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IL SETTIMO GIORNO FOREVER!

Non crediate che sia facile insegnare. Ora che sono in vacanza m'accorgo di sentirmi sollevata da un peso. Non fraintendetemi, mi piace la compagnia dei miei studenti, le conversazioni in classe, le prove ontologiche dell'esistenza della letteratura e della sua necessità che ogni giorno ci andiamo a cercare. Ma com'è facile, com'è più facile, vivere giorni vuoti di certezze come questi. In vacanza riscopro il bello di non dover sapere niente, mi ritrovo da sola con i miei mille dubbi, la mattina presto. E non ho fretta di andare a cercare il libro delle risposte o di altre domande. Mi faccio un caffè ed esco a fare una corsa. Corro per il piacere di mettere in moto il mio giorno, non accelero il tempo, lo affianco e per un po' andiamo fianco a fianco. Il mare è a due passi, si srotola senza un perché, come fa da millenni. E senza una domanda l'osservo. Non gli affido i miei pensieri e non gli chiedo di essere la metafora della mia esistenza. Io donna che corre e lui mare che fa le onde. Che bello. Che semplicità. Inconcepibile semplicità della vita senza obblighi.
Mi è chiaro, oramai da tempo, che l'unico giorno di riposo settimanale che Dio ci avrebbe concesso è una gran bella fregatura. Non parla di vacanze la Bibbia, e sapete perché? Perché l'uomo in vacanza si dimentica di dio e si mette a creare mondi più belli del suo. Ah, dolce otium. Ora vado a creare...la colazione!

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