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PAUSA PRANZO

Foto (da wikipedia) della Chiesa della Gran Madre di Dio. Sorge sulla riva destra del Tevere, vicino alla confluenza tra la via Flaminia e la via Cassia, in corrispondenza del piazzale di Ponte Milvio, al quale è legato il ricordo della battaglia tra Costantino e Massenzio nell' anno 312.


La vita ha ripreso a scorrere ai soliti ritmi. Veloce come acqua di fiume dopo la quiete di un piccolo lago. Ieri però ho sentito il bisogno di allontanarmi per un'ora e ho deciso di fare una passeggiata, dalla scuola dove lavoro a Ponte Milvio.
Ponte Milvio è un'isola (direbbe Marco Lodoli cfr. Isole, Einaudi) dove la luce del sole e i riflessi sull'acqua del Tevere rendono la pausa pranzo un momento speciale - almeno per me. Mentre ritrovavo il ritmo dei miei pensieri camminando ho visto queste cose.

PAUSA PRANZO- DIARIO DI UNA PASSEGGIATA FINO A PONTE MILVIO

CONVENTO DI SUORE
Passando davanti
a un convento di suore
ho avvertito

le voci nei corridoi
il freddo nei letti.

RADUNO DI SORDOMUTI
Quando cammino ci metto un po' a trovare il passo giusto della passeggiata. E' come se i pensieri che mi hanno occupato debbano trovare posto nei cassetti del cervello prima di lasciarmi camminare tranquilla. In altre parole io a volte non cammino, corro. E così mentre "correvo" un uomo si è rivolto a me, ma non con una parola, con lo sguardo e un alito caldo. Cercava di dirmi qualcosa. Forse ha cercato di dirmi che dovevo rallentare. Ho capito solo qualche metro più in là, trovandomi davanti alla Gran Madre di Dio, che c'era un raduno di persone sordomute. Se ne stavano a grappoli davanti alla Chiesa, come una nuvola scura di farfalle, parlando con segni armoniosi e leggeri avvolti in un alone silenzioso. Allora ho capito che l'uomo incontrato poco prima era uno di loro, e che quella sua voce senza suono, tutta aria e respiro, mi aveva parlato in un modo a me sconosciuto. Allora ho rallentato, ed ho anche scattato loro una foto.


BABELE
Nell'arco di un solo chilometro ho sentito parlare le seguenti lingue, inglese italiano dialetto romano il linguaggio dei segni giapponese italiano inglese. Ritengo che la ricchezza di una città si possa valutare anche in base a questa nuova unità di misura: densità linguistica per Km.

RISTORANTE GIAPPONESE
IL RITO DEL TE'.
Decido che la mia anima ha bisogno di quiete orientale, quindi mangerò al ristorante giapponese subito accanto alla Gran Madre. Chiedo subito del tè. La tazza, senza manici, è già un invito all'attesa paziente. Bisogna attendere che la temperatura sia quella giusta per poter prendere la tazza tra le mani e bere senza scottarsi. Aspettare con calma. E' quello che farò.
IL RITO DEL CAFFE'.
Oggi rinuncerò quindi ad un altro rito altrettanto sacro per me, quello del caffè. Rifletto sulle differenze. Le regole di un caffè indimenticabile: tenere la tazzina in caldo, versare il caffè ancora bollente. Bere a sorsi avidi e scottarsi la lingua e il palato. Dopo il caffé le mie prime parole sono sempre un po' ustionate, roventi.
LA TEIERA
Questa qui è ricoperta di fiorellini bianchi su uno sfondo verde prato. Un campo di margherite dove mi sdraio a pensare. Il manico di bambù sa di vento e palude. Devo essere abile in un modo inconsueto per versare da questa teiera: trovare il punto in cui tutto è perfettamente in equilibrio, il centro del manico. Versare il tè è un' inaspettata sollecitazione di tutti i sensi: non solo gusto, olfatto e udito, ma anche e soprattutto vista e tatto.
IL MIO TAVOLO
Per due- ma sono sola. La sedia di fronte mi fa compagnia con la sua faccia liscia di legno scuro. Mi sono seduta accanto a una finestra per continuare a vedere il sole che fuori esplode nel cuore di questo inverno radioso. Le tende riproducono due identiche geishe, un disegno colorato dove ogni tanto il sole riflette le sue ombre. Mi intrattengo in un inconsueto gioco delle differenze, sui volti delle geishe appaiono ombre di passanti, momenti di vita lasciata fuori a trascorrere senza di me per un'ora. Sul volto più in ombra riconosco la sagoma di un motorino e il casco di un marziano.
QUANTITA' DEL TE'
Non una piccola teiera ma un fiume che scorre dentro di me mentre annoto sul mio taccuino.
Mi convinco che qui verrò a passare le mie pause pranzo, assaporando il silenzio con tutti i sensi accesi da questo tepore orientale.
FRETTA
Qui non ha questo nome l'efficacia di ogni gesto del cameriere. Qui la fretta si trasforma in cura e la velocità in attenzione ai miei desideri. Mi stupisco che una simile gentilezza si lascerà pagare. In una trattoria romana entro per farmi travolgere dalla fretta. In un piatto fumante di matriciana ci leggo l'intrico delle mie giornate, la metafora di quello che mi aspetta di fuori. Ma qui no- la pausa è legata alla mia essenza di creatura atemporale. Vi è una parte eterna in ciascuno di noi che non ama orologi e ore.
SALSA DI SOIA
Sul mio tavolo, come una certezza di sapore e sapidità sul mondo - qualora ve ne fosse bisogno. Qui non incontro il sale e il pepe, disposti ai margini della tavola come pedine in disparte in un gioco di scacchi. La soia è una regina, si muove sul tavolo con totale libertà. Scrivo un quasi haiku.

Bottiglia di Soia

Regina nera
sulla scacchiera. Gioco
fila di scacchi.

NOTA STONATA
Il cartello sulla porta TIRARE. Mi ricorda che per uscire occorrerà costringere questo corpo beato ad un immenso sforzo. Vado.

Commenti

  1. A proposito della pausa pranzo ho ripescato un commento del 2009 di Gianfranco Rotondi (Avellino, 1960) a quel tempo Ministro per l'attuazione del programma di Governo. Lui diceva: «La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l'armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l'Italia». Mi sembra, a distanza di qualche anno, che a bloccare l'Italia ci siano riusciti lo stesso. Con Rotondi condivido le radici irpine (anch'io sono nata ad Avellino)e una notevole distanza di opinioni...

    RispondiElimina
  2. ...... e per fortuna che avevi solo un'ora di tempo, se ti concedevi un pomeriggio avresti scritto un romanzo !?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. :) Mi fa sempre questo effetto quando la mia libertà è limitata...effetto "fuori di prigione" per capirci!
      Grazie Leo ;) alla prossima pausa pranzo!

      Elimina

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