1Q84 MURAKAMI IN UNA NOTTE

Dal web. Einuadi Speciali



A quanto pare insonnia e passione letteraria, insieme, posso portare incredibili risultati... Quando Antonino Tripodi, attraverso il suo profilo twitter, ci ha comunicato di aver letto i primi due volumi di 1Q84 in una notte, per la precisione «in tre-quattro ore», ammettiamo di esserci parecchio meravigliati. E un po' per sapere cosa passa per la testa di qualcuno che in poche ore attraversa il gigantesco universo onirico che è quest'opera di Murakami, un po' per sfida, gli abbiamo chiesto di scriverci, a caldo, le sue impressioni. E la sfida, non c'è dubbio, l'ha vinta lui.

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Tre numeri e un intruso: Kyū, che in giapponese si pronuncia allo stesso modo del numero nove. 1984. Come fai a non associare subito a Orwell ? Ecco una volta ceduto alla tentazione occupati del resto. Occupati di Murakami Haruki (mantenendo l’ordine di cognome e nome tipicamente nipponici) e di quello che riesce a mettere insieme in questo surreale intreccio di storie. Tralasciando la - meritata - menzione sul successo avuto in patria e da lì a macchia d’olio nel resto del mondo, credo che il modo migliore per non rovinare la lettura a nessuno sia dare semplicemente sfogo alle impressioni che ne ho ricevuto. L’occhio è di colui che nutre passione viscerale per la terra del Sol Levante al punto da volersi appropriare con alterne fortune del suo idioma. Questo piccolo grande capolavoro non è certo una guida turistica ma offre a piene mani spaccati di vita smaccatamente nipponica: quella che ti aspetti quando sali in metropolitana con le riviste di manga spesse come i vecchi cataloghi della Vestro lasciate al loro destino, quanto l’atmosfera ossequiosa di un ristorante o ancora le scuole di preparazione ai terribili esami preliminari per accedere alle università. Sono immagini che mi fanno intravvedere quella sintesi superba con cui Murakami esordisce “Uno si può fare un’idea di ciò che sta accadendo solo guardando coi propri occhi e giudicando con la propria testa”. Da osservatore mi sento in alcuni tratti coinvolto, in altri disorientato. Di certo affascinato. La caratterizzazione dei personaggi lascia poco spazio all’interpretazione, scivola via diretta, a tratti concisa a tratti ricca di particolari. Non nascondo che alcuni squarci mi sono particolarmente cari perchè assaporo appieno pennellate di cultura jpop di cui mi sono nutrito per anni nella mia fase adolescenziale e che ritrovo in veste più matura qui. Vengo da una precedente maratona della ciclopica biografia dello Steve Jobs secondo Isaacson e non ho potuto che sorridere nel leggere i dettagli con cui viene descritto il vestiario di Komatsu, mentore di uno dei due protagonisti principali. Forse davvero nella mancanza di scelta che si pone nell’apparire si nasconde uno dei motivi per cui la forza della divisa - intesa come ciclico ripetersi dello stesso stile - si riflette nella proporzione con cui si ottengono i risultati nel proprio lavoro.

Mi sono imposto di evitare anticipazioni sulla trama e tale rimarrà questa scelta per cui mi limiterò a scrivere dell’essenziale. E’ una storia di intima introspezione raccontata attraverso gli occhi di una donna e di un uomo. Una donna ed un uomo calati in una realtà diversa da quella occidentale. Ma non sono una donna ed un uomo comuni. Anzi quando cominci a pensarlo arriva un momento in cui - come dicevo - ti ritrovi spiazzato. Dove mai la troveresti una tranquilla ed insospettabile ragazza che svolge la professione di killer su commissione, per altro con metodi surreali che fanno un po’ sci-fi ed un pò Dr. House M.D., e solo per vendetta nei confronti di uomini che maltrattano donne? E perchè non parlare del protagonista maschile? “Tu non sei niente” lo epiteta Fukaeri, la giovane autrice di un romanzo che lui deve riscrivere per decretarne il successo editoriale. In effetti come si dovrebbe definire un ragazzo sulla trentina che insegna matematica solo due o tre giorni a settimana che se ne sta rintanato nel suo cubicolo cercando di sfondare come scrittore, senza per altro nutrire particolari speranze in merito? E’ un pò il paradigma delle nuove generazioni giapponesi. Quelle che hanno assaporato il benessere creato dalla forza di volontà di coloro che, pur umiliati ed ammalati dalle scorie psichiche e fisiche della seconda guerra mondiale, hanno saputo rialzarsi. Vedo in lui, Tengo, alcuni tratti tipici degli Otaku (qui in occidente il concetto più vicino e’ quello del nerd) mentre per altri versi se ne discosta decisamente. Ma ciò che maggiormente mi trasmette è quel senso di fragilità mista a rassegnazione che lo fanno capitolare alle richieste - compromettenti dal punto di vista etico e professionale - che gli sono imposte da Komatsu, il boss sicuro di sè e sprezzante delle regole pur di raggiungere i successi editoriali che si impone di avere. Potrei accostarlo al personaggio di Ikari Shinji in Shin Seiki Evangelion di Anno Hideaki.

Risaltano fin troppo chiaramente tematiche ridondanti come il senso della privacy e dell’educazione del popolo giapponese, il loro senso di attaccamento aziendale, lo spirito di corporazione, perfino la timidezza con cui si accetta malvolentieri il peso di un cognome un po’ imbarazzante come Aomame (che si scrive con gli ideogrammi di “verde” e “pisello”) e la reazione compita e quasi di colpevole rassegnazione con cui si cerca di giustificarsi agli occhi degli altri. Aomame però è molto di più che una ragazza dal cognome strano. E’ un pò Alice in Wonderland e un po’ Nikita con la sua altera bellezza a mascherare orribili smorfie capaci di incupire anche gli animi più ben disposti.

Sensazioni sulla pelle: brucianti, alti e bassi, violente sterzate. Senso di claustrofobia alternato a boccate d’ossigeno puro di quello che ti sfianca la trachea e fa stridere i polmoni dentro la cassa toracica come fossero carta vetrata sull’ acciaio arruginito. E’ un romanzo ricco, complesso, surreale. Abbraccia il lettore e non gli permette di scollarsi se non all’ultima pagina. Ogni passaggio del romanzo gira attorno a questo concetto: le cose non sono come appaiono, ma di realtà ne esiste una sola. Anche se si può mascherare la verità con una finzione, con una menzogna, è necessario ricordare che “una volta che si dice una bugia al mondo, bisogna continuare a mentire in eterno. Diventa necessario per far quadrare i conti”.

Inutile dire che aspetto il libro terzo. Sayounara.

Da A Modern Classicism Tale, per gentile concessione di Antonino Tripodi.

Commenti

  1. Io sono insonne, ma ho appena cominciato. Grazie eroico Antonio Tripodi per la prima vera recensione di un lettore che mi capita di leggere del librone\bibbia Murakami!

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  2. una sintesi: 1Q84 è una "reverie" che parte da Apocalipse now" (non so dire se anche da cuore di tenebra, ma non credo). Comunque,come nel film, tutto conduce al regicidio, con tanto di citazione in entrambi del ramo d'oro di frazer (in apocalipse now è il libro che legge marlon brando, o comunque è uno dei libri che si vedono nella sua stanza, in 1Q94 viene citato esplicitamente dal leader)

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