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DA QUI VEDO LA LUNA DI MAUD LATHIELLEUX

(da Repubblica.it articolo di SILVANA MAZZOCCHI) Può la parola, fissata nella scrittura, diventare un ponte salvifico? Può riempire la solitudine, cancellare la paura, aiutare chi non ha niente e nessuno ad amare comunque la vita, tanto da guadagnarsi un futuro? E' quello che accade a Moon, che ha lasciato la sua casa ancora adolescente e che paga la sua idea di libertà dormendo in strada fra i cartoni, con la sua cagnolina Comète. Per campare, Moon vende sorrisi ai passanti e intanto non smette di sognare, anche quando i suoi pochi amici senza tetto si perdono, quando con il gelo dell'inverno l'esistenza a cielo aperto si fa più dura, quando il suo improbabile innamorato appare e scompare lasciandola desolata e delusa. Ma ecco che a riempire il vuoto e lo smarrimento, arriva l'urgenza delle parole. Moon sente che vuole scrivere, che ne ha bisogno, che ne va della sua capacità di sopravvivere alla durezza della sua esistenza. Allora sgraffigna un paio di taccuini e scrive. Lo fa dove capita, rifugiandosi in qualche caffé, oppure proprio fra i suoi cartoni con il parka di sempre incollato addosso. E inventa. Affida alle parole la versione sublimata del suo amore spezzato e crea personaggi ai quali finisce per legarsi come fossero veri. Non è soltanto una bella favola quella raccontata nel tenero romanzo di Maud Lethielleux, Da qui vedo la luna. E' anche una storia in gran parte vera, anzi autobiografica perché Maud, in passato, è stata Moon. Giovanissima, ha vissuto come lei in strada e conosce bene la vita nomade che racconta, con le sue angosce e le sue paure. E, come lei, è riuscita infine a far emergere quell'energia positiva che spesso riesce a mettere in campo chi osa rischiare perché non ha niente da perdere. Adesso Maud Lethielleux è una scrittrice di successo, (in Francia, il suo primo romanzo Dis oui, Ninon, è stato un caso letterario), ha viaggiato in mezzo mondo ed è anche un'apprezzata musicista e regista. E' un libro lieve e poetico Da qui vedo la luna, quasi una metafora che racconta quanto le parole possano essere non solo un mezzo naturale per comunicare, ma anche un magico strumento creativo, per ricostruire una vita andata precocemente in pezzi. Maud Lethielleux ha talento, usa un linguaggio che regala emozioni e, con la storia di Moon, conferma la forza vitale della scrittura. Una ragazzina salvata dalle parole. E' possibile? Non so se siano state le parole a salvare Moon oppure il fatto che, attraverso le parole, Moon sia riuscita a ritrovare l'uso della sua immaginazione. Attraverso il romanzo che scrive per il ragazzo di cui si è innamorata, Fidji, Moon riesce a riscoprire la sua capacità di sognare e di immaginare un mondo diverso, più rassicurante rispetto a quello in cui vive. La scrittura le apre nuove orizzonti intellettuali e anche affettivi, perché Moon si affeziona ai personaggi che inventa e di cui racconta le storie. E, forse, è stata salvata dalle parole ma, soprattutto, dalla gioia di scrivere e di creare: una creatività che le ha dato voglia di vivere e fiducia in se stessa. Credo che l'arte abbia un vero potere salvifico: ho lavorato in alcune compagnie teatrali insieme a giovani che avevano avuto un'infanzia difficile o erano ex detenuti: molti di loro ce l'avevano fatta proprio grazie alla fiducia in se stessi che avevano potuto acquisire attraverso il teatro. Nel caso di Moon, la sua salvezza è arrivata dalle parole, ma sarebbe potuta arrivare da qualsiasi altra forma d'arte. Nel suo libro si racconta la vita di strada, è autobiografico? Sì, effettivamente ho vissuto in strada per due anni, tanto tempo fa, prima ancora di finire la scuola superiore. Non è stata una scelta consapevole, ma qualcosa che avevo deciso e basta. Per ricreare il mondo in cui vive Moon mi sono ispirata a quella mia esperienza, all'universo sensoriale e olfattivo della strada, alle persone che ho incontrato, e molte di loro purtroppo oggi non ci sono più. In strada ho vissuto una grande libertà, ma anche episodi di violenza, avevo amici con gravi problemi di droga. Per guadagnarmi da vivere vendevo il mio sorriso ai passanti, proprio come Moon. Ma, insieme agli episodi ispirati a questo periodo, nel romanzo si trova anche un'altra parte del mia vita: il momento in cui ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo, Dis oui, Ninon, e ho iniziato a mandarlo agli editori. Da qui vedo la luna è stato costruito unendo queste due fasi della mia vita, due momenti molto diversi tra loro, ma che mi hanno profondamente segnata. Moon, la protagonista, ha appena sedici anni. Che cosa resterà di lei nella sua vita futura? Moon ha lasciato la famiglia a sedici anni, ma nel romanzo ne ha già diciannove. In base alla sua esperienza personale, Moon è sicuramente determinata a cercare il meglio che il mondo e la vita le possono offrire. Questo non significa ottenere ogni tipo di confort materiale, ma vuol dire cercare di fare quello che davvero si vuole e avere la forza necessaria per affrontare anche le scelte più difficili. Avere già visto e vissuto il peggio della vita dà certamente l'energia per superare tutto il resto senza paura. Si potrebbe pensare che io sia stata traumatizzata da quello che ho vissuto ma, mi dico, se sono stata capace di vivere in strada, tutto quello che mi succederà non potrà mai essere peggio di quello che ho già passato. Anche per Moon è così. Lei è un personaggio positivo, forte, integro, ha una grande vitalità che le arriva dalla sua infanzia e l'esperienza in strada fa emergere la sua grande energia, quella che ci vuole quando si vive in condizioni estreme. E che è l'unico motore che consente di andare avanti. Maud Lethielleux Da qui vedo la luna traduzione di Luciana Cisbani Frassinelli pag. 274, euro 17,90.

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