IL SILENZIO DELLA NEVE


IL SILENZIO DELLA NEVE

Ora vi racconto perché non parlo.

Non parlo perché me ne sto qui a guardare dalla finestra il giorno bianchissimo e il paesaggio lunare. Io sono la neve, non parlo. Sono donna che scende a fiocchi lenti e larghi, mani bianche che impastano il pane, mani bianche che lavano, mani di madre che non si lamenta.

Io cado , mi sciolgo e mi rialzo. Non vado fuori a misurare spalare tagliare condannare. Io rimango dentro dove c’è il bucato da lavare e il pranzo da inventare e il marito da consolare e il figlio da accudire. Io sono la neve. Vi racconto perché non parlo sui giornali, perché nessuno mi chiede di sciogliermi al sole, perché nessuno vuole che io diventi acqua fredda e tagliente, che se ne va fuori ad inondare di parole gelide il paese.

Io ho guardato dalla mia finestra il cielo. Era un cielo antico e ho fatto la mia preghiera. E poi ho cambiato le lenzuola al letto. Fuori qualcuno parlava di andare a spalare la neve. Poi ho preparato il pane. Fuori qualcuno parlava di andare a controllare il tetto. Poi ho acceso il fuoco nel camino. Fuori qualcuno parlava di andare a tagliare le legna. Poi ho ricoperto di lana mio figlio. Fuori qualcuno parlava di insegnare qualcosa ai figli. Poi ho aperto tutti i balconi e ho fatto entrare l’aria fredda della neve. Fuori ho incontrato gli occhi di qualcuno fermo al bar a parlare dell’aria fredda della neve. E poi ho messo le lenzuola sui termosifoni e mi sono messa a ridere perché mi sembrava di aver trasformato la stanza in un circo. E ho riso. E allora fuori si sono fermati tutti e mi hanno detto che non si ride della neve che cade. Allora ho tirato giù il capannone bianco del circo e ho visto i gatti di casa affamati come leoni. Li ho tenuti dentro accanto a me perché nel cortile gli uccelli sono scesi a mangiare le briciole. E il pane è dolce e mi guardano anche loro senza parole. E fuori qualcuno sogna già di andare a caccia tra i boschi a primavera.

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