ALBERI DI PAROLE


Una frase di Albert Camus, tra idealismo e sovversione utopica: “La rivolta consiste nell’amare un uomo che non esiste ancora”. E poi Pasolini, con le sue parole lapidarie: “L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo”. Parole che oggi, nel tempo di un  benessere ridotto a pallida memoria, di quel “marcio” dischiudono tutta l’amarezza.
Sono alcune delle citazioni scelte da Opiemme, artista torinese che ha iniziato il suo viaggio nell’ambito della street poetry, per il suo ultimo progetto espositivo presentato nella project room di CAOS, Centro arti opificio siri di Terni, nell’ambito di “Umbrialibri 2012″. L’installazione Senza Bandiere – No Flags interpreta, tra pittura e scrittura,  il tema “Lo stato degli Italiani”, claim della kermesse umbra.
I quattordici metri di ognuna delle due pareti lunghe di Caos divengono superficie  grafica, su cui si disegnano alberi composti unicamente di parole: l’immagine si fa segno, che è idea, concetto, suono poetico.
Semplice  e immediato il gioco sulla contrapposizione tra una “buona” Italia ad una Italia “cattiva”, identificando nell’assenza di “bandiere”, cui fa riferimento il titolo, quella perdita di valori comuni che dovrebbe, in realtà, unire un popolo e orientarne il cammino. Forse, davvero, ciò che il Paese non riesce a intravedere più. Storia, radici, spirito comunitario, sentimento d’appartenenza e la possibilità di un orizzonte culturale, valoriale e politico: fuori da tutto questo si consuma un naufragio condiviso che annienta quell’ipotesi rivoltosa – personale o collettiva – accennata da Camus, confermando il presagio pasoliniano di un immiserimento progressivo.
Uno spunto colto, legato al passato, per l’opera site specific e attualissima di Opiemme: l’Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti  fu il primo affresco laico e politico dell’arte italiana, conservato presso il Palazzo Pubblico di Siena. Vi mostriamo qualche dettaglio dal work in progress. L’opera completa sarà inaugurata il prossimo 2 novembre, accompagnata da un testo critico di Gaia Pasi.
- Helga Marsala

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