mercoledì 29 febbraio 2012

CESARE DEVE MORIRE

Nella sezione di Alta Sicurezza del carcere di Rebibbia il regista Fabio Cavalli prova il “Giulio Cesare” di Shakespeare: come attori ci sono i detenuti, dei quali alcuni segnati dal “fine pena mai”. Quotidianamente, nelle celle, nei cubicoli dell’ora d’aria, nei bracci del penitenziario, il film documenta le cadenze oscure delle giornate dei reclusi e di come, attraverso prove che sempre più li coinvolgono nel profondo, s’innerva di forza e di vita la pagina del grande testo shakespeariano, fino al successo della messa in scena, davanti ad un pubblico, nella sala teatrale di Rebibbia. Il nuovo film dei fratelli Taviani.



domenica 26 febbraio 2012

LA MIA POESIA

Ernst Ludwig Kirchner, Ragazza con gatto


la mia poesia
l'ho lasciata

in cucina
tra i gatti

a leccare un piatto
a giocare con un pezzo
di lego

la mia poesia
non mi vuole seguire
in salotto

dice che sotto
il tavolo è

a casa.
(g.i.)



L'ULTIMO TRAMONTO DI UN GIOVANE POETA


Un ritratto di Antonio D'Alessio dal blog Farapoesia


Poesie da La sede dell'estro di Antonio D'Alessio, Edizioni G.C. "F. Guarini"
[27 febbraio 1976-9 settembre 2008]


"COSA
FACCIO
CON I
PIEDI
PER
TERRA"

***
Mi ritrovo da solo nei miei
stretti pantaloni
cercando un
mondo di gente
diversa
(da quella che...)

***
Sono stanco,
sono stanco come
un bambino dopo aver fatto
i primi passi,
sono stanco di questo
tratto di vita e attimo
giornaliero di riflessione;
la mia stanchezza
passava tra le gambe di
una donna e
l'amore che ho donato
è stato lungo
cammino pieno d'esperienza.
Adesso ho i piedi
e il cuore che mi fanno
male.

***
Alla vita sorriderò sempre
anche se non per tutto;
ma non so se sorriderò alla
mia morte

***
L'ultimo tramonto
Mi sveltisco nei momenti
mi presto a godere;
inizio a scrivere
Qui è tutto,
tutto, e com'è;
è quotidiano.
Scruto, e
sono in volo,
cerco e è lì:
è andato,
e via, vado.

***





Alle radici del tramonto

Leggendo le Poesie Ritrovate di Antonio D’Alessio

una pagina di Emilia Dente



E’ una esperienza meravigliosa il canto roco e dolce di Antonio .

E’ l’inabissarsi profondo nel Sé personale e nel Sé collettivo dell’essere che, ancorato al sogno

dell’orizzonte, tenta faticosamente di alzarsi in volo.

Nelle spigolose pieghe dei versi fluidi si riflette il Poeta e nel prisma ombrato delle parole si delinea la sagoma del “Guerriero/ (che) è sempre pronto a combattere/ Questa guerra quotidiana”, fermamente consapevole che “si muore senz’anima /…./ nello spirito di chi/ non inizia a combattere/ con se”… Antonio questa guerra interiore non esita ad affrontarla e, pur non negando mai il timore, l’amarezza e la fatica del cammino, assetato di verità, attraversa se stesso, in uno sforzo introspettivo che lo induce a scavare, scrutare, osservare, leggere, comprendere, esternare sul retro di una pagina sgualcita le proprie emozioni e infine disvelare le radici dell’essere per poter gemmare novellamente nei vicoli della scrittura poetica. Luminoso ed evanescente un verso sostiene sottilmente la trama di questa seconda raccolta poetica , un sussurro lirico che diviene principio e termine ultimo dell’esistenza autentica e dell’autentico cammino “…sei lì che reclami la mia assenza: /dove credi che sia ;/ nel concepimento della mia presenza”…il concepimento della presenza… folgorante ed immensa l’architettura concettuale e semantica del pensiero , potentemente audace il respiro infinito che racchiude, ancestrale bisogno di vita e conoscenza dell’essere a cui non basta “essere creato”, ma che anela a “crearsi”, a generare il Sé misterioso che si agita nella carne e nella mente, l’Io oscuro e vero che smania nelle strette vesti che forzatamente indossa - … non aspetto altro che svestirmi…rivelava il Poeta all’inizio del cammino lirico…- .. Nella “ consapevolezza dell’incompletezza”, nel disincanto e nella incongruenza dei “pezzi di pasol/ che non hanno incastri/ perché non sono sempre gli stessi, Antonio combatte la sua guerra interiore, la lotta che, per lui “s’evolve da una vita” e segna, nelle righe di un foglio riflesso, le linee tortuose che si aggrovigliano intorno all’esistenza.

Ha il volto della Verità, la poesia di Antonio, e nel coraggio degli occhi azzurro mare sempre limpidi e sempre aperti affondano le radici del tramonto dove la speranza di continuità è un pasto quotidiano e il Poeta, con i pugni stretti, scrive la Vita .


DA QUESTO LATO DELLA STANZA

the girl with horizontal blinds - Lower East Side, Sun 6:00

40x50" - digital print on watercolor paper - edition 4

Da questo lato della stanza è tutto diverso. Mi sono venuta a sedere qui come un gatto di casa a guardare la stanza dall’altro lato. Succede che dopo anni di abitudini ci si fermi sempre negli stessi angoli delle stanze. E’ come camminare su linee tracciate in una mappa conosciuta. Perdersi non è più previsto. Allora finire da questo lato della stanza è come un’avventura per me. Da qui si possono vedere le finestre dei vicini, la ragazza dietro tende orizzontali e un pezzo di cielo color latta. Da qui si sentono rumori di acqua che corre nei tubi e di voci perdute nell’androne. Da questo lato della stanza penso cose diverse. Penso di poter pensare cose diverse. E allora accade. E’ facile, più facile di quanto pensassi. Basta venire da questo lato della stanza. Il tavolo qui è più largo, il legno ha il calore di un corpo vivente. Anche la luce, che arriva dalla lampada sembra il raggio di un sole appena nato. Ci verrò ancora, da questo lato della stanza. A scrivere di cose che altrove non sanno di esistere. E’ stato facile, come seguire la luce che fa il suo giro sui muri e poi scompare tra le fibre del divano. Facile e silenzioso come i passi di un gatto.

DOMENICA

a taste of my own medicine - South Street Seaport, Fri 1:06 AM
40x50" - digital print on watercolor paper - edition 4
Yasmine Chatila



.

LA CREATIVITA'

"La creatività? Basta allenarsi"
Il talento non è indispensabile

Secondo la Obscure Features Hypothesis (OFH) di McCaffrey, non esistono cervelli poco creativi ma solo poco allenati. È quindi possibile, con esercizi ad hoc e sviluppando alcune tecniche, arginare e superare gli ostacoli che impediscono alla mente di produrre idee innovativedi SARA FICOCELLI


NON BASTAVANO i 15 minuti di notorietà di cui parlava Andy Warhol. Secondo lo psicologo cognitivo Anthony McCaffrey tutti, prima o poi, avremo anche il nostro portentoso momento di creatività. Che di minuti ne duri cinque, quindici o due non importa, quel che conta è che produca risultati interessanti almeno quanto la teoria dello studioso della University of Massachusetts Amherst, secondo cui l'"aha moment", il momento in cui il cervello produce un'idea geniale, non è prerogativa di pochi talentuosi ma realtà accessibile a tutti. Al prezzo di un minimo di studio e sacrificio, ovviamente.

Secondo la Obscure Features Hypothesis (OFH) di McCaffrey non esistono dunque cervelli poco creativi ma solo poco allenati ed è possibile, con esercizi ad hoc e sviluppando alcune tecniche, arginare e superare gli ostacoli che impediscono alla mente di produrre idee innovative. Le conclusioni dello studio del Center for e-Design delle università di Amherst e Virginia Tech, pubblicate su Psychological Science, sono state raccolte analizzando un centinaio di invenzioni recenti e un migliaio di quelle storiche, cercando di capire in che modo, di volta in volta, gli inventori hanno arginato gli ostacoli che impedivano di raggiungere la meta.

Da questa semplice osservazione, McCaffrey ha rilevato che quasi tutte le invenzioni più geniali derivano da due passaggi fondamentali: la rilevazione di un fenomeno oscuro e inaspettato e la messa in pratica di una soluzione al conseguente problema. "Può capitare che un fenomeno che abbiamo avuto davanti milioni di volte non produca nessun tipo di intuizione - spiega il ricercatore - e che poi, all'improvviso, diventi la base per un intervento risolutivo e quindi per un'invenzione. Ecco perché tutti possiamo essere creativi".

Secondo McCaffrey tutto dipende insomma dal vecchio teorema secondo cui la necessità aguzza l'ingegno e non esiste pertanto un cervello più creativo di un altro, ma solo uno più abituato ad affrontare necessità diverse. "Comprendendo a fondo i meccanismi che permettono alle persone di "vedere oltre", è possibile migliorare il livello di creatività di tutta la popolazione", conclude fiducioso lo psicologo.

Il concetto di "fissità funzionale", usato dagli esperti per descrivere quel primo ostacolo mentale su cui McCaffrey ha basato la ricerca, è stato proposto per la prima volta da un psicologo tedesco, Karl Duneker, nel 1930. Questa barriera alla soluzione dei problemi è una creazione dei nostri stessi processi percettivi e soltanto un cambiamento o una vera e propria riorganizzazione radicale dei rapporti spaziali o "mentali" può aiutare a trovare la soluzione.

Per superare velocemente l'ostacolo McCaffrey ritiene che la cosa migliore sia conoscere bene gli oggetti che si hanno davanti e con cui si lavora quotidianamente, sia dal punto di vista strettamente tecnico che funzionale. E per dimostrare quanto questa semplice accortezza sia d'aiuto ha messo a confronto un gruppo di 14 studenti perfettamente consapevoli degli strumenti che avevano di fronte con un altro, sempre di 14, composto da volontari inesperti. Ad entrambi è stato chiesto di risolvere problemi di ordine pratico e i primi hanno dimostrato una capacità di problem solving del 67,4 più alta dei secondi.

"Questo è solo uno dei tanti studi sulla creatività che sono stati fatti dagli anni '50 ad oggi - spiega Annamaria Testa, docente di "Linguaggi della comunicazione" all'università Bocconi e autrice di "La trama lucente - Che cos'è la creatività, perché ci appartiene, come funziona" (Rizzoli, 2010) - e conferma ciò che disse l'economista, psicologo e premio Nobel Herbert Simon, e cioè che per sviluppare un'idea creativa ci vogliono circa 10 anni di intensa applicazione. La creatività è sì raggiungibile, ma al prezzo di un'istruzione permanente e, naturalmente, in gradi diversi e a seconda del talento e della pratica". La fondatrice delnuovoeutile.it 1 è anche una delle creative più note d'Italia. Ha cominciato a lavorare nel 1974 e le sue prime campagne famose sono degli anni '80: "Ci sono, come ricorda Teresa Amabile, diversi tipi di creatività, e molto dipende dal talento. La pratica da sola non basta. Ma ciò che veramente rende creativa un'idea è la sua l'utilità. Se un'idea non è utile è fine a se stessa, un mero esercizio di stile. Per questo è importante allenarsi, confrontarsi continuamente con lo stato dell'arte e la realtà".

Secondo Stefano Bartezzaghi, giornalista e scrittore e autore di "L'elmo di Don Chisciotte - Contro la mitologia della creatività" (Laterza, 2009), il termine "creatività" oggi però viene usato in modo equivoco, evocando la creazione di qualcosa di nuovo, "mentre essa consiste nell'assemblaggio di realtà che già esistono. E' impossibile creare cose che vengono dal nulla". Come il cavaliere della Mancha trasformò un pitale in elmo semplicemente capovolgendolo e mettendoselo in testa, così la creatività non è dunque che la capacità di saper reinterpretare la realtà e adattarla alle necessità. Superando quella "fissità funzionale" che sta lì proprio per metterci alla prova e spronarci ad accendere la lampadina che tutti abbiamo nascosta nel cervello.

(25 febbraio 2012 Repubblica.it)


sabato 25 febbraio 2012

LA STORIA


La stanza rossa, Matisse


goccia di vino rosso
sulla tovaglia

rivoluzione d'ottobre
in cucina.
(g.i.)

POESIA DEL VOLO

Volare di Chagall

Vivere
senza lasciare impronte

passi invisibili
su dune d'aria

sperare sempre
in un paio d'ali.
(g.i.)



mercoledì 22 febbraio 2012

DIALOGHI SU SCIENZA E SOCIETA'

La Società, oggi, è un sistema complicato, molto più di quanto non fosse anche solo un secolo fa. Complicato, o complesso, nel senso che già la realtà statica, lo status quo, è un insieme di una miriade di dati oggettivi, spesso non completamente noti ed in ogni caso di difficile interpretazione.

Ma ancora più difficile è il problema della realtà dinamica, di come si evolve il mondo, inteso come un insieme interconnesso dello spazio a nostra disposizione (la terra), della biosfera e dell’umanità tutta. Umanità che a sua volta è un sistema interlacciato di gruppi di paesi “benestanti” ad alta densità tecnologica, di gruppi emergenti, e di centinaia di milioni di individui al limite della sopravvivenza. E la caratteristica dell’estrema velocità con cui oramai avvengono molti dei processi economici, sociali, scientifici che ci coinvolgono rende ancora più critica l’individuazione delle azioni da intraprendere di fronte ad emergenze presenti o previste. In questo panorama diventa fondamentale l’apporto dello sviluppo dato dalla Scienza e dalla tecnologia.

Le vecchie distinzioni (non sempre accettate) della Scienza, pura e apolitica, e della tecnologia, interessata e potenzialmente pericolosa, oggi hanno ancor meno senso, non solo perché non siano più vere, ma perché la realtà è diventata molto più complicata, sfumata, e rifugge da catalogazioni nette e precise.


LOCANDINA E PROGRAMMA DETTAGLIATO nel SITO.

Essere uomini di scienza, o di cultura in generale, implica oggi una nuova serie di doveri civili che non si limitano più a riconoscere la legge morale dentro di noi di kantiana memoria, ma devono estendersi anche ad un ruolo che, intanto, deve essere formativo e comunicativo, e deve avere inoltre un ruolo attivo nelle interazioni con i soggetti politici. Questi soggetti politici non possono non avere un legame biunivoco con gli uomini di cultura (e i produttori di nuova conoscenza, nelle sue varie forme) che devono proporre e realizzare gli obiettivi che si sono proposti per la costruzione di una società formata da cittadini liberi, uguali e informati.

Il convegno che presentiamo vuole essere un’occasione per far incontrare persone che raramente hanno occasione di confrontarsi in pubblico, e di permettere loro di presentare idee, proposte, punti di vista ad esperti del campo, a studenti ed a cittadini, con la più ampia possibilità di poter intervenire con domande e chiarimenti ai relatori.

Il convegno si svolgerà nei giorni 1 e 2 marzo 2012, dividendo le aree tematiche in quattro mezze giornate. Il tempo a disposizione per gli interventi è stato volutamente mantenuto ridotto per lasciare un ampio spazio al dibattito successivo.

Durante il Convegno verrà presentato uno spettacolo di teatro-scienza a cura della Compagnia “Die Physiker”, composta da docenti, ricercatori e studenti del Dipartimento di Fisica, che presenteranno alcune pièces legate ai temi del convegno.

PROGRAMMA TEATRALE QUI

POESIA DEL CIELO

immagine



Oggi il cielo
è un letto

rifatto dal vento
disteso e puro

non solo bianco
c'è un po' di tutto

oggi il cielo
non è un tetto

sembra più un sentiero
tra boschi bianchi

lenzuola impigliate a rami
d'aria.

(g.i.)



Questa poesia è dedicata a Leonardo e Daniela, amanti del cielo.



domenica 19 febbraio 2012

SENZA POESIA



questa poesia
non la vuole nessuno
non serve a nessuno
non parla a nessuno

questa poesia è un urlo
in una bottiglia
galleggia e non la sente
nessuno


di questa poesia
non ha bisogno
chi non ha un lavoro

con questa poesia
non ci paga l'affitto
chi ha perso tutto

poesia bagnata da lacrime
finte, parole arrugginite
che non muovono niente
che non dicono niente
che se ne stanno mute

al di qua del muro
al di qua del mare
su un binario morto

parole in fila sulle rotaie
non sfiorano
non si curano
di noi

eppure si mettono in viaggio
verso luoghi distanti
portano questa luce
e l'odore di questo mare
in un pomeriggio d'inverno
altrove


sulla pagina
hai infilato
vento mare tepore
di una guancia

ma di quella ragazza
nuda sulla strada d'asfalto
non c'è traccia

eppure l'hai vista
andando al mare

ti ha sorriso ma tu
hai preferito il cielo e l'albero e il mare

dovevi fermarti
convincerla a seguirti
perché non sa che farsene
delle tue parole in fila
lei che non ti crede
lei che pensa che tu sia
come lei
di tutti tranne che
sua

poesia cosa rispondi
dovrai darle ragione
se non provi
a cambiarlo tu quell'uomo

che le ha preso tutto
e di nuovo
la getta sulla strada
come un pacco

tu poesia
a tuo agio sulla pagina bianca
non sull'asfalto

non il pianto vero
non la rabbia
che distrugge

tu poesia
che dici sempre io
scegli le parole più vere
falle brillare
falle esplodere
falle saltare
in aria

falle dire tutto
falle raccontare la verità
quella che fa male

anche nei lager
sei entrata


dove il sole non aveva avuto
il coraggio di entrare
dove l'umanità aveva toccato
il fondo

ora entra nei nostri
campi


esci dai salotti
varca i cancelli
cammina oltre
il filo spinato

vieni a cercare
chi non ha più
parlato

(g.i.)






IL BAR DEI RAMINGHI


Gatti ensemble

Il bar dei raminghi
il racconto è momentaneamente non disponibile.

sabato 18 febbraio 2012

BESTEMMIA

" Di che cosa è stato poeta Pasolini? Del corpo vivo che non si sa rassegnare all'estrema unzione di tutte le istituzioni, fino alle culturali e linguistiche, perché c'è qualcosa che fonda e precede la stessa cultura: il rapporto prelinguistico e mistico con le cose. "Gettare il proprio corpo nella lotta" sta allora per "gettare il proprio corpo nel linguaggio". E' questo il vero scandalo, la pietra di eresia che fa uscire dalla rilettura dell'opera di Pasolini, al di là della stucchevole rappresentazione di "poesia civile" che gran parte della critica le ha assegnato con un convincimento opposto: si tratta della poesia meno "civile" che sia data nel Novecento, perché meno compromessa con qualsiasi mediazione mondana."
Da "Il manifesto" del 10/2/1994.Pasolini, un corpo chiamato linguaggio di Gianni D'Elia

POETA DELLA CENERE


Anselm Kiefer, I tuoi capelli di cenere, Sulamith (1981).

Io non ricordo
nulla

non ricordo
e niente è più falso
di un ricordo

non ricordo
chi mi tagliò i capelli
né la sua mano grande
né la mia testa molle

non ricordo
il gatto rosso
miagolò e non mi riconobbe

non ricordo il tavolo
le sue gambe storte
di vecchia seduta
a gambe aperte

non ricordo il braciere
l'odore di bruciato
delle pantofole di mia nonna

non ricordo le sue parole
forse mi diceva
di smettere di sollevare
la coperta di lana
come il suo scialle

non ricordo
nulla solo

la cenere
il fuoco
sotto.

POESIA MUTA

(Nudo Blu P. Picasso)
Oggi

non ho imparato niente
non ho amato nessuno
non ho scritto una parola
non ho versato una lacrima
non ho sprecato un sorriso
non ho aperto una scatola
non ho parlato a nessuno

oggi
non ho vissuto.
(g.i.)

DOPO LA NEVE

GHIACCIO - bassorilievo in gesso su legno - colore acrilico reflex 120 x 60 x 4 cm
Opera originale modellata e dipinta a mano




Dopo la neve

cielo bianchissimo

tavolo apparecchiato
per uomini e santi

e ora sediamoci
tutti quanti intorno al cielo

a raccontare.

(g.i.)

lunedì 13 febbraio 2012

domenica 12 febbraio 2012

L'ORA INCASTRATA


un'ora incastrata
tra le lancette

tempo di troppo
non scorre
non corre

forse percorre
una salita
(g.i.)



RELATIVITA' DOMESTICA






chi cucina chi scrive e chi mangia...domenica e tempi dilatati...
buona notte
(foto di alan b. torta dei bimbi gatta della sottoscritta e biscotti di tutti!!)

IL SILENZIO DELLA NEVE


IL SILENZIO DELLA NEVE

Ora vi racconto perché non parlo.

Non parlo perché me ne sto qui a guardare dalla finestra il giorno bianchissimo e il paesaggio lunare. Io sono la neve, non parlo. Sono donna che scende a fiocchi lenti e larghi, mani bianche che impastano il pane, mani bianche che lavano, mani di madre che non si lamenta.

Io cado , mi sciolgo e mi rialzo. Non vado fuori a misurare spalare tagliare condannare. Io rimango dentro dove c’è il bucato da lavare e il pranzo da inventare e il marito da consolare e il figlio da accudire. Io sono la neve. Vi racconto perché non parlo sui giornali, perché nessuno mi chiede di sciogliermi al sole, perché nessuno vuole che io diventi acqua fredda e tagliente, che se ne va fuori ad inondare di parole gelide il paese.

Io ho guardato dalla mia finestra il cielo. Era un cielo antico e ho fatto la mia preghiera. E poi ho cambiato le lenzuola al letto. Fuori qualcuno parlava di andare a spalare la neve. Poi ho preparato il pane. Fuori qualcuno parlava di andare a controllare il tetto. Poi ho acceso il fuoco nel camino. Fuori qualcuno parlava di andare a tagliare le legna. Poi ho ricoperto di lana mio figlio. Fuori qualcuno parlava di insegnare qualcosa ai figli. Poi ho aperto tutti i balconi e ho fatto entrare l’aria fredda della neve. Fuori ho incontrato gli occhi di qualcuno fermo al bar a parlare dell’aria fredda della neve. E poi ho messo le lenzuola sui termosifoni e mi sono messa a ridere perché mi sembrava di aver trasformato la stanza in un circo. E ho riso. E allora fuori si sono fermati tutti e mi hanno detto che non si ride della neve che cade. Allora ho tirato giù il capannone bianco del circo e ho visto i gatti di casa affamati come leoni. Li ho tenuti dentro accanto a me perché nel cortile gli uccelli sono scesi a mangiare le briciole. E il pane è dolce e mi guardano anche loro senza parole. E fuori qualcuno sogna già di andare a caccia tra i boschi a primavera.

sabato 11 febbraio 2012

POESIA DELLA NEVE SULL'ALBERO


Che aspetti

va’ alla finestra

alzati scrivi risorgi

fuori parla la neve

ogni fiocco una pietra

ogni parola una pietra

neve che ricopre le case

neve che rimargina paesi

parole per guarire ferite

che non amano la luce

del sole.

Apri la finestra e segui

l’albero antico

regge sulle spalle curve

il peso del mondo

da sempre

non piange non supplica non maledice

la neve

se la scrolla di dosso

a poco a poco

come montagna che crolla

all’ora giusta.

(g.i.)

POESIA DELLA NEVE COL CIUFFO


Cincia dal ciuffo

nel campo innevato
smarrito come un calzino
canta l' uccellino col ciuffo

non sa niente di previsioni
non sa niente del tempo

conosce solo i segni
della bufera

i rami spezzati i nidi caduti
la finestra gelata il ricamo sulla ringhiera
le impronte di uccelli pesanti

che vanno a cercare
legna.
(g.i.)

NEVE IN IRPINIA

Foto Franco Arminio "Irpinia d'Oriente"



dove sono le impronte
dei giganti?

della luce
il suono tagliente?

dov'è la voce
della gente?

aspetta sotto la coltre
di neve il risveglio

s'annuncia con un cadere lieve
di briciole sparse
agli uccelli
(g.i.)

venerdì 10 febbraio 2012

NEVE AL BAR

Una foto di Fabio Vincenti (Viterbo)



seduta in silenzio
come una donna distratta
la neve in mezzo alla piazza

al tavolo bianco
del bar


è scesa a consolare
la fontana pazza

da anni
la notte singhiozza

stanotte
vestita di bianco
va in sposa

all'inverno.

(g.i)

giovedì 9 febbraio 2012

FIORI DI MALVA



FIORI DI MALVA

Ricordo un’ombra

quasi bianca

nonostante il tramonto

nonostante il giorno cadesse

a pezzi sull’asfalto.

E ricordo una voce

scheggia di vetro sotto il palato

il sapore del sangue e la lingua

che si ferisce sulle parole.

Ricordo i cani randagi

vagare nel paese spaccato

schizzi d'urina che segnano i muri

dietro le erbacce ritornano

i vecchi colori.

E ricordo senza ricordare

come un’indovina senza parole

appoggiandomi al muro viola

al ricordo di un odore:

mia nonna Incoronata

salvava fiori di malva

dai cani e dalla strada.

(g.i.)

a Incoronata - mia nonna

(10 febbraio 1907-19 agosto 2006)

LA MAPPA DELLE STORIE INVISIBILI: Roma, Fontana delle tartarughe

Stasera una storia invisibile è apparsa alla Fontana delle tartarughe... buon ascolto, se passate di là. E, a proposito, salutatemi Serafina...