se al mondo non ci fossero che volti avvolti nelle mie parole. Io non so dire addio. Non è una mia parola. C'è tutto quello che non comprendo in questa parola: un creatore silenzioso che ci aspetta alla fine del mondo senza parole. Ha scritto un  solo libro, Dio,  si è subito stancato delle parole.
Non lo comprendo, questo Dio scrittore. E' come  Philip Roth, è stanco di narrare. Si perde tutto, tutto il bello a starsene silenziosi alla finestra del nostro piccolo cielo. Un cielo così dovrebbe essere esplorato con tutte le parole del mondo. Per fortuna accade. Ma quando incontro un buco nero, quando in un buco nero infilo la lingua, sento l'amaro sapore del buio. Lo so. E' colpa mia. Non si dovrebbe infilare la lingua nel nero. Ma io amo l'inchiostro, è anche questo il sapore delle parole.

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