PRESUNTUOSI O MODESTI?


Lo dicono tutti, gli scrittori sono dei gran presuntuosi (alcuni di certo, altri non so...). Ma serve "fare i presuntuosi"? Ci fa apparire migliori far finta (e alla fine crederci) di essere i migliori? Me lo chiedo, praticamente ogni giorno, in un Paese che fa a meno (volentieri) della meritocrazia e fa volare i suoi palloni gonfiati con orgoglio (non celato!). E quando mi faccio delle domande così impegnative, chiedo le risposte alla SCIENZA. Presuntuosi anche loro, ma  in modo scientifico:

  • Analisi del problema
  • Formulazione di una ipotesi
  • Definizione del metodo di lavoro
  • Raccolta dati
  • Elaborazione dati raccolti
  • Verifica ipotesi
  • Comunicazione risultato
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da National Geographic

Presuntuosi di successo

Credersi migliori di quel che si è può rivelarsi una strategia vincente, rivela uno studio pubblicato su Nature. Ma solo se non volete invadere un altro paese. 

La teoria dei giochi evolutiva e l'autosopravvalutazione.

di Christine Dell'Amore
psicologia,curiosita,societa
Davide uccide Golia in una rappresentazione artistica
Illustrazione per gentile concessione Lebrecht Music and Arts Photo Li/Alamy
Credersi migliori di ciò che si è contribuisce ad aver successo nella vita: lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Nature

Per anni gli psicologi hanno osservato che le persone tendono generalmente a sopravvalutare le proprie capacità, dice il responsabile della ricerca Dominic Johnson, un biologo dell'evoluzione all'Università di Edimburgo in Scozia.

Alcuni esperti suggeriscono che l'eccessiva fiducia nelle proprie capacità sia una caratteristica positiva, in quanto ci renderebbe più ambiziosi e determinati, dando luogo a alle cosiddette "profezie che si autoavverano”.

Ma l'autosopravvalutazione, secondo la ricerca, può condurre anche ad aspettative irrealistiche, valutazioni fallaci e decisioni azzardate: perché quindi, nonostante migliaia di anni di selezione naturale, l'eccessiva fiducia nelle proprie capacità è un tratto ancora presente negli esseri umani ?

Le simulazioni condotte al computer indicano, invece, che anche una falsa sensazione di ottimismo spesso aumenta le possibilità di successo.

"Finora mancava una spiegazione soddisfacente del perché tendiamo a sopravvalutarci, ma questo
nuovo modello ci offre la possibilità di capire la logica evolutiva alla base di questo comportamento", dice Johnson. "È assai improbabile che sia lì per caso: se ci sopravvalutiamo forse c'è una buona ragione”.

La teoria dei giochi evolutiva

Johnson e il suo collega James Fowler, della University of California di San Diego, hanno messo a punto il loro modello ricorrendo alla cosiddetta "teoria dei giochi evolutiva” per scoprire come si comportano in competizione l'uno con l'altro individui con differenti strategie.

Nel modello, due individui immaginari, X e Y, rivendicano le risorse disponibili. Se entrambi le reclamano e lottano per ottenerle, l'individuo più forte vince e e se le aggiudica. Entrambi pagano un costo per essersi scontrati. Se solo un individuo reclama le risorse, le ottiene gratuitamente; se nessuno le rivendica, nessuno ottiene nulla.

Johnson ha messo in luce anche due aspetti importanti: i contendenti possono sia sovrastimare che sottovalutare la loro forza effettiva. Inoltre, ci può essere incertezza, o un grado di errore nel modo in cui uno dei contendenti percepisce la forza dell'avversario.

Basandosi su questi fattori, una persona può decidere se o meno rivendicare quelle risorse e, nel caso, se rischiare di doversi scontrare con l'altro individuo per ottenerle. Questa decisione si basa sulla percezione della propria forza messa a confronto con quella che si ritiene sia la forza dell'avversario.

"La bellezza di questo modello è che si applica a una miriade di situazioni in cui gli individui possono trovarsi in competizione”, dice Johnson, da una causa in tribunale a una rivendicazione territoriale.

I ricercatori hanno simulato migliaia di generazioni con individui provvisti di livelli variabili di autosopravvalutazione e vari livelli di errore nel valutare le capacità dell'altro, osservando quali strategie si rivelavano efficaci. Come nell'evoluzione di tipo fisico, le strategie più vantaggiose "sopravvivevano” e venivano trasmesse alla generazione successiva.

I risultati mostrano che l'autosopravvalutazione "paga” solo quando vi è incertezza sulla forza effettiva dell'avversario, e quando i benefici del premio in palio sono decisamente maggiori dei costi.

"Poniamo ad esempio che io e lei ci scontriamo per il possesso di un determinato bene", dice Johnson. "Finché esiste incertezza sull'esito e quel bene vale più dei costi che lo scontro comporta, l'autosopravvalutazione è la strategia migliore”.

Ad esempio, se le persone si contendono un'isola che contiene riserve petrolifere, il beneficio di impossessarsi del petrolio può valere un centinaio di miliardi di dollari, mentre il costo di una guerra può aggirarsi attorno a una decina di miliardi di dollari.

Ma "se il costo del conflitto è alto rispetto a un bene di poco valore, allora è molto meglio essere prudenti".

L'autosopravvalutazione funziona anche nelle società avanzate?

Secondo Daniel Blumstein, un biologo comportamentista della University of California di Los Angeles, la ricerca "fornisce alcune giustificazioni a un fenomeno diffuso - in molte situazioni attuali, gli esseri umani hanno riposto eccessiva fiducia nelle proprie capacità, e ciò ha creato seri problemi”.

Ad esempio, questo atteggiamento potrebbe aver contribuito alla crisi economica globale del 2008 e a scatenare guerre come l'invasione dell'Iraq del 2003, ipotizza Johnson. In effetti questa strategia, che si è sviluppata in società di piccole dimensioni, può essere meno efficace in società complesse ed estremamente sviluppate.

Ad esempio, l'eccesso di ottimismo nel decidere di invadere un paese lontano può dar luogo a un "pasticcio evolutivo”.

Johnson paragona la sopravvivenza di questo comportamento in quanto caratteristica primaria umana a quello che ci fa preferire cibi ad alto contenuto calorico, "che aveva sicuramente una sua utilità in passato”, quando il cibo calorico scarseggiava, ma che "si rivela controproducente oggi che abbiamo un fast food a ogni angolo".

Secondo Robert Trivers, esperto in evoluzione sociale alla Rutgers University, l'autosopravvalutazione può presentare un altro beneficio, almeno per gli individui di sesso maschile.

Negli maschi infatti questa caratteristica è più spiccata che nelle femmine, il che li aiuta in due circostanze per loro evolutivamente tradizionali: combattere i rivali e corteggiare le femmine.

In entrambe le situazioni, gli uomini vengono valutati anche in base al loro livello di fiducia in se stessi, dice Trivers. Durante un combattimento, ad esempio, un atteggiamento spavaldo può far indietreggiare l'avversario.

Non solo: in effetti, dice lo studioso, "ci sono poche cose che spengono l'attrazione fisica o il romanticismo come la mancanza di autostima dell'altra persona”.

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