NEVE A ROMA: VECCHI E BAMBINI



Non mi piace generalizzare ma credo che della situazione del nostro Paese siano responsabili soprattutto le generazioni che al momento hanno tra i 60 e gli 80 anni. Non i giovani dunque, e nemmeno noi (quelli tra i 30 e i 40) e naturalmente nemmeno i neonati!
Ora cercherò di raccontarvi le prime 3 ore di questa stupenda mattina piena di neve a Roma Nord, sulla Cassia, tra Via dei Due Ponti e una stradina minuscola che si chiama Via Vallinfreda.
Io abito qui da quasi nove anni. Di emergenze vere e proprio non ne ho mai viste. Tutto ha funzionato più o meno bene. Ho visto persone silenziosamente sparire, uscire dal portone condominiale con mestizia e quasi vergogna, come se morire in questo palazzo fosse anche un po' reato (chi verrà al posto della vecchietta dell'ultimo piano?). Ho visto qualche sposa uscire senza velo con il pudore e la gioia tipiche, ma non ho visto nè fiori d'arancio profumati ai loro piedi, nè grida di gioia di bambini mentre passavano per andare incontro alla vita.
E da ieri ho visto la neve, cadere con commovente sicurezza sulla nostra città, nonostante tutti pensassero a nuvole passeggere, a piccole tempeste senza futuro. Stamattina la neve ha raggiunto a Roma quasi i 30 centimetri. Le strade sono silenziose, gli alberi sono caduti, i rami spezzati non permettono alle macchine di circolare, tutto è bianco e immobile e fermo.
Alle 9 del mattino la mia famiglia è già fuori a rotolarsi nella neve. Nella nostra stradina si accede ad un parcheggio che è un luogo sicuro perché non ci sono alberi che possono cadere. E' il parcheggio di un ristorante, che è già aperto. Salutiamo tutti, ci conosciamo da anni, siamo tutti felici. I bambini cominciano a fare grosse palle di neve, un grande uomo di neve comincia ad emergere dalla distesa bianca. E' a quel punto che un uomo che abita nella nostra strada ci chiede di andare da un'altra parte. Comincia a borbottare, a inveire. Ci sarebbe solo da litigare, da dirgliene quattro. Ma io preferisco sollevare quasi una tonnellata di neve (il pupazzo di neve) e me lo porto in un angolo più vicino alla nostra casa.
L'uomo è nella fascia di età di cui vi ho parlato. E' uno dei vecchi in pensione, non hanno pagato le tasse, hanno lavorato per sé e la loro famiglia soltanto, hanno comprato una due tre case in una Roma Nord popolata di pecore e pascoli quasi cinquanta anni fa. Sono quelli arrivati a Roma poveri di tutto, ma soprattutto poveri di cultura, di idee, di entusiasmo. Si sono messi a lavorare come asini ostinati, per sé stessi soltanto. Hanno costruito recinti, laddove dovevano immaginare ponti. Hanno preso e non hanno mai dato. Ed ora eccoli qua, a impedire a due bambini nell'unica neve romana dopo trent'anni di piogge e nuvole, di costruire il loro magico pupazzo di neve.
Ma la delusione (non dei miei figli- loro li ho protetti e li proteggerò sempre da persone così) continua. Torniamo a casa. Uno spettacolo desolante è quello delle persone sui balconi. Ma cosa fanno? Stanno togliendo la neve dai loro balconi! Con ostinazione, con grande convinzione, non fanno che mandare giù cascate di neve! Non riesco a crederci. Conosco quei volti. Ancora una volta sono gli ultasettantenni di Via Vallinfreda. Io abito (in affitto) al piano terra. Il mio giardino è pieno di neve. Cosa dovrei fare, seguendo la logica? Spalare neve in aria sui loro balconi? Ma poi perché? Mi aiutate a capire che cosa scatta in quelle teste ottuse di chi non ha mai pagato le tassse, non ha mai aiutato qualcun altro a vivere, non ha mai immaginato una società civile e ha soltanto creato isole di egoismo, il loro condominio? Cerco di andare a fondo, come sempre. Ritorno a casa e li osservo dalla mia finestra al piano terra. Si, non tutti ovviamente, ma i più anziani spalano neve dai loro balconi come ossessi. Ora capisco...sono infastiditi dal fatto che la neve si è permessa di posarsi sulle loro proprietà e allora se ne liberano il prima possibile, per sottolineare che comandano loro! Mio marito stamattina si era precipitato a spalare neve all'ingresso del palazzo...magari serve a tutti. Ma Alan è irlandese. Lui è anche andato dal vicino che è solo e vedovo a chiedergli se ha bisogno di qualcosa, visto che fra un po' andrà in spedizione al supermercato. Io però sono un po' matta...e allora sono andata nel nostro giardinetto a piano terra e ho cominciato a parlare ad alta voce, sapendo che sulla mia testa c'erano quei civilissimi inquilini del mio palazzo che mi gettavano neve senza chiedersi se per caso cadesse nel posto sbagliato. E ho liberato il mio giardino dalla neve, non l'ho spalata in alto, in cielo, l'ho messa solo in piccoli tristi mucchi grigi. Metafora di quello che la neve diventa in una città priva di anima, un cumolo grigio di frustrazione.
Ben fatto allora! Se non vi dispiace ora che mi sono sfogata vado a preparare frittelle per i miei bambini come faceva mia madre quando nevicava nel mio piccolo paese in Irpinia, dove gli adulti spalano neve davanti alle case, aiutano i vecchietti che ostinati vogliono andare in chiesa, prendono legna per le stufe. Non li ho mai ringraziati, ma lo faccio ora. Grazie per avermi insegnato il valore dell'aiuto reciproco e della civiltà.

Commenti

  1. Nel nostro balcone, la mattina, ci sono 40 cm. di bella neve fresca e ondulata nel coprire anche delle piante di ciclamini rossi, predestinate ad una fine ingloriosa perchè sospese al di fuori della ringhiera per colorare l'inverno; il primo sguardo lo riserviamo alle impronte lasciate dagli uccelli alla ricerca delle crocchette di Monica, la gatta, che lasciamo proprio per loro; il pavimento è tutto un ricamo bianco e nero. Ma a metà mattina l'inquilina appena 40enne del piano di sopra ci scarica tutto l'accumolo giornaliero di neve del suo balcone perciò ci tocca sperare in una nuova nevicata che copra quella...valanga!
    E poichè nel palazzo vivono due signore sole, più che 80enni,per consentire loro di uscire senza rischi, sabato scorso ho "fatto la rotta" ( nel dialetto marchigiano significa spalare la neve),per 15 metri dall'ingresso alla strada, con una ... paletta che poteva essere quella della villa di Barbie. Non solo, il bambino del piano di sopra, uscendo, mi ha preso a pallate di neve, ed io ovviamente ho contraccambiato. Adesso come la mettiamo ? Sono comunque nel gruppo dei pensionati ? O sarà meglio parlare, come tu hai ben fatto alla fine, di civiltà ?

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  2. Leo come sempre la voce saggia del mio blog, forse hai ragione...ma a volte credo che manchino "i maestri", gli ispiratori di civiltà...un anziano incivile fa più "notizia" di una palla di neve lanciata da un bambino (e forse più male).
    Bello il vostro balcone, mi sembra di vederlo. Forse la bellezza è delicata èiù di quanto a volte non mi piace ammettere.
    GRazie del tuo commento, credo che alla prossima nevicata a Roma avrò anch'io quasi 80 anni ;)

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