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Visualizzazione dei post da 2012

LE ROSE, I PENSIERI

di ghiaccio una rosa
feriscono i petali
il profumo una lama

mi avvolgo nella mia
maglia di lana
ed esco a raccogliere
le rose invernali
per la nostra tavola stasera
per un po' di colore

nel parco tra i tigli mi taglio
di spine e pensieri
sono la stessa sostanza
entrano dentro restano
un po' nella carne appuntiti

come la vita, l'amore.
(g.i.)



UNA SCIARPA ROSSA

Mi sento così. Sono dalla parte dell'anno vecchio. Lo guardo, è un uomo curvo, con i suoi dodici mesi sulle spalle. E' un uomo solo, condannato a morte. Mi avvicino, per stringergli la mano, per sussurrargli una storia. Cosa vuoi ascoltare? Risponde: "Una storia d'amore." Mi sorprende un tempo vecchio innamorato.  Come ci riesci, ad amare ancora. La sciarpa rossa intorno al collo. Risponde: "Senza amore si muore".
Lo vedo per l'ultima volta in un parco, tra i rami spogli,  seduto sulla panchina di ferro. La sua sciarpa rossa emana ancora un flebile calore. La sua fiamma sta per spegnersi. Sta per finire. Ci sediamo.
Non mi vengono più le parole.  Fa troppo freddo. Vorrei raccontargli la storia di una donna che lo cerca per abbracciarlo, per non farlo morire. Ma lui non mi crede. Il suo rivale è già nato. E' un minuscolo pensiero, al posto del cuore ha un fiocco di neve. Però è caldo, vive. Già si scioglie il gelo.
Ci salutiamo. Prima che io vad…

GEOMETRIE URBANE

Ho gli occhi voraci. Ho mangiato colori e forme. Mi nutro di geometrie improvvise: sul treno verde i finestrini esplodono di paesaggio. Non riesco a fermarmi. Lo so quello che accadra' fra poco, quello che sta gia' accadendo: si sciogliera' il mondo, le forme saranno pozzanghere e dentro liquide resteranno solo le parole.
Ma prima che il mondo si sciolga, mi tengo stretta ad un parallelepipedo, un cubo, un cilindro.  Basta un raggio di sole per perdere tutto. Una nuvola e il mondo riappare.

PENELOPE A DUBLINO

LA PIASTRINA

il cuore pronto al viaggio
con la valigia
stretta da un  laccio
emostatico e le vene
gonfie di plasma
scorre dentro un traffico
di globuli  rossi
di globuli  bianchi
dove vanno?

Non lo sanno
e le piastrine
stanno in guardia
intravedono il buco nero
e sono pronte
a fermare l'emorragia
con un tappo

così, dicono,  la vita
non scorre via
e tu sei salvo.

(g.i.)



UN MINUTO FA

un minuto fa
il tempo era nero
il tram era fermo
l'albero non fremeva
la foglia non  frugava
l'asfalto non sapeva di pioggia

un minuto fa
il mondo non era vero
il tram acceso da una scintilla
nell'albero c'è l'allodola
nella foglia sale la linfa
l'asfalto si bagna

e io che attraverso la strada
resto impigliata
alla luce di un lampione.
(g.i.)

LA FINE DEL MONDO DALLA PARTE DEGLI ANIMALI

Oggi penso al serpente. A quanto è bravo a uscire dalla pelle stretta quando il suo mondo cambia. Mi piace, questo animale scacciato da tutti i talloni puri, questo essere strisciante che in realtà mentre tramuta non si tradisce, non tradisce la sua natura. Bisognerebbe imparare dal serpente, accoglierlo in casa, osservarlo con quella sua pelle che avanza silenziosa, tra i rovi della vita. Quando è stanco si arrotola. E sta in silenzio. Oggi lui non sa che il mondo potrebbe finire. Se ne sta addormentato in una tana. Sotto la pelle le sue mille pelli da cambiare.
Penso anche alla medusa immortale, un'altra creatura straordinaria. Si chiamaTurritopsis dohrnii  e quando si sente minacciata inverte il suo ciclo vitale, ritorna a uno stadio primordiale, rigenerandosi all'infinito. Eppure la Medusa che temiamo è quell'essere che tramuta il nostro sangue in pietra, con un solo sguardo. Ebbene il mito è sbagliato. Medusa sa mutare all'infinito. E' lei la vera fenice. E'…

ADDIO, UNA PAROLA CHE NON COMPRENDO.

Io non sono brava a dire: Addio. Se oggi il mondo finisse praticamente non avrei salutato nessuno. Congedarsi. Non mi so congedare. Non so lasciare le persone bruscamente, senza preavviso. Serve tempo per sparire. Va bene andare via, ma non all'improvviso, non per sempre.  Se oggi il mondo finisse mi piacerebbe tornare. Per raccontare.
Ho bisogno di avere accanto a me  le persone (anche se il tempo le ha mandate in frantumi, anche senza voce): a qualcuno prenderei una mano, ad altri la bella fronte, ad altri ancora uno sorriso tra i tanti che hanno schiuso  in mezzo al viso. Come potrei congedarmi da tutto questo amore? Come potrei lasciar andare via da me per sempre le persone che ho amato? Non è umano, lasciare andare i volti, le voci, le parole. Io li conservo dentro di me, ho il cuore crivellato. Alle pareti ci sono chiodi e chiodi e chiodi. Ci appendo tutti i miei quadri. Non è dolore quello che scrivo oggi. E' vita che si perde, è Tempo che scorre. Purtroppo le parole no…

I POETI

meno male che i poeti  vivono
in case lontane
in stanze separate animate 
da altri corpi più sereni e pacati
il mondo potrebbe 
ridursi a una fiamma 
poi a un mucchietto 
di cenere
se i poeti dormissero
abbracciati
(g.i.)

LETTERA ALLA VIGILIA DELLA FINE DEL MONDO

Cari Amici di letture e di leggerezza,


E' arrivato il momento di salutarci, non ci crede nessuno ma tutti si preparano alla fine del mondo. E io ho pensato a voi. Siete cento, quindi per me tanti. Cento persone con cui condividere queste ultime ore. Che fate di bello in questo momento? Leggete? E cosa leggete? Naturalmente questo post, ma poi cosa altro leggete?
Leggere. In quanti sceglieranno di passare l'ultima sera del mondo con un libro? Pochi. Già in Italia non leggiamo abbastanza, figuriamoci stasera!
Sono dalla vostra parte. Anch'io, follemente innamorata delle parole, stasera forse me ne starò abbracciata alle persone. Di certo non alle cose. Eppure altre azioni continuano a farmi andare di qua e di là come se il Tempo non si dovesse fermare.
Guidare. Roma stasera è un po' folle. Per accompagnare mia figlia da un'amica (a 2 km di distanza) ho impiegato quasi due ore. Fra un po' dovrò fare lo stesso per riprenderla. Spero solo di non passare l'ultima…

LA CARICA DEI 100 FOLLOWERS

Da qualche ora Amici di Letture e Leggerezza ha 100 followers! Da oggi siamo un piccolo esercito di lettori! Grazieeeeeeee! E il prossimo,  il n° 101, sarà la nostra mascotte del 2013!

UNA FOGLIA IN MACCHINA

Avete mai cercato di spiegare a un bambino cosa sia la morte? Non è facile, due occhioni fissi nei tuoi che ti scrutano per vedere se è come la storia di Babbo Natale (che ha le scarpe di papà...e la barba finta). Insomma devi essere bravo, convincente (sarà per questo che io porto spesso gli occhiali da sole, anche se è notte?). Meno male che quando racconto una bella storia finisco col crederci anche io. E allora mi invento che quando si muore si resta nell'aria, a volteggiare, come le foglie d'autunno. Si come le foglie d'autunno. Sono secche, cadono ma non si fermano, continuano a viaggiare, e te ne ritrovi una sulla spalla mentre cammini sul Lungotevere. Mi sono lasciata prendere dalla mia speranza di speranza, e allora ho aggiunto: "quando non ci sarò più e vedrai le foglie che cadono, ecco in quel momento se una ti sfiorasse, o ti finisse sul vetro della macchina, sappi che sono io, ti sto pensando, ti sto salutando." Mia figlia è una bambina stupefacente…

LA FINE DEL MONDO

Sabato 22 dicembre su Rai Radio 3 nell'ambito della trasmissione "Il cantiere" alle ore 19:00
andrà in onda il  racconto di Giovanna Iorio "La fine del mondo" (voce narrante Salvatore Iermano).
Musiche del NOTTURNO CONCERTANTE

IN UN GIARDINO D'INVERNO

Oggi l'inverno si è seduto sul cuore, come se io fossi una panchina in un parco. Ho le ossa di ferro, la ruggine si muove dentro come una nuvola rossa. Parte dal cuore, sale, scende. Non posso fare niente. Qualcuno scompare e io non so cosa dire, cosa fare. Il silenzio si prende una vita, lascia altro silenzio intorno. E' come un parco d'inverno, è apparsa un'altra statua di pietra, ha il sorriso eterno sul volto, gli occhi spenti, la pelle di marmo. Scintilla di sole freddo. Un'altra statua nel mio parco. Di sera la luce le riaccende tutte. Ma le mani, le mani giunte, sono senza preghiere. 




Se ne stanno a mezz'aria i giorni d'inverno. Sospesi come minuti gelati. L'acqua non scorre nei canali. La pioggia è un cristallo, splende tra le foglie, sulla corteccia dell'albero.
Scavo sotto un tappeto di foglie con le mani, le unghie. Trovo la terra, la terra che freme. Il gelo non l'ha scalfita. Le ha solo lasciato un velo di lacrime bianche tra i cap…

INVENTION OF LOVE

ANIMA

va su una goccia
sul muro bianco piano
sale su in cielo
(g.i.)



IL CUORE

non resta che la pelle sulle cose
anche quando sono nude

la verità è un pezzo di vetro
infilato nel palato
o forse un chiodo di  ferro
nel palmo della mano

il colore del sangue
rivela quel che accade
a frugare
nella scatola cranica
nelle costole scabre

a cercare
una traccia visibile
la prova vitale di un muscolo
sopravvalutato

siamo organismi complicati
da un meccanismo primordiale
(g.i.)









PREGHIERA D'INVERNO

mi  copre
il cielo grigio
è un velo sul capo
di una donna
che non va più a pregare nel buio
ma alla luce fuori
nell'aria del giorno
sotto un ramo spoglio
dove si sente il rumore

se lo ascolti ti parla
un suono di biglie
di vetro
che rotola sul tappeto
dell'erba

una preghiera d'inverno
che ora brilla sul ramo
sull'albero
di un quotidiano natale.




IL SABATO DEL MIO VILLAGGIO

Sono sveglia. La luce è grigia, ma si scalda, se le versi su un po' di caffè, se le metti su lo zucchero a velo del cornetto, se sporchi un piccolo angolo di cielo di dolce marmellata, un ricciolo di burro qua e là al posto delle nuvole, un fiocco di panna.
Il cielo è pronto. Si può cominciare, il sabato del mio villaggio.
Alle 5 del mattino vengono a pulire le scale. Sento che lavano il pavimento, l'acqua nel secchio, lo sforzo di pulire senza svegliare. Sono due le donne. Invisibili. Non le ho mai incontrate. Ma stamattina ho pensato che un giorno aprirò per offrire un caffè caldo. Una parola.
Fanno in silenzio, per non disturbare. Si portano via in una busta di plastica nera il nostro sporco, le nostre giornate  rimaste sotto la suola delle scarpe.  L'alba di ogni sabato è ricominciare a sperare. Io ho il tempo per scrivere, dovrei anche ripulire la mia casa, sembra un sottobosco. Un giorno vedrò spuntare anche i funghi dal tappeto, dal muro. I bambini sono senza redini…

LA STORIA INFINITA DEL TAXI DI JORGE AMADO

Non finirò mai di credere nelle coincidenze.  Non le so spiegare queste meravigliose, sottili linee che uniscono le vite degli sconosciuti. Siamo sospesi  in una rete invisibile, e non esserne consapevoli è l'ingrediente più affascinante di questa strana alchimia.
Insomma, sto per raccontarvi la mia ennesima incredibile storia. Incredibile è proprio l'aggettivo adatto. Vi svelo perché.
Martedì scorso chiamo un taxi, sono a casa e devo precipitarmi a Trastevere dove ho diverse cose urgenti da fare (e in poco tempo). Esco di casa e il taxi aspetta davanti a casa mia.  Ho dovuto scartarne un altro perché non ho contanti e a me devono mandare un taxi con il bancomat. E' buio, fuori e dentro l'abitacolo. Mi siedo e chiedo,  "Andiamo a Trastevere?".
Avevo letto (e postato qui sul blog) un articolo su Jovanotti a New York.  Era in un taxi e parla del suo incontro con un amante di Pavarotti (Vi rimando al mio post).   E' una bella storia da raccontare ad un tassi…

IL VIAGGIO DI ALICE

vengo a sdraiarmi qui
sulla linea del tuo profilo
come una bambina che trova
un coniglio bianco

la mia guancia sul tuo calore
parole che mi avvolgono
un mantello di pelo candido

sono invisibile
aria azzurra
entro nei tuoi polmoni
esci dai miei ventricoli

pura ora io so
espirare scorrere
non più rincorrere
la mia orma  nella neve

m'implora di tornare
mi perde in una distesa bianca
priva di segni

in una pagina primitiva
dove tu mi scrivi
dentro.
(g.i.)


PESCI LUMINOSI

Mi sono accorta che ho i capelli di due colori. Neri sulla nuca e le tempie. Azzurri altrove.
L'azzurro cerca di uscirmi dalla pelle. Esce dai pori. Lo lascio fare;  sono onde leggere di colore.
Galleggiano nei capelli i miei pensieri. Come spiegare il vento che all'improvviso li  agita, le trecce mancate, i silenzi neri? Come esplorare il fondo dei pensieri, i fondali che diventano bosco,  il muschio della corteccia, il verde dei bulbi, la linfa che sale dalle radici?  E'  un morbido viluppo di colori,  un respiro nell'acqua di mare. Sto per diventare una spugna.
Ho messo la testa in un cappello di lana, per non straripare. Si sono fermati i capelli.  Si sono fermati i pensieri.  Ma solo per un po', il tempo di un breve tragitto tra case, macchine e foglie.
Poi di nuovo i pensieri spettinati,  le onde del mare. Li vedo nuotare tra i capelli,  minuscoli pensieri luccicanti, i miei piccoli pesci luminosi che mandano segnali. Seguono le imbarcazioni, le vele,   i pes…

LA BIBLIOTECA DI MARMORA

Pubblico di nuovo l'articolo che ho scritto per raccontare l'amicizia di Padre Sergio De Picccoli e Silvano V.  Dal sito Biblioteca di Marmora. C'è una petizione da firmare. C'è una mano da dare!


La prima stanza della BibliotecaPubblicato il2 dicembre 2012daadmin
La storia di Silvano V. risale al 1985, quando nel monastero di Padre Sergio vi era una sola stanza piena zeppa di libri, la prima stanza della Biblioteca di Marmora.
Silvano arriva al monastero con un piccolo bagaglio leggero e tante paure. Il peso che si porta dietro è tutto nel cuore.
Appena arrivato in quel posto” racconta Silvano “vidi una persona, sembrava quasi mi aspettasse, cioè ebbi la netta sensazione che Padre Sergio attendesse proprio me. Questo mi colpì moltissimo e arrivato lì capii subito che la vita di certo non sarebbe stata semplice, ma la cosa non mi spaventava anzi mi affascinava perché anche io sono abbastanza solitario e la solitudine della montagna non mi spaventava“. Silvano si rende sub…

IL GIALLO IN AGGUATO

Oggi ho visto infinite piccole cose. Talmente piccole che ora a scriverle non riesco a mostrarle dentro alle parole. Bisogna che ogni lettera diventi una lente d'ingrandimento,  un piccolo cerchietto d'oro intorno al vetro.
Comincio dall'albero di limoni nel mio giardino. E' una pianta che mi segue da dieci anni. Ha fatto con me tre traslochi romani: San Giovanni, Cinecittà, Cassia.
Sulla buccia verde di un piccolo limone stamattina ho visto l'ombra del giallo. Eppure l'inverno se ne sta sulle sue foglie come un drago addormentato. Tutti i giorni temo per lui, ho paura delle gelate. Ma oggi sono serena. Il giallo cova sotto la buccia. Il giallo è in agguato.