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LA MLLLENARIA STORIA DELLA CASTAGNA


Vincenzo D’Alessio 

Calvanico: il locus e la produzione delle castagne 
(dal documento del Codice Diplomatico di Cava de’ Tirreni del 1032 ad oggi)
- Notizie e tradizioni-

Gruppo Culturale “F. Guarini” - 2012

Calvanico, è un luogo antichissimo: lo riportano i documenti della Badia di Cava che lo scorso anno 2011 ha celebrato il primo millennio dalla sua fondazione ad opera del nobile salernitano Alferio. Il documento che abbiamo ripreso dal Codice Diplomatico della Badia è datato 1032* e riporta l’atto notarile in cui si fa memoria di “benedictu de calbanicu”, figlio di “Rodenandi”, e del castagneto situato a Calvanico nel luogo denominato “ad cupula”. 

Il castagneto, oggetto di questo atto, era di proprietà diretta del principe longobardo indicato come “gloriosa potestas”: “si tratta di Guaimaro IV che lo detiene in proprietà con i fratelli Guido e Pandolfo (questo secondo sarà conte di Capaccio, sposo di Teodora dei conti di Tuscolo e quindi della famiglia dei coevi papi. È la classica dimostrazione come non essendoci al Sud uno Stato centralizzato come al Nord, ove il potere impersonato dal re o dai principi era proprietario di tutto, qui da noi ogni principe doveva crearsi una personale proprietà, beni solo suoi, terreni case, castagneti, etc. per poter tirare avanti, ovvero quelli che poi saranno chiamati beni burgensatici.” (nota del meridionalista Pasquale Natella) 

L’atto mette in evidenza l’importanza che Calvanico assumeva in quel periodo per la presenza di proprietà dirette del Principe longobardo. Il quale in casi gravi sarebbe intervenuto direttamente. Il sito “ad cupola”, che ad Est aveva come confine un vallone, oggi è difficile ricollocarlo sul territorio di Calvanico. 

Nell’atto Visiniano, sculdascio (cioè curatore delle proprietà del principe), mette in evidenza come viene raccolto il frutto dei castagneti, i miglioramenti studiati e apportati per la continuità del buon raccolto, infine il modo in cui venivano conservate le castagne: 

“Et totum illut cultemus et studiemus et laboremus omnes annos, sicut meruerit, et salbum illut faciamus, sicut bonum paread laboratum et cultatum et salbum, ut proficiad et non disperead, et omnes annos apto tempore castanee ipse que ibi fuerint, colligamus et colligere faciamus et seckemus ad domus nostras in ipso locum, ubi nos habitamus, et faciamus scire apto tempore omnes annos, quando meruerit, ordinatum de pars ipsius gloriose potestatis et de ipsi fratres sui, ut ibi veniad aut dirigad missum, et nos castanee ipse secke dividamus in tres partes: inclita tertiam partem de ipse castanee demus omnes annos ad ordinatum ipsum, vel ad eius missum qui ibi veniet, et due partis inde nobis habeamus. Et per iussionem ipsius supradicte gloriose potestatis guadia mihi ipse visianus dedit, et mediatorem mihi posuit alderisi notarius filius quondam alderissi qui musandus vocabit;”(Documento n. DCCCXLIII) 

“E qui tutto coltiveremo e studieremo e lavoreremo tutti gli anni, così come sarà utile, e qui lo manterremo integro, così apparirà buono e lavorato e coltivato e integro, affinché progredisca e non vada perduto; e tutti gli anni, nel giusto tempo le stesse castagne che vi saranno, le raccoglieremo e faremo raccogliere e seccare a casa nostra in quello stesso luogo dove abitiamo, e avvisiamo ogni anno nel tempo adatto,quando sarà opportuno, come ordinato da parte della stessa gloriosa sovranità e dagli stessi suoi fratelli, quando qui verrà o sarà inviato un suo messaggero, e le nostre stesse castagne secche saranno divise in tre parti: la prima e giusta parte di queste stesse castagne la daremo tutti gli anni come ordinato da quello stesso, o al suo messaggero che qui verrà, e quindi due parti le avremo noi. E per questo stesso diritto della sopraddetta gloriosa potestà a me ha dato lo stesso Visiniano sculdascio e come mediatore ho posto il notaio Alderisio figlio di Alderissi chimato “musandus” (traduzione curata dal redattore e dal dr. Gerardo Mele). 

In sostanza il documento che abbiamo analizzato indica che nel periodo longobardo le terre di Calvanico, che ricadevano nel Gastaldato di Rota (Rotense Finibus) attuale Mercato San Severino, conobbero un miglioramento nella coltivazione del castagno e nella conservazione del frutto. Il termine seccare indica una pratica in uso ancora oggi: le castagne vengono lasciate per breve tempo all’aria aperta (ventilazione) poi messe in forno a temperatura minima, a questo punto si possono conservare tranquillamente per periodi abbastanza lunghi. C’è anche la conservazione mediante il fumo, ma nel testo non è citata. 

I castagneti di Calvanico sono secolari in diversi luoghi, lungo le sponde dei corsi d’acqua e la loro sistemazione risente ancora di quell’ordinamento dato in periodi antichi. Le castagne hanno sfamato per secoli le generazioni degli uomini permettendo loro di affrontare periodi lunghi di malattie endemiche, guerre e carestie. Non sono mancate nel corso dei secoli le malattie che hanno attaccato i castagneti: di recente si ricorda il cancro negli anni settanta e ultimo il “cinipide galligeno”, mettendo a rischio la sopravvivenza dell’albero di castagno. 

Data l’antichità e l’ottima qualità della “castagna calvanicese” sarebbe opportuno che l’Amministrazione Comunale unita alla Pro Loco Calvanico che cura da trentacinque anni la Sagra della Castagna, si facesse portavoce presso la Camera di Commercio di Salerno al fine di ottenere per questo magnifico prodotto il marchio di Denominazione di Origine Controllata. 

Oltre alle buonissime caldarroste, alle castagne lesse, alle castagne morbide affumicate dette “castagne del prete”, alla farina di castagna, alle castagne conservate nel miele, alle torte dolci di castagne , figura al primo posto come dolce tradizionale “ ‘o cazunciello” (dolce ricavato da una sfoglia di pasta frolla con all’interno un ripieno di purea di castagne dal profumato sapore di cioccolato) la cui ricetta è gelosamente tramandata dalle famiglie di Calvanico da secoli.
  

· per la nota a pag.1 vedi: R. Bergamo e V. D’Alessio Calvanico alla ricerca delle origini (Ediz. G.C. “F. Guarini”, 1995).


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