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POESIA DEL GIORNO



Nikos Kazantzakis (in greco Νίκος Καζαντζάκης; Megalokastro, 18 febbraio 1883 – Friburgo in Brisgovia, 26 ottobre 1957) è stato uno dei maggiori scrittori e poeti greci del XX secolo, ma anche giornalista, filosofo e uomo di stato. Da quanto leggete nella foto che vi ho proposto il poeta aveva una bella opinione di noi insegnanti: ci definisce ponti, pronti a crollare dopo il passaggio dei famelici studenti. Siamo alla fine di un altro anno scolastico, e io mi sento come un ponte, abbastanza pronto al crollo in verità, non proprio joyfully :)

Questa immagine non mi convince del tutto... e a voi? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate. Sarebbe bello proporre un'immagine nuova dell'insegnante: non ponte che crolla, non candela che si consuma, ma forse testimone, osservatore privilegiato di una trasformazione, di una metamorfosi. A volte i miei studenti si stupiscono al pensiero che un libro possa cambiare le loro connessioni neurali, che possa renderli "diversi" e trasformarli nel vero senso della parola. Noi, i ponti, siamo piuttosto gli alchimisti, coloro che rivelano le formule ai giovani maghi. Ed ecco il ferro trasformarsi in oro, e il marmo di una statua diventare caldo corpo pronto al grande viaggio della vita.

Vi propongo una sua poesia, tradotta dall'editore Crocetti che pubblica anche la sua opera Zorba il greco, s'intitola La morte di Odisseo ed è dedicata al più grande viaggiatore della letteratura.



da Odissea, La morte di Odisseo

Ritto sull’albero di mezzo, tra grappoli d’uva riccia,
il grande Viaggiatore ascoltava il canto del ritorno;
chiare e vuote le sue pupille, il cuore più leggero –
la vita e la morte un canto, e l’uccello è la nostra mente.
Si guarda intorno, muove le mani, stringe piano i denti,
affonda le mani tra i fichi, le melagrane e l’uva,
e intorno ai suoi lombi si rinfrescano i dodici dèi.
Il corpo intero del grande Giramondo si trasforma in bruma,
la sua goletta di neve, gli amici, i frutti e la memoria
oscillano lentamente come nebbia sul mare, svaniscono come rugiada.
Si dissolve la carne, si offusca lo sguardo, più non batte il cuore;
e la grande mente balza sulla vetta del suo sacro riscatto,
un palpito di ali vuote, e Odisseo, eretto nel vento,
si leva in volo, libero dall’ultima gabbia: la sua libertà.
Come nebbia ogni cosa si dissolve, e solamente un grido
sulle acque calme color notte sta sospeso per un istante:
“Forza, ragazzi, a prora soffia la dolce brezza della morte!”.

Traduzione di Nicola Crocetti





Poesia n. 257 Febbraio 2011
I sette pilastri della grecità
a cura di Ezio Savino
Fondazione Poesia 2011j

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