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LA FIGLIA DEL RE MIDA

Ho perso il filo per un po'. Prima il labirinto di Minosse, dietro ad un filo rosso di sangue, di parole mai lette, di parole interrotte. Poi l'incontro con il Re Mida.  Ho rischiato che mi tramutasse in una donna d'oro.
In questo viaggio guarda quello che ho trovato.
Un mondo liscio liscio, un mondo fatto di ossa, una scarpa senza lacci in un prato che urlava "aiuto". Le ho dato il mio solo filo. Lei ha camminato. Io mi sono smarrita.
Ecco una buca nella terra, piena di semi. Piccoli, invisibili, semi impalpabili, fatti di minuscole molecole trasportate dall'aria dei pensieri.  E questa brina che ora il sole scalda con dita lunghe e nuove. Le dita nuove del nuovo giorno. Non fa ricami per la pelle del mondo, il sole;  lui prepara per le ferite, un unguento.  Sono le dita di un uomo.
Le mie mani ne prenderanno un velo, per la ferita di qualcuno.  Una notte infinita e ritrovo l'alba. Il sole che si scioglie dentro di me. E io libera di andare, di qua, di là. Unirmi all'aria. Abbandonare la stanza dove non dormono le parole.
Il silenzio è d'oro soltanto nella tua bocca, avido Re Mida.  Il tuo amore mi ha trasformata in una statua d'oro. E io mi sciolgo ora, mi sciolgo al sole. Vedo il tuo sangue, in una vena d'oro,  è fermo. Gli occhi brillano ma  sono spenti. Sono stata  anche una donna d'acqua, le parole lavano l'anima. Acqua ogni suono che pulisce il cuore. Torna il sangue. Il sangue è un'altra cosa. A te lascio l'oro.



Nel mito classico è la figlia  del Re Mida a venir tramutata in oro dal tocco dell'incauto padre, come nel celebre dipinto di Walter Crane del 1893, uno dei capolavori del pre-raffaelitismo inglese


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