SCRIVERE E' AVERE TORTO TUTTO IL TEMPO

Vi trascrivo un brano dell'intervista allo scrittore Philip Roth, "Non scrivo più" (D La Repubblica, 3 novembre 2012 p.68). 



"A 74 anni mi sono reso conto di non avere più molto tempo, allora ho deciso di rileggere i romanzi che ho amato a 20 e 30 anni, perché sono proprio quelli che non si rileggono mai. Dostoievski, Tourgeniev, Conrad, Hemingway...e quando ho finito ho deciso di rileggere tutti i miei romanzi, cominciando dall'ultimo: Nemesi. Finchè non ne ho potuto più: mi sono fermato poco prima di Lamento di Portnoy che è imperfetto. Volevo vedere se avevo sprecato il mio tempo a scrivere. Invece ho pensato di aver fatto una buona cosa. [...]
E poi ho deciso di chiudere con i romanzi. Non ne voglio più leggere, né scrivere, non ne voglio più nemmeno parlare- Ho dedicato la vita ai romanzi: li ho studiati, insegnati, ho scritto, letto. Escluso tutto il resto. E' molto! Non provo più quel fanatico attaccamento alla scrittura provato tutta la vita. Impossibile affrontare ancora la scrittura. Scrivere è avere torto tutto il tempo. Le nostre bozze raccontano la storia dei nostri fallimenti. Non ho più l'energia della frustrazione. Scrivere è frustrante: si passa il tempo a buttar giù parole sbagliate, frasi sbagliate, storie sbagliate."


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