LA POESIA CONTRO LA GUERRA




"WAR NO," the hands of a young peace demonstrator read in Spanish (puppetgov.com)


Cari amici di letture, oggi vi ripropongo la lettura di un articolo di giornale del 2003 in cui si parla della bella e coraggiosa antologia 101 Poems Against War nata per dire no alla guerra ai tempi "lontani" di Bush.

Alla vigilia della giornata mondiale della poesia è utile ricordare la battaglia di parole che i poeti del 2003 condussero contro la guerra di Bush, con versi nuovi e antichi.

Stanotte, quando il silenzio scenderà, sentiremo in lontananza il rombo dei caccia pronti far fuoco su popoli inermi. Della guerra non capisco la logica; le questioni economiche e di petrolio le lascio agli esperti; provo orrore davanti al mescolarsi dei numeri di un bilancio e quelli di una carneficina.

Della guerra non intendo nè cause nobili, nè bombardamenti intelligenti.
E qui mi chiedo: un giorno si potranno vincere battaglie con parole affilate, coraggiose, roventi? Riusciremo a scacciare un dittatore con la forza di una sola poesia? Al bimbo che ora dorme nella culla l'augurio di poter salvare il mondo, un giorno, con una poesia.


I poeti dicono "no" alla guerra e spaventano l'America di Bush. In Italia le loro voci raccolte dalla casa editrice romana Minimum fax
di ALESSANDRA RETICO


SEMBRAVA CHE LA POESIA fosse ormai un'arma spuntata, un giocattolo per anime belle ma un po' fuori dal tempo e dalle cose. Sembrava che quella degli anni Settanta, coi fiori nei cannoni e l'amore piuttosto che la guerra, fosse stata l'ultima performance, dolce ma effimera, della fantasia al potere. E invece. Invece la poesia è viva, ha forza e versi come pallottole. E l'America, quella di Bush e della sua guerra, comincia ad averne paura. Reading, manifestazioni, e-mail, sonetti e tazebao: così, da metà febbraio, i poeti americani stanno buttando benzina sul fuoco del malcontento di quei cittadini americani, e sono tanti, che non si riconoscono nella guerra di Bush, non trovano somiglianze con quell'America aggressiva e sorda alle proteste che montano in casa e fuori. E alzano un coro di "no" che fa tremare le vene ai polsi di Washington.

Tutto inizia quando il 12 febbraio scorso Laura Bush decide di annullare un congresso alla Casa Bianca sulla poesia incentrato su Emily Dickinson, Walt Whitman e Langston Hughes, per timori di strumentalizzazioni politiche da parte di poeti invitati all'evento. Gesto infelice, che si è ritorto come un'arma affilata contro la stessa first lady. Sam Hamill, scomodissimo poeta sessantenne, buddista, ex marine, 13 libri di versi nel curriculum, cofondatore della casa editrice Copper Canyon Press, "nauseato" dall'invito della signora Bush, il 28 gennaio scrive una mail ad amici e colleghi per trovare sostegno in una campagna di sensibilizzazione contro la guerra. Un bombardamento, ma di messaggi e poesia. Nasce un movimento nel giro di pochi giorni, che si organizza attorno al sito web dei neonati "Poeti contro la guerra" (www.poetsagainstthewar.org). Ad oggi, circa 13mila le opere in versi arrivati al sito, molti dei quali di autori famosi e premi Nobel. Qualche nome: il Nobel Derek Walcott, i poeti "laureati" Billy Collins, Richard Wilbur, Lawrence Ferlinghetti, i pulitzer Charles Simic, James Tate, Alison Lurie e John Ashbery, il "cancelliere" dell'Accademia dei poeti americani Robert Creeley. Una bomba mediatica, e non solo virtuale, perché i poeti e chi li ascolta ancora sono scesi in piazza da New York a San Francisco a Washington per dire "no" alla guerra. Il 17 febbraio a Manchester, nel Vermont, 400 persone hanno sfidato temperature polari per ascoltare i poeti leggere brani contro la guerra: "Il diritto alla protesta è tra le tradizoni americane più patriottiche", ha proclamato Ed Morrow, della Northshire Booklstore, uno degli organizzatori del reading. Una delle molte in giro negli Usa: Arthur Miller e il traduttore di Dante Robert Pinsky al Lincoln Center per un appuntamento intitolato 'Poesie inadatte alla Casa Bianca'. Sempre a New York, hanno fatto lo stesso Paul Auster e E.L. Doctorow alla New York University.


L'eco internazionale, vastissima. Il 19 febbraio in Gran Bretagna è uscita un'antologia di poesie contro la guerra, "101 Poems against war", edita da Faber and Faber, storica casa editrice del Regno Unito. "E' un libro che riflette i cambiamenti che stiamo vivendo in questi tempi", ha spiegato Stephen Page, amministratore delegato della Faber. Il libro mette insieme opere di autori di mezzo mondo: cinesi, cechi, russi, polacchi, nigeriani, giapponesi, tedeschi, statunitensi e inglesi. L'Italia è rappresentata da Primo Levi e Niccolò degli Albizzi, l'Iraq da Saadi Youssef, uno dei principali poeti del paese.

E i poeti contro la guerra hanno ispirato progetti simili, come quello di "Lisistrata": attori famosi ma anche semplici cittadini hanno portato la commedia di Aristofane (dove le donne di Atene e di Sparta per metter fine alla guerra organizzano lo sciopero del sesso) in decine di teatri, di caffè, di librerie in tutta l'America, in Messico, e in tutto il mondo e anche in Italia. Il progetto, ideato alcune settimane fa dalle attrici newyorkesi Kathryn Blume e Sharron Bower, è rimbalzato ovunque con una catena di e-mail. Ed è in continua crescita. Basta dare un'occhiata a www.lysistrataproject.com.

La voce dei poeti americani in Italia è stata raccolta dalla casa editrice romana Minimum fax, che con uno speciale uscito il 14 febbraio sul sito dell'editore (www.minimumfax.com) accoglie documenti e manifesti di molti dei più noti poeti statunitensi: lettere personali di Sam Lipsyte e Rick Moody, una poesia di ribellione firmata da Lawrence Ferlinghetti, una poesia e un discorso di Harold Pinter, l'estratto di un saggio inedito di Henry Miller sull'oscenità della guerra, una poesia Charles Bukowski tratta da "Spegni la luce e aspetta", che è finita stampata anche su una t-shirt, in vendita a 12 euro per finanziare Medici senza Frontiere. "E' stata un'iniziativa spontanea", spiega Daniele di Gennaro, amministratore e responsabile degli eventi per Minimum fax, "che sta riscuotendo un successo inatteso: i poeti americani ci scrivono comunicandoci il loro disagio di essere identificati in blocco, monoliticamente, come americani e come aggressori. Il loro è "no" alla guerra è il tentativo di ricordare al mondo il valore della differenza: si può essere americani senza essere per questo amici di Bush". E se questo è il momento di gridare forte la differenza di essere per la pace, è anche il momento di impedire al silenzio di coprire il rumore delle bombe che si annunciano imminenti. Minimum fax farà la sua parte, portando in maggio in Italia, da Milano a Torino a Roma, Ferlinghetti e Johathan Lethem, insieme a Guccini e Lou Reed. Per dire, insieme a Ferlinghetti, che "voi tutti amanti della libertà/ voi tutti amanti della ricerca della felicità/ voi tutti amanti e dormienti/ nel profondo dei vostri sogni privati/ adesso è ora che vi fate sentire/ o maggioranza silenziosa/ prima che loro vi vengano a prendere".

(10 marzo 2003)

Commenti

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