STUPORE


Non mi sono sorpresa
a vedere la rosa fiorire
nel vaso dimenticato

non mi sono sorpresa
quando una sola candela
ha scaldato la stanza

non mi sono sorpresa
a sentire la voce
dell'acqua nella teiera

le sue goccioline
mi accarezzavano il viso
e il palato

non mi sono sorpresa
quando la sera
si è fermata sulla soglia

aveva il viso arrossato di una bambina
come se la corsa del sole
dietro alle case
avesse lasciato una traccia
sulle sue guance

prima di entrare
nel buio

sei tu che mi hai parlato per primo
dello stupore

sei tu che mi hai insegnato a restare
muta davanti alle cose

un attimo prima che la luce
le accenda per noi.

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  1. Questa poesia è il ricordo di un libro che ho letto, di Elémire Zolla "Lo stupore infantile".

    Ve ne riporto una pagina.

    Lo stupore infantile


    " Sempre - passeggiando lungo una costa mi hanno colpito uomini o donne soli seduti sulle rocce, l'occhio fisso al frantumio delle ondate, al respiro delle mareggiate, allo svariare di tinte dorate, azzurrine, verdastre, brunicce, marroncine, nere. Immobili stavano, come studiando, contemplando, come tentando di decifrare un accavallio di geroglifici.
    Come nessun altro paesaggio, il mare tranquilla, assorbe, ricolma.
    Distesamente fu esplorato per due o tre secoli dai pittori di marine olandesi e inglesi l'inesauribile Mare del Nord.
    Forse al colmo della trafila va posto Caspar David Friedrich, le cui marine sembrano svelarci il mistero del mare quale appare agli occhi dei suoi uomini visti di spalle o ai suoi romiti ricurvi.
    Credo che a contemplarlo lungamente si agevoli la strada verso il passato; il mare si trasforma nello specchio della psiche.
    Faccio fatica a calarmi indietro ai tre anni, ma credo di veder emergere un intérierur: nel salotto dalle alte tende si sparge un velo di luce, il tappeto attenua i suoni.
    Esala dal pavimento l'odore di legno incerato.
    Sul tavolo centrale il vaso stringe un mazzo di rose dai petali tesi. Rispondono le roselline dipinte sulle tazze di porcellana e una rosa ricamata sul pannello che scherma il camino.
    Al nero pianoforte mia madre suona la Marcia dei seguaci di Davide contro i Filistei dopo lo Chopin.
    I capelli raccolti nella crocchia le scoprono l'orecchio e la nuca. Tre liste di trina le scendono lungo il petto fino al lembo della gonna, sporge la punta aguzza della scarpa sospesa sul pedale.
    Io ascolto dalla seggiola del corridoio, voglio star fuori dal salotto, nell'oscurità.
    Ho pianto quietamente quando mia madre ha suonato lo Chopin, dondolando le gambe, la mani poggiate sui braccioli imbottiti. ...
    La luce del salotto, un lieve biancore, si diffonde come grana tenera e tiepida.
    Lo Chopin sembra parlare della tenebra che pervade il corridoio. Una tenebra che la luce, pur penetrando fin lì, non dissipa.
    E' straziante lo Chopin e la sua tonalità si coglie in quelle ombre. In qualche modo capisco che devo prestarmi a patire gli esitando, le note puntate del tempo rubato, non devo oppormi alle lacrime, soltanto così potrò gettarmi nello scintillante tripudio di accordi che scandisce la marcia dei seguaci di Davide, simile a quella dei puttini danzanti sotto l'orologio dorato sul camino.
    Sul tavolo del salotto, sotto le rose, accanto alle ciambelle, la teiera mostra un argento spendo, appannato dal tempo.
    Mentre mia madre sta suonando, il tè intride l'acqua e le toglie la crudezza.
    Tutto si sacrifica, le foglie del tè, la luce, le superfici brillanti, i suoni che debbono reggersi come uccelli sospesi, isolati fuor del tempo: il la-mi-fa-fa sbrigativo, il do-re che fa sostare.
    Poiché tutto attorno a me si ritrae, imparo a compormi.
    Sento un misto di gioia e di rinuncia che fa tutt'uno con il timbro del pianoforte, con le penombre della casa.
    Dà voce alla casa il pianoforte, se ad esso ci si siede pronti e senza tensione.

    Da "Lo stupore infantile" di Elémire Zolla - Biblioteca Adelphi 281-
    Pag. 28 e seguenti de Lo Stupore Infantile - di Elèmire Zolla.

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