IL REGISTA DISEGNATORE

Simone Massi, il regista disegnatore

Ospite della Settimana del Cinema con il suo 

capolavoro «Dell'ammazzare il maiale»

Un frame di «Dell'ammazzare il maiale»Un frame di «Dell'ammazzare il maiale»
Riconoscibile al tratto. Simone Massi ha uno stile originalissimo ed è ritenuto uno dei principali maestri italiani indipendenti di animazione "a passo uno". Disegna come si faceva un secolo fa, foglio per foglio. In altre parole, un autore "analogico", irriducibile, ostinato fino alla ferocia nel dire no alle lusinghe dell'evoluzione tecnologica, un pioniere da qui all'eternità. Nel suo sito si definisce "resistente". «Il computer - dice lui - mi serve solo per le mail».«Dell'ammazzare il maiale»
Simone Massi


Il suo disegno, una catasta di linee, appartiene alla grafica, all'incisione più che al cartoon. E' molto più vicino a G.B.Piranesi che a Disney con tutta la genìa hollywoodiana e nipponica a seguire. Simone Massi, un passato da ex-operaio, è stato ospite della Settimana del cinema di Brescia che gli ha dedicato un omaggio con una selezione dei suoi film. «Nel mio lavoro - ha sottolineato - c'è la pazienza dell'artigiano. Il mio destino era segnato, ero avviato alla fabbrica, come i miei fratelli. A tirarmi fuori è stato il fatto che sapevo disegnare. Come nascono le storie? Da un'immagine o da una parola. Poi queste immagini e parole ne richiamano altre, come tante tessere del domino che si associano e si allineano. Lascio che la mano venga guidata dall'inconscio, dai sogni, da qualcosa che sfugge al mio controllo. Mi piace non sapere come finirà la storia. Mi piace stupirmi». Marchigiano, classe '70, Simone Massi ha vinto circa 200 premi nella sua ancor breve carriera. Quest'anno gli è stato consegnato il David di Donatello per il miglior cortometraggio con Dell'ammazzare il maiale ed è stato prescelto per realizzare la sigla di apertura dell'ultima Mostra di Venezia.
Il suo attaccamento alle radici culturali della sua terra viene rivendicato con orgoglio e lo si rintraccia in tutti i suoi film. Ed è un sentimento etico ed estetico, che parla di lavoro, fatica, di resistenza partigiana, di civiltà contadina. «Non nascondo - commenta - la fierezza di appartenere ad una famiglia che fa parte di quella gente che è stata esclusa e presa calci dalla storia e che quasi mai finisce come soggetto o oggetto d'arte». Il suo tratto, a grafite, china o carboncino, ricorda quello del fumetto, ma anche il surrealismo di pittori come Magritte e Dalì, Tra le sue ascendenze dichiarate, oltre a Bruno Bozzetto, troviamo la scuola di animazione dell'Est, ma anche la grande tradizione italiana di Carosello. Su Yotube esiste una bella antologia dell'opera di Massi. Consigliabile.
Nino Dolfo20 novembre 2012 | 
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