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DELLA GENTILEZZA

La Madonna della Scimmia di Albrecht Dürer


E' da tanto che non vi racconto le mie avventure. Capitano sempre solo che diventano altro, non parole, piuttosto espressioni sul  mio volto, rughe, graffi sulla pelle, nei.
Però questa ve la racconto, perché si lega al mistero dell'evoluzione, e forse invita a riflettere su quello che siamo.
Sono a lavoro, ho appena finito il pranzo e ho sul vassoio oltre ai miei anche  i piatti di un collega al quale per gentilezza (1) propongo di portarli io sul carrello.
Cammino verso la porta, mi imbatto in una di quelle maniglie insidiose che non intendono aprirsi. Rischio di far cadere tutto nel tentativo di usare il mio corpo. Mi volto e accanto a me un gruppo di 4 o 5 persone sedute che mi osservano. Mi guardano, come in un circo si può guardare un equilibrista sul punto di cadere. Io però trasgredisco la regola teatrale numero uno (non si parla allo spettatore); infrango lo specchio e chiedo aiuto, gentilmente (2):  "C'è qualcuno tra di voi disposto ad aiutarmi?". Nessuno si muove. Sembrano paralizzati. L'istinto alla gentilezza è muto dentro di loro. 
Ed eccoci alla discussione sull'evoluzione: dalla scimmia all'uomo.
Gentilezza vuol dire essere disposti a "salvare" l'altro. Questo richiede un' evoluzione rispetto alla scimmia, che invece in situazioni in cui un suo simile è in pericolo resta a guardare, inebetita e inerte. Di fronte al pericolo la scimmia invece scappa, però se la situazione è classificata come "poco pericolosa" allora non fugge via ma resta ad osservare il suo simile.
I pensieri di un primate mentre osserva un suo simile in difficoltà- senza sentire l'impulso ad aiutarlo - sono misteriosi. Forse pensa a sé, non si scomoda perché non riconosce quell'essere di fronte a lui come un suo simile. Lo osserva ma non lo sente vicino. (E meno male...mi consolo io!)
La gentilezza (3) si traduce in una vicinanza anche fisica (aprire lo sportello dell'auto, tenere la porta aperta per qualcuno, raccogliere una moneta caduta, aiutare qualcuno a salire le scale ecc.). Insomma richiede un contatto con l'altro; ma prima di tradursi in un gesto esso deve assumere la forma di un pensiero complesso quindi un'articolata operazione mentale. Solo dopo la gentilezza diventa azione.
Oggi ho capito che chi mi osservava, comodamente seduto, mentre il mio vassoio era in procinto di cadere, non ha provato il complesso impulso alla gentilezza (4); nella mente invece l'ombra di un buco nero in cui millenni di evoluzione erano stati inghiottiti- momentaneamente (?)
Rimpiazzati dall'indifferenza.
E l'indifferenza, ci porterà, ne sono certa, all'estinzione. Presto...molto presto (ma non oggi- e allora scrivo).

Commenti

  1. What about the fi term in the Drake equation
    N = R* • fp • ne • fl • fi • fc • L? We should review the possibilities :).
    http://www.seti.org/drakeequation

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