QUESTIONE DI SOPRAVVIVENZA

protestantesimo
George Fox (1624-1691), Quacchero

Prima a stirare non ci pensavo nemmeno. C'era una persona che veniva a casa, di tanto in tanto, ad affrontare le catene montuose nascoste nei cesti e negli armadi: montagne di indumenti stropicciati.
Io e il bucato abbiamo un rapporto strano, che vale la pena esplorare.
La sera  tutti gli indumenti sporchi finiscono in bagno, in una cesta nella vasca da bagno, che si riempie in un baleno. La mattina dopo, il più volenteroso della famiglia, mette quello che è sporco in lavatrice, riempie la vaschetta con il detersivo, benedice il tutto con l'indice e il medio, e la navicella spaziale decolla  per Marte con il confortante sibilo del motore e l'ignoto brivido di quel che sarà.
Al nostro ritorno a casa, il più coraggioso apre il portellone della navicella e si confronta con "i superstiti". Magliette bianche che diventano di un viola cospiratore, pantaloni che potrebbero essere adatti ad un pigmeno, calzini che hanno perso il compagno nel corso della battaglia interstellare, mutandine talmente rimpicciolite che ti viene voglia di giocare a dimagrire di una trentina di chili in un paio d'ore.
I poveri superstiti, appunto. Finiscono nella cesta dei panni da stirare in attesa del giudizio universale.
La cesta è un cono rovesciato (simile all'Inferno dantesco) e ha il coperchio, perché come il vaso di Pandora, si deve richiudere subito altrimenti ne escono  mostri pieni di cattiveria e rabbia, che ti distruggerebbero in un istante.
Questo oggetto misterioso viene ignorato per tutta la settimana. Ma poi, creata dal buon dio, arriva la  domenica, mentre il giorno successivo, il lunedì (creato dal diavolo)  la montagna  sarà pronta a crollare ai tuoi piedi. Incenerita dalla fiamma di una serie implacabile di verbi ausiliari GIOVANNA si decide a confrontarsi con il dovere, il potere, il volere.
Da un anno la persona che veniva a stirare è sparita. Aveva cominciato a chiedere 10 euro all'ora, lo faceva al rallentatore, a volte ti sembrava che insieme al ferro da stiro accendesse anche la moviola. Per giunta lasciava tutti i panni stirati in giro per casa, sui tavoli, in cucina, sui divani, persino nell'ingresso.  La selva oscura si materializzava intorno a te e lei pronta ad abbandonarti  al tuo destino.
Dopo averle consegnato a malincuore tutto quello che avevi nel borsellino (con un sorriso rassegnato e scemo) lei se ne andava, lasciandoti l'ingrato compito di trovare un posto per quella montagna stirata negli armadi. Così si trascorrevano le ore serali, in un adirivieni interrrotto soltanto dal pianto dei bambini stanchi che imploravano una storia prima di potersi addormentare. E tu ad urlare: "Aspettate, non trovo posto per le camicie" oppure "Questi pantaloni sono di troppo, buttiamoli." E nel cestino della spazzatura ci finiva tutto quello che non sapevi far tornare "al chiuso".
Da un anno sono io a stirare. I primi tempi ci mettevo ore, forse un intero week-end. Ho cominciato ad odiare le camicie, un odio viscerale, che prevede rabbia e risentimento per maniche e colletti. Con le magliette andava un po' meglio, da subito c'era un rapporto meno conflittuale, bastava imbroccare i colletti e tutto il resto era più o meno facile. E' così che dall'armadio sono spariti tutti i "tipi difficili", quelli che hanno esigenze particolari: pieghe, colletti, polsini, plissé, lustrini. Il guardaroba della famiglia è diventato simile a quello di una famiglia di quaccheri. Spartano e pieno della "luce interiore", sobrio e rispettoso del divieto del divertimento pagano (colori? per carità... indumenti peccaminosi che rovinano i "puri").
E così arriviamo ad oggi. I giorni della gioia interiore finalmente conquistata. Sono una donna indipendente, che si occupa del proprio bucato e di quello della sua famiglia. Ho rifiutato l'aiuto di altre brave donne che mi avrebbero aiutato a domare il MOSTRO. Ho eliminato il diabolico dal bucato quotidiano: tutto quello che è rosso, blu, nero, arancione, verde, giallo, ecc. e tutto quello che è di lino, di lana, di seta.
La nostra vita, quella di tutti, è affidata al cotone, bianco e resistente. Resiste a tutto il povero COTTON, anche ai lavaggi disumani che servono ad eliminare I GERMI (l'allarme è scattato venerdì con la lettera innocente che da scuola avvisa: PERICOLO PIDOCCHI! In altre parole, lavate tutto e tutti con i prodotti più nocivi dei pidocchi stessi, e vediamo se sopravvivete - voi e i pidocchi).
Insomma la domenica mattina a volte scelgo di stirare. Mi metto comoda, organizzo il campo di battaglia intorno al letto matrimoniale e, piano piano, il letto si riempie delle mie vittime: calzoncini e magliette della divisa dei bimbi, camicie, vestititini, canottiere, pigiamini, asciugamani, mutandine, reggiseni, calzini...
Ah, i calzini. Sono loro i protagonisti delle ultime, fiaccanti lotte corpo a corpo. Mi tocca stanarli come piccoli topi. Spaiati e ribelli si nascondono ovunque. E così, l'ultimo rimedio - geniale- che abbiamo adottato è simile a quello di Albert Einstein che indossava soltanto abiti monocolore e tutti uguali: in casa nostra abbiamo soltanto calzini NERI. Non siamo razzisti nei confronti dei BIANCHI, è solo questione di sopravvivenza.

Commenti

Post più popolari