ANTROPOLOGIA DEL BAGNANTE

Il Bronzo di Riace, 
Dei Bronzi di Riace ancora oggi si sa pochissimo: ignoti sono gli autori, i personaggi raffigurati, la collocazione che avevano nell’antichità e l’epoca precisa di realizzazione.
Cos'è che tutti fanno e  poi tutti fingono sapientemente di non fare in spiaggia?


Avete avuto quasi due centimetri per quindici di post bianco per pensarci.
La risposta è: osservare gli altri.
Non c'è spettacolo migliore del teatro di spiaggia, l'ombrellone accanto è una scena che cambia tutti i giorni, gli attori sono sempre diversi e il sipario, una volta aperto, rivela profondità inesplorate almeno quanto quelle dei fondali marini.
Si sa che guardando gli altri cerchiamo di capire noi stessi. Al mare poi gli "altri" sono nudi ed esposti, come libri aperti su un bel tavolo, pronti per essere letti.
E allora, amici di letture, leggiamo.
Ieri ho osservato con infinito piacere un gruppo di persone sotto l'ombrellone. Erano due famiglie o coppie di amici. Forse due sorelle (molto simili l'una all'altra) e due mariti, con figli dai 12 ai 5 anni (4 bambini in tutto).
La prima cosa che ha attratto la mia attenzione è stata vedere una delle due donne (in topless) abbracciata al marito (lui seduto al sole su una sedia sdraio con gli occhiali da sole). Il marito le massaggiava tranquillamente il sedere e le spalle. Un massaggio disinvolto e affettuoso, che non disturbava affatto gli amici (o parenti) nè i bambini. Ho subito notato però che il massaggiatore aveva lo sguardo rivolto altrove e non sulla sua bella donna massaggiata. Peccato, ho pensato. Dopo quasi 15 minuti il massaggio è terminato. La donna si è risollevata (a malincuore) e si è lentamente rivestita. Poi ha cominciato a raccogliere gli oggetti e a prepararsi per l'imminente ritorno a casa (infatti era già pomeriggio inoltrato). Dopo di lei ha cominciato a fare lo stesso anche l'altra donna e il secondo uomo che, senza un grande entusiasmo, ma  spinto da uno spiccato senso del dovere ha iniziato a sgonfiare un enorme canotto giallo, tuffandosi sul malcapitato con tutto il corpo.
Il massaggiatore invece se ne restava seduto comodamente sulla sua sdraio, con lo sguardo soddisfatto e la pigrizia di un elefante. I bambini saltellavano da tutte le parti mentre i tre adulti erano all'opera e smontavano l'accampamento: asciugamani da piegare, vestiti da cambiare, costumi bagnati da mettere via, borsa frigo da sistemare,  giochi e giochini, palette secchielli, un pallone, l'ombrellone, il fodero dell'ombrellone, la corda e il puntale per evitare che l'ombrellone voli via ecc. ecc.
Dopo quasi venti minuti di frenetica attività di tutti gli altri, il massaggiatore si alza. E' alto e abbastanza muscoloso. Indossa un costume rosso, tipo slip da bagnino, con un laccetto bianco. La prima cosa da fare è tirare il laccetto e controllare che "laggiù" tutto sia a posto. Fatto. Poi si guarda in giro. Le donne all'opera sono curve sotto il sole ancora caldo come in una risaia, l'altro uomo invece, oramai sfinito, è sempre attorcigliato al suo gommone sgonfio e giallo, e sta quasi per urlare che ce l'ha fatta. Il massaggiatore sorride, un sorriso fugace, non complice, sembra più una smorfia per deridere le brave formichine operaie. Lui, il signor Cicala, è al di sopra della laboriosità. Allora decide di cominciare le sue poche e ben studiate manovre. Prima di tutto richiude la sua sedia, arancione. Ci mette quasi 4 minuti e mezzo. Eppure dovrebbe esser solo un clic, però lui lo fa lentamente e ad un certo punto riapre e richiude, per essere sicuro di mostrare agli altri di essere impegnato in qualcosa di decisivo e fondamentale. Dopo toglie l'ombrellone e con cura infinita (e non necessaria) massaggiando il tessuto arancione dell'ombrellone (anche quello! coordinato sedia ombrellone), lo infila nel fodero. Soddisfatto si guarda intorno. Intravede un libro, lo solleva da un mucchio di secchielli e palette da sistemare, lo scrolla un po' come un calzino sporco e appena la donna alza la testa, glielo porge, affinché sia lei  stessa a riporlo nella borsa (lui infatti non sa leggere). La donna lo prende, smette di ripiegare asciugamani, magliette, ecc. e sistema il libro. 
Il massaggiatore si guarda in giro, vede l'altro uomo ancora impegnato nella lotta corpo a corpo con il canotto. Quindi, anziché aiutarlo, decide di piegare il telo da spiaggia. Ci impiega quasi sette minuti e mezzo. Alla fine cambia idea, ne fa una stola e se la mette intorno al collo. Fa più fico. Bravo. Ottima scelta. A questo punto l'ultima cosa che sceglie di fare è arrotolare la corda bianca,  proprio nel momento in cui arriva anche il bimbo più piccolo; la madre  impegnata a organizzare un carrellone sul quale, uno dopo l'altro sta impilando la torre di Pisa, ancora una volta si ferma e mette dei vestiti asciutti al piccolino. Incredibile. Lei ha già finito e lui sta ancora arrotolando la corda. A questo punto volevo applaudire. Mi sono dovuta trattenere dal farlo, anzi mi ha trattenuto mio marito che intanto osservava la scena di antropologia da spiaggia insieme a  me.
Fatto questo lui si avvia. Porta soltanto la sedia, l'ombrellone (nel fodero sembra un fucile da caccia), la corda stile rodeo  e l'asciugamano sul collo (come Ercole dopo le fatidiche prove). E se ne va! Il bel costumino rosso di spalle mette in risalto il fisico da ... bronzo. Lo segue per ora solo la figliolanza (due dei quattro bambini) ma lui nemmeno se ne accorge. E infatti dopo un po' i bimbi restano abbandonati a se stessi sulla passerella di legno e decidono di  fermarsi per aspettare gli altri. Ah, già, gli altri!  Impiegheranno ancora quasi quindici minuti per la parte più difficile: mettere tutto sul carrellone. Ci sta provando la compagna del bronzo, ma rimane sempre qualcosa fuori. E così alla fine, l'uomo che ha sgonfiato il canotto giallo, ha pietà della donna massaggiata & abbandonata, e l'aiuta. Però non nasconde un certo orgoglio: la condizione che pone è che tutto venga risistemato sul carrello secondo il suo genio. Insomma, afferma così di non  essere il fesso dello situazione, quello generoso, insomma lo schiavo, anche lui ha una dignità e  creatività e ora la mette in mostra.
Bravo, sono dalla sua parte, completamente. Ci siamo. Vanno via. Le due donne hanno ancora un borsone enorme ciascuna. Meglio di così non si può. I bambini abbandonati vengono recuperati in cima alla salita e da lontano, ma molto lontano, si scorge il bronzo di Riace che sale lentamente la collina. Felice, leggero, ignorante, distante.

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