martedì 31 luglio 2012

AL CAPPERO PIACE SOFFRIRE


Ruota che gira
cigola di parole
la nostra vita

frenchpop
Un’opera di Martial Rayasse risalente al 1962, uno dei pochissimi esponenti europei della Pop Art: il dipinto è L’année dernière à Capri, una grande tela venduta per la prima all’asta perché all’interno di una collezione privata dal 1975. L’opera è stata battuta per 4.073.250 sterline, con un prezzo di partenza compreso tra il milione e il milione e mezzo di sterline.

sabato 28 luglio 2012

DAVANTI ALLA "CASA" DELLA PENELOPE DEL MEDITERRANEO

copertina_dalbuioallaluce
Il libro

E stamattina siamo andati a Sant'Antioco,  al Museo del Bisso, sperando di incontrare Chiara Vigo (di cui vi ho parlato); non siamo stati fortunati, però siamo felici lo stesso, perché nella piccola piazza antistante il Museo si respira la magia della leggenda del Bisso e della sua "Penelope".


“Ponente, Levante, Maestro e Grecale
Prendete La mia anima e
Buttatela nel fondale
Che sia la Mia Vita
Per Essere, Pregare e Tessere
Per Ogni Gente
Che da me va e da me viene
Senza Tempo, Senza nome, Senza Colore, Senza Confini,
Senza denaro
In nome del Leone dell’Anima Mia e
Dello Spirito Eterno
Così Sarà.”

Chiara Vigo, Il Giuramento dell’acqua


La poesia sulla porta del Museo del Bisso
In questa stanza non si vende niente
Il Museo
Da una finestra aperta

Il telaio


All'ombra in attesa che apra il Museo, noi e i girasoli

Ali azzurre...

...in volo

44 C° Riccaro &Ulisse!

Vedo rosso!

Vedo azzurro!

AL CAPPERO PIACE SOFFRIRE


E troppo pochi
sono gli anni rimasti 
per rileggere!


rehin II asta
Un nuovo record nel mondo delle aste d’arte arriva da Christie’s che ha battuto per la cifra di 4,34 milioni di dollari la fotografia Rhein II‘ dell’artista tedesco Andreas Gursky. La foto, messa all’asta nel corso della serata dedicata all’arte contemporanea ha stabilito così il nuovo record come fotografia d’autore più costosa al mondo. Ad acquistarlo un anonimo appassionato d’arte che ha superato di gran lunga la stima iniziale, compresa tra i 2,5 e i 3,5 milioni di dollari. Un nuovo scossone per il mercato dell’arte contemporanea che si riconferma come un settore in costante ascesa.

venerdì 27 luglio 2012

E ALL'IMPROVVISO L'AZZURRO

Azzurro, foto mia (Pula)


L'azzurro del legno
e il tetto di paglia
in un cortile bianco
così il nero 
dietro al cancello
scompare

g.i.

ANTROPOLOGIA DEL BAGNANTE

Il Bronzo di Riace, 
Dei Bronzi di Riace ancora oggi si sa pochissimo: ignoti sono gli autori, i personaggi raffigurati, la collocazione che avevano nell’antichità e l’epoca precisa di realizzazione.
Cos'è che tutti fanno e  poi tutti fingono sapientemente di non fare in spiaggia?


Avete avuto quasi due centimetri per quindici di post bianco per pensarci.
La risposta è: osservare gli altri.
Non c'è spettacolo migliore del teatro di spiaggia, l'ombrellone accanto è una scena che cambia tutti i giorni, gli attori sono sempre diversi e il sipario, una volta aperto, rivela profondità inesplorate almeno quanto quelle dei fondali marini.
Si sa che guardando gli altri cerchiamo di capire noi stessi. Al mare poi gli "altri" sono nudi ed esposti, come libri aperti su un bel tavolo, pronti per essere letti.
E allora, amici di letture, leggiamo.
Ieri ho osservato con infinito piacere un gruppo di persone sotto l'ombrellone. Erano due famiglie o coppie di amici. Forse due sorelle (molto simili l'una all'altra) e due mariti, con figli dai 12 ai 5 anni (4 bambini in tutto).
La prima cosa che ha attratto la mia attenzione è stata vedere una delle due donne (in topless) abbracciata al marito (lui seduto al sole su una sedia sdraio con gli occhiali da sole). Il marito le massaggiava tranquillamente il sedere e le spalle. Un massaggio disinvolto e affettuoso, che non disturbava affatto gli amici (o parenti) nè i bambini. Ho subito notato però che il massaggiatore aveva lo sguardo rivolto altrove e non sulla sua bella donna massaggiata. Peccato, ho pensato. Dopo quasi 15 minuti il massaggio è terminato. La donna si è risollevata (a malincuore) e si è lentamente rivestita. Poi ha cominciato a raccogliere gli oggetti e a prepararsi per l'imminente ritorno a casa (infatti era già pomeriggio inoltrato). Dopo di lei ha cominciato a fare lo stesso anche l'altra donna e il secondo uomo che, senza un grande entusiasmo, ma  spinto da uno spiccato senso del dovere ha iniziato a sgonfiare un enorme canotto giallo, tuffandosi sul malcapitato con tutto il corpo.
Il massaggiatore invece se ne restava seduto comodamente sulla sua sdraio, con lo sguardo soddisfatto e la pigrizia di un elefante. I bambini saltellavano da tutte le parti mentre i tre adulti erano all'opera e smontavano l'accampamento: asciugamani da piegare, vestiti da cambiare, costumi bagnati da mettere via, borsa frigo da sistemare,  giochi e giochini, palette secchielli, un pallone, l'ombrellone, il fodero dell'ombrellone, la corda e il puntale per evitare che l'ombrellone voli via ecc. ecc.
Dopo quasi venti minuti di frenetica attività di tutti gli altri, il massaggiatore si alza. E' alto e abbastanza muscoloso. Indossa un costume rosso, tipo slip da bagnino, con un laccetto bianco. La prima cosa da fare è tirare il laccetto e controllare che "laggiù" tutto sia a posto. Fatto. Poi si guarda in giro. Le donne all'opera sono curve sotto il sole ancora caldo come in una risaia, l'altro uomo invece, oramai sfinito, è sempre attorcigliato al suo gommone sgonfio e giallo, e sta quasi per urlare che ce l'ha fatta. Il massaggiatore sorride, un sorriso fugace, non complice, sembra più una smorfia per deridere le brave formichine operaie. Lui, il signor Cicala, è al di sopra della laboriosità. Allora decide di cominciare le sue poche e ben studiate manovre. Prima di tutto richiude la sua sedia, arancione. Ci mette quasi 4 minuti e mezzo. Eppure dovrebbe esser solo un clic, però lui lo fa lentamente e ad un certo punto riapre e richiude, per essere sicuro di mostrare agli altri di essere impegnato in qualcosa di decisivo e fondamentale. Dopo toglie l'ombrellone e con cura infinita (e non necessaria) massaggiando il tessuto arancione dell'ombrellone (anche quello! coordinato sedia ombrellone), lo infila nel fodero. Soddisfatto si guarda intorno. Intravede un libro, lo solleva da un mucchio di secchielli e palette da sistemare, lo scrolla un po' come un calzino sporco e appena la donna alza la testa, glielo porge, affinché sia lei  stessa a riporlo nella borsa (lui infatti non sa leggere). La donna lo prende, smette di ripiegare asciugamani, magliette, ecc. e sistema il libro. 
Il massaggiatore si guarda in giro, vede l'altro uomo ancora impegnato nella lotta corpo a corpo con il canotto. Quindi, anziché aiutarlo, decide di piegare il telo da spiaggia. Ci impiega quasi sette minuti e mezzo. Alla fine cambia idea, ne fa una stola e se la mette intorno al collo. Fa più fico. Bravo. Ottima scelta. A questo punto l'ultima cosa che sceglie di fare è arrotolare la corda bianca,  proprio nel momento in cui arriva anche il bimbo più piccolo; la madre  impegnata a organizzare un carrellone sul quale, uno dopo l'altro sta impilando la torre di Pisa, ancora una volta si ferma e mette dei vestiti asciutti al piccolino. Incredibile. Lei ha già finito e lui sta ancora arrotolando la corda. A questo punto volevo applaudire. Mi sono dovuta trattenere dal farlo, anzi mi ha trattenuto mio marito che intanto osservava la scena di antropologia da spiaggia insieme a  me.
Fatto questo lui si avvia. Porta soltanto la sedia, l'ombrellone (nel fodero sembra un fucile da caccia), la corda stile rodeo  e l'asciugamano sul collo (come Ercole dopo le fatidiche prove). E se ne va! Il bel costumino rosso di spalle mette in risalto il fisico da ... bronzo. Lo segue per ora solo la figliolanza (due dei quattro bambini) ma lui nemmeno se ne accorge. E infatti dopo un po' i bimbi restano abbandonati a se stessi sulla passerella di legno e decidono di  fermarsi per aspettare gli altri. Ah, già, gli altri!  Impiegheranno ancora quasi quindici minuti per la parte più difficile: mettere tutto sul carrellone. Ci sta provando la compagna del bronzo, ma rimane sempre qualcosa fuori. E così alla fine, l'uomo che ha sgonfiato il canotto giallo, ha pietà della donna massaggiata & abbandonata, e l'aiuta. Però non nasconde un certo orgoglio: la condizione che pone è che tutto venga risistemato sul carrello secondo il suo genio. Insomma, afferma così di non  essere il fesso dello situazione, quello generoso, insomma lo schiavo, anche lui ha una dignità e  creatività e ora la mette in mostra.
Bravo, sono dalla sua parte, completamente. Ci siamo. Vanno via. Le due donne hanno ancora un borsone enorme ciascuna. Meglio di così non si può. I bambini abbandonati vengono recuperati in cima alla salita e da lontano, ma molto lontano, si scorge il bronzo di Riace che sale lentamente la collina. Felice, leggero, ignorante, distante.

IN SARDEGNA L'ULTIMA PENELOPE TESSE IL BISSO


I testi sono di Lidia Flore, le fotografie di Daniel Cointe, tratte dal lavoro multimediale "Seta di mare" prodotto da SardoLog nel 2004

Non è una favola, né un miracolo, ma è una semplice verità. Una verità semplice da apprendere per chi si pone di fronte alla natura con la consapevolezza di poter scoprire infinite meraviglie.
L'uomo nell' antichità, ai primordi della sua storia, aveva una tale consapevolezza di ciò a tal punto che poneva la natura al centro della sua religiosità, nutrice importantissima di sensibilità e intelligenza.
Tra gli antichissimi popoli del Mediterraneo, la cui vita era legata al mare, e che grazie ad esso riuscirono a fondare delle importantissime civiltà, sviluppando poi forti influenze verso altre popolazioni anche lontane, si produceva il bisso.
Gli industriosi Cretesi, i Fenici, provetti commercianti, i più lontani ma raffinatissimi tessitori e tintori Caldei, e gli Egizi furono i maggiori protagonisti della millenaria storia del bisso.
Chiara al lavoroIl percorso del bisso ci porta da lei :
Chiara Vigo nasce a Calasetta, sulla costa nord dell'isola di S.Antioco, il 1° Febbraio del 1955. E' nipote di Leonilde Mereu, l'ultimo maestro che in quegli anni fa scuola di bisso.
Da bambina Chiara ama trascorrere lunghi periodi a contatto con la nonna percependo già la forza della sua grande spiritualità e della preziosità dei suoi saperi. E così Leonilde Mereu comincia con lei un lavoro di iniziazione.
La bambina, via, via fino alla giovinezza di 18-20 anni, farà proprio quell'enorme e profondo mondo di saperi e quella particolare sensibilità che sono condizioni indispensabili a che la nonna gli trasmetta il prezioso mistero del bisso. Nel frattempo Chiara ha conseguito alcuni diplomi di scuola statale che potrebbe utilizzare per intraprendere un qualsiasi impiego moderno, ma non è questo che le interessa. Anzi incomincia a soffrire per quella aberrazione del nuovo vivere socio-istituzionale che mentre cancella i maestri come vivo serbatoio di valori, vede sempre più le antiche arti relegate a semplici vetrine museali, a contenitori vuoti.
Quindi il legame affettivo con la nonna diventa inscindibile e irrinunciabile legame culturale. Così Chiara si affaccia al bisso scoprendo presto che la passione, la pazienza, la fatica, la cura minuziosa del particolare, sono gli strumenti del suo svelamento.
TessituraIl fascino
delle realizzazioni artistiche della nonna Leonilde, la profonda spiritualità che la governa inducono Chiara ad intraprendere questo difficile percorso. Difficile perché ormai i tempi sono cambiati e la morfologia dell'ambiente sia naturale che umano è irriconoscibile. La marea consumistica ha piegato le radici degli antichi mestieri, ha slegato le comunità dalla natura dei propri luoghi, ha prodotto l'alterazione totale dei propri bisogni.



Oro del mareLa Pinna Nobilis,
la misteriosa nutrice di questa meravigliosa storia è dichiarata nel 1992 , da una direttiva del Consiglio Europeo (in Italia nel 1997 trasformata in Decreto dal Presidente della Repubblica) animale in via di estinzione e quindi protetta.
Chiara Vigo è sola, l'unica nel Mediterraneo e quindi l'unica al mondo, a tessere il bisso, a tenere in vita una tradizione millenaria.
E' sola con la consapevolezza che la perdita del filo del bisso equivarrebbe alla perdita del senso di preziosità della natura, alla perdita conseguente di tutto quel sapere che le comunità nell'isola e nel Mediterraneo centro-orientale hanno espresso nella loro storia. Ha dalla sua solo una grande passione : il giuramento fatto alla nonna, capisce, è e sarà la sua vita, tesserà il bisso finché sarà possibile.
Così intraprende con tenacia
l'abbattimento dei grandi ostacoli e scopre e reinventa un nuovo modo di utilizzare la Pinna senza danneggiarla.
Per sette anni studia il suo habitat, si immerge con venti forti o leggeri, al chiarore della luna o al buio. Riesce a capire che ai primi di Maggio i fanghi dello stagno sono più molli e si può togliere il mollusco, tagliare una parte della seta, e ripiantarlo nel fondo senza farlo morire. Capisce che in quel modo ricrescono i filamenti e l'animale non è danneggiato.
Ma questa sua faticosa scoperta serve a poco se non si ripristinano le condizioni favorevoli nell'acqua dei bassi fondali. Sono molteplici i suoi appelli a che si faccia qualcosa per impedire gli allevamenti in vasca di specie ittiche sia nello Stann 'e Cirdu e sia nel golfo di Palmas, per prevenire gli scarichi in acqua di sostanze nocive e per vietare la pesca con le reti a strascico.
Contemporaneamente
Chiara Vigo dimostra di riprendere in mano il lavoro che gli è stato tramandato facendo conoscere le sue realizzazioni tessute in bisso. Gli "uccelli", i "leoni", i "pavoni" che prendono vita dalle sue mani, risultano delle vere e proprie perle rare non soltanto nella loro raffinata tecnica ma anche nella loro evidente valenza artistica.
Ed è con questi piccoli pezzi molto preziosi che Chiara si fa conoscere al mondo. E' invitata in numerosi congressi e vetrine internazionali. Riceve riconoscimenti. Prestigiose riviste nazionali ed internazionali pubblicano servizi su di lei. Trasmissioni televisive pubblicano documenti su di lei.
(...)
Entrando nella stanza di Chiara, (come ha fatto chi scrive -Lidia Flore-) parlando con lei che ci si rende conto di quanto di importante, insieme alla salvaguardia del tessuto marino, si debba recuperare di noi stessi. Si perché noi tutti siamo tessuti di bisso, di mare, di globalità, siamo piccole cose ma molte preziose e invendibili. Questo ed altro ancora insegna il maestro di bisso Chiara Vigo, facendoci scoprire ragioni e sensi che vanno oltre il tempo e oltre lo spazio a noi circoscritto. Incontrarla segna l'inizio di un emozionante percorso, come il filo di seta marina, che grazie a lei è giunto oggi fino a noi. Noi possiamo andare da lei e farle sentire il valore della sua impresa e dirle : "grazie per averci dato -pur da sola, pur tra mille difficoltà- il tessuto del mare. Chi scrive lo ha fatto, e chi vuole può cogliere l'invito ad entrare insieme a lei e riaprire il ricordo del suo emozionante incontro con Chiara.

AL CAPPERO PIACE SOFFRIRE


Lucida mente
pensa intensamente poi
mi mente sempre.



Painting Poem miro asta
Un nuovo record con la vendita da Christie’s dell’opera di Joan Mirò più costosa al mondo.
16 milioni di sterline
, circa 26 milioni di euro, il quadro “Painting Poem (le corps de ma brune)“.

giovedì 26 luglio 2012

PROFESSORE E POETA

Forse sbaglio, e occorre una verifica alla mia ipotesi che in questo caldo pomeriggio (aspettando Ulisse) non ho proprio voglia di fare (come una pazza mi sono anche messa a fare il pane!)- però vi dirò lo stesso quello che mi passa per la testa. Si sa che la poesia è relegata nell'angolo più remoto di ogni libreria, come la chiamano? Ah, si la Cenerentola della Libreria. Sono pochi i lettori di-versi. Tra un libro di poesie e un best seller vince il peso specifico della fiction, soprattutto se lo scrittore ha un bel nome impegnativo (e magari non italiano).
Per comprare un nuovo libro di poesie a volte ci si affida a case editrici fidate o al bravo libraio; tra un poeta esordiente pubblicato da una minuscola casa editrice e un poeta esordiente pubblicato da Einaudi (per  fare solo un esempio), il lettore-investitore si butta con fermezza (o a pesce)  sull'esordiente "griffato e garantito".
E i tanti poeti esordienti d'Italia che varrebbe la pena leggere se ne restano nell'angolo polveroso a pulire il focolare di casa. Ed ecco la mia ipotesi.
I grandi editori pubblicano quasi sempre nomi noti, e guarda caso quasi sempre il poeta esordiente è un professore universitario! L'aver ottenuto una cattedra all'università è di per sè una garanzia e questo titolo riesce a convincere editore e lettore! E' una magia incredibile, come se il prof. universitario avesse una marcia in più anche quando scrive versi.
Naturalmente quanto dico andrebbe verificato (e per questo sono utilissime le statistiche- praticamente se la mia ipotesi è giusta non si sfugge ai numeri!);  naturalmente non è la sola categoria ad essere favorita, non ci sono soltanto i grandi accademici tra i favoriti (in realtà ho individuato un altro paio di categorie... ma potete provare a scoprirle da sole) . Comunque sono sicurissima che il titolo di Professore Ordinario  aiuti e incoraggi il reticente editore e anche l'indeciso lettore. Retaggio dell' ipse dixit duro a morire nella poesia come nella vita. Forse un po' meno in altri generi letterari!
Di certo la musica rock non ha professori ordinari tra i suoi BIG! (O forse si?)
Ma che succede, allora,  se il poeta in questione,  è professore in una scuola secondaria o elementare o dell'infanzia? Si rivolge ad altri editori, più piccoli e avventurosi. Facciamo solo due esempi. Due poeti che a me piacciono per motivi diversi.
Paola Mastrocola, insegna in un liceo a Torino (Einaudi è dietro l'angolo!) però  ha pubblicato con Guanda.  Le sue poesie sono meravigliose, ma quanti la conoscono anche come poetessa? E soprattutto quanti "vedono" i suoi libri?
Franco Arminio, maestro elementare, pubblica con vari editori e cambia spesso. Laterza e Nottetempo  tra gli editori che è riuscito a conquistare.
Qualche eccezione a quello che sto dicendo ci sarà di sicuro. Ma se in Italia ci fosse davvero questa relazione tra il titolo di docente universitario e il titolo di poeta voi cosa ne direste?


ARRIVA PENELOPE

Che estate calda e colta. Caronte e Minosse i più potenti, Circe la gelida maga e infine Ulisse...
Ma io aspetto Penelope. E infatti sta per arrivare. Questo inverno uscirà in versione integrale la mia raccolta Mare Nostrum per CFR edizioni.  Sono 30 poesie e tra le voci c'è quella di  Penelope, stanca di aspettare, che si mette in viaggio e trasforma il sudario in una bellissima vela. 
La raccolta racconta le vite abbandonate sui barconi, il viaggio nel Mare Nostrum, il  Mediterraneo, mare amico dei Romani. Parla delle persone silenziose che solcano il mare per raggiungere l'Inferno. Sullo sfondo c'è l'ombra del Vulcano che guarda e giudica lo scempio.
Una selezione da Mare Nostrum è già uscita in Retrobottega 2.
Aspettando la raccolta integrale, ecco la voce della mia Penelope,  giovane immigrata in viaggio.




Penelope

Su questo mare
ho incontrato una donna

mi ha detto – sono Penelope
stanca di aspettare

mi ha detto - ho una tela
così immensa da non poterla piegare

mi ha detto - cosa ne faccio
di un lenzuolo se non ho un marito da amare?

La sua è una piccola nave
la vela sottile

si gonfia ad ogni respiro
si tende ad ogni pensiero.

Perché lo rivuoi quel marito?
Perché se ti ha abbandonato?

Mi guarda con lo sguardo smarrito.
Mi confida il suo grande segreto.

La mia terra è senza radici
la mia casa è senza amici

mio marito non mi ha abbandonata
sono una rifugiata.

(da Mare Nostrum, di Giovanna Iorio- in uscita per CFR)


http://www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/galleria/stagionali_calabria_2009/index.html?id=5

AL CAPPERO PIACE SOFFRIRE


Ebbra zanzara
una goccia di rosso?
Facciamo cin cin!


maschera zanzara legno
La maschera “della Zanzara” di legno  un’opera d’arte aborigena, battuta all’asta da Christie’s per 400mila dollari.

LA DONNA SEDUTA

Donna al mare, Botero

ha sempre un sapore dolciastro
la fine

come se la lingua
non la smettesse 
di leccare il passato
e ad occhi chiusi 
la donna seduta
continuasse a masticare
gli anni più dolci

fa rumore morire
quando sa 
di more.
(g.i.)

mercoledì 25 luglio 2012

L'UOMO CHE NUOTA

Da giorni ormai vedo una coppia di anziani sulla spiaggia. Siamo sempre gli ultimi ad andare via la sera. Lei cammina lentamente, vestita quasi sempre di azzurro o di bianco. In riva al mare si siede a leggere un libro e indossa un grande cappello. Il marito invece, dopo averla aiutata a sistemare la sedia, si sveste, si mette la maschera e si tuffa in mare. Tutte le sere al tramonto.
Di solito anche io leggo e guardo la scena da lontano, ma stasera ero in  mare e non avevo voglia di uscire, l'acqua era calda e c'ero rimasta soltanto io.  Ero assorta nel rumore delle onde, nei riflessi della luce, avevo decine di pesci tra le dita dei piedi e sulla testa invece l'ombra dei gabbiani affamati.
Poi un tonfo che mi fa sussultare. Anche stasera il vecchio nuotatore si è tuffato. La moglie ha alzato lo sguardo e ha chiuso il libro. Lui  ha cominciato a nuotare verso l'orizzonte con delle bracciate lente e regolari, mi è passato accanto e dopo un po' era già lontano dalla riva,  dentro una scia luminosa. 
Mi sono commossa, e ora che ne scrivo non riesco nemmeno più a dirvi perché. Mi è sembrato che quell'uomo  stesse  lasciando per sempre il mondo accompagnato dallo sguardo sereno della sua vecchia sposa. Mentre lui  si allontanava, io ho avuto un brivido, l'acqua all'improvviso era fredda e il sole non c'era più.
Sono uscita dall'acqua, mi sono subito rivestita e sono andata a casa. Sulla pelle però stasera ho ancora il sale e il sapore di un malinconico addio.

Sardegna 25 luglio 2012

AL CAPPERO PIACE SOFFRIRE


Andare a zonzo
portare i figli allo zoo
zebre e zanzare



martedì 24 luglio 2012

DISINCARNATA


fruga i fonemi del corpo
la mente
come una forsennata


e a volte si perde 
poco a poco 


inerte 
come una bambola 
disincarnata.

(g.i.)

* questa poesia è ispirata al caso di Christina, affetta da un raro disturbo dell'immagine corporea con una perdita della propriocezione (dal libro di Oliver Sacks, L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello- Adelphi p.81)

O. Sacks, L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello

PIOGGIA SUL MARE

dammi la mano
camminiamo
sulla sabbia bagnata
di mare e  pioggia
dove tutto è scomparso 
la schiuma l'onda l'orma 
persino l'ombra.
(g.i.)

g.i.




A TE- FRA CENTO ANNI

ANNA ACHMATOVA (Odessa, Ucraina, 1889 – Leningrado, URSS, 1966) DISTACCO


La mia strada non passa vicino alla tua casa.
La mia strada non passa vicino alla casa di nessuno.

E tuttavia io smarrisco il cammino
(specialmente di primavera!)
e tuttavia mi struggo per la gente
come il cane fa sotto la luna.

Ospite dappertutto gradita,
non lascio dormire nessuno!
E con il nonno gioco agli ossi,
e con il nipote – canto.

Di me non s’ingelosiscono le mogli:
io sono una voce e uno sguardo.
E a me nessun innamorato
ha mai costruito un palazzo.

Le vostre generosità non richieste
mi fanno ridere, mercanti!
Da me stessa mi erigo per la notte
e ponti e palazzi.

(Ma ciò che dico – non ascoltarlo!
È tutto un inganno di donna!)
Da sola al mattino demolisco
la mia creazione.

Le magioni – come covoni di paglia – niente!
La mia strada non passa vicino alla tua casa.

(Marina Cvetàeva)
27 aprile 1920






AL CAPPERO PIACE SOFFRIRE


“Su! Dimmi perché
ci fai girar e girar
mondo  spiedo?”

Planet Earth
Planet Earth
NASA Glenn Research Center (NASA-GRC)

lunedì 23 luglio 2012

MORTI DAL RIDERE

L'era glaciale finì ridendo La Repubblica. 23 luglio 2012 

noi a versar lacrime 
per la fine del mondo

eppure già una volta
le cose andarono
diversamente

l'aria si riempì
di ossido 
di diazoto

e tutti morirono
serenamente


dal ridere
(g.i.)







LA VIA LATTEA


La Via Lattea ovvero il Lampone



ho tra i capelli
un po' di polvere

quel che resta
di una vita

e sa di lampone.
(g.i.)




ACQUA

ROMA, 23 LUG - Scoperta in Namibia una grande sorgente d'acqua potabile
Potrebbe  rifornire per almeno 400 anni il Paese piu' arido dell'Africa sub sahariana. 



si muove nel corpo
il desiderio

è acqua che corre 
nei tubi


è rumore che rosicchia 
l'ossido al rame


è una goccia  
intrappolata nel mondo.
(g.i.)


.












BALISARDA




Gradassi
della terra

temete la lama
di Balisarda

dopo secoli
in mansarda

è tornata
l'ho trovata
l'ho affilata


per ora ci taglio 
l'insalata
(g.i.)




IL LAMPO DI CIRCE



lampo di Circe
la lama  ora taglia 
la pelle del buio
(g.i.)






LA POLPA DEL MONDO


    Natura morta con coltello, di  Piotr Sobczyk




ti ringrazio
per questa lama

ora  insegnami
a tagliare la polpa 


del mondo.





IL DADO CHE AVEVA VENTI FACCE

dado romano
 Un dado a 20 facce, del secondo secolo a. C., appartenuto all’antica civiltà romana.

Tanto tempo fa una scrittrice mi regalò un dado, realizzato dai suoi studenti "speciali" (così disse, si trattava di bambini down). Era un dado di terracotta con YES e NO sulle sei facce. Da usare nei momenti speciali - mi raccomandò. Infatti è un po' magico. Io lo porto sempre con me in borsa. Grazie al dado a volte ho deciso su due piedi e devo dire che fino ad oggi non mi ha mai deluso (lo confesso, a volte rifaccio la domanda e rigiro con decisione se per caso mi dice NO e io volevo disperatamente un SI ;) però aiuta!).
Sul web ho trovato un dado a 20 facce del secondo secolo a.C. e mi chiedo chi l'abbia realizzato e quale fosse il suo compito. Non un SI e un NO ma venti segni,  credo lettere dell'alfabeto. Mi affascina questo dado, sembra nascondere un segreto, una parola o una storia che aspetta di venir fuori grazie al caso. 

AL CAPPERO PIACE SOFFRIRE


la cotoletta
impanata e fritta
non sarò mai.

Photo Food: Taste of Runway.
Photo fashion show: Photo: Alessandro Viero / GoRunway.com image courtesy of style.com.
Model: Yulia Kharlapanova (ELITE).

domenica 22 luglio 2012

AL CAPPERO PIACE SOFFRIRE


la rosa rossa
affacciata al balcone
mi chiede l'acqua


LO STRAPPO NEL CIELO

Se, nel momento culminante,  
si facesse uno strappo nel cielo di carta del teatrino, 
che avverrebbe?
 Il fu Mattia Pascal, Pirandello








lo devo strappare
il tuo sorriso
abbarbicato alle labbra 
come un'erbaccia 

lo devo stanare
tutti i giorni
nella piega della bocca
come una spina 
che duole e non vuole 
uscire

ci provo sempre
ma tu mi fermi,
fa male e stasera  

è colpa del cielo
ha un buco- proviamo
a ricucirlo?


Con ago e filo 
guarda tu che combino

all'improvviso
lo strappo 


è chiuso- hai riso 
(g.i.)



sabato 21 luglio 2012

SULL'ORLO


A piedi nudi nell'acqua - Tecnica mista
di Salvo Alia




sono andati a dormire
i venti e io sola
col mare 

che scompare
e strepita   


sull'orlo della riva
inclinato in un bicchiere 
di sabbia lo bevo


m'ubriaca 
onda dopo onda

(g.i.)



AL CAPPERO PIACE SOFFRIRE


ehi rubacuori
gli arresti domiciliari
se non la smetti!


Aggiungi didascalia

IL BLOG DI JESSICA REDFIELD

71 persone colpite, 12 uccise e 59 ferite ad Aurora, in un cinema alla periferia di Denver nel Colorado. E' la notizia orribile che leggiamo stupefatti da qualche ora. Ancora un incubo per l'America.

Il killer è James Holmes, 24 anni, indossava una maschera antigas come il "cattivo" del film  Batman, e ha usato armi comprate legalmente. Tra le vittime anche dei bambini.

Ma chi erano le vittime? Domani i giornali racconteranno tutto del killer, sarà lui su tutte le pagine dei quotidiani, in TV, su Youtube.

Io vorrei parlavi di Jessica Redfield. Anzi, vorrei che fossero le sue parole a parlarvi di lei. Ecco l' ultimo post di Jessica sul  suo blog 


Incredibilmente Jessica racconta di essere scampata  alla sparatoria del 2 giugno all'Eaton Center di Toronto.

Ecco cosa scrive: parla di una strana sensazione che le aveva suggerito di spostarsi da un ristorante all'altro prima di una sparatoria. 3 minuti prima della sparatoria si era allontanata, oppressa da una strana e indecifrabile sensazione di panico.

Poi la sparatoria. Le ambulanze, la polizia. E Jessica che nauseata si chiede "Chi andrebbe in un centro commerciale per far fuoco su migliaia di persone innocenti? E' davvero questo il mondo in cui viviamo?"

A questa domanda di Jessica non sappiamo rispondere. E questa volta, purtroppo Jessica Redfield è rimasta uccisa.

Colpiscono, e mi entrano nel cuore, queste sue ultime parole. "Ho capito quanto sia fragile la vita. Ho visto le vitttime di un crimine senza senso. Ho visto vite cambiare. Tutto questo mi ha fatto riflettere sul fatto che non sappiamo quando e come finirà il nostro tempo sulla Terra. Quando o dove respireremo il nostro ultimo respiro."

Le ultime parole di Jessica ci ricordano che ogni istante della nostra vita, anche i minuti silenziosi sono benedetti.

Jessica, un abbraccio.





Jessica Redfield

Jessica Redfield

@JessicaRedfield

You can find me in the TV studio, NHL arena/ locker room, on a plane, or writing. Southern. Sarcastic. Sass.Class.Crass. Grammar snob redfield.jessica@gmail.com
Denver by way of Texas









SENZA PAROLE


g.i.









Tutte le foto sono mie.
La bellezza è della Sardegna.

LA MAPPA DELLE STORIE INVISIBILI: Roma, Fontana delle tartarughe

Stasera una storia invisibile è apparsa alla Fontana delle tartarughe... buon ascolto, se passate di là. E, a proposito, salutatemi Serafina...