LA NAVE DEI FOLLI



Disegno per scenografia di Dario Fo

LA NAVE DEI FOLLI

“Consuetudine medioevale all’inizio della primavera nelle Repubbliche Anseatiche, tutti i pazzi, i diversi, i giullari, gli squinternati, compresi eretici, liberi pensatori e prostitute irregolari, venivano a forza imbarcati su una nave priva di timone alla deriva. Il vascello veniva poi trascinato al largo e affidato alle correnti ascendenti che lo accompagnavano immancabilmente al Nord, nel Baltico, fra i ghiacci."

Dario Fo, Il Matto e la Morte.

“Io non parlo secondo Dio, ma come se fossi un folle”.

San Paolo

1.

La nave dondola al largo

scarpone senza lacci

legno senza timone.


Ero una bambina

una nuvola chiusa

una bottiglia caduta

nel mare e occhi

che sanno

nuotare per ore.


Ecco la nave dei folli-

disse mia nonna

la voce attraversata

da vento freddo

parole scucite

dal petto


ecco la nave dei folli

salpano a primavera

i derelitti i poeti i malati

gli uccelli senz’ali


poveri donne uomini solitari

ecco la nave dei folli

la gabbia che attende

negli angoli bui

la memoria che ritorna alla riva

in un lampo improvviso

dente d’oro


in bocca alla zingara

specchio d’acqua che cattura

l’ allodola

ecco la nave dei folli

mia silenziosa bambina

da secoli in rotta

verso i ghiacciai

con i lacci sciolti


ritorna la sua ombra

il suo ventre gonfio

sul molo.


Ero una bambina

senza parole

aggrappata a una ringhiera

il fiume univa la bocca al mare

bacio d' acqua dolce e salata

scorgo i gabbiani

scesi a frugare nella sabbia

tra i folli

scalzi spettinati storpi straziati

carboni accesi

che brillano da lontano

ne sento le voci.

(g.i.)

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