LA GRANDINE & CHEEVER


Poco fa è caduta la grandine. Ha picchiato le ultime foglie con furia inaudita. Si sono staccate dai rami e se ne stanno sull'asfalto come mani bianche. Chiedono aiuto. La grandine fa venire in mente il fuoco di una guerra perduta, le ultime raffiche che tolgono quel poco di vita aggrappata a nascondigli ingenui:  un giaciglio, una botola, una vecchia branda.
L’inverno è arrivato. Non c'è più scampo. Il freddo avvolge il cuore come una sciarpa. Non lo levo di dosso neanche sotto il getto caldo della doccia, nemmeno con un bicchiere di latte caldo.
Mi affido a un libro che sa già riscaldare, ha il titolo giusto: "Una specie di solitudine"(Feltrinelli). Lo vedo sullo scaffale delle novità, è appena uscito (il 21 novembre), con la copertina struggente che chiede aiuto. L'autore è lo scrittore americano John Cheever. Cinquecento pagine per mettersi al riparo dalla grandine, dal vento freddo, dalla neve. Un meraviglioso diario che lo scrittore tiene dalla fine degli anni Quaranta alla sua morte (1982).
Giovanna Iorio
La mia copia comprata ieri sera a Trastevere.
C'era una tempesta di vento. 

Io e il libro abbiamo camminato insieme 
lungo il fiume. 
Abbracciati,  scuri e gonfi di parole, in un turbinare di foglie.
E' un libro intimo, invernale, caldo, avvincente. 
Mentre lo leggo lentamente la sciarpa fredda intorno al cuore si scioglie. Leggo con avidità tutte le parole, lascio il latte caldo e bevo soltanto loro. Cheever annota tutto quello che pulsa di vita intorno a lui. Non lascia niente sul ciglio della strada. Avvolge ogni istante di parole esatte, dolorose, vere.
Dice cose che riconosco. Le sento mie. "I  meri fatti possono essere capiti solo attraverso un tentativo lungo una vita di non mascherare nulla, di non nascondere nulla, di scrivere di quelle cose che più sono vicine al nostro dolore, alla nostra felicità; di scrivere della "profondità dello scoraggiamento (...) della disperazione".
Oppure la splendida fotografia del mio status sociale: "Non sono nato in una vera e propria classe sociale, e ho preso la decisione, presto nella vita, di infiltrarmi nella classe media, come una spia, in modo da avere una posizione d'attacco vantaggiosa, ma ogni tanto sembro aver dimenticato che sono in missione e prendo sul serio il camuffamento".
E' il taccuino di uno scrittore. E' colmo di disperazione, gioia, illuminazioni e buio. E' un'altalena di emozioni, umori, amori, sensazioni. Mi fa sentire normale avere accanto  Cheever stasera. La sua voce  provvidenziale arriva a dirmi le parole negate che hanno messo il gelo nel cuore. Cheveer stasera mi salva la vita, mi evita la morte sicura per assideramento. Il libro avvolgendomi dice:
"Non dovrebbe esserci niente di cui preoccuparsi se si dice la verità."
Mi sento soffocare di gioia, la grandine ha smesso di martellarmi il cuore, lo risparmia; ci è mancato poco che lo crivellasse con un milione di colpi ciechi e spietati, i chicchi gelidi che tentano di staccare le mie ultime foglie.





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