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UN GIORNO PIENO DI RUMORE



L'ingiustizia uccide poco a poco. Uccide la volontà, l'entusiasmo, la bellezza racchiusa in noi, i sogni, le speranze, i progetti, il sorriso.
Ogni ingiustizia si abbatte su di noi come una calamità: non ce la spieghiamo, la neghiamo, lottiamo fino a quando fatica e delusione non ci hanno fiaccati.
Ditemi voi, che a volte vi fermate a leggere questo blog, voi tutti che passate distratti tra le pagine di Amici di letture, cosa avete fatto\provato\pensato davanti a un'ingiustizia?
Io reagisco sempre allo stesso modo. Mi ribello. E' una reazione prima fisica, di rifiuto. Sogno di scrollarmi di dosso l'offesa, le parole, il tono di voce o di lettera, le frasi costruite con l'intento (o peggio senza nessun intento) di ferire. Estenuante- la lotta con l'ineluttabile ingiustizia. Perché c'è sempre qualcuno che ha deciso senza pensare a te, che ha pensato senza vedere te, che ha agito senza riguardo per te.
E a quel punto io sogno. Ad occhi aperti. Sogno di essere, per una sola volta nella mia vita, potentissima, fortissima. Non solo fisicamente. Mi trasformo in una montagna, un macigno, un'onda altissima e silenziosa, piena d'ira. Sogno di poter muovere i fili, delle marionette che mi hanno umiliata, delle persone che mi hanno offesa. Immagino di togliere loro quello che hanno deciso di togliere a me (o a quelli come me): un lavoro, un sorriso, la dignità, un diritto. Sorrido, persa in questo sogno di potere e gloria. Non mi commuovo, come ho promesso a un Dio buono e generoso, e non perdono. Mi vendico. Come quel dio più simile all'uomo, il dio del vecchio testamento. Quello che s'infuriava e mandava alluvioni e calamità a punire questi piccoli essere ingrati: gli uomini. Un delirio di potere. Un delirio di punizioni. Che estenuante fatica la vendetta. Dante Alighieri ha scritto la poesia più bella per vendicarsi di un'intera popolazione di inetti. Quanto orribile deve essere sembrata ad un uomo come lui l'offesa, l'esilio, dover lasciare Firenze, la sua casa,i suoi amici. Esilio infiammato dall'odio, ogni parola forgiata nel fuoco dell'Inferno. Che forza ha quella fiamma che si è sprigionata dall'ingiustizia arroventando ogni verso. Chi attraversa le fiamme dell'Inferno dantesco indenne non conosce l'ingiustizia.
Vorrei essere capace di parole dure come il diamante, schegge di meteoriti, lame di frecce antiche...Ah, se solo Apollo volesse un po' di bene ad una donna mortale e ambiziosa come me. Forse lui, potrebbe farmi dono della freccia potente che genera parole di fuoco: poesia.

E così dopo un po' mi distolgo, stanca di tanta vendetta... rimetto tutto a posto: le marionette, i fili, le montagne, gli alluvioni. Ecco. Tutto è come prima. Tutto tace.


Un giorno pieno di rumore
cadevano
piatti dal cielo
cadevano
pezzi di vetro
grandi come stelle
cadevano canguri
e tamburi.


E quel giorno non ebbe più
fine.

Commenti

  1. Le poesie più belle riguardano sempre gli aspetti tristemente realistici della vita. Ormai il mondo è costruito su leggi basate sull'ipocrisia, e non si può fare niente al riguardo se non evitare questa falsità nella vita privata, illudendosi di essere liberi. E sentirsi in trappola tra "marionette, fili e alluvioni" è la cosa più ingiusta alla quale una persona possa confrontarsi, ma bisogna lottare, oppure si finisce ad soccombere nella staticità della propria vita, come dice Joyce.

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  2. :) Un bacio a Laura VR ... andiamo avanti, allora.
    Bisogna "cavare i ragni dai buchi", no?

    RispondiElimina

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