COME UN ROMANZO, CONFESSIONI DI UN PROF AMICO DI LETTURE



"Ben presto il professore diventa un vecchio professore. Non che questo mestiere logori più di un altro, no...è il fatto di sentire tanti genitori parlargli di così tanti figli- e così facendo parlare di se stessi - e sentire i raccontidi tante vite, di tanti divorzi, tante storie di famiglia: malattie infantili, adolescenti che non tieni più, figlie predilette il cui affetto ti sfugge, pianti per i fallimenti e moti di orgoglio per i successi, tante opinioni su tanti argomenti, e sulla necessità di leggere, in particolare, l'assoluta necessità di leggere, che ottiene l'umanità.
Il dogma.
Ci sono quelli che non hanno mai letto e se ne vergognano, quelli che non hanno più tempo di leggere e se ne rammaricano, quelli che non leggono romanzi ma libri utili saggi, testi tecnici,biografie, libri di storia, quelli che leggono di tutto, quelli che "divorano libri" e gli brillano gli occhi, quelli che leggono solo i classici, signore, "perché non c'è miglior critico del vaglio del tempo", quelli che passano l'età matura a "rileggere", e quelli che hanno letto l'ultimo Tale e l'ultimo Talaltro, perché bisogna pure, signore, tenersi al corrente.
Il dogma.
Ma tutti, tutti, in nome della necessità di leggere.
Il dogma.
Compreso colui che oggi non legge più ma afferma, un tempo ha letto molto solo che oramai ha gli studi alle spalle e una vita "riuscita", -solo con le proprie forze, naturalmente (è di quelli che "non devono niente a nessuno") ma ammette senza difficoltà che quei libri, di cui non ha più bisogno, gli sono stati molto utili...addirittura indispensabili, si "in-di-spen-sa-bi-li!".
Il dogma.

(Daniel Pennac, Come un romanzo, Feltrinelli p.56)


p.s.
Sembra scritto da "uno di noi"!Contro il dogma, perché la lettura si scopre dentro come un organo che atrofizzato ha ripreso a funzionare...contro il dogma della lettura come dovere.

Commenti

  1. Concordo sulla riscoperta della lettura come un piacere.. Deve essere una passione che ti nasce dentro, improvvisa e insaziabile.. Però sono anche convinta che valga la pena a volte instillarci un po' di senso del dovere. Giusto quel poco che basta per approcciarsi a libri non proprio semplici e non abbandonarli alle prime pagine. Ma solo verso quei libri e quegli autori che in qualche modo ci hanno colpito, quelli che magari sono pure fieri di non essere nella classifica dei best seller! Ecco, proprio quelli secondo me sono i migliori..

    p.s. a tal proposito, le uniche classifiche degen di nota secondo me sono i vincitori di Pulitzer o quelle di riviste autorevoli, ma soprattutto il passaparola degli addetti ai lavori.

    Cinderella

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  2. Grazie Cinderella,
    a volte, come insegnante, mi tocca fare l'avvocato di libri anche poco piacevoli. Quello che ai miei studenti piace è che, nonostante lo sforzo, alla fine abbiano la sensazione che quel libro parli anche un po' di loro. Insomma la parola chiave sembrerebbe essere quella dell'immedesimazione.
    E come dargli torto...se i libri parlano un po' di noi, li leggiamo tutti d'un fiato!
    A presto!

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