lunedì 28 marzo 2011

DA QUI VEDO LA LUNA DI MAUD LATHIELLEUX

(da Repubblica.it articolo di SILVANA MAZZOCCHI) Può la parola, fissata nella scrittura, diventare un ponte salvifico? Può riempire la solitudine, cancellare la paura, aiutare chi non ha niente e nessuno ad amare comunque la vita, tanto da guadagnarsi un futuro? E' quello che accade a Moon, che ha lasciato la sua casa ancora adolescente e che paga la sua idea di libertà dormendo in strada fra i cartoni, con la sua cagnolina Comète. Per campare, Moon vende sorrisi ai passanti e intanto non smette di sognare, anche quando i suoi pochi amici senza tetto si perdono, quando con il gelo dell'inverno l'esistenza a cielo aperto si fa più dura, quando il suo improbabile innamorato appare e scompare lasciandola desolata e delusa. Ma ecco che a riempire il vuoto e lo smarrimento, arriva l'urgenza delle parole. Moon sente che vuole scrivere, che ne ha bisogno, che ne va della sua capacità di sopravvivere alla durezza della sua esistenza. Allora sgraffigna un paio di taccuini e scrive. Lo fa dove capita, rifugiandosi in qualche caffé, oppure proprio fra i suoi cartoni con il parka di sempre incollato addosso. E inventa. Affida alle parole la versione sublimata del suo amore spezzato e crea personaggi ai quali finisce per legarsi come fossero veri. Non è soltanto una bella favola quella raccontata nel tenero romanzo di Maud Lethielleux, Da qui vedo la luna. E' anche una storia in gran parte vera, anzi autobiografica perché Maud, in passato, è stata Moon. Giovanissima, ha vissuto come lei in strada e conosce bene la vita nomade che racconta, con le sue angosce e le sue paure. E, come lei, è riuscita infine a far emergere quell'energia positiva che spesso riesce a mettere in campo chi osa rischiare perché non ha niente da perdere. Adesso Maud Lethielleux è una scrittrice di successo, (in Francia, il suo primo romanzo Dis oui, Ninon, è stato un caso letterario), ha viaggiato in mezzo mondo ed è anche un'apprezzata musicista e regista. E' un libro lieve e poetico Da qui vedo la luna, quasi una metafora che racconta quanto le parole possano essere non solo un mezzo naturale per comunicare, ma anche un magico strumento creativo, per ricostruire una vita andata precocemente in pezzi. Maud Lethielleux ha talento, usa un linguaggio che regala emozioni e, con la storia di Moon, conferma la forza vitale della scrittura. Una ragazzina salvata dalle parole. E' possibile? Non so se siano state le parole a salvare Moon oppure il fatto che, attraverso le parole, Moon sia riuscita a ritrovare l'uso della sua immaginazione. Attraverso il romanzo che scrive per il ragazzo di cui si è innamorata, Fidji, Moon riesce a riscoprire la sua capacità di sognare e di immaginare un mondo diverso, più rassicurante rispetto a quello in cui vive. La scrittura le apre nuove orizzonti intellettuali e anche affettivi, perché Moon si affeziona ai personaggi che inventa e di cui racconta le storie. E, forse, è stata salvata dalle parole ma, soprattutto, dalla gioia di scrivere e di creare: una creatività che le ha dato voglia di vivere e fiducia in se stessa. Credo che l'arte abbia un vero potere salvifico: ho lavorato in alcune compagnie teatrali insieme a giovani che avevano avuto un'infanzia difficile o erano ex detenuti: molti di loro ce l'avevano fatta proprio grazie alla fiducia in se stessi che avevano potuto acquisire attraverso il teatro. Nel caso di Moon, la sua salvezza è arrivata dalle parole, ma sarebbe potuta arrivare da qualsiasi altra forma d'arte. Nel suo libro si racconta la vita di strada, è autobiografico? Sì, effettivamente ho vissuto in strada per due anni, tanto tempo fa, prima ancora di finire la scuola superiore. Non è stata una scelta consapevole, ma qualcosa che avevo deciso e basta. Per ricreare il mondo in cui vive Moon mi sono ispirata a quella mia esperienza, all'universo sensoriale e olfattivo della strada, alle persone che ho incontrato, e molte di loro purtroppo oggi non ci sono più. In strada ho vissuto una grande libertà, ma anche episodi di violenza, avevo amici con gravi problemi di droga. Per guadagnarmi da vivere vendevo il mio sorriso ai passanti, proprio come Moon. Ma, insieme agli episodi ispirati a questo periodo, nel romanzo si trova anche un'altra parte del mia vita: il momento in cui ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo, Dis oui, Ninon, e ho iniziato a mandarlo agli editori. Da qui vedo la luna è stato costruito unendo queste due fasi della mia vita, due momenti molto diversi tra loro, ma che mi hanno profondamente segnata. Moon, la protagonista, ha appena sedici anni. Che cosa resterà di lei nella sua vita futura? Moon ha lasciato la famiglia a sedici anni, ma nel romanzo ne ha già diciannove. In base alla sua esperienza personale, Moon è sicuramente determinata a cercare il meglio che il mondo e la vita le possono offrire. Questo non significa ottenere ogni tipo di confort materiale, ma vuol dire cercare di fare quello che davvero si vuole e avere la forza necessaria per affrontare anche le scelte più difficili. Avere già visto e vissuto il peggio della vita dà certamente l'energia per superare tutto il resto senza paura. Si potrebbe pensare che io sia stata traumatizzata da quello che ho vissuto ma, mi dico, se sono stata capace di vivere in strada, tutto quello che mi succederà non potrà mai essere peggio di quello che ho già passato. Anche per Moon è così. Lei è un personaggio positivo, forte, integro, ha una grande vitalità che le arriva dalla sua infanzia e l'esperienza in strada fa emergere la sua grande energia, quella che ci vuole quando si vive in condizioni estreme. E che è l'unico motore che consente di andare avanti. Maud Lethielleux Da qui vedo la luna traduzione di Luciana Cisbani Frassinelli pag. 274, euro 17,90.

NUCLEARE, PRO E CONTRO

Alzi la mano chi sa cosa rispondere alla domanda: "Nucleare, si o no?". Basta guardare le immagini che vengono dal Giappone perché anche il più convinto sostenitore del nucleare vacilli. Quegli uomini in tuta e mascherina che vagano tra i fumi della centrale di Fukishima sono minuscoli e indifesi davanti alla tragedia, e per questo eroici. Io credo che il nucleare sia troppo pericoloso, costoso e complesso per costituire la vera risposta all'energia del futuro. Il futuro ha bisogno di "semplicità", di tornare ad un equilibrio con la natura oramai compromesso. Le idee più innovative sono quelle straordinariamente semplici: il vento che produce energia, i pannelli solari. Questo è il futuro. Il Giappone è un Paese che ha al centro del suo corpo efficientissimo un cuore nucleare. Ma l'errore umano è sempre in agguato a indicarci i limiti di quello che abbiamo costruito. Purtroppo quando esplode una centrale nucleare i danni sono incommensurabili e la situazione rischia di sfuggire di mano. Per informarci ho pensato di cercare un po' di titoli sull'argomento nucleare. Ho trovato questi quattro buoni libri, che parlano di aspetti controversi del nucleare. Il primo si chiama "Il nucleare, storia politica dell'energia nucleare" di Bertrand Goldschmidt (Liguori 1986), il secondo "Il nucleare non è la risposta" di Helen Caldicott (Gammarò, 2010), il terzo "Illusione nucleare. I rischi e i falsi miti" di Sergio Zabot, Carlo Monguzzi (Melampo 2008) e l'ultimo "La menzogna nucleare" di Giulietto Chiesa, Guido Cosenza, Luigi Sertorio(Ponte alle Grazie, 2010). Leggiamo e informiamoci, anche in vista del referendum. In giro ci sono pubblicità piuttosto ingannevoli. L'associazione ambientalista Greenpeace lo scorso gennaio lanciò una campagna per replicare con il sarcasmo a quella del Forum a sostegno del ritorno all'atomo. "Quella era una pubblicità scorretta realizzata con i soldi dei contribuenti". Ve la propongo in questo link. A presto!

venerdì 25 marzo 2011

"FUOCO AMICO" IN LIBYA


Il "fuoco amico" è un ossimoro; con esso si descrive la paradossale pioggia di fuoco che uccide il soldato della stessa barricata. Fuoco amico è il titolo del romanzo di Abraham Yehoshua, pubblicato da Einaudi nel 2008 in cui "il ricordo di un giovane soldato ucciso per errore dal «fuoco amico» dei compagni turba i cuori di una famiglia israeliana durante le feste di Hanukkah.
Lasciato a Tel Aviv l'adorato marito Amotz, Daniela Yaari arriva in un villaggio della Tanzania per incontrare il cognato, padre del soldato morto, che vive laggiù in una sorta di esilio volontario."

Anche in Libya, la guerra a pochi chilometri di distanza dalle nostre coste sembra nascondere l'ombra inquietante del "fuoco amico". Infatti le armi impugnate dai libici sono state vendute al governo di Gheddafi da italiani, francesi, inglesi e tedeschi. Potete dare un'occhiata ai dati nel grafico pubblicato su The Guardian (qui il link).
Due le letture che vi propongo oggi: il romanzo di Yehoshua "Fuoco Amico" per la capacità di svelare a pieno il paradosso della guerra e l'articolo di Elysa Fazzino che sintetizza i dati del Guardian sul commercio di armi in Libya.
La guerra è sempre un evento paradossale: missioni di pace condotte con i caccia bombardieri, commercio d'armi dei paesi membri della Nato, scontri a fuoco che in un certo senso sono scontri di fuoco amico...



Il Guardian: Italia in pole position nell'export di armi alla Libia(2 marzo 2011)(di di Elysa Fazzino http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-03-02/export-armi-libia-italia-142653.shtml )


Chi ha armato la Libia di Gheddafi? L'Italia è l'esportatore numero uno tra i paesi dell'Unione europea. Le statistiche Ue sulle vendite di armi alla Libia sono pubblicate sul Datablog del Guardian. Nei cinque anni dal 2005 al 2009, l'Italia è il primo esportatore Ue, con licenze d'esportazione per un valore complessivo di 276,7 milioni euro. Nello stesso periodo, le licenze d'esportazione totali dell'Ue hanno raggiunto un valore di 834,5 milioni di euro. L'Italia è seguita da Francia (210,15), Gran Bretagna (119,35) e Germania (83,48).

«Gli stessi quattro paesi che avevano guidato nel 2004 la spinta per la revoca dell'embargo Ue», nota Dan O'Huiginn, che ha scovato i dati nel sito web eur-lex.europa.eu. Il Guardian avverte tuttavia che si tratta di licenze d'esportazione e che quindi le vendite reali potrebbero essere inferiori. Subito dopo la revoca dell'embargo sulle vendite di armamenti verso la Libia, nell'ottobre del 2004, la Gran Bretagna ha cominciato alla grande, con 58,9 milioni di euro su un totale di 72,2 milioni nel 2005. L'Italia ha man mano aumentato la propria quota. Nel 2009, l'anno il cui le licenze d'esportazione hanno toccato l'importo più alto, 343,7 milioni di euro, l'Italia ha totalizzato 111,8 milioni di euro. Nel 2009 Gran Bretagna e Francia hanno l'export di armamenti più vario, compresi agenti chimici e biologici tossici e materiali radioattivi. Malta avrebbe visto transitare nel 2009 fucili per 79,7 milioni di euro in rotta verso la Libia, "apparentemente venduti tramite una società italiana".
La posizione sulla crisi libica dell'Italia, ex potenza coloniale, legata a alla Libia da importanti interessi economici e commerciali, è tra i problemi più analizzati dai media esteri. "L'Italia e Silvio Berlusconi di fronte al dilemma libico", titola la Bbc.

L'Italia "un tempo governava la Libia col pugno di ferro" e ora affronta questioni difficili sul suo atteggiamento verso la rivolta libica e sui suoi affari con Gheddafi, scrive il corrispondente della Bbc Duncan Kennedy. L'analisi della Bbc ricorda che l'Italia ha reagito con cautela e solo negli ultimi giorni ha adottato un approccio più "robusto", sospendendo il trattato di amicizia con la Libia e ammorbidendo la resistenza alla "no-fly zone".
Ora Roma dice che la "no-fly zone" è un'opzione "importante", anche se non ancora "imperativa". "Non è solo semantica diplomatica. Gli italiani – spiega la Bbc - dicono che è necessaria un'ulteriore riflessione poiché una no-fly zone farebbe salire in modo significativo il livello di intervento internazionale". Gli italiani sono "partner leali" della Nato, dell'Ue e dell'Onu, ma sono anche pratici della politica del mondo reale, un mondo nel quale "dicono che i loro interessi non possono essere ignorati" e avvertono che "si potrebbe uccidere il paziente prescrivendo la medicina sbagliata".

La cautela chiesta da Berlusconi sulla no-fly zone è segnalata anche dal Times e da altri media stranieri, mentre i giornali economici puntano i riflettori sul congelamento degli asset libici.
"L'Italia si prepara a congelare le partecipazioni libiche", sottolinea il Financial Times.
Partecipazioni nelle società italiane del valore di miliardi di euro potrebbero essere congelate da Roma in quella che il Ft chiama la "tardiva rottura" con il regime di Gheddafi. L'Italia è stata "più lenta" di Usa e Uk nell'imporre sanzioni sulle finanze libiche ma nega le affermazioni provenienti da Bruxelles secondo cui Roma avrebbe bloccato
un'iniziativa Ue per congelare gli asset di entità libiche oltre che quelli personali.
L'Unione europea, scrive il Ft, ha annunciato divieti di viaggio e il congelamento dei beni per i membri della famiglia Gheddafi, ma – a differenza degli Usa - non ha incluso la Libyan Investment Authority o altre entità governative, decisione che ha destato "preoccupazioni sull'efficacia delle sanzioni". Il ministero degli Esteri italiano dice però di essere "molto aperto in linea di principio all'idea" che il congelamento degli asset delle entità faccia parte delle sanzioni concordate. Il Ft ricorda le partecipazioni libiche in Unicredit, Finmeccanica, Juventus ed Eni.

"Roma studierebbe il congelamento delle partecipazioni di Tripoli in gruppi italiani" è il titolo di un lancio Afp pubblicato sul sito di Les Echos e altri giornali francesi.
"La Banca d'Italia vuole congelare asset libici" riferisce in una breve l'agenzia americana Bloomberg, ripresa tra gli altri sul sito del San Francisco Chronicle, che (citando Mf) fa riferimento a una lettera inviata alle banche dall'istituto di Via Nazionale per chiedere di segnalare le operazioni sospette e i rapporti con i membri della famiglia Gheddafi e del governo della Libia.
Un blog del Wall Street Journal mette in evidenza che Germania e Austria hanno congelato i beni legati alla famiglia Gheddafi e aggiunge che l'Ue sta considerando il congelamento degli asset di società legate al regime di Gheddafi. Secondo quanto ha detto all'Afp un diplomatico europeo (di cui non si fa il nome) i paesi che hanno molte società con azionisti libici, come Uk, Francia, Germania e Italia sarebbero favorevoli a tale congelamento. "Gli italiani in particolare temono che i libici svendano le loro partecipazioni a prezzi stracciati per avere accesso a denaro fresco".

mercoledì 23 marzo 2011

LE INTERVISTE DI RDS AGLI SCRITTORI ITALIANI



Ho appena finito di esplorare per voi il sito di RDS: ci sono un milione di cose da ascoltare, leggere e condividere. Ho trovato una cosa bellissima! Un "angolo" tutto dedicato ai libri! Oltre alle schede degli autori, alle trame dei libri e ai commenti dei lettori c'è un archivio di interviste agli scrittori italiani del momento. Vi suggerisco di aprire questo sito e di ascoltare le interviste prima di recarvi in libreria a scegliere il prossimo libro. :) Questo il link! E questa la lista di alcuni scrittori intervistati (ma ce ne sono tanti altre nelle pagine successive!)


"IL TERRAZZINO DEI GERANI TIMIDI" - Anna Marchesini


"OBIETTIVO: MASCHIO!" - Chieli Arianna, Busato Nadia


"L'UOMO CHE NON VOLEVA AMARE" - Federico Moccia


"ESCHE VIVE" - Fabio Genovesi


"TROPPO UMANA SPERANZA" - Alessandro Mari


"ODORE DI CHIUSO" - Marco Malvaldi


"SENZA TACCHI" - Francesca Lancini


"MOMENTI DI TRASCURABILE FELICITA'" - Francesco Piccolo


"TI ASCOLTO" - Federica De Paolis


"LE GIOSTRE SONO PER GLI SCEMI" Barbara Di Gregorio

martedì 22 marzo 2011

ELOGIO DELLA LETTURA E DELLA FINZIONE

Mario Vargas Llosa

C'è un libricino di trentaquattro pagine che entrerebbe nella valigia più zeppa, che volerebbe anche nel bagaglio a mano lillipuziano di un passeggero su un volo EasyJet; s'intitola "Elogio della Lettura e della Finzione" di Mario Vargas Llosa.

Il libro, pubblicato da Einuadi, è in realtà il discorso tenuto dall'autore a Stoccolma il 7 dicembre 2010, in occasione del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura.

Si legge in poco più di un'ora (ad esempio sul volo Roma-Amsterdam - con qualche pausa per lo snack, un'occhiata alle nuvole e il sonnellino di due minuti e mezzo con il sole che ti accarezza i capelli); lascia dentro un' appagante sensazione di pienezza e gioia. Merito di una scrittura chiarissima e cristallina che spiega anche quello che è difficile comprendere.

Ad esempio, lo scrittore ci rivela il segreto per non fare "appassire" le storie che nascono perfette nella mente e finiscono agonizzanti sulla pagina. I maestri sono: Faulkner (perchè dietro il talento si nascondono la disciplina e la tenacia); Balzac e Dickens (per il ritmo e l'ambizione di ogni buon romanzo), Sartre (lperchè le parole sono azioni che cambiano la storia) ecc.
Con limpida intelligenza ci viene rivelato che "leggere è protestare contro le ingiustizie della vita. Chi cerca nella finzione ciò che non ha , dice, senza la necessità di dirlo, e senza neppure saperlo, che la vita così com'è non è sufficiente a soddisfare la nostra sete di assoluto." Una scoperta che vale, da sola, il premio Nobel a Vargas Llosa.
Buona lettura!

domenica 20 marzo 2011

LA POESIA CONTRO LA GUERRA




"WAR NO," the hands of a young peace demonstrator read in Spanish (puppetgov.com)


Cari amici di letture, oggi vi ripropongo la lettura di un articolo di giornale del 2003 in cui si parla della bella e coraggiosa antologia 101 Poems Against War nata per dire no alla guerra ai tempi "lontani" di Bush.

Alla vigilia della giornata mondiale della poesia è utile ricordare la battaglia di parole che i poeti del 2003 condussero contro la guerra di Bush, con versi nuovi e antichi.

Stanotte, quando il silenzio scenderà, sentiremo in lontananza il rombo dei caccia pronti far fuoco su popoli inermi. Della guerra non capisco la logica; le questioni economiche e di petrolio le lascio agli esperti; provo orrore davanti al mescolarsi dei numeri di un bilancio e quelli di una carneficina.

Della guerra non intendo nè cause nobili, nè bombardamenti intelligenti.
E qui mi chiedo: un giorno si potranno vincere battaglie con parole affilate, coraggiose, roventi? Riusciremo a scacciare un dittatore con la forza di una sola poesia? Al bimbo che ora dorme nella culla l'augurio di poter salvare il mondo, un giorno, con una poesia.


I poeti dicono "no" alla guerra e spaventano l'America di Bush. In Italia le loro voci raccolte dalla casa editrice romana Minimum fax
di ALESSANDRA RETICO


SEMBRAVA CHE LA POESIA fosse ormai un'arma spuntata, un giocattolo per anime belle ma un po' fuori dal tempo e dalle cose. Sembrava che quella degli anni Settanta, coi fiori nei cannoni e l'amore piuttosto che la guerra, fosse stata l'ultima performance, dolce ma effimera, della fantasia al potere. E invece. Invece la poesia è viva, ha forza e versi come pallottole. E l'America, quella di Bush e della sua guerra, comincia ad averne paura. Reading, manifestazioni, e-mail, sonetti e tazebao: così, da metà febbraio, i poeti americani stanno buttando benzina sul fuoco del malcontento di quei cittadini americani, e sono tanti, che non si riconoscono nella guerra di Bush, non trovano somiglianze con quell'America aggressiva e sorda alle proteste che montano in casa e fuori. E alzano un coro di "no" che fa tremare le vene ai polsi di Washington.

Tutto inizia quando il 12 febbraio scorso Laura Bush decide di annullare un congresso alla Casa Bianca sulla poesia incentrato su Emily Dickinson, Walt Whitman e Langston Hughes, per timori di strumentalizzazioni politiche da parte di poeti invitati all'evento. Gesto infelice, che si è ritorto come un'arma affilata contro la stessa first lady. Sam Hamill, scomodissimo poeta sessantenne, buddista, ex marine, 13 libri di versi nel curriculum, cofondatore della casa editrice Copper Canyon Press, "nauseato" dall'invito della signora Bush, il 28 gennaio scrive una mail ad amici e colleghi per trovare sostegno in una campagna di sensibilizzazione contro la guerra. Un bombardamento, ma di messaggi e poesia. Nasce un movimento nel giro di pochi giorni, che si organizza attorno al sito web dei neonati "Poeti contro la guerra" (www.poetsagainstthewar.org). Ad oggi, circa 13mila le opere in versi arrivati al sito, molti dei quali di autori famosi e premi Nobel. Qualche nome: il Nobel Derek Walcott, i poeti "laureati" Billy Collins, Richard Wilbur, Lawrence Ferlinghetti, i pulitzer Charles Simic, James Tate, Alison Lurie e John Ashbery, il "cancelliere" dell'Accademia dei poeti americani Robert Creeley. Una bomba mediatica, e non solo virtuale, perché i poeti e chi li ascolta ancora sono scesi in piazza da New York a San Francisco a Washington per dire "no" alla guerra. Il 17 febbraio a Manchester, nel Vermont, 400 persone hanno sfidato temperature polari per ascoltare i poeti leggere brani contro la guerra: "Il diritto alla protesta è tra le tradizoni americane più patriottiche", ha proclamato Ed Morrow, della Northshire Booklstore, uno degli organizzatori del reading. Una delle molte in giro negli Usa: Arthur Miller e il traduttore di Dante Robert Pinsky al Lincoln Center per un appuntamento intitolato 'Poesie inadatte alla Casa Bianca'. Sempre a New York, hanno fatto lo stesso Paul Auster e E.L. Doctorow alla New York University.


L'eco internazionale, vastissima. Il 19 febbraio in Gran Bretagna è uscita un'antologia di poesie contro la guerra, "101 Poems against war", edita da Faber and Faber, storica casa editrice del Regno Unito. "E' un libro che riflette i cambiamenti che stiamo vivendo in questi tempi", ha spiegato Stephen Page, amministratore delegato della Faber. Il libro mette insieme opere di autori di mezzo mondo: cinesi, cechi, russi, polacchi, nigeriani, giapponesi, tedeschi, statunitensi e inglesi. L'Italia è rappresentata da Primo Levi e Niccolò degli Albizzi, l'Iraq da Saadi Youssef, uno dei principali poeti del paese.

E i poeti contro la guerra hanno ispirato progetti simili, come quello di "Lisistrata": attori famosi ma anche semplici cittadini hanno portato la commedia di Aristofane (dove le donne di Atene e di Sparta per metter fine alla guerra organizzano lo sciopero del sesso) in decine di teatri, di caffè, di librerie in tutta l'America, in Messico, e in tutto il mondo e anche in Italia. Il progetto, ideato alcune settimane fa dalle attrici newyorkesi Kathryn Blume e Sharron Bower, è rimbalzato ovunque con una catena di e-mail. Ed è in continua crescita. Basta dare un'occhiata a www.lysistrataproject.com.

La voce dei poeti americani in Italia è stata raccolta dalla casa editrice romana Minimum fax, che con uno speciale uscito il 14 febbraio sul sito dell'editore (www.minimumfax.com) accoglie documenti e manifesti di molti dei più noti poeti statunitensi: lettere personali di Sam Lipsyte e Rick Moody, una poesia di ribellione firmata da Lawrence Ferlinghetti, una poesia e un discorso di Harold Pinter, l'estratto di un saggio inedito di Henry Miller sull'oscenità della guerra, una poesia Charles Bukowski tratta da "Spegni la luce e aspetta", che è finita stampata anche su una t-shirt, in vendita a 12 euro per finanziare Medici senza Frontiere. "E' stata un'iniziativa spontanea", spiega Daniele di Gennaro, amministratore e responsabile degli eventi per Minimum fax, "che sta riscuotendo un successo inatteso: i poeti americani ci scrivono comunicandoci il loro disagio di essere identificati in blocco, monoliticamente, come americani e come aggressori. Il loro è "no" alla guerra è il tentativo di ricordare al mondo il valore della differenza: si può essere americani senza essere per questo amici di Bush". E se questo è il momento di gridare forte la differenza di essere per la pace, è anche il momento di impedire al silenzio di coprire il rumore delle bombe che si annunciano imminenti. Minimum fax farà la sua parte, portando in maggio in Italia, da Milano a Torino a Roma, Ferlinghetti e Johathan Lethem, insieme a Guccini e Lou Reed. Per dire, insieme a Ferlinghetti, che "voi tutti amanti della libertà/ voi tutti amanti della ricerca della felicità/ voi tutti amanti e dormienti/ nel profondo dei vostri sogni privati/ adesso è ora che vi fate sentire/ o maggioranza silenziosa/ prima che loro vi vengano a prendere".

(10 marzo 2003)

GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA



Non è un caso, ma una scelta: l’Unesco dal 1999 ha stabilito che il primo giorno di primavera, il 21 marzo, sia la Giornata mondiale della Poesia. Per questa 11/a edizione le motivazioni sono quelle originali: la poesia ha “un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo e della comprensione interculturali, della diversità linguistica e culturale, della comunicazione e della pace”. La più importante tra quelle organizzate sotto l’egida della sezione italiana dell’Unesco c’é quella a Roma nella Sala Sinopoli dell’Auditorium dove sono abbinate la celebrazione della Giornata e il 150/o anniversario dell’Unità d’Italia. Si intitola ‘Italia mia’ ed è una ‘Rapsodia poetica risorgimentale’ che vede – con la Banda dell’esercito italiano diretta dal Maestro Fulvio Creux – musiche sinfoniche, operistiche e popolari mixate con i versi dei maggiori poeti italiani poeti che ripercorrono le tappe essenziali, gli snodi cruciali di quell’epoca. Lo stesso giorno alla Camera dei deputati ecco la presentazione di ‘Libroarcobaleno’ (in programma dal 25/6 al 31/7 a Melpignano, Lecce) spazio aperto “ad ogni espressione” e destinato ai giovani talenti. I giovani studenti e artisti under 35 saranno chiamati a scegliere “un poeta di una cultura diversa dalla propria e interpretare i suoi versi con un’opera inedita e originale”. A Vicenza, dal 21 marzo al 27 maggio, la poesia diventerà “una festa del dire e dell’udire”. ‘Dire poesia’ – così si chiama la manifestazione – è un mosaico di incontri, reading e momenti performativi condivisi con il pubblico che vedrà protagonisti alcuni dei nomi più importanti nel panorama poetico italiano e mondiale: da Tahar Ben Jelloun al poeta polacco Adam Zagajewski, a Jacques Roubaud, matematico e poeta francese che sarà a Vicenza con Piergiorgio Odifreddi in uno connubio tra matematica e poesia. Tornerà poi la poesia in lingua spagnola, con il boliviano Juan Ignacio Siles del Valle, ex ministro degli Esteri del Paese andino e autore, tra l’altro, di una documentata biografia di Che Guevara. E ancora lo scrittore e musicista canadese John Akpata, Anne Waldman, poetessa beat americana, il musicista e compositore Ambrose Bye, figlio di Anne Waldman, assieme ad altri ospiti del calibro di Meena Alexander, Fabio Pusterla, Ida Vallerugo. Per la Giornata mondiale della poesia, lo ‘Specchio’ Mondadori dedciherà un nuovo spazio ai giovani poeti emergenti pubblicando quattro delle voci più fresche e interessanti della poesia contemporanea: Fabrizio Bernini con L’apprendimento elementare, Carlo Carabba con Canti dell’abbandono, Alberto Pellegatta con L’ombra della salute e Andrea Ponso con I ferri del mestiere. Grazie al contributo di Montblanc, che sostiene l’iniziativa – spiega la Mondadori – i titoli usciranno in un formato speciale di 32 pagine senza alette e con rilegatura a punto metallico. Ma sarà l’intera collana dello Specchio a cambiare veste grafica e a rinnovarsi nel formato e nei colori. Per inaugurare questo nuovo corso è stato scelto il libro del Premio Nobel Seamus Heaney, Catena umana. L’iniziativa sarà presentata, domani, alla Casa delle Letterature di Roma. Ma sono in programma tante altre manifestazioni: tra le altre quelle previste a Torino e a Trieste, ma anche una ‘Carovana dei versi’ che si snoderà da Roma a Varese con incontri itineranti lungo il percorso. Senza dimenticare una delle maggiori poetesse italiane Alda Merini (nata proprio un 21 marzo…): ad Arcore sarà proiettato un filmato-intervista esclusivo realizzato, pochi mesi prima della scomparsa della poetessa milanese, dalla regista Rai Donatella Baglivo. Al Teatro Carcano di Milano il cantautore Giovanni Nuti, con la partecipazione straordinaria di Lucia Bosé darà vita al recital di poesie e canzoni ‘Una Piccola Ape Furibonda’ dedicato alla Merini e che prende il nome da un suo verso. Ma Milano vedrà anche quel giorno la presentazione della ‘Giornata di poesia tra Francia e Italia al Piccolo Teatro con poeti italiani e francesi.

(articolo di Massimo Lomonaco da www.improntalaquila.org)



Gli eventi organizzati a Roma per la "Giornata mondiale della poesia 2011":

- Sabato 12 marzo 2011, Carovana dei versi (Roma): versi di primavera è un ciclo di incontri itineranti e altrettanto corali con la poesia edita. Nella settima edizione "abrigliasciolta" dedica gli incontri alla diffusione dei libri di poesia pubblicati dalla casa editrice (banda a mano libera-detenuti in azione, Fiori di carta di Sandro Sardella, carovana dei versi e Ellis Island di Robert Viscusi oltre alle pubblicazioni degli autori che in questi sette anni hanno dato vita a "carovana dei versi". Versi di primavera parte il 12 marzo 2010 a Roma, dove diversi autori e diverse case editrici si incontreranno per incrociando la presentazione della raccolta carovana dei versi i “ventun movimenti di poesia” della settima edizione per la Giornata Mondiale della poesia. La conclusione è fissata il 9 aprile con Robert Viscusi (New York) che presenterà il secondo volume del suo Ellis Island, opera in seicentoventiquattro sonetti sulla migrazione italiana verso l'isola delle speranze e delle lacrime. Info: www.abrigliasciolta.it

- Lunedì 21 marzo 2011, Concerto-spettacolo poesia e musica (Roma): sono i versi fulminanti dei nostri più grandi poeti, da Dante a D'Annunzio e la sublime energia poetica di Petrarca, Alfieri, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Carducci, Capuana, Rossetti... a rispecchiare con geniale lungimiranza la situazione attuale. Un grande interprete come Cosimo Cinieri fa sentire la loro voce nello spettacolo-concerto Italia mia il 21 marzo 2011 (l'evento più importante dell'Unesco nella Giornata Mondiale della Poesia) presso la Sala Sinopoli dell' Auditorium Parco della Musica di Roma, dando un significativo apporto alle celebrazioni del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia. Info: www.irmapalazzo.blogspot.com

- Lunedì 21 marzo 2011; Prendi una Poesia (Roma): anche quest’anno la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma partecipa alla Giornata mondiale della poesia, voluta dall’Unesco il 21 marzo, offrendo in dono ai suoi frequentatori una poesia in formato cartolina, da usare come segnalibro, rileggere, conservare come piccolo gadget. Il gesto vuol essere soprattutto un invito a scoprire le suggestioni del messaggio poetico di componimenti scelti a caso, senza un tema o una delimitazione temporale, perché la poesia è universale. Solo la provenienza geografica è omogenea: un invito ad ascoltare le voci di paesi in movimento verso un futuro diverso. Info: www.bncrm.librari.beniculturali.it

- Venerdì 25 marzo 2011; La Poesia È Reale (Roma): presso Bibliocaffè Letterario a Ostiense (via Ostiense 95), inizio ore 18.00 - Ingresso libero. Un ConcertoPoesia con i poeti Cony Ray, Marco Orlandi e Gabriele Peritore per un ritorno Reale della Poesia nella comunicazione sociale. Info: poesiareale.blogspot.com

martedì 15 marzo 2011

LE DONNE DEL RISORGIMENTO


Copertina del libro Donne del Risorgimento (Il Mulino, pp. 258, € 24)
Anita, Colomba, Giuseppa e le altre: le donne dimenticate del Risorgimento
Quattordici ritratti femminili per un testo, scritto a più mani, che esce domani per la casa editrice Il Mulino.

Anita, Colomba, Giuseppa e le altre: le donne dimenticate del Risorgimento

Erano dietro le barricate e non le abbiamo «viste». Stavano davanti ai plotoni di esecuzione e ci siamo voltati dall’altra parte. Nei titoli di coda del Risorgimento ci sono solo nomi al maschile. Re, eroi e faccendieri. Facevano loro l’Italia. Qualche volta anche a pezzi. Tanto a rimetterli insieme ci pensavano le donne. Nel silenzio e con tenacia. Quelle che, per i libri di storia, erano la compagna, la spia, la cortigiana. Figure di contorno sempre al servizio di qualcuno. E poteva anche essere Garibaldi o Cavour. Mai protagoniste assolute. Come in una fiction in costume venuta male. Loro che più di tutti conoscevano (conoscono) il sopruso, l’ingiustizia, l’emarginazione. La violenza e la discriminazione. E prima degli altri si sono indignate e ribellate.

«Donne in cerca di guai», unite proprio dal non essere uomini. Aristocratiche e popolane, su al Nord e giù al Sud e persino di altri Paesi. Belle o poco avvenenti, eleganti o trasandate, tutte, inevitabilmente, intelligenti, caparbie e affamate di sapere. Anche quelle che non sapevano leggere. Cucivano coccarde, guidavano rivolte, incitavano i compagni. Senza di loro l’Italia sarebbe stata diversa. O forse non sarebbe stata proprio. Donne del Risorgimento (Il Mulino, pp. 258, € 24, in libreria dal 16 marzo) è un parziale risarcimento a quello che non è stato raccontato. Ci sono i ritratti di quattordici figure femminili. Le donne che dal Risorgimento hanno dato e preso: la consapevolezza di valere.


Gaetano Ricchizzi, «Tricolore», 1916
Si comincia con Colomba Antonietti, la figlia di un fornaio dell’Umbria. Finita dentro i giorni della Repubblica romana del 1849. Una donna non comune, ma chi lo era allora? Moglie di un combattente, Luigi Porzi, che non si risposò più dopo averla persa per un colpo dei francesi. Si va avanti con Anita Garibaldi. Fa la guerriglia ai pregiudizi e alle cattiverie. Tende imboscate ai benpensanti. Ascolta le ragioni del cuore. Muore, come morivano le eroine dell’Ottocento. Che non c’erano lacrime di commozione ma solo dispiacere, e forse rabbia, per non farcela a vedere quello che sarebbe stato. Ci sono donne con nomi che non finiscono mai per ragioni che non sono le stesse: Cristina Trivulzio di Belgiojoso o Giuseppa Bolognara Calcagno, Peppa la cannoniera. Una nobildonna milanese e la trovatella siciliana. I salotti dell’aristocrazia e le osterie mal frequentate. Cristina che combatte il suo piccolo mondo antico, Giuseppa che cresce, lavora, impara e dice «chi pecora si fa, il lupo se lo mangia». Serva, stalliera e poi per strada a combattere i Borboni. Con gli uomini, meglio di un uomo. La sua storia scovata, lucidata e raccontata da Dacia Maraini. Come quella di Enrichetta Di Lorenzo, la compagna di Carlo Pisacane. Colta e curiosa.

Le altre donne hanno suoni che vengono da lontano: Margaret Fuller, l’americana arrivata in Italia per vedere come si rivoltava un popolo. O Sara Levi Nathan, «la banchiera della rivoluzione». E Rosalie Montmasson, l’unica donna dei Mille di Garibaldi. L’Italia «espressione geografica» di Metternich per loro era solo una battuta venuta male.

«Svelta, intelligente, ardita e prudente insieme», cioè Antonietta De Pace. Una famiglia che l’aveva educata a pensare. E lei, ricca e fortunata, ma sensibile e attenta, alle condizioni dei contadini del Salentino. Aveva studiato diritto per difenderli meglio. Poi si era spesa per l’Italia. Una delle tante, delle troppe che neanche 150 anni sono bastati per ricordare.

articolo di Carlo Baroni (Corriere.it)
14 marzo 2011
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Le autrici
Donne del Risorgimento (edito da Il Mulino) è un libro collettivo. Ogni capitolo, ogni ritratto ha la firma di una donna. Le autrici di questo volume sono un gruppo di scrittrici e giornaliste che fanno parte di Controparola, nata nel 1992 per iniziativa di Dacia Maraini. Ci sono Elena Doni, Claudia Galimberti, Maria Grosso, Lia Levi, Maria Serena Palieri, Loredana Rotondo, Francesca Sancin, Mirella Serri, Federica Tagliaventi, Simona Tagliaventi, Chiara Valentini e, appunto, Dacia Maraini (che ha dato vita a Controparola, iniziativa che, dal ’92, riunisce donne che scrivono).

lunedì 14 marzo 2011

venerdì 11 marzo 2011

LIBRI "SUL COMODINO"


Cosa cercare in un libro? La verità e la speranza, il dolore e la sconfitta del dolore. In un libro la realtà entra e si trasforma. A volte s'illumina di una luce nuova. Una storia vera raccontata è sempre più leggera del reale, più bella. La letteratura ci offre un luogo luminoso in cui custodire le storie più buie; angoli in cui redimerci e diventare esemplari.
La scrittrice e giornalista Maria Cristina Giongo, ha pubblicato un libro forte, coraggioso. Ha aperto generosamente le porte della letteratura ad una storia vera. Entrando nelle stanze di" Tu prostituta" si trovano una giornalista e una prostituta. L'una accanto all'altra a dialogare.
Il libro, come dice l'autrice, "è la storia vera di un’amicizia nata sul web fra una giornalista ed una prostituta. Ad un certo punto le due donne decidono di incontrarsi veramente lasciando il mondo virtuale per entrare in quello reale. La prostituta consegna alla giornalista una serie di registrazioni di incontri con i suoi clienti, perchè la sua amica possa capire meglio non solo lei ma anche il motivo per cui gli uomini frequentano donne a pagamento. Tu prostituta è un libro moderno, attuale; sul sesso e i desideri più segreti, ma anche sulla meravigliosa capacità di sentimento radicata in ognuno di noi. Al di là di giudizi e pregiudizi."
L'editore è Laura Capone. La Giongo la definisce una donna "battagliera e di gran cultura che ha avuto “il coraggio”di pubblicarlo." Tre donne, dunque, unite da una sola storia.
Il libro è un e-book, lo trovate qui

"NO, NON SIAMO TUTTI LA STESSA COSA"

Gli Italiani che fanno la differenza- un'immagine di Alfredo Iorio (Praga)

giovedì 10 marzo 2011

POESIA IN FORMA DI LUCE

Chiesa di San Paolo fuori le Mura (Roma)


Poesia in forma di luce (di G. Iorio)



In chiesa sono entrata a cercare
l'angolo remoto
dove la luce si è attorcigliata
al corpo e alle ciglia
di una beata


quel ritaglio affollato di pulviscolo
mi accoglie come un'esiliata
in mezzo a rovine
di volti screpolati e pelle sbiadita


scorgo venature azzurre
sulle mani della beata
la luce le sfiora
un istante - fa un salto
sul suo collo bianco


aspetterò fino al tramonto
che torni a scorrere
sotto la pelle
il sangue.

mercoledì 9 marzo 2011

"LEGGERE SALVA LA VITA"



Eccolo, finalmente è pronto! L'ultimo, bellissimo lavoro dei miei "grandi" studenti! Uno spot per gli amici della lettura!
Leggere salva la vita...

:)
Diteci cosa ne pensate! :)

domenica 6 marzo 2011

SE SAVIANO FOSSE UNA DONNA...RIFLESSIONI "MARZIANE"



Perché Saviano non è una di noi? Perché Saviano non è una donna? Me lo chiedo, stasera, dopo aver guardato la trasmissione di Fazio "Che tempo che fa" e l'intervista a Roberto Saviano (per guardarla clicca qui). Poi lo zapping mi ha portato, nell'ordine, a guardare un documentario su MTV sulla vita\carriera di Christina Aguilera (una donna che dovrebbe rappresentare anche me e le mie battaglie?!mah!) e infine - dopo 5 minuti di un film americano con un avvocato cieco e un triste film italiano che avevo già visto "Notte prima degli esami" (a mio giudizio, deprimente) - sono approdata a Repubblica Radio\TV e ad uno spettacolo teatrale di non so quale autore.

Protagoniste sul palco "spoglio" due donne: due generazioni a confronto in una piccola sala d'attesa di uno studio medico. La ragazza non ha sogni, la donna matura ne aveva. Una lunga, dolorosa chiacchierata- retorica, nostalgica, cerebrale. Non dico che non mi sia emozionata, di tanto in tanto, quando la donna matura parlava della sua vita divisa tra lavoro e figli e quando la ragazza si arrendeva davanti all'ipocrisia del mondo in cui è costretta a vivere.
Ma ecco la domanda: perché Saviano non è una donna? Sarebbe tutto così facile.
I capelli: smetterei di tormentarli. Voi non sapete - visto che non mi vedete- che da tre mesi sulla mia testa si rincorrono i colori più caldi e le sfumature più trandy. Doveva accadermi! Lotto con i capelli da quando avevo 5 anni. Un giorno mio padre mi li fece tagliare dal barbiere del paese. Erano sottili e mio padre credeva di aiutarmi, così un giorno li avrei avuti sani e forti. Già, vivere rinunciando al presente per un futuro migliore. Per me fu un trauma insuperabile. Rimpiango i miei capelli sottili e deboli ancora oggi. Tornata a casa mi nascosi sotto il tavolo della cucina. Sul pavimento c'erano briciole di pane e i peli del mio gatto rosso che presto mi raggiunse e mi confortò.
Ma torniamo a Saviano. Se lui fosse una donna io andrei in giro senza capelli, come allora non ebbi il coraggio di fare (infatti per un mese mi tenni in testa un berretto e quando Ciro, un bambino più grande e più vuoto, me lo tolse, lo avrei ucciso se non fosse stato per la signora Tutuccia, la maestra di entrambi).

Se Saviano fosse una donna continuerebbe a mettere al primo posto della lista delle cose per cui vale la pena vivere "la mozzarella di bufala"? E a dire davanti a migliaia di spettatori che la ami perché ti lascia in bocca "o ciato e' bufalo", o qualcosa del genere- comunque il fiato della bufala!
Ancora ricordo quando mio marito, molti anni fa, mi disse che sapeva che stavano per arrivarmi le mestruazioni. Disse che lo sentiva dall'odore insolito del mio alito: un po' metallico. Non avete l'idea dell'effetto che ebbero su di me quelle parole. Ancora oggi mi meraviglio che non ci abbiano fatto entrare in una crisi profonda...e senza ritorno.
Ancora una riflessione su Saviano e l'Iliade. Qui la sinossi, naturalmente da wikipidia, enciclopedia che amo immensamente perché di tutti e per tutti.
Saviano, sei un guerriero, e non finirò mai di ringraziarti per le tue battaglie. Ma che dire dell'Iliade e delle sue donne rapite, scambiate, sfruttate, ignorate, vendute e insultate.? Che dire di Elena di Troia, la madre di tutte le donne sfortunate che da allora in poi devono alla bella moglie del re Menelao l'appellativo più ignobile?

L'immagine che accompagna il post è presa da un sito balletto.net, in cui si citano dei versi dell'Iliade "Poi vi sculse una danza" (Iliade Libro XVIII vv. 590-605). Mi piacerebbe che li leggeste. Eccoli. Nei versi citati si parla di una misteriosa danza, scolpita sullo scudo di Achille, una danza di "garzoncelli e verginette di bellissimo corpo", una festa che ha luogo nel palazzo di Cnosso. Quanto attuale e propizia mi è sembrata questa associazione di immagini, uno scudo e una danza, in tempi di Bunga Bunga e festini nei palazzi del potere. Achille che lotta con uno scudo sul quale è scolpita la "danza degli dei".

Ah, se "l'ira funesta" di Achille" si scagliasse su chi fa delle donne una merce "usa e getta"; se solo Achille li riducesse in cenere! Io vorrei che le donne trovassero parole per creare forme nuove, vorrei che abitassero spazi liberi, bianchi.
Auspico una nuova purezza, la salvezza delle donne potrebbe venire dalle parole - come insegna Saviano- parole nuove, che la poesia coraggiosamente potrebbe creare e divulgare, parole come semi dai quali far nascere un nuovo limpido sorriso.
Questo vi auguro, care amiche di letture e donne della rete e dei blog. Un futuro radioso di parole. Buon 8 marzo 2011!

venerdì 4 marzo 2011

PROMESSI SPOSI D'ITALIA



(da La Repubblica.it Articolo di Carlo Ciavoni)
ROMA - In occasione del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia, giovani italiani di origine straniera e rappresentanti del mondo dello spettacolo e della cultura italiana saranno protagonisti di una lettura del capolavoro manzoniano. Un evento speciale avrà luogo a Roma per celebrare il sentimento di unità del nostro Paese e sensibilizzare le Istituzioni sulla necessità di rivedere le norme sulla concessione della cittadinanza.

Sono il futuro del Paese. L'evento rientra nel programma delle Celebrazioni per il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il patrocinio della Camera di Commercio di Roma. Si tratta di un'iniziativa per valorizzare la presenza di tanti ragazzi di seconda generazione in Italia, considerata come un patrimonio per il futuro del nostro Paese: "Promessi Sposi d'Italia, questa cittadinanza s'ha da fare!" è il titolo dell'evento che Save the Children 1 e la Rete G2 2 - Seconde Generazioni realizzeranno mercoledì 16 marzo presso il Tempio di Adriano a Roma.

Una riflessione collettiva. Un'occasione per riflettere sulle radici del nostro Paese e guardare al futuro, che significa misurarsi con la presenza, oggi, di oltre 900.000 minori figli di immigrati di cui oltre mezzo milione sono nati in Italia, più di 100.000 nel solo 2010. Minori che si sentono a tutti gli effetti "cittadini" italiani, padroneggiano la lingua (e anche i dialetti) condividono le passioni, gli impegni e le aspettative dei loro coetanei.

Viaggio nel passato, sguardo nel futuro. Voci di ragazzi e ragazze di diversa origine e provenienza, nati e/o cresciuti in Italia, si passeranno il testimone tra inserti musicali e testimonianze personali e accompagneranno il pubblico in un viaggio nel passato del nostro Paese, per meglio comprenderne il futuro: una no-stop di 3 ore durante la quale i ragazzi, di diverse origini ed età provenienti da tutta Italia, leggeranno brevi frammenti dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, il romanzo che più d'ogni altro ha contribuito a formare la nostra identità nazionale e che proprio oggi rappresenta un testo di grandissima attualità.

La maratona oratoria. Nello spettacolo, ai ragazzi si alterneranno personaggi della cultura e dello spettacolo in una maratona oratoria, che darà anche spazio ad alcune testimonianze personali delle seconde generazioni su cosa significhi crescere in Italia, sentirsi italiani per poi scoprire di non esserlo formalmente. Durante l'evento, inoltre, verranno affrontati dai ragazzi della Rete G2 e dagli ospiti in sala i principali temi che attraversano la vita di tutti i giorni delle seconde generazioni, dalla cittadinanza al diritto allo studio e al voto. Gli interventi musicali richiameranno i brani più significativi della storia della musica italiana.

Il sentimento di unità. L'iniziativa di Save the Children e la Rete G2 nasce per dar voce all'impellente sentimento d'unità che attraversa il nostro Paese e che chiede di prendere corpo. L'Italia sta vivendo infatti un momento storico di grande importanza, con una forte domanda di integrazione sociale - cui la nazione deve necessariamente dare risposta - derivante dalla trasformazione dell'Italia, compiuta in questi ultimi decenni, da Paese di emigrazione a Paese di immigrazione. Questa cittadinanza, dunque, s'ha da fare.

Il lavoro di Save the Children Italia. E' la più grande organizzazione internazionale indipendente per la difesa e la promozione dei diritti dei bambini e delle bambine. Fondata nel 1919, opera in Italia dal 1999 ed è presente oggi in 120 paesi. Save the Children Italia, ormai da anni, è impegnata nella protezione e nella promozione dei diritti dei minori stranieri che vivono in Italia, attraverso interventi progettuali sul campo, attività di ricerca e dialogo con le istituzioni locali, nazionali ed internazionali.

La Rete G2 - Seconde Generazioni. E' un'organizzazione nazionale apartitica fondata nel 2005 da figli di immigrati e rifugiati nati e/o cresciuti in Italia. La Rete G2 è un network, oggi presente in numerose città italiane, composto da giovani "cittadini del mondo", originari di Asia, Africa, Europa e America Latina, che lavorano insieme su due punti fondamentali: la promozione dei diritti delle seconde generazioni - attualmente senza cittadinanza italiana - e la sensibilizzazione della società civile sulla realtà dei figli di immigrati nati e cresciuti in Italia.

(04 marzo 2011)

"PICCOLE" FELICTA'



(da Blogteatro.it)
In scena dall’8 al 22 marzo, Momenti di trascurabile felicità è il terzo appuntamento nell’ambito di Roma Città Teatro, la seconda edizione della rassegna dedicata all’arte dell’attore e del racconto al Teatro Piccolo Eliseo di Roma.

Momenti di trascurabile felicità ritorna alla sua forma naturale sul palcoscenico, dopo esser diventato uno dei libri di successo di questa stagione invernale.
Con testi scritti da Francesco Piccolo, lo spettacolo è diretto e interpretato da Valerio Aprea.
Valerio Aprea e Francesco Piccolo hanno iniziato a collaborare partendo da alcune serate di reading, dalle quali è nata un’ unione che si è andata consolidando nel tempo.
A Maggio 2006 è andato in scena il primo spettacolo“Allegro Teatrale” , sempre in forma di reading, tratto dal titolo del penultimo romanzo di Piccolo. Una specie di ‘zibaldone’ di scritti, tra brani e racconti, alcuni apparsi su pubblicazioni varie (Repubblica, Diaro, ecc.), altri inediti.
Prendendo spunto da uno in particolare di questi testi, “Tre momenti di trascurabile felicità”, nasce l’idea di un nuovo spettacolo in forma di ‘a solo’. I ‘Tre momenti’ sono appunto tre diverse riflessioni su altrettanti episodi di vissuto quotidiano. Tre istantanee di piccole, gioiose, trasgressioni capaci di suscitare nello spettatore una sintonia di rara immediatezza, e il ritratto di una felicità che non aveva preventivato. Lo spettacolo tenta dunque di alludere ad una sorta di costruzione, mattone per mattone, di questa felicità quotidiana, fatta di decisioni liberatorie, ripensamenti dell’ultimo momento, osservazioni segrete degli altrui comportamenti, considerazioni sui tanti minuscoli gesti di inconfessabile egoismo o di rassicurante inutilità che costellano il nostro universo giornaliero. La regia è essenziale, imperniata su un’alternanza di monologhi e immagini video, senza un’apparente consequenzialità narrativa.
Nello spettacolo, come nel libro, i ‘momenti’ di trascurabile felicità da tre arrivano ad un numero imprecisato, che va a costituire appunto questa specie di piccola, grande, esilarante, mappatura della gioia. Trascurabile. Ma non troppo.

giovedì 3 marzo 2011

SAGOME INQUIETE




MODENA. Si supera la soglia del museo della Figurina, a palazzo Santa Margherita, e si entra nel mondo misterioso per eccellenza, quello delle ombre. È questo il tema della mostra "Sagome inquiete: ombre e silhouette dalle figurine al cinema" che dopo l'inaugurazione di domani - alle 18 con l'aperitivo a tema - prosegue sino al 17 luglio per la cura di Roberto Alessandrini e Paola Basile. (Clicca qui per la visita virtuale)

Qui si divertiranno tutti, non solo i bambini perché l'argomento, raccontato attraverso la "solita" scelta di centinaia di figurine provenienti da quel pozzo delle meraviglie della collezione di Giuseppe Panini ora comunale, davvero è trasversale. L'impatto in mostra è "forte", non solo per le 180 immagini, ma per una serie di strumentazioni interattive, chiamate "opere al nero", con cui l'artista Clementina Mingozzi illustra quanto si può fare lavorando in controluce.

Gli oggetti, di proprietà di collezioni modenesi, sono lanterne magiche, teatrino d'ombra dell'800 e alcune sagome di Bali in legno e cuoio, tutti misteriosi: un quadro animato, la "poltrona di Lavater" utile a disegnare silhouette e "l'ombra vestita" macchina con cui giocare ai rimandi tra realtà e finzione. Oltre a tutto ciò la mostra fa incursioni nei settori del cinema e del fumetto - presenti vari esempi, da Batman a Tex e Topolino - e così nelle bacheche espositive compaiono il primo lungometraggio d'animazione della storia "Le avventure del principe Achmed" di Lotte Reiniger del 1926 e spezzoni dei mitici Metropolis di Fritz Lang e Scarface di Howard Hawks.

Tutte queste pellicole utilizzano silhouette ritagliate, ma non è quello l'unico ambito di utilizzo pratico per loro. Lo spiega un'altra vetrina lungo il percorso che espone i "Notgeld", le banconote di emergenza di basso taglio che ai tempi della repubblica di Weimar venivano emesse da molti piccoli comuni e banche. Nei 76 esempi esposti si nota la cura con cui in una calligrafia visiva quasi gotica venivano raccontate storie e vicende tedesche di primo '900. L'ombra del resto ci accompagna dalla nascita alla morte, pure nei momenti di svago: chi non è mai stato a bere "un'ombra de vin" a Venezia?

La Repubblica, di Stefano Lippi, 3 marzo 2011

martedì 1 marzo 2011

"LE COSE PER CUI VALE LA PENA VIVERE"


Esce per Feltrinelli il libro che raccoglie le storie raccontate dallo scrittore nel programma "Vieni via con me" assieme a Fabio Fazio. Dal sito La Repubblica, un anticipo dell'introduzione e una personale "top ten dello scrittore".
Poi, amici di letture, tocca a voi... provate a scrivere la vostra lista di cose "per cui vale la pena vivere". Io ci penserò un po' su... :)


SE il tuo mestiere è scrivere, fare televisione è come cercare di respirare sott'acqua. Non puoi farlo perché non hai le branchie, devi trovare il modo, un modo qualsiasi per non morire soffocato. Quando Fabio Fazio mi incontrò proponendomi di raccontare in televisione storie d'Italia, d'istinto la mia risposta fu sì. Ne ero entusiasta, ma feci solo un lieve cenno con la testa come se a dire sì fosse più il mio corpo che il mio pensiero. Ero lusingato dalla proposta, ma intravedevo molte difficoltà. L'idea era nata dopo che una puntata della trasmissione di Fabio a cui avevo partecipato aveva raggiunto, in prima serata, ascolti molto alti raccontando storie di camorra, di libri e scrittori perseguitati. Ma lavorare a un programma televisivo, costruirlo dal primo all'ultimo minuto, ha per uno scrittore qualcosa di irreale. "Vedrai che riusciremo" mi rispose Fabio, che aveva capito cosa si agitava nella mia testa e voleva in qualche modo tranquillizzarmi. Da quel momento abbiamo condiviso tutto, soddisfazioni e dubbi, timori e rabbia: come è raro che accada, o comunque come a me non era mai successo.

È partita così un'avventura fatta di tensione, tristezza, grande passione, un'avventura che mi ha dato la vertigine e la possibilità davvero di intravedere un sentiero oltre la notte. La notte di questo Paese. Per la dirigenza generale la trasmissione doveva essere una di nicchia, doveva parlare solo a quei pochi (che per me erano già una moltitudine) che avevano seguito i miei precedenti interventi su Raitre. Ma noi questa volta avevamo in mente qualcosa di diverso. Pensavamo a una trasmissione popolare, una trasmissione che potesse arrivare a un pubblico più vasto. Che fosse racconto e intrattenimento. È questo che ha generato il cortocircuito iniziale, le polemiche sui compensi, i timori politici dell'azienda, i sospetti di una censura preventiva, sotterranea, la netta percezione che si volessero fermare le nostre parole.

Non bisogna essere ingenui nel paragonare questa situazione a quella di paesi dove esiste una censura totale dei mezzi di comunicazione. L'Italia non è l'Iran di Ahmadinejad o la Cuba di Castro, dove ai miei coetanei non è consentito il libero utilizzo di Internet, dove non è concesso a chi vince premi giornalistici internazionali di andarli a ritirare o ad atleti di tornare per l'ultimo saluto a un genitore in fin di vita. L'Italia non è la Cina in espansione che non ammette dissidenza o quello che fu il Cile di Pinochet. Non siamo preda di totalitarismi fascisti. Da noi però il meccanismo censorio è insidioso perché non è immediatamente riconoscibile; il suo obiettivo è porre mille difficoltà alla realizzazione di un progetto, nell'ombra, e poi far parlare i fatti: "Andate male", "Non vi guarda nessuno", "Avete fatto ascolti da terza serata". Alla fine il paradosso di fronte al quale ci siamo trovati è diventato palese: un editore che non avendo la forza per bocciare una trasmissione, fa di tutto per farla andare male, per ridurne al minimo l'audience e costringerla in una nicchia dove non dia più fastidio.

Noi, invece, sognavamo un programma ambizioso, di qualità, con ospiti importanti: un programma destinato a un grande pubblico e capace di raccontare un'Italia che raramente appare in tv. Volevamo parlare della macchina del fango, di mafia e politica, di come funzionano i voti di scambio, delle bugie sul terremoto, di testamento biologico, del business dei rifiuti. Ed era chiaro che a fare paura erano proprio i contenuti della trasmissione. Su quelli, però, nessuno di noi era disposto a trattare: erano espressione della nostra libertà. Il sogno (o l'ambizione) era parlare a quella parte del Paese che in realtà è la più grande, che ha voglia di ridisegnare la nostra terra, di ricostruirla, che ha voglia di dire che non siamo tutti uguali e che la nostra diversità risiede nel saper sbagliare senza essere corrotti, nell'avere debolezze che non comportano ricatti ed estorsioni. Alcune mie ricostruzioni sono state definite "infami". "Per Saviano il Nord è spazzatura", "Per Saviano il Nord è mafioso", hanno scritto e ci hanno addirittura definiti "partito della morte", semplificando al massimo quello che avevo raccontato in trasmissione.

Eppure, nonostante gli attacchi, le persone che ci guardavano da casa non si sono sentite più solo spettatori, isolati ognuno nelle proprie stanze, in platea o davanti al computer. Non ognuno che porta con sé lo sconforto di una storia triste o l'energia vitale di una bella storia. Ma qualcosa che senti si muove, la voglia di capire e di agire, di essere nelle cose. Non volevamo costruire una realtà parallela, ma raccontare come in un teatro greco, dove tutto è parte della vita della polis, dove c'è partecipazione, immedesimazione. Ascoltare un racconto e sentirlo proprio è come ricevere una formula per aggiustare il mondo. E il miracolo di questa strana avventura televisiva sono stati gli ascolti. Si andava a dormire il lunedì certi che il giorno dopo avremmo avuto le solite accuse, di aver fatto un programma visto da pochi, solo per appassionati e schierati. E invece accade qualcosa che non potevamo prevedere, perché mai successo prima. Vieni via con me batte ogni record di ascolti su Raitre. Batte ciò che era impossibile battere: il Grande Fratello, i reality. E accade che i miei lunghi monologhi incassano uno share superiore a quello di Inter-Barcellona in Champions League. Una cosa del genere era imprevista, imprevedibile e ci sconcerta. Io stesso quando me lo dicono non riesco sino in fondo a crederci.

Arrivare a così tante persone ti cambia la vita. Ogni giorno mi giungevano migliaia di lettere e messaggi di persone che mi davano la loro vicinanza, solidarietà. Mi sentivo spesso difeso e abbracciato da una umanità di cui per troppo tempo avevo sottovalutato la forza, la dignità, la passione. Ma accade anche che c'è chi inizia lentamente a detestarti, chi non è stato invitato in trasmissione, chi fa altri programmi e si sente superato o quantomeno messo in ombra. E comprendi quello che mai avresti immaginato: meglio per molti che ci sia un'orrida televisione che giustifichi l'orrido mondo, piuttosto che intravedere un modo per poter trasformare le cose, che metta in crisi ognuno. Ma in quelle ore ciò che mi pervadeva davvero, nonostante le critiche, era sentire in ogni parte di me che attraverso la televisione, strumento che spesso sembra inutile, talvolta considerato una macchina per oscurare le menti, si stava accogliendo una voglia di trasformare, di cambiare, di dire comunque la si pensasse politicamente, che il Paese è diverso da come viene rappresentato, diverso dalla sua classe politica, diverso dal disastro che sta vivendo.

E la sfida iniziale era raccontare questa Italia diversa attraverso elenchi che sarebbero stati l'impalcatura e la grammatica della trasmissione. Un'idea semplice, perché gli elenchi sono contenitori che possono contenere ogni cosa, ogni esperienza, ogni racconto. Per questo la partecipazione del pubblico è stata massima: tutti hanno pensato a un proprio elenco e in trasmissione, tramite Facebook e il sito, ce ne sono arrivati a migliaia. Belli, divertenti, drammatici. E ho pensato alla scena di Manhattan il film di Woody Allen, quando sdraiato sul divano riflette "sull'idea per un racconto sulla gente ammalata, che si crea continuamente problemi inutili e nevrotici perché questo gli impedisce di occuparsi dei più insolubili e terrificanti problemi universali". E come antidoto, Allen pensa a qualcosa di ottimistico, a un elenco delle cose per cui vale la pena vivere. Naturalmente è un espediente, il malato cronico è lui e l'elenco ottimistico serve a lui e solo a lui per sottrarlo ai problemi inutili e nevrotici in cui è imprigionato. Woody Allen cita Groucho Marx, Joe Di Maggio, il secondo movimento della sinfonia Jupiter, Louis Armstrong, L'educazione sentimentale di Flaubert, i film svedesi, Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili mele e pere dipinte da Cezanne, i granchi da Sam Wo e il viso di Tracy. Un elenco leggero che vale più di una guida morale per i perplessi.

Sono da sempre attratto dagli elenchi. Un giorno mi piacerebbe scrivere libri di elenchi. E sono sicuro che l'elenco delle cose per cui vale la pena vivere è un esercizio fondamentale per ricordarsi ciò di cui siamo fatti. Una carta costituente di noi stessi. Mi piacerebbe passare il tempo ad ascoltare cosa scrivono le persone, le loro dieci cose che danno senso alla vita. Mi sarebbe piaciuto poterle leggerle in trasmissione. Ma le parole bisogna sempre saperle risparmiare. Qui, però, ho la carta davanti, lei non si sottrae mai. Purtroppo e per fortuna.
Ecco il mio elenco. Ecco le dieci cose per cui, per me, vale la pena vivere:

1) La mozzarella di bufala aversana.
2) Billy Evans che suona Love Theme
From Spartacus.
3) Portare la persona che più ami
sulla tomba di Raffaello Sanzio
e leggerle l'iscrizione latina
che molti ignorano.
4) Il gol di Maradona del 2 a 0 contro
l'Inghilterra ai mondiali del Mexico
'86.
5) L'Iliade.
6) Bob Marley che canta
Redemption Song ascoltato nelle
cuffie mentre passeggi libero.
7) Tuffarsi ma nel profondo,
dove il mare è mare.
8) Sognare di tornare a casa dopo
che sei stato costretto a star via
molto, molto tempo.
9) Fare l'amore.
10) Dopo una giornata in cui hanno
raccolto firme contro di te aprire
il computer e trovare una mail
di mio fratello che dice: "Sono fiero
di te".

© 2011 Roberto Saviano /Agenzia Santachiara

LA MAPPA DELLE STORIE INVISIBILI: Roma, Fontana delle tartarughe

Stasera una storia invisibile è apparsa alla Fontana delle tartarughe... buon ascolto, se passate di là. E, a proposito, salutatemi Serafina...