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QUANDO DIO E' UNA DONNA




Teatro India "Red" foto by Alan Bates


Vi consiglio di arrivare al Teatro India di corsa e all'ultimo minuto per vedere "Lettera di dio all'umanità". Una corsa in macchina perché la babysitter arriva in ritardo e dalla Cassia a Trastevere è una cometa natalizia di luci rosse e bianche. Una corsa fino a quando finalmente vediamo il "Teatro India" e - miraggio! - uno spazietto angusto appena sufficiente tra una vettura dell'AMA e un altro spettatore di "Lettera di dio all'umanità" che ha appena parcheggiato. Ci vede e risale in macchina. Ci fa posto, ci stiamo anche noi. Solidarietà tra persone che navigano verso la stessa meta. Tutti di corsa al botteghino - una corsa vera e propria con tanto di sprint finale e fiatone che impedisce di dire "due biglietti per favore" per cui sembra che chiediamo "due etti di un fiore". Finalmente entriamo. Sono le 18:01. Ce l'abbiamo fatta!
Teatro India, foto dal web

Vi consiglio di arrivare al Teatro India di corsa e all'ultimo minuto perché lo spettacolo "Lettera di dio all'umanità" è una girandola di emozioni che vi farà battere forte il cuore. Quindi meglio arrivarci col cuore in gola e il sangue alle tempie. Rosso è il vestito della donna seduta con le spalle al pubblico (tutta piena la gradinata) mentre i capelli sono biondi e la voce melodiosa. Ci canta una canzone mentre un'altra donna - bruna e folle - se ne sta sdraiata in un angolo come una barbona tra un mucchio di giornali. Quando la canzone finisce entrano sei ballerine, capelli illuminati e corpi sinuosi. Sullo sfondo una immagine proiettata, un corridoio, un disegno in bianco e nero. Un ingresso, forse una porta. La donna in rosso presto fuggirà al di là dello sfondo e ci parlerà da quella nuova vita, da una finestra bianca e nera in cui si avvicendano paesaggi urbani, gli stessi che abbiamo visto correre insieme a noi, arrivando al Teatro India: edifici sventrati, case sparate alle tempie (2011, Transtromer), cortili vuoti, un vecchio deposito di gas che torreggia come una Babele di metallo. E mentre la donna bionda, con le sue nuove ali di angelo, ci svela come abbia fatto a diventare dio (sono passata sotto la sottilissima fessura di una porta) le parole si animano sui corpi delle ballerine, rimbalzano sui loro muscoli, diventano vere, vive e reali come fossero appena nate e urlassero "siamo vive" agli spettatori. Tutto si muove per quasi un'ora mentre la donna dio ricorda, deridendola, una vita vuota e la donna vestita di stracci tagliuzza fino a farla sanguinare una camicia bianca: l'anima. Sottili pezzi di illusioni a brandelli, per cercare di arrivare a quel dio. La coscienza si trasforma in un secchio di metallo in cui lavarsi le mani; il suo rumore sordo è il suono di un'anima imprigionata.
E l'anima? L'anima è un dolore tra le costole. Per sentire la vita dovremmo cercare di passare come luce sotto ad una porta, dall'altra parte. Abitare l'altrove che temiamo.
Mentre tutto questo ci viene rivelato e danzato, il cuore rallenta seguendo il passo dolente del Requiem di Mozart. Le donne ad un tratto diventano quattordici. Ballano e si spogliano, coprendosi il volto prima di far compiere l'ultimo disperato giro di vite alla vita.
E' finito. E' finita. Dio ci ha lasciato. Siamo di nuovo noi. Siamo di nuovo soli. Usciamo all'aperto dove nulla è cambiato. Siamo stupiti che il mondo fuori abbia continuato a fare rumore mentre noi tenevamo il fiato sospeso e cercavamo pieni d'ansia tra le costole, laddove avevamo sentito uno strano dolore (l'anima forse?). Solo la luna sembra diversa. Si è arrampicata in cima alla torre di metallo. L'occhio di luce di un faro. Magia di un teatro che riesce a guidare i marinai smarriti nel porto.

Teatro India, "Lighthouse" foto by Giovanna Iorio


Lettera di Dio all’umanità

Testo Franco Arminio
uno spettacolo ideato, coreografato e diretto da
Gloria Pomardi

con Maria Laura Baccarini e Gloria Pomardi
e con Valeria Baresi, Stefania Canini, Giulia Brenzan, Marianna Cifarelli, Luana D'Anzi, Erika Iannello, Marta De Loanna, Monia Marini, Valeria Meoni, Paola Pagano, Rosa Montesdeola, Beatrice Kessi

musiche Wolfgang Amadeus Mozart | REQUIEM KV626 in Re minore
istallazione Andrea Aquilanti
abiti di scena Maria Grazia Tata
disegno luci Jan Maria Lukas
con la collaborazione di Raffaella Mattioli
assistente alla coreografia Marta De Loanna
foto Elena Bono

Marco Mattolini
prodotto da Associazione Culturale Beat '72
in collaborazione con Teatro di Roma

orari spettacolo
6,7,9 dicembre ore 20.30 | 8 dicembre ore 18.00

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