IL PASSAPAROLA DI SILVANA MAZZOCCHI

PASSAPAROLA

Il bambino Bruno, parole e immagini
per raccontare diversità e fantasia

Il libro scritto da Nadia Terranova, con le illustrazioni di Ofra Amit, ricostruisce la vita di Bruno Schulz, ebreo, scrittore, disegnatore e traduttore polacco morto per mano nazista nel 1942. Un ragazzino eccezionale, con la sua testa grossa, e poi un uomo eccezionale il cui motto era "Maturare verso l'infanzia. Questa soltanto sarebbe l'autentica maturità"

di SILVANA MAZZOCCHI

Che le parole e le immagini si possano fondere in magica sinergia è sempre una speranza, ma solo a volte l'alchimia si realizza davvero. Accade con Bruno, il bambino che imparò a volare, un libro che è insieme un racconto visionario e un album di disegni, ma anche un oggetto artistico. Combinazione non rara per le edizioni di Orecchio acerbo che vantano una produzione intelligente e sofisticata dedicata ai bambini e non solo, che funziona per tutti come un veicolo di fantasia e stimolo per la conoscenza.

E' stata Nadia Terranova, studiosa di Bruno Schulz, ebreo, scrittore, disegnatore e traduttore polacco di Kafka, (definito per le similitudini di poetica e biografia con il celebre Franz "uno scrittore più kafkiano di Kafka") a raccontare la storia di Bruno bambino quasi settant'anni dopo la sua morte avvenuta per mano nazista nell'autunno del 1942. L'essere un bambino eccezionale, il convivere con la sua testa grossa, una dissonanza che, anche se era vista dai suoi coetanei con curiosità non sempre bonaria, si rivelò per lui un mezzo straordinario per trasformare la spiacevole diversità in un'intima ricchezza, secondo il suo detto: "Maturare verso l'infanzia. Questa soltanto sarebbe l'autentica maturità".

Schulz nacque nel cuore ebraico della cittadina di Drohobycz nella Galizia orientale (oggi ucraina, ieri austroungarica e poi polacca, sovietica e in seguito occupata dai nazisti) e morì in circostanze non chiare, ma certamente ucciso dopo aver subìto ogni tipo di umiliazione e persecuzione. Il libro di Bruno ne racconta l'infanzia e fa emergere il suo rapporto con il padre Jacob, bizzarro maestro di vita, e la sua straordinaria capacità di trasfigurare il disagio e lo sperdimento in energia vitale che gli permette di "volare". Fantasia e realtà si fondono nel testo, scritto con sapienza e abilità da Nadia Terreanova, e si completano con il tratto surreale dei disegni di Ofra Amit, permettendo al libro di essere usato anche come primo e stimolante approccio per far conoscere ai bambini una delle pagine più buie della storia dell'umanità, la strage di milioni di persone: ebrei, rom, sinti, omosessuali, malati di mente, trucidati nei campi nazisti.

Bruno, il bambino che imparò a volare è in libreria, mentre una mostra con le bellissime tavole di Ofra Amit, resta aperta a Roma alla Galleria Tricromia in via di Panico 35 fino al 5 febbraio 2012. Il prossimo 27 gennaio, infine, in occasione della giornata della Memoria, sarà presente in galleria Ofra Amit per firmare il libro a chi lo vorrà.

Com'è nato il progetto di Bruno?
"Nove anni fa ho letto per la prima volta Le botteghe color cannella, nell'edizione Einaudi, che conteneva non solo i due romanzi di Bruno Schulz ma anche i suoi articoli e disegni. Sono rimasta subito colpita dalla sua arte e dalla sua vicenda e gli ho dedicato un blog letterario che ho curato fino al 2010. Quando ho proposto all'editore Orecchio Acerbo un racconto sulla vita di Schulz non pensavo tanto allo scrittore adulto ma al piccolo Bruno, riservato, schivo, con addosso un forte imbarazzo dovuto alla sensazione di una diversità radicale, alle bizzarrie di un padre incontenibile, al peso di una genialità inesplosa. A poco a poco si può imparare a ridere sulla vergogna, ma nel silenzio di un io bambino può essere bruciante. Inoltre volevo raccontare l'invasione nazista nella cittadina di Drohobycz, con il buio della guerra e poi la speranza della rinascita che i disegni di Ofra Amit hanno interpretato perfettamente, rendendo accessibile ai più piccoli un tema importante. È stata Fausta Orecchio a pensare a lei creando la sinergia fra parole, immagini e grafica. Dopo aver scritto il mio testo ero fiduciosa ma solo quando ho visto lo storyboard ho capito che il libro era nato".

Chi era Bruno Schulz nella realtà?
"Era molte persone: un bambino che ascoltava intimidito i discorsi filosofici del padre Jakob e la notte si perdeva tra le vie e le botteghe del ghetto, uno scrittore dalla penna potente e immaginifica, un incisore e disegnatore visionario, un insegnante che preferiva la narrazione alla didattica, era il traduttore polacco di Kafka, era un ebreo che subì il nazismo e una fine assurda. Sulla sua morte, avvenuta durante il massacro di un Giovedì Nero, circola la storia di una ripicca fra due ufficiali: vera o falsa che sia, come sostiene Grossman, è emblematica di una verità tragica, di un senso di estraneità esistenziale. Il suo corpo non fu mai ritrovato, come se si ostinasse a non morire, per questo ho pensato alla sua scomparsa come a un vuoto, una sparizione. Negli ultimi anni sono molti gli scrittori che tengono vivo il nome di Schulz, quasi sia diventato un nume tutelare della categoria: fra gli altri gli italiani Gad Lerner, Francesco M. Cataluccio, Ugo Riccarelli, e poi David Grossman, Cynthia Ozyck, Jonathan Safran Foer".

Fantasia, sogno, diversità. Che cosa racconta il libro?
"Una versione della vita di Bruno attraverso tutte e tre queste lenti. La fantasia è una possibilità che abbiamo per sopportare la realtà, ovvero trasfigurarla, aggiustarcela addosso. Non importa che suo padre si trasformasse davvero in un rapace, in un pompiere, in un libro segreto, quello che conta è che Bruno percepisse in maniera vivida queste metamorfosi e attraverso immagini esperite o sognate riuscisse a tollerare assenze e stranezze di un genitore particolare. Certo, il sogno può diventare incubo, come quando arriva la guerra e diventa sempre più difficile dare un senso a ciò che accade. Con la diversità si può giocare in molti modi perché a seconda dei punti di vista la sua definizione è mobile. Nel libro, a proposito del suo lavoro di insegnante e delle corde che riusciva a toccare con gli allievi del corso di disegno, scrivo che Bruno, poiché l'ha conosciuta, sa trasformare la diversità in opportunità. La frase con cui Einstein amava definirsi risulta appropriata anche per lui: "Nulla di umano gli era estraneo"".

Nadia Terranova, Ofra Amit
Bruno, il bambino che imparò a volare
Orecchio acerbo
euro 16


(17 gennaio 2012)


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