ROMA DA RACCONTARE, ROMA DA SCRIVERE



Magica e velenosa


Valerio Magrelli
Magica e velenosa

«Roma è sporca, ma è Roma; e per chiunque vi abbia vissuto a lungo, quella sporcizia ha un fascino che la lindura di altri posti non ha mai avuto». L'elogio di John Ruskin parla chiaro, ma ancora più esplicito è quello di Henry James: «Che devo dirti? Finalmente, per la prima volta, vivo!». Nathaniel Hawthorne, invece, lancia i suoi strali contro la Città Eterna: «Io detesto Roma».

In Magica e velenosa. Roma nel racconto degli scrittori stranieri, Valerio Magrelli, scrittore fra scrittori, tesse parole e immagini dei protagonisti del Grand Tour dal Cinquecento in poi, tracciando un veloce percorso, quasi una serpentina, fra contrasti e passioni, per mettere in luce il carattere di una città che a molti apparve 'magica e velenosa'.

Vi propongo il bel SAGGIO di Nello Ajello appena pubblicato su L'Espresso 18 novembre 2010.

"Roma da scrivere" è anche il nome di un concorso indetto dalla casa editrice Drengo, il Concorso letterario della città eterna appena concluso con la pubblicazione di una antologia che racconta la città di Roma. Il bando diceva:
Echi di vita vissuta. Roma come grande entità di millenarie e secolari vicende; come crogiolo in grado di segnare nel profondo le dinamiche dell’immaginario, dando loro forma, orientando le pulsanti direttrici, colorando di passione le energie; come luogo dell’anima e del cuore; come punto cardinale di sogni, speranze e memorie, di densità umana, di incontri e scambi culturali – in una parola: di significato.
Questo è l'incipit del Regolamento del Concorso letterario che nella sua 4aedizione è organizzato dal Municipio XII del Comune di Roma, e dalla società editrice Drengo.
Il Concorso è diviso nelle sezioni Racconto, Testo di Canzone e Scuole del XII Municipio.

Tra i finalisti ci sono anch'io, con la storia "Monologo di un Fossile". Ecco la lista completa dei vincitori e delle 15 storie finaliste:
Classifica definitiva del Concorso "Roma da Scrivere"

Per la sezione racconti, prima classificata Alessandra Burzacchini con "Le arance dell'alba", secondo classificato Alfredo Morganti con "L'appartamento del boia" e terza classificata Francesca Faramondi con "Giocavamo a nascondino".

Questi i racconti finalisti: "Domani" di Maurizio Centi, "La cartina" di Giovanna Scalzo, "Celeste" di Fabrizio Squillace, "Le donne della mia vita" di Carla Colonnelli, "La Locandiera" di Marco Gallori, "La Promessa" di Francesco Sciacca, "Il Gladiatore" di Gloria Gerecht, "Il profumo del caprifoglio" di Alessandra Corsini, "Castel Sant'Angelo" di Patrizia Simonetti, "Voglio avere le cose che i soldi non possono comprare" di Carlo Cascone, "Titolivio, un giornalista dell'accidenti" di Mario Trapletti, "Uno spaventapasseri a Roma" di Roberto Marzano, "Aria" di Francesca Ceci, "Tutta colpa di una finestra" di Bruno Mattu, "Monologo di un fossile" di Giovanna Iorio.

Vince il Premio speciale Museo L. Pigorini, "Da grande voglio fare il parrucchiere" di Valentina Vitale.

Vince per la sezione scuole del XII Municipio "Quell'uomo che soffre è reale. Quell'uomo che soffre sono io" di Francesca Tedesco.

Per la sezione testo di canzone, vince "Penelope" di Giuseppe De Marco, 2° classificato "Roma de sotto" di Alberto Canfora, 3° "Tra i tetti de Trastevere" di Enza Spatola.

Gli Autori "finalisti" i cui racconti saranno pubblicati nel volume antologico "Roma da scrivere 2010", riceveranno una pergamena di riconoscimento.

La premiazione avverà a Roma, il 5 dicembre alle ore 11, presso il Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini (Viale Lincoln, 1 - 00144 EUR).

Io ci sarò! Ecco la storia "Monologo di un fossile" in anteprima per tutti voi. E l'illustrazione per il mio racconto dell'artista Martina Peluso.



MONOLGO DI UN FOSSILE di Giovanna Iorio (finalista Concorso Roma da Scrivere, 2010- Editore Drengo)

Stasera le parole sono appese a un filo, ad asciugare.
Stasera il cielo è nera antimateria e lo sa Iddio e qualche povero umano cosa sia contemplare il vuoto.
Stasera ritrovo un amico che non riconosco, leggo le sue parole- una fonte sincera è ora acqua mescolata a rancore.
Stasera gli anni sono macine di frantoi, il gusto un po' amaro dell'olio spremuto dalle parole, un alone si allarga a macchiarmi i fogli di memoria.
Stasera il vento che non si è ancora levato aspetta indeciso tra i rami ruvidi.
Stasera si avverte nell'aria il brivido dell'inverno e la paura della primavera, il loro abbraccio silenzioso si trasformerà presto in pioggia.
Il Tevere gonfio si è fermato sotto i ponti a dormire, come un barbone qualunque in cerca di riparo. Ne sento il respiro, il corpo nascosto tra gli strati di pietra come un fossile vivo.
Stasera c'è abbastanza silenzio in casa e nella mia vita per un'archeologia della memoria. Perché ogni cosa rimane intatta nel fondo della città, anche quando il tempo sembrava averla distrutta.
Roma ha in serbo un po' di polvere per ciascuno di noi. Un mucchietto di terra leggera che ti entra nei pori, che ti spegne il sorriso, che ti seppellisce la voce.
Ma stasera c'è un vento leggero che arriva da un punto lontano e luminoso nel buio - pretende un pezzo di vita in cambio di un po' di primavera.
Allora Roma spolvera un po' di rovine e uno dei suoi fossili ritorna a scintillare, un tesoro emerge dal magma di vita.
Ecco una foglia caduta tra le pietre del Colosseo, ecco l'orma di un leone,l'eco di un ruggito, la piena del Tevere.

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