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LE RANE

ROSSO:
   Devo dirne qualcuna delle solite,
   padrone mio, che fanno sempre ridere
   gli spettatori?
DIONISO:
   Sí, quella che vuoi,
   tranne: mi schiaccia! Questa te la puoi
   risparmiare: oramai fa proprio rabbia.
ROSSO:
   Neppure un'altra fine fine...
DIONISO:
   Tranne:
   mi stritola!
ROSSO (Dopo un breve silenzio):
   Di' un po': ne dico una
   proprio tutta da ridere?
DIONISO:
   Coraggio!
   Basta che poi non dica...
ROSSO:
   Che?
(Aristofane, Le rane)


Le Rane, Aristofane (Teatro Due interpretato e diretto da Roberto Abbati)

Entrare uscire entrare uscire dalla testa degli altri. Vedere il mondo attraverso i colori di altri occhi. All'improvviso il cielo è scuro, l'albero è curvo, la curva dell'orizzonte  macchiata da un sole lattiginoso.
Faticoso. Come mettere un vestito troppo stretto, nuotare sott'acqua troppo a lungo. Una vertigine. Si emerge con un singhiozzo. Si torna a galla dove l'acqua è ancora azzurra.
Questa immersione che sa di sale, di squame, di pelle bagnata, di resti di un mondo anfibio è vivere.
Ci nuoto dentro, a volte annego. Le parole, le mie zattere. Di legno. Barchette di carta, quelle dei bambini. Bagnate, affondano. La balena viene ad inghiottirmi tutte le notti. Nel suo ventre comodo mi addormento.
Il desiderio più grande: non cambiare niente. Restare sempre così. La splendida vita del girino. Microscopico febbricitante formicolio dell'acqua stagnante. E quando muoio sono una rana. Gracidare. Gridare. Dare. 
Sono fatta così. Salti sulle foglie. Oggi salterò sulle foglie molli di uno stagno.

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