DONNA ROSITA NUBILE OVVERO LA FRAGILITA' DEGLI OGGETTI PRIVI D'AMORE





Una bianchissima sera di dicembre a teatro. Ieri sera la luce bianca di un mondo leggero e i fiori delicati di un giardino mai svelato da un pannello di lino chiaro, mi hanno avvolto e trasportato nel mondo profumato di Donna Rosita Nubile di Federico Garcià Lorca.
Il Teatro Argentina ha ospitato nel suo cuore rosso una scena bianca ed evanescente, simile ad un sogno lontano. Sul palcoscenico, privo di sipario, come in una pupilla limpida e sincera, si sono specchiati i miei ricordi più antichi di figlia del Sud. Riflessi nelle vite interpretate da grandi attrici- Andrea Jonasson, Giulia Lazzarini, Franca Nuti, Rosalina Neri - hanno vibrato in me i destini che mi hanno sfiorato.
Come Donna Rosita, chi nasce nelle pieghe voluttuose di una terra del Sud, incontra sul suo cammino tentazioni e inganni: veli di spose bambine, silenzi di figlie ubbidienti, case antiche abitate da fantasmi pronti a inghiottirti.
Così ieri sera ho pianto. Ho pianto incrociando destini sfiorati. E quando Rosita nell'ultima scena si prepara a lasciare la casa, insieme alle sue "due madri", lei, orfana e zitella, vedova e vergine, ho riconosciuto dentro di me il dolore antico di tutte le donne del Sud. L'ho visto per anni scolpito sui volti femminili nella mia infanzia: madri, sorelle, zie, donne di strada. Silenziose. Tutte. Come se la parola non fosse concessa loro, mai le sentivo parlare se non per il pettegolezzo o il rimpianto. Qualcuno amava cantare stendendo il bucato. Poi subito in casa.
E' all'interno di case bianche e profumate che la fedeltà delle donne nutre quotidianamente la loro illusione d'amore. Il loro sogno più puro diventa presto calce che imbianca pareti, fumo leggero di camini accessi, profumo antico di panni stesi , rosso di vini nelle cantine.
Quando Donna Rosita è costretta a lasciare la casa natale, le finestre cominciano a tremare, la porta della serra a battere come un cuore ferito. In quel momento le lacrime hanno cominciato a sgorgare. Perché in quel rumore sordo e disperato c'è il dolore di tutte le case del sud che muoiono quando le loro donne le abbandonano, lasciandole al loro destino di oggetti fragili: mura, vetri e piccoli monili senza importanza.
Tutto, senza di loro, si frantuma.
Quelle case abbandonate sono in tutti i miei incubi, fin dalla mia infanzia: e avevano imposte che sbattevano disperate proprio come quella che dice addio a Donna Rosita Nubile e ai suoi sogni di bambina.
Bellissima la regia di Lluís Pasqual e le scene di Ezio Frigerio.
Dopo il teatro sono tornata a casa a cercare ancora il candore della poesia di Lorca, fino ai sogni dell'alba. Questa, grazie al cielo, è quella che chiamo la magia del teatro.

Alba (di Garcia Lorca)


Il mio cuore oppresso
con l'alba avverte
il dolore del suo amore
e il sogno delle lontananze.
La luce dell'aurora porta
rimpianti a non finire
e tristezza senza occhi
del midollo dell'anima.
Il sepolcro della notte
distende il nero velo
per nascondere col giorno
l'immensa sommità stellata.
Che farò in questi campi
cogliendo nidi e rami,
circondato dall'aurora
e con un'anima carica di notte!
Che farò se con le chiare luci
i tuoi occhi sono morti
e la mia carne non sentirà
il calore dei tuoi sguardi!
Perchè per sempre ti ho perduta
in quella chiara sera?
Oggi il mio petto è arido
come una stella spenta.



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DONNA ROSITA NUBILE, OVVERO IL LINGUAGGIO DEI FIORI - TEATRO ARGENTINA
di Federico García Lorca
regia costumi Franca Squarciapino
luci Claudio De Pace
musiche Josep Maria Arrizabalaga
movimenti coreografici Montsé Colomé
con (in o. a.) Andrea Coppone, Giancarlo Dettori, Pasquale Di Filippo, Martina Galletta, Alessandra Gigli Eleonora Giovanardi, Andrea Jonasson, Giulia Lazzarini, Rosalina Neri, Franca Nuti, Stella Piccioni
Sara Zoia


produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa



In Donna Rosita, García Lorca racconta la fedeltà a una memoria, descrive un modo fuori del tempo di vivere lʼamore. Al contrario di Nozze di sangue, dove si parla di passione travolgente, Donna Rosita è una commedia delicata, la più cechoviana della scrittura lorchiana. Allo scorrere del tempo tocca il ruolo di protagonista: e quando il tempo è protagonista, è della vita che si parla. Promessa a un giovane che dopo il fidanzamento lascia la Spagna, Rosita lo attende per ventʼanni, fiduciosa che lui tornerà, come le promette in periodiche lettere. Ma gli anni passano, le amiche di Rosita si sposano ed hanno bambini, il fidanzato non torna e la giovane appassisce, come la rosa mutabilis che lo zio di lei ama coltivare. Lʼovvio verrà alla luce: il fidanzato di Rosita si è sposato in Argentina e non ha avuto cuore di rivelarglielo. Ma forse lei sapeva...

Un grande amore che si rivela, dunque, un crudele inganno. Una giovinezza soffocata in un piccolo paese della provincia spagnola. Un testo delicato e commovente, una lirica storia dʼamore legata ai temi classici del teatro di Lorca: la nostalgia e la riflessione sulle occasioni mancate.

«Il teatro di García Lorca, - racconta il regista Lluís Pasqual - come il cinema di Almodóvar, vive di battute pronunciate da donne. Io do ragione ad entrambi, perché sono convinto della superiorità femminile, per intelligenza e per modo di sentire... Ho diretto un cast quasi completamente al femminile, con grandi attrici - tra cui Andrea Jonasson, Giulia Lazzarini, Franca Nuti, Rosalina Neri - artiste straordinarie che, da spettatore, ho adorato.»

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