domenica 30 settembre 2012

FIORI & SEDUZIONE


Chiedilo tra i fiori


PRENDI l'aspetto del fiore innocente, ma sii il serpente sotto di esso, scriveva William Shakespeare. Vuoi perché affascinante, vuoi perché simbolo di rinascita, il prodotto più intrigante della natura da sempre serve all'uomo a scopo seduttivo. Il serpente del desiderio si mimetizza tra i mazzi di rose degli innamorati per conquistare, festeggiare, promettere e chiedere perdono e, a meno di non averla fatta davvero grossa, ottiene il risultato sperato.

LE FOTO: FIORI E AMORE AL CINEMA 1

Ma il potere coercitivo dei fiori, secondo uno studio francese, va ben oltre quel mazzolin che si regala. Gli studiosi dell'università della Bretagna del Sud hanno scoperto che per convincere una donna a cedere a una proposta galante basta corteggiarla in un giardino, su un balcone, in una serra, anche in un negozio. Purché nei paraggi ci siano dei fiori. Chi è terrorizzato dall'ipotesi di un rifiuto potrebbe dunque, secondo la ricerca pubblicata su Psychology Press, provare a proporsi di fronte a un fioraio, anche senza necessariamente entrar dentro a comprare.

Lo psicologo Nicolas Gueguen sostiene sia addirittura sufficiente un vaso pieno di narcisi poggiato sul tavolo accanto al ristorante per predisporre al meglio il cuore femminile. Per capirlo ha chiesto a 46 giovani volontarie di sedere in una stanza da sole a guardare il video di un uomo che parlava di sé. La metà delle studentesse ha visto il filmato con accanto tre vasi di rose, margherite e calendula, l'altra metà in una stanza completamente spoglia. L'81 per cento del primo gruppo, interrogato successivamente, ha trovato l'uomo attraente, dichiarando che sarebbe stata disposta a uscirci. Del secondo gruppo solo la metà delle ragazze ha risposto positivamente.

In un altro esperimento, gli studiosi hanno chiesto a cinque attori di proporre un appuntamento a 600 giovani single tra i 18 e i 25 anni, fermandole per strada in alcuni casi davanti a un fioraio, in altri davanti a una panetteria o a un negozio di scarpe. Ben 144 hanno risposto volentieri all'invito ma di queste solo una su sette di quelle approcciate davanti al panificio e solo una su 10 di quelle davanti al negozio di scarpe. Tutte le altre erano state avvicinate tra rose e tulipani.

"Questi risultati confermano la concezione popolare secondo la quale i fiori attivano il romanticismo e facilitano il processo di seduzione", afferma Gueguen. "I fiori sono da sempre associati all'amore, quindi è probabile che ben predispongano la donna", spiega Richard Wiseman, psicologo dell'università dell' Hertfordshire famoso per le sue ricerche sulla scienza dell'attrazione. "E' lo stesso meccanismo inconscio che scatta quando sentiamo parlare di vecchiaia: automaticamente subito dopo camminiamo più piano. Ed è stato anche dimostrato che un responsabile delle risorse umane assume più facilmente se durante il colloquio sorseggia un caffè". Ma secondo Wiseman la spiegazione, per i fiori, è ancora più complessa: "Profumano, sono belli, mettono di buon umore. E quando ti senti di buon umore sei più creativo, socievole, generoso e predisposto a trovare qualcuno attraente".

Ricorda Tom Buchanan, psicologo dell'università di Westminster, che spesso la visione di un oggetto spinge le persone a comportarsi in un modo a quell'oggetto associato, e gettare lo sguardo su un fiore, simbolo di romanticismo, indurrebbe quindi il cervello a comportamenti romantici. Sarà un caso che Rosalba, l'indimenticabile protagonista di "Pane e tulipani" interpretata da Licia Maglietta, si innamora dopo aver trovato lavoro come fioraia? E che dire di Lester-Kevin Spacey, che in "American beauty" si prende una cotta per una ragazzina immaginandosela ricoperta da un lenzuolo di petali rossi?

Dalla bella fioraia di Chaplin in "Luci della città" ai fiori con cui Richard Gere va a riconquistare il cuore di Julia Roberts in "Pretty woman", al giardino di primavera in cui John Cusack e Dianne Wiest scoprono l'amore in "Pallottole su Broadway", fino al romanticismo fantastico di "Al di là dei sogni", dove ci sono fiori dappertutto, e a quello più crudo di "Saturno contro", in cui Stefano Accorsi amoreggia con la fioraia Isabella Ferrari nel negozio di lei, il mondo del cinema questa regola scientifica l'ha sempre saputa. Là dove l'uomo con le proprie forze non arriva, interviene in soccorso la natura.  
)


venerdì 28 settembre 2012

IL RAGGIO VERDE

Una volta ho visto un film, si chiamava "Il raggio verde". Si diceva che quando si vede nel cielo un raggio verde qualcosa che ti sta a cuore diventa realtà. Questa fotografia è dedicata a  tutti quelli che desiderano qualcosa e aspettano il raggio verde.



Anteprima concorso La natura e il paesaggio

p.s.

Credo di aver capito il messaggio dei film di Godard che oggi  vi ho consigliato di guardare. E' tutto il giorno che ci penso ma non ne sono sicura.

Ecco le mie riflessioni. Godard dice che:
1.
 se ti fermi a pensare al fatto che stai camminando non riesci più a farlo.
2.
se ti fermi a pensare alle parole che stai usando non riesci più a comunicare.
3.
se ti fermi  a pensare all'amore non riesci più ad amare

Per capire queste tre cose... mi sono fermata a pensare un po' troppo.  E allora il messaggio di Godard per essere compreso richiede che  ci si fermi a pensare "troppo". Dunque è una provocazione bella e buona. In altre parole  Godard ti prende  in giro. E dunque ho capito in realtà quello che sarebbe meglio fare. Non pensare affatto. Ma soltanto camminare, parlare, amare. W il week-end!

(spero che il raggio verde vi trovi)



PANE, NUTELLA & FILOSOFIA

NEXT, VILLAGIO GLOBALE

Filosofia: dall'antica Grecia ai banchi d'asilo. "I bambini sanno meravigliarsi più degli adulti"

Øyvind Olsholtfilosofo norvegese, insegna ai bimbi dal 1997 e assicura che sono filosofi nati: "Per loro tutto è nuovo, amano imparare ogni cosa ". Interviene al Tedx Transmedia a Roma per dimostrare che l'amore per la sapienza è "un intrattenimento divertente"

di GLORIA BAGNARIOL 
Filosofia: dall'antica Grecia ai banchi d'asilo "I bambini sanno meravigliarsi più degli adulti"
Øyvind Olsholt



"Gli uomini, sia ora sia in principio, iniziarono a filosofare a causa della meraviglia", Aristotele, Metafisica. Ma anche Platone nel Teeteto: "E' proprio del filosofo quello che tu provi,  di essere pieno di meraviglia, né altro cominciamento ha il filosofare che questo". I due grandi pensatori dell'antichità non sono mai stati così d'accordo come in questo caso: l'amore per il sapere inizia con lo stupore dell'uomo che smette di essere passivo nei confronti dei fenomeni del mondo e sceglie, invece, di interrogarsi su di essi. I due si riferivano agli 'uomini', creature adulte e mature che prima si riunivano nei giardini della Grecia a discorrere e che poi, progressivamente, si ritroveranno nelle aule delle Università di tutto il mondo.

E se la filosofia uscisse dalle accademie per infilarsi nei banchi degli asili? In Norvegia non solo è possibile, spesso è obbligatorio. Ancora prima di arrivare alle elementari i bambini imparano a filosofare proprio come, o quasi, gli uomini di Platone e Aristotele. Lo assicura Øyvind Olsholt che dal 1997 insegna ai bambini e che il 28 settembre sarà al Tedx Transmedia a Roma per convincere gli adulti che la filosofia è divertente.

I bambini sono dei pensatori?
 "Se si parte dalla prospettiva che la filosofia inizia dalla meraviglia, sono dei filosofi nati. Per loro tutto è nuovo, amano imparare ogni cosa. E' molto più facile che sia un bambino a stupirsi piuttosto che un adulto. Da grandi si vuole dimostrare di avere conoscenza, da piccoli ogni cosa è una scoperta"

La filosofia però non è solo meraviglia
"No, è anche struttura. Il nostro compito infatti è quello di portare questo stupore iniziale a una maggiore consapevolezza"

E come fate?
"Non si può certo insegnare la storia del pensiero. Bisogna partire dai loro interessi, trovare quali sono le loro domande e soprattutto coinvolgerli. Di solito noi creiamo degli stimoli: leggiamo una storia, guardiamo un quadro, ascoltiamo una canzone, ma non più di cinque minuti. A quel punto chiediamo ai bambini se è stato noioso o piacevole, cosa hanno provato insomma. Ma non ci fermiamo alla prima risposta".

Perché?
"Altrimenti li avremmo semplicemente ascoltati e lasciati parlare, non avremmo fatto nessun passo in più. E' facile farli esprimere".

Dove è allora la difficoltà?
"Nel lasciarli esplorare, nel fare in modo che siano loro a trovare la strada. Dopo la prima risposta noi continuiamo a interrogarli, a 'verificarè le loro ipotesi. E' una specie di missione socratica, non ci fermiamo fino a che non si trova nel dialogo un punto di vista chiaro"

E i bambini come reagiscono?
"All'inizio sono confusi. A tre anni si è abituati ad avere un adulto che ci indica cosa è giusto e cosa è sbagliato, la filosofia insegna invece a trovare le ragioni, i percorsi da soli. Dopo una prima fase di spaesamento però si appassionano ed è impossibile fermarli

Si divertono?
Certo. La filosofia è divertente! Non come una commedia, ovviamente. Io lo chiamo 'divertimento vocativo', una forma di intrattenimento che sveglia la coscienza

Che produce cambiamento?
Esistono due tipi diversi di cambiamento. Non possiamo chiedere al pensiero di variare le condizioni esterne, ma sicuramente può rivoluzionare la nostra autocoscienza, la prospettiva che abbiamo del mondo. E a volte è quanto basta per avere una società differente

L'ODISSEA SULL'IPHONE

PERCHE' PARLARE?



"Parlare, guardare, raccontare o  tacere."

IL CENTRO DEL MONDO



Cosa c'è al centro del mondo?

L'AMORE




Le parole ci tradiscono, non riescono mai a trasmettere assolutamente quello che vogliamo dire. Ma anche noi le tradiamo, dovremmo riuscire a dire quello che dobbiamo dire. 

Jean Luc Godard

giovedì 27 settembre 2012

IG NOBEL





il cervello di  un salmone
le oscillazioni del caffé in una tazza
il sedere dello scimpanzé
i capelli  verdi  degli svedesi di Anderslov
 infine la Torre Eiffel

piegando la testa a sinistra

ora è provato che sembri 
più piccola

(g.i.)



CONSEGNATI DALL'UNIVERSITÀ DI HARVARD «Ig Nobel», i premi agli scienziati pazzi

Scoperte vere fatte da studiosi veri: ma tutte stravaganti

Dalle oscillazioni del caffè in tazza al sedere degli scimpanzè


IO SCRIVERO'




Per ora ho fatto tutto il resto (pulire, riordinare, lavare, stirare, cucinare).
Più tardi...si vedrà se  IO SCRIVERO'.



SIMONE MASSI, UN ARTISTA RESISTENTE




Un vecchio amico. Un artista, Simone Massi. Un animo resistente. Una conversazione. Io tengo la posizione. 
Montaggio e regia di Filippo Biagianti.


 Video realizzato dagli Studenti del primo anno  di video editing, Accademia delle Belle Arti di Urbino


In questa intervista che vi propongo l'animatore resistente, Simone Massi, parla della memoria e dell'amore per la propria terra. Guardando il video e ascoltando le parole di Simone, le canzoni di Duilio (minatore e cantore ;) ), mi sono ricordata di Leonardo Sciascia e di quanto egli definì una "scienza certa", l'amore per il luogo in cui si è nati e per la memoria.



mercoledì 26 settembre 2012

FESTIVAL DELLA LETTERATURA DI VIAGGIO


Letteratura, geografia, cinema, musica, fotografia e giornalismo: dal 27 al 30 settembre, ritorna a Roma l'appuntamento con la narrazione del viaggio 

VEDI LE IMMAGINI DELLA MOSTRA



Obiettivo Afghanistan, grandi fotografi  al Festival della letteratura di viaggio


La più grande scuola femminile dell'Afghanistan: 13.000 ragazze e bambine studiano nelle aule fatiscenti che non bastano mai, negli scantinati pieni di scorpioni. Fotografia di Monika Bulaj.
Un festival che compie cinque anni. Promosso dalla Società Geografica Italiana e da Federculture, torna, dal 27 al 30 settembre a Roma, il Festival della letteratura di viaggio. Quattro giorni per raccontare il viaggio attraverso diverse forme espressive: dalla letteratura al giornalismo, dalla fotografia al cinema, dalla musica alla geografia.

Gli incontri si terranno nei Giardini e nel Palazzetto Mattei di Villa Celimontana (via della Navicella 12) e all'interno dello Spazio Fontana e della Sala Forum di Palazzo delle Esposizioni (via Milano 13).
Anche quest'anno interverranno importanti autori, viaggiatori e narratori: fra i tanti, Reinhold Messner, Paolo Rumiz, Carlo Lucarelli, Gabriele Romagnoli, Melania Gaia Mazzucco e Bernardo Valli.

La manifestazione, come nelle edizioni passate, dà grande spazio alle mostre fotografiche: giovedì 27 settembre, alle 18, nello Spazio Fontana di Palazzo delle Esposizioni, sarà inaugurata "Obiettivo Afghanistan, la terra oltre la guerra", visitabile
fino al 28 ottobre. La mostra racconta le mille sfaccettature storiche e culturali della popolazione afgana attraverso gli scatti di Monika Bulaj, Reza, Riccardo Venturi e Zalmai, fotografi di fama internazionale.

Il 28 settembre alle 18 al Palazzetto Mattei, si aprirà invece la mostra fotografica e multimediale "Breathing Himalaya", realizzata in collaborazione con il Comitato EVK2- CNR e Interactivecom; fra gli ospiti, Guglielmo Pepe, editorialista di National Geographic Italia e La Repubblica e Simone Bozzato, geografo e segretario generale della Società Geografica Italiana. Sempre al Palazzetto Mattei, il 29 settembre, alle 11, sarà inaugurata la mostra "Crossing Giordania", realizzata in collaborazione con il Jordan Tourism Board in occasione del bicentenario della scoperta del sito di Petra - datata 22 agosto 1812 - da parte dello svizzero Johann Ludwig Burckhardt.

Tra le novità della quinta edizione, il premio intitolato a Ryszard Kapuscinski per il miglior reportage - che verrà consegnato giovedì 27 settembre alle 19.30 nella Sala Forum di Palazzo delle Esposizioni - e l'omaggio al grande esploratore italiano Walter Bonatti, il 30 settembre, alle 17.30 nei Giardini di Villa Celimontana.

Torna anche quest'anno il consueto appuntamento con il laboratorio di scrittura e fotografia di viaggio: il 28 settembre, dalle 18 alle 20, al Palazzetto Mattei, "Elementi di scrittura e fotografia in viaggio", a cura del giornalista e fotografo Antonio Politano; si prosegue il 30 settembre, dalle 10 alle 13, con la lettura dei testi e la visione delle immagini dei partecipanti: fra gli ospiti, Marina Conti, caporedattore di National Geographic e Elena Boille, photoeditor di Internazionale.

Da non perdere il 30 settembre, ultimo giorno del Festival, "In web we travel", alle 12.30 nei Giardini di Villa Celimontana; nel corso dell'incontro, gli ospiti - fra cui Stefania Martorelli, vicecapo servizio di National Geographic e Patrizio Roversi, ideatore di Turisti per caso, racconteranno il viaggio ai tempi di internet.

Chiuderà la manifestazione il film documentario Francesco De Gregori - Finestre rotte di Stefano Pistolini, presentato alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, che sarà proiettato alle 20.30 nei Giardini di Villa Celimontana.
(25 settembre 2012)

martedì 25 settembre 2012

LE STORIEBREVI PIU' APPREZZATE


Le storie più apprezzate dai lettori

Storiebrevi

A poco più di un mese dal lancio di Storiebrevi sono tanti i lettori che hanno seguito la prima fase di vita del sito, navigando sul proprio telefonino alla scoperta dei generi letterari preferiti o  scegliendo le storie in base al proprio stato d’animo. Oppure leggendo le storie già votate dai lettori ed esprimendo a loro volta la propria preferenza.
Tra le storie più apprezzate vogliamo segnalare il racconto fantastico L’uomo di pietra di Irene Belloni, la storia d’amore Una promessa di Paola Scirchio, Senza titolo di Francesco Melozzi, tributo al genio di Rino Gaetano, e l’urban fantasy  Il senso di Kitty per il tonno di Giulia Besa.  E ancora, Il Barone Antinori di Alessandro Del Vecchio, L’avambraccio di Giovanna Iorio, Mou di Andrea Santacaterina e Il Coso e gli altri di Paolo Lanza. 
Queste sono solo alcune, ogni giorno pubblichiamo infatti una nuova storia da gustare in totale libertà sul proprio telefonino, che può essere letta e votata da tutti gli abbonati. Umorismo, gialli, rosa, narrativa, storie di fantasia e di avventura, su Storiebrevi è possibile trovare storie in grado di soddisfare tutti i gusti letterari.
E se invece ti piace leggere ma non hai un preciso genere di riferimento, puoi sempre affidarti ai mood o stati d’animo: scegli la storia in base alle emozioni del momento!
Ecco infine alcune delle novità degli ultimi giorni pubblicate sul sito: Roberto di Salvatore Viola, già conosciuto come autore di racconti, La pipa dei ricordi di Fabio Marzocca, Il giorno perfetto di Emanuela Basso e Kitty e l’ordine della pernice della già citata Giulia Besa, seconda puntata della collana “La gattina Kitty”.
Segnaliamo inoltre il racconto Il cuore della cipolla di Ilaria Mavilla. Proprio in questi giorni è uscito per Feltrinelli Editore il suo primo romanzo, Miradar, vincitore della prima edizione del concorso di Narrativa ilmioesordio. 
Queste e tante altre storie sempre nuove su Storiebrevi.it, solo narrativa italiana contemporanea da leggere dove e quando vuoi. Non resta che provare: inserisci il tuo numero di telefono, abbonati e leggi gratis per una settimana!

domenica 23 settembre 2012

QUESTIONE DI SOPRAVVIVENZA

protestantesimo
George Fox (1624-1691), Quacchero

Prima a stirare non ci pensavo nemmeno. C'era una persona che veniva a casa, di tanto in tanto, ad affrontare le catene montuose nascoste nei cesti e negli armadi: montagne di indumenti stropicciati.
Io e il bucato abbiamo un rapporto strano, che vale la pena esplorare.
La sera  tutti gli indumenti sporchi finiscono in bagno, in una cesta nella vasca da bagno, che si riempie in un baleno. La mattina dopo, il più volenteroso della famiglia, mette quello che è sporco in lavatrice, riempie la vaschetta con il detersivo, benedice il tutto con l'indice e il medio, e la navicella spaziale decolla  per Marte con il confortante sibilo del motore e l'ignoto brivido di quel che sarà.
Al nostro ritorno a casa, il più coraggioso apre il portellone della navicella e si confronta con "i superstiti". Magliette bianche che diventano di un viola cospiratore, pantaloni che potrebbero essere adatti ad un pigmeno, calzini che hanno perso il compagno nel corso della battaglia interstellare, mutandine talmente rimpicciolite che ti viene voglia di giocare a dimagrire di una trentina di chili in un paio d'ore.
I poveri superstiti, appunto. Finiscono nella cesta dei panni da stirare in attesa del giudizio universale.
La cesta è un cono rovesciato (simile all'Inferno dantesco) e ha il coperchio, perché come il vaso di Pandora, si deve richiudere subito altrimenti ne escono  mostri pieni di cattiveria e rabbia, che ti distruggerebbero in un istante.
Questo oggetto misterioso viene ignorato per tutta la settimana. Ma poi, creata dal buon dio, arriva la  domenica, mentre il giorno successivo, il lunedì (creato dal diavolo)  la montagna  sarà pronta a crollare ai tuoi piedi. Incenerita dalla fiamma di una serie implacabile di verbi ausiliari GIOVANNA si decide a confrontarsi con il dovere, il potere, il volere.
Da un anno la persona che veniva a stirare è sparita. Aveva cominciato a chiedere 10 euro all'ora, lo faceva al rallentatore, a volte ti sembrava che insieme al ferro da stiro accendesse anche la moviola. Per giunta lasciava tutti i panni stirati in giro per casa, sui tavoli, in cucina, sui divani, persino nell'ingresso.  La selva oscura si materializzava intorno a te e lei pronta ad abbandonarti  al tuo destino.
Dopo averle consegnato a malincuore tutto quello che avevi nel borsellino (con un sorriso rassegnato e scemo) lei se ne andava, lasciandoti l'ingrato compito di trovare un posto per quella montagna stirata negli armadi. Così si trascorrevano le ore serali, in un adirivieni interrrotto soltanto dal pianto dei bambini stanchi che imploravano una storia prima di potersi addormentare. E tu ad urlare: "Aspettate, non trovo posto per le camicie" oppure "Questi pantaloni sono di troppo, buttiamoli." E nel cestino della spazzatura ci finiva tutto quello che non sapevi far tornare "al chiuso".
Da un anno sono io a stirare. I primi tempi ci mettevo ore, forse un intero week-end. Ho cominciato ad odiare le camicie, un odio viscerale, che prevede rabbia e risentimento per maniche e colletti. Con le magliette andava un po' meglio, da subito c'era un rapporto meno conflittuale, bastava imbroccare i colletti e tutto il resto era più o meno facile. E' così che dall'armadio sono spariti tutti i "tipi difficili", quelli che hanno esigenze particolari: pieghe, colletti, polsini, plissé, lustrini. Il guardaroba della famiglia è diventato simile a quello di una famiglia di quaccheri. Spartano e pieno della "luce interiore", sobrio e rispettoso del divieto del divertimento pagano (colori? per carità... indumenti peccaminosi che rovinano i "puri").
E così arriviamo ad oggi. I giorni della gioia interiore finalmente conquistata. Sono una donna indipendente, che si occupa del proprio bucato e di quello della sua famiglia. Ho rifiutato l'aiuto di altre brave donne che mi avrebbero aiutato a domare il MOSTRO. Ho eliminato il diabolico dal bucato quotidiano: tutto quello che è rosso, blu, nero, arancione, verde, giallo, ecc. e tutto quello che è di lino, di lana, di seta.
La nostra vita, quella di tutti, è affidata al cotone, bianco e resistente. Resiste a tutto il povero COTTON, anche ai lavaggi disumani che servono ad eliminare I GERMI (l'allarme è scattato venerdì con la lettera innocente che da scuola avvisa: PERICOLO PIDOCCHI! In altre parole, lavate tutto e tutti con i prodotti più nocivi dei pidocchi stessi, e vediamo se sopravvivete - voi e i pidocchi).
Insomma la domenica mattina a volte scelgo di stirare. Mi metto comoda, organizzo il campo di battaglia intorno al letto matrimoniale e, piano piano, il letto si riempie delle mie vittime: calzoncini e magliette della divisa dei bimbi, camicie, vestititini, canottiere, pigiamini, asciugamani, mutandine, reggiseni, calzini...
Ah, i calzini. Sono loro i protagonisti delle ultime, fiaccanti lotte corpo a corpo. Mi tocca stanarli come piccoli topi. Spaiati e ribelli si nascondono ovunque. E così, l'ultimo rimedio - geniale- che abbiamo adottato è simile a quello di Albert Einstein che indossava soltanto abiti monocolore e tutti uguali: in casa nostra abbiamo soltanto calzini NERI. Non siamo razzisti nei confronti dei BIANCHI, è solo questione di sopravvivenza.

L'AMORE BRUCIATO





tra la luce della lampada e il buio della notte
una falena ha ballato e lottato con la morte
se potessi raccontare la danza che ho visto
il rumore leggero delle ali che tentano
di abbracciare la luce
la sfida di un piccolo insetto al mondo intero

la battaglia è durata ore e ore
alla fine ho avuto pietà
ho spento la luce

non resta nulla di quel disperato terrore
dell' amore bruciato
di ali leggere che hanno vibrato baciando il sole
in una bolla di vetro.

(g.i.)




sabato 22 settembre 2012

CRONACA DI UNA DISCESA DAL MONTE LIVATA


Immaginate una famiglia di quattro persone, dopo una serena giornata in montagna, il pic-nic, i fiori, le mucche e tanta cacca (benedetti animali, quanta ne lasciano, e come si ricopre di mosche in un attimo!).
Immaginate la gioia di chi vive sempre con addosso 3 milioni di abitanti e tutto ad un tratto si ritrova a passeggiare in mezzo a splendide montagne incontaminate e solitarie.
E poi immaginate un piccolo rifugio, il caffè bollente, il gelato ai bambini e l'acqua fresca dopo la bella passeggiata tra i sentieri. L'occhio del marito cade sul montepremi del Super Enalotto. Si gioca tutti insieme.
8 milioni di euro il montepremi.
In macchina, scendendo dalla montagna per riprendere la via del ritorno, si fa il gioco del "se vinciamo". Incredibile quello che accade ad una modesta famiglia quando deve spartire 8 milioni di euro nella piccola utilitaria:  sono comparsi musi, parenti da aiutare, cuochi e autisti, ville con cavalli bianchi in giardino, Ferrari e i-phone per il figlio piccolo di 5 anni.
La lite si è accesa come un fuoco di paglia. Poi al casello dell'autostrada sono tornati in sé: "Forse non vinceremo!", "Speriamo!", "Si, meglio di no", "Sono d'accordo".
E così a casa, hanno ritrovato i gatti neri, il salotto-studio-cucina, i lettini Ikea, il bagno senza idromassaggio. Erano di nuovo stretti stretti,  uniti e felici.


(P.S. A proposito, questa è la cronaca della nostra giornata ... e  ho controllato, non abbiamo vinto)

venerdì 21 settembre 2012

ROMPERE LA ZAPPA

bisognerebbe imparare da tutti
anche dalle pietre 
dure dei campi

e rompere la zappa.
(g.i.)

Jean-François Millet - Uomo con la zappa

giovedì 20 settembre 2012

L'INCANTA API

Cina, l'uomo delle api   e le grandi foto del mese
Fotografia di Chinafotopress/Getty Images 

Chi riesce a mettersi addosso più api? Nella gara che si è tenuta in Cina, nella provincia di Hunan, quest'uomo è arrivato secondo, con ben 23 kg di api (pesate grazie a una bilancia sotto i suoi piedi). Le api vengono attirate da un'ape regina in una gabbietta fissata al collo dell'uomo.

LA MOGLIE DI GESU'

Di me non ha mia parlato nessuno.
Di me non conosce niente nessuno.
Di me che piangevo ai piedi del mio uomo
non sa niente nessuno.
E ora un frammento
mi riporta in vita
i miei occhi neri
i miei figli orfani - non voi- non l'umanità intera
i figli veri

Di me ora scriveranno tutti.
Di me ora piangeranno il lutto.
Di me ora che ho perdonato
riaccenderanno le ferite con la penna.

E uccideranno anche me
la moglie di Gesù
con parole appuntite come chiodi
la mia croce in cima al monte
di una pagina bianca.

E anch'io avrò apostoli fedeli
le mie parole
che mi aspetteranno ai piedi
del mio sepolcro.

Il lenzuolo che mi metterete sul volto
l'ho ricamato io.
(g.i.)

religioni,archeologia,misteri
Il frammento di papiro. Fotografia per gentile concessione Karen L. King
È possibile che Gesù fosse sposato? È questa la domanda sollevata da un antico frammento di papiro che fa riferimento a un'eventuale moglie del Messia - un tema oggetto in passato di molte speculazioni ma che finora non aveva trovato nessuna testimonianza concreta a suo sostegno.

Il frammento di papiro in questione ha fatto notizia in tutto il mondo da quando è stato citato dalla studiosa della Harvard Divinity School Karen L. King, durante un congresso internazionale tenutosi a Roma. Il reperto, che misura circa 8 centimetri per 4, è scritto su entrambi i lati con inchiostro nero (leggibile sotto una lente di ingrandimento) ed è in lingua copta, l’evoluzione dell’antica lingua egiziana che utilizza i caratteri dell’alfabeto greco.

Karen L. King, prima donna a occupare la più antica cattedra degli Stati Uniti, ha dichiarato al New York Times di aver avuto in prestito il papiro da un collezionista privato, che per ragioni che non sono state rese pubbliche, lo ha tenuto segreto per vari decenni.

L'ultima riga del testo riporta le parole: "E Gesù disse loro: ‘Mia moglie…'".

Il seguito della frase è stato strappato
via dal frammento di papiro, che si ritiene facesse parte di un testo più ampio. Resta quindi un mistero sia cosa potesse esservi scritto, sia l'identità della possibile moglie.

Altri documenti rinvenuti in precedenza riportavano velati riferimenti al fatto che Gesù non fosse solo, ma la presenza di una moglie non era mai stata direttamente riportata in nessuno dei testi risalenti ai primi secoli dopo Cristo rinvenuti finora.

Il papiro sembra autentico

La datazione e l'autenticità del papiro sono ancora oggetto di indagini, ma stando all'esame preliminare da parte da alcuni esperti di papirologia e storia del Cristianesimo sembrerebbe essere autentico, e risalente a un periodo compreso fra il II e il IV secolo d.C.

"Se verrà confermato che il testo fu effettivamente redatto nel II secolo, allora il frammento di papiro costituisce una testimonianza diretta del fatto che le voci riguardo un eventuale matrimonio di Gesù iniziarono a circolare un secolo dopo la sua morte, nell'ambito delle controversie fra cristiani sui temi della sessualità, del matrimonio e del sacerdozio", scrive King nella ricerca condotta con la collega AnneMarie Luijendijk, professore di religione alla Princeton University.

Bart Ehrman, uno studioso di testi religiosi della University of North Carolina, mette in guardia dal considerare la frase contenuta nel papiro come una prova che Gesù fosse effettivamente sposato: "Il reperto dimostra solo che nel II secolo c'era un suo seguace che forse pensava avesse una moglie", sottolinea Ehrman. In ogni caso, il frammento di papiro getta luce sull'evoluzione della cristianità in un periodo in cui venivano scritti e rivisti i primi vangeli.

Una scoperta importante

Jitse Dijkstra, un esperto di papirologia e lingua copta alla University of Ottawa, definisce la scoperta del frammento di papiro "un grande passo avanti".

L'ultima volta che la scoperta di un nuovo documento si è imposta così prepotentemente agli studiosi del cristianesimo è stato il rinvenimento del cosiddetto "Vangelo di Giuda", un progetto di ricerca sostenuto dalla Society e che National Geographic ha presentato in anteprima mondiale sul numero di maggio 2006 del magazine.

La National Geographic Society si è impegnata a restaurare e conservare il testo, da cui si evince che l'apostolo Giuda non abbia tradito Gesù come hanno ritenuto a lungo gli studiosi, ma che invece abbia agito dietro esplicite istruzioni di Gesù.
(20 settembre 2012)© RIPRODUZIONE RISERVATA


mercoledì 19 settembre 2012

PUDORE

Perché chiudi gli occhi?
Che strano pudore
morire.
(g.i.)




IL VODOO DEL VIVERE

tutto sbagliato il senso
di cose che non hanno senso

il peso di giorni pieni di ore
fatti a brandelli su fitte
pagine di agende

disertano le parole
in fila vanno altrove
come una carovana che parte e non sa
trasportare tutto

mi sembra ieri
il cielo un foglio bianco
attraversato dal volo di uno stormo

il tempo non ama il colore azzurro
nel cielo malato
la mano infila lunghi spilli

come se fosse un rito vodoo la vita
sotto la pelle della bambola  ferita
scorre il senso perduto delle cose.
(g.i.)
Oggiaro Vodoo

Street art: Quarto Oggiaro Vodoo




martedì 18 settembre 2012

I MIRTILLI SONO I PEGGIORI

Ci siamo andati tutti, senza averne voglia, per il bene dei figli che dopo 8 ore di asilo\scuola elementare e 2 di attività sportive hanno ancora la forza di socializzare. E ci siamo andati con il sorriso sulle labbra, stampato e indelebile, nonostante il popcorn molliccio, il pirata con l'iphone che manda i messaggi alla mamma, la torta con Cars,  Monsters & Co.  Winnie & Pooh... che non è mai come l'ha sognata il principino.
E poi il piccolo regalo che siete riusciti a comprare al volo, acrobazia di cui vai fiera perché il vigile ti aveva quasi fatto la multa ma tu gli sei saltata addosso con il pacchetto colorato e le lacrime agli occhi: "La prego, nooooooooooooo, non lo faccia!". E lui ci ha messo dieci lunghissimi minuti a decidere di lasciar stare, mentre in macchina i bambini quasi mettevano in moto da soli e se ne andavano al party senza di te.
Insomma il piccolo regalo è finito in una cesta con altri duecento pacchetti, si aprono dopo, con calma. Un altro compleanno con spiderman che arriva all'improvviso e si mette a ballare "Il pulcino pio" e tu ti ricordi una notizia che hai letto sul giornale qualche settimana fa, si se non sbaglio hanno picchiato un ragazzino sulla spiaggia da qualche parte perché non la smetteva più di cantare il tormentone dell'estate. E oggi non hai la forza di condannare questo gesto violento e assurdo, però sai con certezza di odiare il pulcino pio, e poi spiderman che balla il pulcino pio è come un virus che si è attaccato al tuo cervello, una allucinazione.
Insomma, ecco l'ennesino compleanno. Triste, triste, triste. Non è felice nessuno. E quando le mamme si siedono a mangiare la torta nessuno la manda giù, tutte a sputarla nel tovagliolo di carta, per le diecimila calorie che non si possono ingoiare senza pentirsene un attimo dopo. E allora pochi minuti dopo se ne vanno tutte accanto ai cestini, chi può fischia fingendo indifferenza, altre sorridono, qualcuno non ce la fa e la torta le finisce sui sandali Valentino e si mette a inveire contro il pasticciere che ha osato riempire la torta di panna montata e mirtilli!  I mirtilli sono i peggiori... E meno male che sono loro i peggiori! Oggi ho contato i compagni di scuola dei miei due figli: in totale sono  38 bambini, e tutti hanno un compleanno. Io e i mirtilli siamo pronti!

lunedì 17 settembre 2012

TIR-ACCONTO ON THE ROAD

SMALL TALK



Non mi piace camminare in questa casa vecchia e vuota. 
quindi prendimi la mano, camminerò con te mio caro 

Le scale scricchiolano mentre dormo, 
e questo mi tiene sveglio 
E' la casa che ti dice di chiudere gli occhi 

Alcuni giorni non riesco nemmeno a credere in me 
E vederti in questo modo mi sta uccidendo 

Perchè sebbene la verità possa variare 
questa nave porterà al sicuro i nostri corpi sulla spiaggia 

C'è una vecchia voce nella mia testa 
che mi sta trattenendo 
Beh dille che mi mancano le nostre chiacchierate 

presto tutto sarà finito, sepolto assieme al nostro passato 
eravamo soliti giocare fuori quando eravamo giovani 
e pieni di vita e pieni d'amore 

alcuni giorni mi sento come se avessi torto anche se ho ragione 
la tua mente ti sta giocando brutti scherzi, mia cara 

Perchè sebbene la verità possa variare 
questa nave porterà al sicuro i nostri corpi sulla spiaggia 

non ascoltare nemmeno una parola di quel che dico 
le urla sembrano tutte uguali 

sebbene la verità possa variare 
questa nave porterà al sicuro i nostri corpi sulla spiaggia 

tu sei andato via, via 
ti ho visto mentre scomparivi 
tutto quel che è rimasto è il tuo fantasma 
adesso siamo lacerati, lacerati 
non c'è niente che possiamo fare 
lasciami andare, ci rincontreremo presto 

ora, aspetta, aspettami, per favore restami intorno 
ti vedrò quando mi addormenterò 

non ascoltare nemmeno una parola di quel che dico 
le urla sembrano tutte uguali 

sebbene la verità possa variare 
questa nave porterà al sicuro i nostri corpi sulla spiaggia 

non ascoltare nemmeno una parola di quel che dico 
le urla sembrano tutte uguali 

sebbene la verità possa variare 
questa nave porterà al sicuro i nostri corpi sulla spiaggia 

domenica 16 settembre 2012

LA GIOIA DI SCRIVERE

Stasera sul mio comodino c'è questo libro. Buona notte.

La gioia di scrivere

Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
Ad abbeverarsi ad un'acqua scritta
che riflette il suo musetto come carta carbone?
Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
da sotto le mie dita rizza le orecchie.
Silenzio - anche questa parola fruscia sulla carta
e scosta
i rami generati dalla parola "bosco".

Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
lettere che possono mettersi male,
un assedio di frasi
che non lasceranno scampo.

In una goccia d'inchiostro c'è una buona scorta
di cacciatori con l'occhio al mirino,
pronti a correr giù per la ripida penna,
a circondare la cerva, a puntare.

Dimenticano che la vita non è qui.
Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
Un batter d'occhio durerà quanto dico io,
si lascerà dividere in piccole eternità
piene di pallottole fermate in volo.
Non una cosa avverrà qui se non voglio.
Senza il mio assenso non cadrà foglia,
né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

C'è dunque un mondo
di cui reggo le sorti indipendenti?
Un tempo che lego con catene di segni?
Un esistere a mio comando incessante?

La gioia di scrivere
Il potere di perpetuare.
La vendetta d'una mano mortale.
Wislawa Szymborska 



OGGI NON CI STO CON LA TESTA

Oggi non ci sto con la testa.  Però ci sto con le gambe, la pancia, gli occhi e il cuore. Insomma non importa se ogni tanto la testa sta da un'altra parte. Credo che siano rari (per tutti) i giorni in cui si possa dire "Ci sto, completamente". E oggi non ci sto con la testa. Mi sento talmente leggera che potrei volar via, per fortuna il vento si è calmato ed è tornato il sole. Altrimenti sarei finita a galleggiare per aria come uno di quegli aquiloni ribelli della Basant (il famoso festival che si celebra in Pakistan a primavera).
Oggi è domenica, e ho lasciato la testa a dormire sul cuscino. Io però mi sono alzata, e quindi ecco spiegata la presenza delle gambe. Un paio di gambe senza testa per un po' se ne vanno in giro per la casa senza saper cosa fare. Ma anche questo non è un male, dopotutto basta seguire la pancia e si arriva il cucina, dove c'è già il caffé pronto. Lo vedo, dopo aver stropicciato ben bene i miei poveri occhi miopi. A proposito, da ieri ho di nuovo gli occhiali da vista, le lenti si erano rovinate nella borsa del mare,  con i granelli di sabbia che avevano lasciato una sorta di ombra incancellabile, attraverso la quale il mondo mi appariva acquatico e lontano. Non era male, ma non poteva durare.
Il pomeriggio è iniziato da poco, e ancora non ci sto con la testa. Non mi preoccupo, o almeno non ancora. Tornerà, si alzerà da quel cuscino morbido e mi verrà a cercare in giardino. Qui c'è ad asciugare una settimana intera di vestiti, asciugamani, lenzuola. C'è tutta la settimana stesa al sole. Le magliette, i pantaloni, i calzini, le mutande di tutta la famiglia si riposano, dondolando pigramente al sole.
E poi c'è il profumo del pranzo della domenica dei vicini. Lunghissimo, antico, invadente e arrogante. Entra anche da noi, si ferma sui nostri divani, fa due chiacchiere con i nostri profumi di patate e pane.
Quasi tutti sopra di noi, intorno a noi, hanno invitato qualcuno:  figli,  nipoti,  parenti lontani. Gli amici no, sono ancora in pochi quelli che invitano a pranzo gli amici la domenica. E infatti ci rassegniamo, da tempo oramai non nutriamo più la speranza che qualcuno ci inviti a pranzo. Non siamo figli, non siamo nipoti e non siamo parenti di nessuno. E' quasi commovente la sfilata dei bravi figli che si snoda su e giù per i piani del nostro condominio. Pacchetti infiocchettati di dolci salgono su per le scale. Dopo un paio di ore i tacchi riportano a casa figli annoiati e nipoti viziati dall'abbondanza. E noi al piano terra, in questa piccola casa, testimoni dell'andirivieni delle nostre più antiche tradizioni importanti: il pranzo della domenica.
Attenzione, eccola la mia testa. Sta per tornare, mi cerca, mi vuole acciuffare. Le chiedo di aspettare ancora un poco. Forse più tardi. Forse stasera. Ora non mi va di pensare.


(g.i.)


sabato 15 settembre 2012

ROBERTO ROVERSI E IMPEGNO CIVILE



Muore Roberto Roversi, poeta civile. Il pdf con le sue poesie.

VIVERE CON I ROMANI

Dicono che non sia facile
vivere accanto a una persona

ma forse chi lo dice non ha mai provato
a vivere con i romani
più o meno tre milioni.

Tutti - ma proprio tutti-
tutti - ma proprio sempre-
qualunque cosa accada
pensano che gli altri
abbiano torto

e solo loro
ragione.


I VASI VUOTI


mi strapperei  il cuore dal petto
se il sangue scorresse soltanto
per irrorare dei  vasi vuoti.
(g.i.)

Frida Khalo

POESIA TASCABILE

questa poesia
è un piccolo fuoco
che puoi portare in tasca
senza bruciare

basta che tu ne chieda un poco
per la tua casa avvolta nel gelo

non temere di scottarti la mano
non tornare a mani vuote
a casa ti aspettano
le finestre senza vetri
le stanze buie

questa poesia
è un piccolo fuoco
che puoi mettere in tasca
senza bruciare.
(g.i.)

(ispirata da un racconto di Selma Lagerlof, la prima scrittrice a vincere un Nobel per la letteratura)


La saga di Gösta Berling

PRATO D'AUTUNNO

Si sentono i passi
dei passeri sulle foglie

saltelli sapienti
sul prato d'autunno

impasto di suono e silenzio
dopo il temporale.
(g.i.)

(Renato Guttuso, Prato d’autunno, arazzo ad “alto liccio” in lana)






giovedì 13 settembre 2012

IL SERPENTE IMMACOLATO

Non è un ossimoro il titolo di questo post. Gli scienziati hanno appena fatto una scoperta sconcertante! Uno dei pochissimi animali ad essere in grado di una immacolata concezione è... indovinate un po'...il serpente! Ma dico, tra tutti gli animaletti che ci sono al mondo, proprio il serpentaccio tanto odiato dalle donne, a partire da Eva fino alla Vergine Maria, potrà gareggiare in purezza per una "immacolata  concezione"?
Leggete, l'articolo è a vostra disposizione, se non mi credete. La notizia è stata pubblicata proprio... il 12 settembre! Anche questa una coincidenza? Era il giorno di Santa Maria! Accidenti, non riesco a fare a meno di ridere!

p.s dimenticavo di ringraziare Alan Bates per la dritta ;)




Notizia presa da http://www.scientificamerican.com/


This article is reproduced with permission from the magazine Nature. The article wasfirst published on September 12, 2012.



It usually takes two snakes — a female and a male — to make a litter of baby copperheads. But research now shows that copperheads (Agkistrodon contortrix) and their venomous cousins cottonmouths (Agkistrodon piscivorus) don’t always require a partner to establish the next generation. These vipers are capable of virgin births.
For some vertebrates, parthenogenesis — asexual reproduction in which embryos develop without fertilization — is the norm. The New Mexico whiptail lizard (Cnemidophorus neomexicanus), for example, is an all-female species that reproduces without any genetic contribution from a male.
But in zoos and aquariums, zoologists have begun to document the strange phenomenon of facultative parthenogenesis: females of species that usually reproduce sexually, delivering offspring without mating. Surprise pregnancies have been documented among birds, sharks, snakes and Komodo dragons (Varanus komodoensis), but until now, only in captivity.
Warren Booth, a molecular ecologist at the University of Tulsa in Oklahoma, now reports the first known case of wild facultative parthenogenesis, publishing the studytoday in Biology Letters.
In work conducted while he was at North Carolina State University in Raleigh, Booth and his colleagues captured pregnant wild copperheads and cottonmouths, which gave birth in the lab. The researchers suspected that some of the snakes had reproduced without male input: in comparison with those born from sexual unions, says Booth, asexually reproduced snake litters typically have a large number of failures in development such as stillborn babies, and few viable males. When he saw that some of the snakes had delivered broods with these characteristics, “these litters were at the top of my agenda to genotype”, says Booth.
Serpent sexuality
Booth examined genetic markers in the mothers and offspring to check whether the young snakes had really been born as a result of facultative parthenogenesis, or were unusual broods sired by males that were genetically similar to the mother.
“When I got the results of the DNA sequencer, I was floored,” he says. The genotyping compared the genetic make-up of the offspring with the populations from which the snakes were collected; the results indicated that the chance of a male contribution was “infinitesimally small”. Researchers had always believed that facultative parthenogenesis took place in the wild, Booth notes, but he and his colleagues were “stunned” at finally finding the evidence.
It is not clear how asexual reproduction evolved in normally sexual species, but the absence of a process called genomic imprinting may have had a role. In mammals, genomic imprinting causes a set of genes from one parent to dominate over the other, and this interaction requires genes from both parents to create viable offspring. Reptiles don't undergo genomic imprinting, so mating isn't required for mothers to develop their young — but it is not known why.
Nor is it known what spurred the female snakes to reproduce asexually. Booth points out that isolation from males is not the key: the snakes were collected from habitats with males, which undoubtedly were on the lookout for females. For whatever reason, the females forsook their potential mates, or rejected sperm from pairings, to deliver parthenogenic litters. Booth says that the finding removes the “prevailing dogma” that facultative parthenogenesis occurs only when females are isolated.
Phill Watts, an ecological geneticist at the University of Liverpool, UK, agrees that the study calculated “a convincingly low probability for male parentage”. The discovery may motivate other researchers to search for further examples. “We still lack data to understand when and why facultative parthenogenesis happens in the wild,” says Watts. There are almost certainly other asexually reproducing snakes, sharks and lizards out there, but the biological impetus for their wonderful births is, as yet, a mystery.

IX EDIZIONE FESTIVAL DELLA FOTOGRAFIA


L FESTIVAL

La FotoGrafia a servizio del lavoro
Grandi autori in mostra a Roma

L'edizione 2012 del Festival internazionale di Roma compie dieci anni e sceglie come tema il "Lavoro". Fotografi di fama internazionale e giovani talenti espongono al MACRO fino al 28 ottobre

di MARCO DELOGU

Le visioni del Novecento, dominate da fatiche individuali e collettive, sono state sostituite nel nuovo millennio da immagini di luoghi di lavoro abbandonati, uffici senza identità, nuove tecnologie algide e in costante aggiornamento.

L'iniziativa di Repubblica.it "Lavoro, come lo vedi?" 1

Il lavoro di un anno con il nuovo corso del museo MACRO esplode ora con oltre ottanta tra mostre, workshops (con Richard Kalvar e Moises Saman della Magnum), incontri, un grande spazio dedicato all'editoria indipendente, e la partecipazione di grandi fotografi come Josef Koudelka, Roger Ballen, Chris Killip, Yto Barrada, Paolo Ventura, Don McCullin, Anders Petersen, Lars Tunbjork per citarne solo alcuni tra gli oltre 180 presenti con più di duemila fotografie in mostra e il coinvolgimento delle principali accademie di cultura straniere.

Le immagini della mostra 2

Si passa da immagini di contadini, operai, fabbriche, miniere, alienazione, solidarietà, lotte e scontri, a lavori più solitari, a incolmabili differenze tra Paesi consumatori e Paesi produttori, a lavori spesso da inventare, al ripensamento del concetto di "azienda" e del lavoro di gruppo.

Per contro la fotografia è sempre stata lavoro individuale, di grandi solitudini, di responsabilità della narrazione e dell'evocazione, sempre in prima persona. Mai come questa volta un festival può solo fornire spunti e stare lontano dall'esaustività.

La complessità di questo tema ci porta a coinvolgere una comunità più allargata, a aumentare notevolmente il numero delle fotografie indagate e dei fotografi, delle fotografie scelte e mostrate, nonché dei luoghi e dei lavori, dei vari approcci alla parola "lavoro". Anche in questa occasione la fotografia, disciplina profonda e veloce, si dimostra essere strumento molto efficace per interrogare l'evoluzione e l'involuzione del mondo.
(13 settembre 2012)

LA MAPPA DELLE STORIE INVISIBILI: Roma, Fontana delle tartarughe

Stasera una storia invisibile è apparsa alla Fontana delle tartarughe... buon ascolto, se passate di là. E, a proposito, salutatemi Serafina...