AUGURI PAPA'


Oggi è il compleanno del mio papà, Antonio Iorio!

Mio padre compie 78 anni oggi. E' un po' spaventato all'idea di invecchiare e io sono felice che abbia avuto il coraggio di mettermi al mondo nonostante le guerre, la povertà e la vita dura. Per lui, quasi 15 anni fa ho scritto questo breve racconto.

Auguri papà, ti voglio bene!

Mio padre si fa vecchio. Vorrei vederlo bambino. Con i pantaloni corti tenuti su con lo spago, nascosto tra le pietre di case cadute, il viso affondato nel braccio, uno, due, tre, cento. Mosca cieca, nascondino, girotondo nella piazza piena di cappelli e coppole e scarpe nere lucidate con lo sputo e la manica della giacca senza bottoni.
Te ne andrai via senza avermi mai parlato delle ore passate ad immaginare me o mio fratello sulle tue ginocchia sbucciate. Le mani nella pentola di patate toccano il fondo e fanno giuramenti su libri sacri, nascosti nel cuore, imparati a memoria sulle strade di notte, ripetuti al sole nascente. I capelli scompigliati di tua madre su una vespa appena comprata è tutto quello che ti porti dentro. Quando ho smesso di essere tua figlia ho creduto di essere donna. Sono di ritorno da un viaggio silenzioso.
Ci sono parti di me che ti appartengono. Ho tante domande in bianco e nero, senza punti interrogativi, solo puntini, piccoli piccoli, come le rughe sottili che ho visto sulla fronte e ai lati della bocca togliendo il trucco un attimo fa.
La mia infanzia silenziosa vuole che le canti una ninnananna. Si addormenterà tra i sedili posteriori della macchina, arrotolata nei suoi sogni di carta velina, frusciante come il sonno di un albero di mele. Ero rimasta sull'albero a raccogliere formiche rosse con le mani spellate e tu sei arrivato ed hai allungato le braccia per tirarmi giù. Ho chiuso gli occhi e l'ago della siringa mi ha fatto il segno che mi porto sul braccio. La cicatrice di un bacio sulla guancia della tua bambina imbronciata. I capelli a zero, rasati. Nascosta sotto il tavolo della cucina insieme al gatto rosso, tra le ciabatte giganti e le briciole di pane cadute. Ho dentro di me sorgenti di fiumi sconosciuti e laghi di acqua salata appena formati da lacrime ingoiate.
Il gioco delle radici. Voglio giocare con te bambino. Insegnarti il gioco della campana, lanciare il sasso liscio e tondo fino al dieci e saltare di quadrato in quadrato fino a te. I quattro cantoni. Liberarti dalla morsa di gelo che ti tiene immobile, come una statua nel centro della strada. Salvato. Sciolto. Si corre verso un'altra statua di sale a ripetere il miracolo della vita resuscitata. Il colore più vivo del cielo. Devi correre quando dico "azzurro!". Correre verso l'azzurro che si nasconde tra le nuvole di pietra anche se fai fatica a toccarlo. Se guardi dove guardo io lo troverai più in fretta; è sulle nostre teste, brillante come un fiore appena schiuso. L'aquilone. Prendiamo la carta velina e il legno sottile del ciliegio e le piume degli uccelli soffici come il vento. Volerà. Io sono il filo e tu il vento. Io sono il prato e tu la collina dietro il recinto di pietre di fiume.
Ci sono tanti giochi che vorrei giocare con te. " Se fosse...un angelo? Sarebbe un suono indistinto". "Se fosse...un sogno? Sarebbe un gabbiano". "Se fosse...una parola? Sarebbe silenzio".
Non so correre senza la mano che mi spinge. Non so volare senza la mano che mi tiene in alto. Non so amare senza uno sguardo d'amore.
Cosa si trova dentro a un campo di grano di notte d'estate? Lucciole e grilli, semi antichi come il mondo, un deserto senza sabbia, il silenzio dei papaveri aggrediti dalle spine, i passi degli amanti che calpestano l'odore del pane, guizzi di code di lucertole nascoste nelle tasche dei pantaloni
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