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UOMINI SOLI


"Uomini soli", Un film per non dimenticare (Repubblica.it)

Ripercorrendo i luoghi simbolo della lotta alla mafia e le vie delle stragi, Santolini e Bolzoni hanno ricostruito la vita di La Torre, Dalla Chiesa, Borsellino e Falcone. In una Palermo che, dalla loro morte, non è ancora cambiata

L'italia dimentica sempre troppo presto. In fretta ha dimenticato la vita, e la morte, del segretario del Pci siciliano Pio La Torre, del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Quattro uomini che facevano paura al potere e che non si sono piegati alle logiche dei clan. E per questo sono rimasti soli. Isolati nella lotta alla mafia allora e, secondo Paolo Santolini, "dimenticati da molti ragazzi di vent'anni oggi".

"Uomini soli" nasce così, dalla necessità di raccontare dolore, sdegno, coraggio e impegno di generazione che per prima ebbe il coraggio di alzare la testa e puntare il dito contro la mafia. Prima in un libro, scritto da Attilio Bolzoni, inviato di Repubblica, all'epoca cronista da Palermo. Poi in un film, dalla regia di Paolo Santolini, scritto con l'aiuto dello stesso Bolzoni e di Michele Astori. Una produzione Faber Film e associazione Libera, con musiche originali di Stefano Bollani.

Bolzoni ne è il protagosta. "Li ho visti da vivi e li ho visti da morti. Ho conosciuto molti dei personaggi che hanno incrociato le loro esistenze tormentate, i pochi amici, i tanti nemici, il branco degli indifferenti", scrive. Attraverso la vita e la professione del giornalista si ricostruisce il lavoro dell'antimafia palermitana come una storia di destini intrecciati. Così sono tornati insieme a Palermo, Santolini e Bolzoni. Hanno ripercorso i luoghi di una città da trent'anni tormentata dalla paura e dalle bombe, e parlato con i colleghi, i familiari, gli amici di quei quattro uomini troppo giusti per avere un destino diverso.

Dentro il Palazzo di Giustizia si sono aggirati per le stanze in cui operava il pool antimafia di Falcone e Borsellino. Il maxi-processo contro Cosa Nostra ha rivissuto tra i banchi dell'aula bunker del carcere dell'Ucciardone, passando per la sala delle autopsie all'Istituto di Medicina Legale e per gli uffici della Squadra mobile. Hanno rivissuto gli omicidi e le stragi, camminando per via Li Muli, via Carini, via d'Amelio, sull'A29 all'altezza di Capaci.

Il film non vuole, però, essere una biografia, né tanto meno una ricostruzione giudiziaria degli omicidi. Parlando di La Torre e Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino, i testimoni raccontano anche di se stessi e di una città che non è mai cambiata. Di una storia di cui, dopo trent'anni, si sa tutto ma non si sa niente. Perché quegli uomini sono morti? Chi ha ordinato la loro fine? Nelle carceri speciali sono sepolti solo i sicari, gli unici colpevoli che l'Italia è riuscita a trovare. I mandanti restano ancora senza un nome o una condanna.

"È un film documentario sul tempo - racconta Santolini - che in Italia sembra non passare mai. Su un gruppo di uomini e donne che sono stati protagonisti di una guerra, vera e mai rico­nosciuta, combattuta in nome della giustizia e della legalità".

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