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Visualizzazione dei post da Novembre, 2012

LE "GEOMETRIE UMANE" DI ROBERT DOISNEAU

"Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere."


I DIECI SENSI

Dimenticate i cinque sensi adesso sono almeno dieci TRA i lasciti del sapere classico, i più duraturi sono le classificazioni dei quattro elementi e dei cinque sensi. I quattro elementi oggi sono passati di moda, eccetto che nelle librerie esoteriche, per almeno due buoni motivi: gli elementi chimici sono circa un centinaio, invece di quattro, e nella loro pur lunga lista non si trovano né la terra, né l' acqua, né l' aria, né il fuoco. Dunque, la classificazione era completamente sbagliata, e va relegata tra le ingenuità prescientifiche. Diverso è il caso dei cinque sensi, perché basta un po' di introspezione per accorgersi che la vista, l' udito, l' olfatto, il gusto e il tatto costituiscono "le porte della percezione": le stesse che ispirarono a William Blake un verso del Matrimonio del Paradiso e dell' Inferno, che diede il titolo a un libro di Aldous Huxley sulle droghe, e ai Doors il nome del loro gruppo musicale. Secondo il poeta, «se le porte …

FOOD & DIALOGUE

Ho visto questo video qualche settimana fa. Ero a Praga, a casa di mio fratello e Icia. Mi ha affascinato. L'opera di questo artista ceco è intensa, cupa, complessa e lucida come la città che ho visitato.Ve lo propongo, come riflessione sui labirinti della "comunicazione". Jan Svankmajer è un artista che riflette e fa riflettere sui silenzi che alimentano le nostre quotidiane conversazioni. Vi propongo "Food" e "Dimension of dialogue".
FOOD

DIMENSION OF DIALOGUE 

APPUNTAMENTI A ROMA

Cari amici di letture, ecco alcune date per gli appuntamenti della prossima settimana in cui sono coinvolta con le mie poesie.



Mare Nostrum sarà presentato il 2 dicembre a Roma, presso Annamaria Curci, Associazione Culturale Villaggio Cultura, Via Oscar Sinigaglia, 18 alle ore 19:00.




Il 4 dicembre  verrà presentato "Cuore di preda”, un’antologia scritta da 85 poete, curata da Loredana Magazzeni. Tratta il tema della violenza contro le donne. Sono testi intensi di una forza eccezionale, così come le foto di Fabiola Ledda. Tra le poete romane MG. Calandrone, A. Ferramosca, MT Ciammaruconi, A. Anedda, F. Della Porta, AM Curci,  Giovanna Iorio. 


Roma
Martedì 4 dicembre 201 2, ore 17:00
Sala Peppino Impastato della Provincia di Roma,
Via IV novembre 119/A
Organizzata dall’Associazione “Le MeleGrane
con la partecipazione di
Dona Amati, Fortuna Della Porta, Elena Ribet,
Cetta Petrollo, Annamaria Ferramosca,
Maria Teresa Ciammaruconi, Giovanna Iorio,
Antonella Anedda, Lucianna Argentino, Gianmario …

LE RANE

ROSSO: Devo dirne qualcuna delle solite, padrone mio, che fanno sempre ridere gli spettatori? DIONISO: Sí, quella che vuoi, tranne: mi schiaccia! Questa te la puoi risparmiare: oramai fa proprio rabbia. ROSSO: Neppure un'altra fine fine... DIONISO: Tranne: mi stritola! ROSSO (Dopo un breve silenzio): Di' un po': ne dico una proprio tutta da ridere? DIONISO: Coraggio! Basta che poi non dica... ROSSO: Che? (Aristofane, Le rane)


Entrare uscire entrare uscire dalla testa degli altri. Vedere il mondo attraverso i colori di altri occhi. All'improvviso il cielo è scuro, l'albero è curvo, la curva dell'orizzonte  macchiata da un sole lattiginoso.
Faticoso. Come mettere un vestito troppo stretto, nuotare sott'acqua troppo a lungo. Una vertigine. Si emerge con un singhiozzo. Si torna a galla dove l'acqua è ancora azzurra. Questa immersione che sa di sale, di squame, di pelle bagnata, di resti di un mondo anfibio è vivere. …

SCARLET MEDUSA, L'IMMORTALE

New York, 28 nov. (TMNews) - Il New York Times circoscrive l'agognata ricerca che da sempre ha pervaso l'essere umano - il segreto dell'immortalità - in Italia.

Christian Sommer, uno studente ventenne tedesco di biologia marina, si trovava sulla riviera di Rapallo nell'estate del 1988 per studiare gli Hydrozoa, un organismo che ricorda le meduse o i coralli molli. In quell'occasione, facendo snorkelling, raccolse centinaia di Turritopsis dohrnii, comunemente chiamati meduse.

Osservando l'organismo per giorni, Sommer si accorse di una cosa curiosa: la medusa non solo non moriva, ma sembrava ringiovanire di giorno in giorno fino a ricominciare un nuovo ciclo di vita.

Alcuni biologi di Genova incuriositi dalla scoperta del giovane studente 
vollero approfondire le ricerche e nel 1996 pubblicarono un dossier 
intitolato'Invertendo il ciclo della vita, nel quale spiegavano come i 
Turritopsis dohrnii riuscissero a ritrasformarsi in polipi 
(la fase iniziale del loro ci…

SONO UNA GIRAFFA!

Ho appena scoperto che ad alcuni animali basta dormire poche ore a notte.
All'elefante bastano poco più di 3 ore al giorno.
Il cavallo chiude gli occhi per 2,9 ore.
Al contrario alcune specie dormono quasi tutto il tempo: il tamia striato dorme 15 su 24 ore e il pipistrello quasi 20.
Controllate nel grafico accanto alla foto e fate il mio gioco:  a quale animale somigliate per le questioni di sonno? Che animale-tipo siete?
Io ho scoperto di essere  un tipo giraffa, e questa deduzione mi ha portato a fare alcune considerazioni semi-filosofiche sulle categorie citate.
Il tipo-coniglio l'ho rivalutato. Da sempre lo reputavo un codardo, un tipo pavido e poco affascinante. Invece è quello che ha il sonno più  normale: dorme quanto un uomo tra i quaranta e i quarantacinque anni con una progressiva tendenza all'inettitudine, all'ipocrisia e all'ipocondria  (8,4 ore a notte).
Il mio giudizio sul tipo-cane, dipende.  Se ha accanto il padrone riesce a dormire anche 10 ore di…

LA GRANDINE & CHEEVER

Poco fa è caduta la grandine. Ha picchiato le ultime foglie con furia inaudita. Si sono staccate dai rami e se ne stanno sull'asfalto come mani bianche. Chiedono aiuto. La grandine fa venire in mente il fuoco di una guerra perduta, le ultime raffiche che tolgono quel poco di vita aggrappata a nascondigli ingenui:  un giaciglio, una botola, una vecchia branda. L’inverno è arrivato. Non c'è più scampo. Il freddo avvolge il cuore come una sciarpa. Non lo levo di dosso neanche sotto il getto caldo della doccia, nemmeno con un bicchiere di latte caldo. Mi affido a un libro che sa già riscaldare, ha il titolo giusto: "Una specie di solitudine"(Feltrinelli). Lo vedo sullo scaffale delle novità, è appena uscito (il 21 novembre), con la copertina struggente che chiede aiuto. L'autore è lo scrittore americano John Cheever. Cinquecento pagine per mettersi al riparo dalla grandine, dal vento freddo, dalla neve. Un meraviglioso diario che lo scrittore tiene dalla fine degli an…

AGGIORNA-MENTI

La mente è strana. Labirinto abisso oscurità luce interconnessioni emozioni. Ieri sera ho visto un uomo, aveva la testa appoggiata al vetro in un autobus. Intorno a lui la notte, il buio, altre teste. Ma lui aveva gli occhi chiusi e un bagliore. Si vedeva che stava pensando pensieri. Forse gli altri avevano i cervelli spenti. Lui era vivo. Aveva gli occhi chiusi, una mano coraggiosa: si teneva su la fronte, con i tutti i pesanti neuroni.

MEGLIO DUE

...canzoni disperate per tirarsi su! Piove come se il cielo avesse visto una cosa, brutta brutta. Ma era solo l'ala spezzata di un angelo. Non era un demone. Cielo, tirati su. Cielo.


EVITA SHIT DAYS

Amici, piove. Roma ha il singhiozzo. Io non ho dormito (non dormo più! urrah! ce l'ho fatta!). Ho soltanto mezza vita, ho tutta l'ispirazione, vorrei stare a casa, sto qua. Sto qua.
Tiriamoci su, con una canzone DISPERATA!

VORREI UN CAPPELLO BIANCO

INCANDESCENTI RADICI

Io non vorrei mai
ferire

questa parola sottile
è lama che fende
attende dietro alla pelle

taglia la voce
la fa sanguinare
in un rivolo la vedo sgorgare
dalla notte al letto
macchia le stelle il petto.

Io vorrei saper diventare
lieve
volare su parole leggere
non punte di lama
ma luci tonde
aloni fievoli
farle roteare intorno al dolore
piume animate di colibrì e falene
per scacciare le pene.


Io vorrei saper mettere
intorno al buio
le montagne appuntite dell'Eldorado
le cascate
le valli
i prati
l'oro del sole
il calore sottile di raggi che aprono
la cute azzurra del cielo.

Eppure io so solo
infierire
avvinghiata alla punta delle parole
le lunghe dita sottili della frase
che scendono nel cuore
a mettere incandescenti
radici

si allargano e bruciano dentro
le afferro roventi
le strappo  crescono senza
lasciare  scampo:

è la mia punizione questa
anima di metallo.






LA FIGLIA DEL RE MIDA

Ho perso il filo per un po'. Prima il labirinto di Minosse, dietro ad un filo rosso di sangue, di parole mai lette, di parole interrotte. Poi l'incontro con il Re Mida.  Ho rischiato che mi tramutasse in una donna d'oro.
In questo viaggio guarda quello che ho trovato.
Un mondo liscio liscio, un mondo fatto di ossa, una scarpa senza lacci in un prato che urlava "aiuto". Le ho dato il mio solo filo. Lei ha camminato. Io mi sono smarrita.
Ecco una buca nella terra, piena di semi. Piccoli, invisibili, semi impalpabili, fatti di minuscole molecole trasportate dall'aria dei pensieri.  E questa brina che ora il sole scalda con dita lunghe e nuove. Le dita nuove del nuovo giorno. Non fa ricami per la pelle del mondo, il sole;  lui prepara per le ferite, un unguento.  Sono le dita di un uomo.
Le mie mani ne prenderanno un velo, per la ferita di qualcuno.  Una notte infinita e ritrovo l'alba. Il sole che si scioglie dentro di me. E io libera di andare, di qua, di l…

INSONNIA

Che ci faccio in questa notte come un sogno senza testa?
Sono un respiro ma mi manca l'aria.
Sono una voce ma mi manca il suono.
Solo questo lenzuolo bianco, luminoso, silenzioso dello schermo
mi copre e mi scopre.
Qui io sono un sogno reale. Servo a chi di me ha bisogno.
Stanotte ho gli occhi di nuovo neri. Un attimo prima di addormentarmi
erano due cieli.  Sono di terra a quest'ora. Metto i piedi sulle zolle, come se intorno mi crescesse un campo, una strada sterrata, un solido labirinto per la mia liquida mente.
Vengo su questo campo ad arare le mie pagine di pensieri. Con un aratro vivo. Sembra un uccello con il becco storto e semina nel mio cuore.
Non dovete per forza provare ad immaginare tutto quello che io vedo. Sentitelo nella carne. Questo morso che semina il tempo, in ogni cavità della mente, del corpo, nella carne.
Ah, se solo il sonno tornasse da me, con un cuscino profumato d'estate e miele caldo.
L'insonnia curata da uno sciame d'api.

NON PIU' IL GIARDINO DELL'EDEN

Ho una rondine nel petto. Una rondine d'inchiostro. Batte le ali, batte le ali. Forte.
Io non so. E devo sapere. Ho nella testa un suono dolcissimo, una cantilena. Io ho promesso alle parole di essere fedele alla loro mutevolezza. Mi dicono, le parole, che bisognerebbe scrivere come se ogni suono fosse una mina pronta ad esplodere nel cuore di qualcuno. E' così. Le parole esplodono dentro. Le parole si aprono e rivelano i gusci vuoti. La polpa cruenta delle parole non la ritrovo.
Dove si nasconde? Forse nel mondo, tra i colori aggrovigliati ad un palo, in un giardino aggredito da spine, rovi, ortiche, foglie gialle, rosse. I cancelli. Si chiudono sempre alla vita.
Chi ha creato i cancelli? Il primo l'ha messo l'angelo con la spada al giardino dell'Eden. Scacciati,  noi siamo stati scacciati. Da noi stessi. Ci togliamo i frutti dal cuore come se potessero riapparire. E invece la pianta muore. A poco a poco. La pianta muore.

IL SONNO DEI GIUSTI

dormono tutti
i buoni e gli altruisti
dormono accanto a un angelo
con la voce spenta
l'ala spezzata

dormono nel buio
profumato d'anima
il cielo si stringe
al bianco

è la sola speranza
mentre la luna stanca è un buco
profondo alto accanto
a cicatrici di stelle

non dormono tutti
gli artisti e gli alchimisti
non dormono con il cuore mutato
in oro in spine

avvolti nella notte
abbracciano nero rimpianto
non sanno il  sonno

dei giusti rigirano i vortici
minuscoli teneri baci sospesi e incubi
di parole.
(g.i.)



GOCCIARE

questa goccia non vuole
lasciarsi cadere

credeva di essere il cielo
e invece trema

è semplice goccia
d'acqua piovana
scivolerà sul vetro

un canale di rame
freddo e  sapiente
pronto a mutare dal rosso al verde

non la raccoglierà.
(g.i.)





LA RONDINE DI A.

Una piccola rondine

è nata sulla pelle 

di una bambina
me l'ha mostrata 

un attimo fa

è ancora 
dolorante. Non vola,



E' bella. Ha solo 

quindici anni

la rondine di A.  



Imparerà a volare

ne sono sicura


con la sua rondine
una mattina.

EVAPORATA

stasera sono leggera
sono una nuvola che balla il valzer
col vento e la notte
io vado a braccetto
ho un pulviscolo al posto dei soliti
pensieri

mi sono incautamente disintegrata
da sola come una nube sono
evaporata
è incredibile la libertà
del vapore

riuscire a volare
come una particella minuscola
d'aria
(g.i.)


IL REGISTA DISEGNATORE

Simone Massi, il regista disegnatore Ospite della Settimana del Cinema con il suo  capolavoro «Dell'ammazzare il maiale» Un frame di «Dell'ammazzare il maiale» Riconoscibile al tratto. Simone Massi ha uno stile originalissimo ed è ritenuto uno dei principali maestri italiani indipendenti di animazione "a passo uno". Disegna come si faceva un secolo fa, foglio per foglio. In altre parole, un autore "analogico", irriducibile, ostinato fino alla ferocia nel dire no alle lusinghe dell'evoluzione tecnologica, un pioniere da qui all'eternità. Nel suo sito si definisce "resistente". «Il computer - dice lui - mi serve solo per le mail».«Dell'ammazzare il maiale»
Simone Massi
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LA CASA CHE SI SCALA

In una casa così posso immaginare la mia vita. Mi arrampicherei sulle pareti, salterai sulle pareti come un cervo di montagna.
In una casa così metterei un tavolo in cima, sotto il tetto. Scrivere vicinissimi al cielo. Non è forse questo scrivere? In una casa così non avrei voglia di dormire (a dire il vero non ho mai voglia di dormire).
Bisognerà che ci vada, prima o poi, a Tokyo, in Giappone.
A vivere per aria.


L'ALLUCE LUMINOSO

per te mi taglierei i capelli
la chioma di serpenti neri che si fa onda e va
verso il mare

ma non chiedermi di camminare
con i piedi per terra
non darmi la tua scarpina
non chiedermi di tagliare
l'alluce luminoso

non mi calzerà
la vedi la mia anima
sanguina già.

(g.i.)






LA TUA CORTECCIA

Un giorno andrò  dall'albero arcobaleno  e gli chiederò di amarmi.
Lo farò senza parole con la guancia tiepida poggiata al legno.
Lui sarà stanco e avrà il tronco
sporco di tempo. Io sarò nuda e lo implorerò
di ricoprirmi di foglie.
Mi abbraccerà con i rami
mi prenderà le mani

sotto uno strato antracite
scoprirò il  colore più caldo
il giallo e il  magenta
il rosso del cuore.
. Sulla corteccia s'accenderà
un azzurro tenue
l'ombra della nostra
altra vita. (g.i.)







LA MIA PRAGA