RIFLESSIONI SULLA POESIA


Harold Bloom (1930)

Stasera, alla vigilia della Giornata Mondiale della Poesia, vi invito a riflettere sulle parole di Harold Bloom . Lo conoscete? E' il critico letterario più temuto dai premi Nobel della letteratura (Doris Lessing, Le Cleziò e Dario Fo le sue vittime più recenti).
Il suo libro "L'arte di leggere la poesia" ha un titolo suggestivo. Promette risposte a domande impossibili che di solito lasciano buchi nel cervello, come morsi di topo in una mela.
A dire il vero io non l'ho trovato così illuminante. Mi colpisce in particolare la domanda che apre il sesto capitolo: "Cosa rende una poesia migliore di un'altra?" Me lo chiedo tutte le volte che "i giurati" di un premio decretano i vincitori. Anche quando sono io ad essere tra i premiati mi chiedo sempre come abbiano fatto a scegliere. Io non ne sarei capace. Allora mi metto a studiare, per capire quali siano i consigli di uno dei critici più temuti.
Il concetto chiave sembra essere quello dell' "inevitabilità". Tenterò di spiegarlo in pochissime parole, sintetizzando un concetto interessante ma sfuggente.
Secondo Bloom , che cita anche Pseudo Longino, la grande poesia possiede un'inevitabilità di enunciazione: inevitabilità è dunque espressione che non si può evitare, che deve essere.
:(
In altre parole, intendo, se leggiamo una poesia e ogni parola ci sembrerà inevitabile (e quindi necessari) siamo di fronte ad un capolavoro.
Facile...

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