LA RUOTA DA INVENTARE



La storia dell’invenzione della ruota, l’intervista impossibile a Galileo Galilei, la sorprendente descrizione di quello che è davvero la curiosità e gli attimi di una corsa, dal tono quasi surreale, di un botanico mentre attraversa un campo di fiori. Sono questi i racconti che si sono meritati il premio. A scriverli sono stati Laura Regini, Alessandra Testori, Mario Alletto e Chiara Albora. Gli studenti che hanno vinto il concorso di Frascati Scienza per i ragazzi di Repubblica@Scuola. I giovani che diverranno così, per tre giorni, gli inviati della nostra testata dal 22 al 25 settembre presso il polo scientifico di Frascati durante l’evento che culminerà con la notte europea dei ricercatori

Knut inventa la ruota di MARIO ALETTO
La giornata di caccia era perduta. La pioggia trascinava dalla cima fino a valle grossi massi con un movimento che Knut non riusciva a descrivere, ma solo a mimare muovendo la testa. Koko conosceva questi momenti dell'amico. Gli abitanti del villaggio pensavano fosse un po' suonato sempre a chiedersi il perché del vento, del rinverdirsi periodico della savana e del suo morire.

Raccolse sassolini e, creato un piano inclinato con l'arco, li faceva rotolare più volte.

Con la selce scheggiò una pietra spigolosa. I sassi rotondi percorrevano meglio il pendio di quelli a faccia piatta che si fermavano subito.

Rimase a scheggiare inseguito dalla luce del sole fino a lasciare un cumulo di ciottoli in semicerchio da est verso ovest. Con le pietre modellate ripresero il gioco. Scese ma trovò gli occhi di una leonessa puntati nei suoi. L'urlo paralizzò la bestia giusto il tempo necessario a Knut per scoccare la freccia che le si conficcò in fronte. Koko fece una linguaccia all'animale e risalì a riprendere la partita interrotta.

Terminate le pietre lanciò un tronco sulla scarpata fino al piano. Knut sentiva la testa girargli come volesse uscirne qualcosa.

Il giorno seguente, gli occhi gonfi di sonno, uscì dalla capanna e vide la tribù schierata. Il Capo del villaggio tuonò ricordandogli i doveri e le responsabilità.

Knut promise solennemente solo chiedendo tre giorni perché la sua idea avrebbe dato potere e lustro al villaggio. Dopo breve consulto gli anziani glieli concessero.

Tranciarono con le asce grosse canne. Sezionarono le più grandi ricavandone cilindri che spinsero giù per il pendio ma per quanti sforzi facessero finivano per prendere direzioni diverse giungendo in ordine sparso al fondo.

Koko si era munito di una picca sulla quale infilava i cilindri che recuperava, come pietre in una collana.

Knut osservandolo si convinceva di esser vicino a ciò che da giorni andava cercando.

Raccolse un ramo di quercia perfettamente dritto, vi incastrò due cilindri di bambù, lo spinse e... meraviglia, i cilindri giravano nello stesso senso ed alla stessa velocità! Costruirono altri aggeggi uguali al primo legandoli con canapa a tutte le pertiche su cui avevano innestato i cilindri.

Da ore la tribù attendeva. Il corno ridestò i sensi annebbiati dalla calura, tutti videro Knut avvicinarsi sospeso nell'aria trascinato da Koko sopra un mostro che non alzava le zampe ma scivolava sulla terra. La bestia portava anche frutta, selvaggina e otri colmi d'acqua. Ai piedi del totem Knut scese e si inginocchiò. Lo Sciamano guardò la macchina prodigiosa e comprese. Una nuova era e nuovi Dei avevano preso possesso del creato.

(27 giugno 2010)

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