DENTRO A UN BICCHIERE DI BIRRA


Ho cambiato lo sfondo del blog, sono passata dall'uva nera a uno spumeggiante boccale di birra chiara. Stasera ho preparato la pizza all'ortolana e la birra (un bicchiere) era Paulaner, Munchen. 
L'etichetta è una gioia solo a guardarla: un banchetto di donne e uomini che festeggiano, ridono, si baciano e si rallegrano all'aperto, in un prato circondato da alte montagne innevate. Gli alberi sono carichi di frutti e un cane bianco è seduto a guardare la scena. Mi viene voglia di partire per la Germania oggi stesso, magari me ne andrei a casa di Heidi...o su in montagna dal nonno. A propostio, eccola...
Ho anche scoperto che lo scrittore e poeta Goethe era un profondo conoscitore e appassionato della bevanda d'oro.  
Ecco un articolo da blog Birragustonaturale.com in cui si parla di lui. Se non l'avete già fatto versatevi un buon bicchiere di birra e leggetevi un bel libro prima di arrendervi alla notte e al lunedì. Buona settimana!
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Una birra forte, un tabacco profumato e una donna, questo è piacere“.
Questo aforisma ha tutto il sapore di una massima del più incallito degli edonisti. Tuttavia porta la firma di uno dei mostri sacri del romanticismo europeo: Johann Wolfgang von Goethe, poeta, scrittore, drammaturgo di qualità eccelse. George Eliot  lo definì “uno dei più grandi letterati tedeschi e l’ultimo uomo universale a camminare sulla terra”, lo conosciamo tutti per capolavori come I dolori del giovane Werther e Le affinità elettive. Pochi però sanno che Goethe fu anche un esperto di birra, un profondo conoscitore, un vero appassionato.
Il suo epistolario può essere considerato come una sorta di atlante delle birre tedesche. Numerose sono infatti le lettere in cui Goethe si confronta con gli amici sulle qualità delle birre prodotte nelle varie parti della Germania. Dal carteggio con il filosofo Lessing veniamo a sapere che lo scrittore detestava la birra di Lipsia, tanto che si recava ad acquistarla fuori città. La sua birra preferita era quella di Francoforte dall’aroma mite, gli risultavano troppo amare, invece, quelle provenienti da Merseburgo.
Si deve proprio a Goethe e agli intellettuali che frequentava l’introduzione dei francesismi per definire due differenti birre dal sapore dolce, birre galanti, come le chiamavano all’epoca. Una è la “bavaroise”, una birra che proveniva dalla Baviera, veniva bevuta calda, in tazzina, ad un prezzo che lo scrittore definì “eccessivo anche per la migliore birra tedesca”. L’altra era una birra belga a fermentazione spontanea, si serviva con una fetta di limone, che Goethe e i suoi amici chiamavano “gose“.
E se queste testimonianze non bastassero per definire la passione di Goethe per la birra, ci sarà di certo d’aiuto una sua poesia, che tradotta suona più o meno così:
Conoscere i luoghi, vicino o lontani, non vale la pena, non è che teoria; saper dove meglio si spini la birra, è pratica vera, è geografia

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