venerdì 30 luglio 2010

FOTOGRAFARE IL CORPO 2

Si chiama Joel Meyerowitz e ama fotografare persone per la strada, sconosciute e intente a vivere la vita di tutti i giorni. In questa foto intitolata Women under hairdryers
due donne nascoste sotto i caschi ad asciugare i capelli. Ancora una bella foto, vi viene in mente una storia? Scrivetene una...
"Mi sono rifugiata qui sotto e il mondo ha smesso di fare rumore."


CAFFE'...LETTERARIO!


Che grande idea quella di Jeon Hwan Ju! Una stampante che usa i fondi del caffè come inchiostro...così la lettura avrà un aroma inconfondibile! Si chiama Riti Coffee Printer ed è grazie ad invenzioni come questa che il mondo si salverà ...design will save the world!

giovedì 29 luglio 2010

FOTOGRAFARE IL CORPO


Cos'è il corpo? Un involucro che custodisce la nostra essenza o l'essenza stessa che si muove al ritmo dei nostri pensieri?
La fotograf americana Jen Davis lancia una sfida ai pregiudizi di una società che "detta canoni estetici basati sulle apparenze". Ecco il suo sito. Trovo le sue foto coraggiose e vere, insomma autentiche.
La foto che ho scelto per voi s'intitola "Shower" e mi ha ispirato questa poesia.

Shower

Io sono il bianco
che si spande
che si allarga sul muro
sono la luce
che dilata le pupille
sono carne bianca
davanti a me il buio della notte
indietreggia.

Sono sola
come una pietra caduta
in un fiume
o un fiore immenso che galleggia.

Sono una donna
bianca senz'ombra.

sabato 24 luglio 2010

LA PIOGGIA E LE VOLPI


Oggi ha piovuto con il sole e senza nuvole. Un bambino di nome Matteo ha detto che significa che da qualche parte "si sposano le volpi"! Mi è sembrata una storia bellissima. La mamma lo dice a suo figlio nel film di Akira Kurosawa, "Dreams" ... bello!

Curiosando tra i detti popolari ho trovato alcune varianti molto suggestive: piove col sole la striga se pètena. (Cartigliano (VI), 1990; e piove col sole si sposano le streghe. (Pordenone, genn. 1991) oppure piove col sole, il diavolo fa l'amore... In Abruzzo « il sole delle streghe» è quello che fa capolino quando piove .

Per saperne di pù su questo affascinante modo di dire dovremmo leggere, La "Pioggia con il sole", storia di un modo di dire (Matti Kuusi, Maria Teresia Bizzarri - 1994 - Quaderni di Sematica,Il Mulino, 308 pagine)

venerdì 23 luglio 2010

LA STOFFA DEL DIAVOLO


Che cosa si nasconde tra le righe? Ad approfondire l'argomento ci ha pensato lo storico francese Michel Pastoureau nel saggio La stoffa del diavolo. Una storia delle righe e dei tessuti rigati (Il Nuovo Melangolo pp.116, euro 15).
Lo storico spiega che il tessuto a righe nel Medioevo era considerato diabolico e maledetto, adatto a malfattori, boia, giullari, prostitute e, fino a tempi recenti, a carcerati e marinai. La rigatura simboleggia la doppiezza e indica l'inganno. Oggi questo significato trasgressivo è andato perduto. Bella e interessante lettura! La consiglio agli appassionati delle righe...


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giovedì 22 luglio 2010

HOLDEN TRA I MONTI


Amate la montagna? Come Dino Buzzati, Herman Hesse e lo zio Armando che faceva il bersagliere e vi ha trasmesso il gene dello scalatore?
Dal 26 al 29 agosto la scuola di scrittura Holden di Torino (ah, come mi mancate! saluti da una vostra vecchia diplomata anno 1998-2000) organiza un Trekking letterario in Val d'Aosta, aperto a tutti, nello scenario del Monte Cervino. Si cammina, si scrive, si arriva al rifugio, si legge. Il pernottamento è in comodi rifugi di montagna.
Per info e prenotazioni www.scuolaholden.it

mercoledì 21 luglio 2010

L'E-BOOK SUPERA IL LIBRO


Un articolo de La Repubblica di oggi annuncia al mondo: "l'e-book ha superato il libro, ora in rete è il best seller" (Claire Cain Miller, 21 luglio)



Qual è la mia reazione? Ci rifletto su, con calma, senza pregiudizi. Mi chiedo: "sarà un bene o un male?". La risposta tarda a venire, ci sto rimuginando su da qualche ora. Non oso farne argomento di conversazione con i vicini di ombrellone, sono più interessati a (nell'ordine): 1) venditori ambulanti di collanine indiane - handmade - io invece mi perdo a pensare alle mani che le hanno fatte (di bambini, di donne schiave, di vecchie cieche e ammalate?); 2) cosa prepari da mangiare tu?- vincono polpette di melanzane e parmigiana, secondo posto frittelle di "fiorini" o fiori di zucca (ma la versione leggera- quella che prevede solo 8 uova per 8 persone anziché 14) e terzo posto pasta al forno con strati di caciocavallo.
Con la mia "bresaola e rucola" mi piazzo all'805° posto, per consolazione mi regalo un tuffo in mare - sporco- e mentre me ne sto con la testa sotto sento che dovrei riemergere e trovare il coraggio di dichiarare al mondo quello che penso:

1) le prime tre pietanzea classificate nella gara di cucina sono serial-liver killer e dovrebbero essere bandite (ah, ah!) dalle tavole per tutto il periodo estivo e/o somministrate solo in casi eccezionali o di reale necessità (carestie, prima del Ramadan e così via...)
2) Vorrei avere il coraggio di dire a tutti che le collanine hand made sono probabilmente fatte da bambini sfruttati;
3)Vorrei tanti soldi per andare in vacanza in Norvegia (si, adesso che ho fatto il pieno di caldo, calabria e ciambelle voglio lasciare le tre C e dedicarmi alla N navi, norvegia e niente di fritto per un anno!
4) sono contraria all'e-book. Cioè, a me non piacerebbe passare - definitivamente- dal libro di carta a quello elettronico.
Ecco, l'ho detto. Naturalamente ora mi tirerò addosso le critiche di tutti gli amanti della parmigiana fritta fritta e dell'e-book nuovo nuovo (leggere un e-book con davanti un piatto di parmigiana è la vera conquista della leggerezza per qualcuno). Ma che importa! Meglio nuotare contro corrente che andare a fondo con quel peso sullo stomaco!

Prima di tornare a casa, dopo la doccia fredda al lido che mi dà la forza di percorrere i 150 metri roventi fino al nostro appartamento, mi fermo a parlare con un amichetto dei miei figli: lo vedo seduto a leggere il suo bel librone di circa 600 pagine all'ombra delle palme. Felice e contento mostra a me e ai miei bambini il suo trofeo! Un librone da leggere per tutta l'estate.
Ecco, - mi dico- la vista di questo ragazzino di undici anni impegnato a scalare il suo altissimo Everest di parole è la prova vivente che forse l'e-book non è la cosa più ambita dalle nuove generazioni....
"Cosa mangi a pranzo, Matteo?"- Gli chiedo seguendo una mia intuizione, da confermare.
"Un panino, pomodoro e mozzarella"- risponde il mio piccolo grande eroe!
Ti voglio bene Matteo! Lo saluto con gli occhi rossi, non per la salsedine, sono lacrime di gioia.
C'E' SPERANZA!

Ora vi lascio a decidere, in piena autonomia, a chi dare la vostra preferenza e, non me ne vogliano le foreste dell'Amazzonia o le melanzane di Tropea, io me ne torno a leggere il mio libro di carta che si porta addosso tutti i segni delle nostra convivenza: salsedine, sabbia, orecchie e occhi sgranati di un bimbo!

martedì 20 luglio 2010

1000 COSE MERAVIGLIOSE


Ogni giorno nasconde un piccolo grande tesoro, basta cercarlo (e trovarlo).
Questo sito "1000 awesome things" ci suggerisce dove cercare... io ve ne suggerisco alcune:

#561 Letting the waves bury your feet at the beach

Smile and stare out into the glimmery ocean distance as your feet sink and squish into the wet sand at the edge of the waves. Squeeze pockets of drippy beach in your hands and rub your dirty palms together for a mini-massage as the burnt orange sun slowly dips down in the distance. Breathe that warm and salty ocean breeze and dig your feet in deep as you close your eyes for a moment, let your mind drift away, and just let it all go.

Just let it all go.

AWESOME!

#525 That teacher

Jump to Comments

Put your hand up if you ran from doorbells, hid behind pant legs, and avoided eye contact with grownups as a shy little kid.

Brothers and sisters, if your hand is up right now, you are not alone.

Yes, mute as a mouse, quiet as a cat, I was a short, snotty, bedhead-smeared ghost of a child until about eight years old.

That was when I was head-yanked out of my turtle shell by a cotton-white, curly-haired, crinkly-smiled teacher who pushed me every single day. For some reason Mrs. Dorsman cared, she just cared, and she had me reading to the class, talking out loud, and practicing my cursive on the blackboard.

Sadly, when I was 10 years old my family moved away and we completely lost touch. But the little germs of ideas she planted in me rooted deep and grew slowly as the years bumped on and on and on and on…

Yesterday morning I woke up and found this in my inbox:

— Email message —

From: Stella Dorsman

Neil, I just read the article in the Star this morning about your interesting life and upcoming book. I just need to know….are you the Neil Pasricha who was in my grade 3 class at Sunset Heights P.S.? If so, reading about you has been my truly awesome moment for today. I have been retired for ten years, but always remember my good students and hope that some of the emphasis I placed on writing skills eventually paid off. Please confirm your identity!

Best wishes,

Stella Dorsman

— Email message —

From: 1000 Awesome Things

It’s me! It’s me!

Mrs. Dorsman, you did indeed inspire and encourage me. I remember our class fondly! You are a fantastic and passionate teacher and I’m sure you encouraged thousands of students in your career. I count myself amongst the lucky! Thank you for calling my name on your attendance list outside the doors on that cold morning after Labor Day.

Neil

— Email message —

From: Stella Dorsman

Neil, SO HAPPY to hear from you…..and you’re old enough to call me “Stella” now! I also remember your Sunset Heights class as one of the highlights of my career…not all classes were as much fun.

I will indeed check out your book….I’m very proud of you…Stella

Well, we’ve all got those teachers who plant seeds inside us. Maybe it’s the baseball coach who leaves you on the mound after giving up some runs, maybe it’s the language teacher who helps you with that stutter after class, or maybe it’s the college professor whose inspirational talks fill you with the power to follow your dreams.

When Mrs. Dorsman picks up a copy of The Book of Awesome I hope she reads all the way to the Acknowledgments buried in the back and finds the tiny little note waiting there just for her.

“Special thanks to Mrs. Dorsman for pushing me out of my shell in third grade.”

AWESOME!



domenica 18 luglio 2010

UOMINI CALABRESI, CAMILLERI, MAJORANA


Naturalmente è un'esagerazione, naturalmente dovrei essere più specifica e parlare di uomini che conosco o che ho conosciuto in queste settimane, ma pur con la cautela del caso e le dovute eccezioni il maschio comune calabrese resta un misterioso ibrido tra il mafioso, il don giovanni e il mammone classico.
Attaccato alla famiglia di provenienza (alias mamma e papà)anche dopo i 40 anni, sposa una donna remissiva e servizievole alla quale affida figli, casa, camicie e mutande.
Cammina lentamente come se la gravità del pianeta imponesse solo a lui la lentezza di un minotauro ferito. Guarda con gli occhi corvini la nudità di donne a volte oscene, e giudica, accarezza, soppesa e valuta con lo sguardo.
Guida macchine nere e lucide, lunghissime o altissime, dai motori rombanti che sollevano nubi di polvere in cui il loro piccolo mondo si perde.
Hanno paura della bellezza, non la coltivano: le loro donne sono sfiorite, o spente, o sformate o stanche o tutte le cose messe insieme. Le amano di un amore ruvido, notturno, fatto di gemiti e grugniti che di giorno si trasformano in conversazioni banali. Sulla spiaggia gli uomini parlano a vecchi amici, di calcio, donne, affari, macchine e soldi.
Dopo quasi 3 settimanein questo paesino della Calabria, dopo aver assorbito il sole, l'energia e la bellezza di questa terra non capisco cosa impedisca alla maggioranza dei maschi incontrati di abbandonare lo stereotipo, il machismo, l'automobile, la barca, il conto in banca, i malaffari e la vita meschina che conducono per un'esistenza migliore. In realtà molti lo fanno: scappano, vanno lontano, si rifugiano tra le braccia di donne libere e ribelli alle quali preparano il caffé e la sera un bel piatto di pasta piccante. Si nascondono nelle grandi città, e fanno ritorno con una maschera.
Non me ne vogliano i meravigliosi calabresi che naturalmente non entrano in questa minoranza di maschi meschini, ma ho visto scene inequivocabili che parlano di donne sottomesse che, rinunciando a bellezza e desiderio per amore o convenienza, vivono accanto a piccoli grandi uomini, molto brutti per una strana miscela di potere e ignoranza e che hanno paura di amarle per quello che sono.
E, visto che è un piacere dire tutto e il contrario di tutto, voglio tirare in ballo l'articolo di Camilleri, un uomo del profondo Sud che fa il ritratto dell'italiano nel suo ariticolo "Il paese delle contraddizioni" (La Repubblica, 17 luglio 2010)
l piacere di contraddirsi

Repubblica — 17 luglio 2010

QUASI sempre, nella sua lunga storia, l' italiano ha dimostrato di essere esattamente come le particelle di Majorana. Il grande fisico teorico, misteriosamente scomparso nel 1938, elaborò un' ipotesi rivoluzionaria secondo la quale, adopero le parole del fisico Andrea Vacchi, «il partner di antimateria di alcune particelle siano loro stesse». Come dire che non la coesistenza, ma l' inscindibile fusione degli opposti costituisce l' identità. C' è uno splendido racconto di Borges nel quale un eretico e un custode della fede a lungo e ferocemente si contrappongono. Quando l' eretico infine brucia sul rogo, il suo volto, per un attimo, si rivela essere quello stesso del custode della fede che l' ha fatto condannare a quell' atroce morte. Non le due facce di una stessa medaglia dunque, ma una medaglia che ha nel recto e nel verso la medesima immagine. o stesso soldato italiano che, diciannovenne, a Caporetto scelse di non combattere, lo ritrovi poco più che quarantenne a El Alamein che si batte sino alla morte. E non certo per ragioni, come dire, equivalenti: nel primo caso infatti si trattava di difendere il territorio italiano, nel secondo di mantenere una postazione italiana in territorio straniero. Lo stesso italiano che divenne emigrante e che venne aiutato in terra straniera da coloro che l' ospitavano, col fornirgli lavoro e abitazione, oggi mal sopporta che in Italia ci sia gente pronta ad accogliere gli extracomunitari. Lo stesso italiano che amò intensamente Mussolini, che l' applaudì freneticamente a Milano, pochi giorni dopo l' appese per i piedi al distributore di benzina di piazzale Loreto, sempre a Milano. Lo stesso italiano che una volta stentava a campare in Friuli e mandava la moglie a far la cameriera a Roma o altrove oggi disprezza la cameriera venuta dal Sud. Più banalmente: lo stesso italiano che divorzia dalla moglie, e che vive con l' amante dalla quale ha avuto due figli, partecipa compunto a una dimostrazione contro il divorzio e firma contro i Dico. Gli esempi potrebbero continuare a centinaia. Nell' italiano, dentro la medesima persona, possono insomma convivere contemporaneamente Galileo Galilei e Giordano Bruno, Tommaso Campanella e padre Bresciani, don Abbondio e Savonarola. L' italiano è ritenuto all' estero persona inaffidabile in quanto spesso non mantiene la parola data o non porta a termine l' impegno preso. E gli stranieri fanno l' esempio della nostra politica estera, capace dall' oggi al domani di mutare radicalmente corso e indirizzo e di far diventare gli alleati di ieri i nemici di oggi. Per esempio, questo avvenne prima della guerra ' 15-' 18, lo stesso è avvenuto verso la fine della guerra ' 40-' 45. Non si tratta di scarsa serietà, a mio avviso, ma del fatto che nel momento in cui dava la sua parola d' onore, in quell' italiano,e in quel preciso momento, aveva la prevalenza il segno +, ma il suo opposto, il segno - , era pur sempre contestualmente presente e pronto a farsi avanti. C' è nel film Il Terzo uomo un' esemplare battuta del personaggio interpretato da Orson Welles dove viene detto che il Rinascimento in Italia ebbe origine proprio nel periodo più acuto delle guerre fratricide, dei tradimenti, degli assassini. Mentre dalla lunga, tranquilla, secolare pace degli svizzeri non è nato che l' orologio a cucù. Questo paradossale segno di contraddizione non solo è riscontrabile con uno sguardo panoramico, ma lo si può continuare a vedere, zoommando lentamente, anche dentro un paese rinascimentale, dentro una via rinascimentale, dentro una casa rinascimentale, dentro un italiano rinascimentale. E, naturalmente, anche dentro un italiano d' oggi. Cantava Curzio Malaparte negli anni del consenso al fascismo: «Val più un rutto del tuo pievano/ che l' America e la sua boria./ Dietro all' ultimo italiano/ c' è cento secoli di storia». Senonché sono gli italiani a essere boriosi e non dei cento secoli di storia, che ignorano del tutto, ma dei rutti del loro pievano. L' italiano non ha una visione totale della storia d' Italia, ha semmai una certa visione di dettaglio, limitata cioè alle minute vicende del suo vicino territorio, del suo paese d' origine, e addirittura del quartiere dove è avvenuta la sua nascita. Può tutt' al più rapportarsi con le vicende del paese limitrofo, ma solo perché esso è il suo rivale diretto nel campionato di calcio. L' italiano è come un marziano caduto nottetempo al centro di quattro case abitate. Gli basterà venire a sapere dove si trova la sua abitazione, la parrocchia, l' osteria, il municipio. La sua curiosità non si spingerà oltre. Il Palio di Siena con le sue rivalità tra contrade, che arrivano a un fanatismo sconosciuto persino ai tifosi della curva Sud, è lo specchio del forte legame che unisce l' italiano al suo habitat. E questo spiega in parte il grande successo politico della Lega Nord. All' infuori di questo perimetro, l' orizzonte dell' italiano è da miopi. Durante la guerra ' 15-' 18 il maggior numero di renitenti alla leva (mi rifaccio a documenti dello Stato maggiore) e di disertori fu riscontrato tra i contadini-soldati che provenivano dal Sud, specialmente siciliani e calabresi, i quali non capivano perché dovessero andare a difendere i cavolfiori dei contadini del Nord. Nel 1942, mi pare, sulla rivista Primato che dirigeva il ministro Bottai, venne pubblicata una vignetta di Amerigo Bartoli. Mostrava Benedetto Croce seduto nel suo studio intento a scrivere. Alle sue spalle Hegel sbirciava quello che Croce andava scrivendo e poi diceva: «Ciò che più ammiro in Lei, Maestro, è il senso della Storiella». Ecco, gli italiani non hanno il senso della Storia, ma della Storiella. Facendo un certo sforzo, riescono a prendere in considerazione la microstoria, ma da queste visioni parziali e minute non riescono a ricostruire la grande visione generale. Del Risorgimento sanno appena che lo zio Lello, fratello del nonno della madre, era quello scapestrato che abbandonò la famiglia per andare a farsi ammazzare da uno che manco conosceva. L' unica storia che l' italiano conosce veramente,e a fondo, è quella del gioco del calcio. Non solo sa a memoria nomi, soprannomi, vizi, difetti, gol segnati, mogli e amanti di ogni giocatore che della sua squadra ha fatto parte dalle origini ai giorni nostri, ma anche di quelli delle squadre rivali. Per la Storia inveceè un' altra storia. Perché la Storia comporta l' uso critico della memoria e gli italiani essenzialmente tendono ad essere smemorati o ad avere la memoria corta. Se la Storia è veramente magistra vitae, gli italiani non hanno mai frequentato quella scuola. Quella parte del cervello che ha il compito d' archiviare la nostra vita nel suo insieme possiede, nell' italiano, una sorta di deleteautomatico che entra in azione assai presto, consentendo una scarsissima autonomia alla memoria. Fatti sgradevoli già ripetutamente accaduti nel corso degli anni, quando si ripresentano, all' italiano sembrano sempre nuovi. «Non si è mai vista un' inondazione simile a Roma!». Poi si va a guardare nelle facciate dei palazzi romani e si scopre che alcune lapidi ci mostrano che l' acqua nel Seicento o nel Settecento raggiunse livelli di gran lunga superiori a quelli attuali. È un esempio banale, lo so. Ma mi pare che sia stato T. S. Eliot a dire che l' inferno consiste nella memoria, ai dannati viene fatto ricordare tutto, persino quanto costava un etto di margarina nel 1928. 3. Continua Copyright Limes - ANDREA CAMILLERI

sabato 17 luglio 2010

PAOLO BORSELLINO: DICIOTTO ANNI FA LA STRAGE




PALERMO - Tutti in piedi, con l'"agenda rossa" in mano, nell'Aula Magna del palazzo di giustizia di Palermo. Così si è aperta l'iniziativa con cui la sezione distrettuale dell'Associazione nazionale magistrati commemora Paolo Borsellino, ucciso 18 anni fa in via D'Amelio. L'anniversario cade in realtà il 19 luglio, ma fin da oggi nel capoluogo siciliano sono previste alcune iniziative per ricordarne la figura. Un'aula gremita, in gran parte da esponenti e simpatizzanti del comitato "Scorta civica" che questa mattina ha organizzato anche un presidio davanti al palazzo di giustizia, esponendo come simbolo proprio l'agenda rossa del magistrato, fatta sparire subito dopo la strage in cui persero la vita anche cinque uomini della scorta.

E della strage ha parlato il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, dicendo che "sono stati aperti squarci importanti, ma non so se sarà possibile raggiungere la verità, si è parlato di una verità impervia e io sono d'accordo". Messineo ha ricordato che "c'è un'indagine condotta dalla Procura di Caltanissetta che si sta muovendo con grandissimo impegno e notevole efficacia, la cosa migliore è stare vicino alla Procura, supportarla e aiutarla nelle sue attività". Molti gli applausi con cui l'ingresso dei giudici è stato accolto in aula, "sono cose che ci fanno piacere e tra le poche gratificazioni che riceviamo - ha detto Messineo - è la conferma che nell'opinione pubblica c'e' fiducia nella magistratura, per noi è un'esortazione ad andare avanti. Noi siamo convinti della necessità di fare il nostro dovere e lo faremo in qualunque condizione".

Sostegno ai magistrati è stato espresso anche dal fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, il quale ha detto che "un pezzo dello Stato insieme alla mafia ha impedito che Paolo potesse continuare il suo lavoro" e che "oggi siamo qui per far sentire il nostro sostegno ai magistrati che questa verità continuano a cercarla giorno dopo giorno". "Lunedì prossimo, 19 luglio - ha aggiunto- saremo di nuovo in via D'Amelio per celebrare i nostri funerali di Stato di Paolo e non vogliamo rappresentanti istituzionali e politici che indegnamente occupano il loro posto".

Mentre la sorella di Borsellino, Rita, ha osservato che "il momento attuale è peggiore del '92. Allora sapevano chi erano gli amici e chi i nemici, con tutti i limiti del caso si sapeva a chi affidare la propria fiducia. Oggi non è così. Sappiamo che non possiamo fidarci praticamente di nessuno. Per anni ci sono state dette bugie proposte come verità. Oggi sappiamo che non c'è verità. La caparbietà dei magistrati che continuano a cercarla è il modo più bello per raccogliere l'eredità di Paolo".

Palermo, si diceva, si prepara a celebrare con una serie d'eventi la giornata del ricordo. Oltre al presidio della "Scorta civica" allestito al mattino in piazza Vittorio Emanuele Orlando, davanti al palazzo di giustizia, e la commemorazione da parte dell'Anm nell'aula del tribunale, alle 20.30 Presso la facoltà di Giurisprudenza dell'università si aprirà il convegno promosso dall'associazione "Antimafiaduemila" dal titolo "Sistemi criminali. Quanto sono deviati gli apparati dello Stato?". Al dibattito partecipiano - fra gli altri - Salvatore Borsellino, fratello del magistrato assassinatoil procuratore aggiunto Antonio Ingroia, il procuratore generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato e il pm Antonino Di Matteo.

Domenica mattina invece partirà da via D'Amelio la marcia delle "agende rosse" mentre alle 20 è previsto un incontro presso l'ex cinema Edison. La commemorazione prosegue lunedì, con due cortei che attraverseranno le vie di Palermo: il primo partirà alle 18 e unirà via D'Amelio e l'albero Falcone, il secondo - la fiaccolata silenziosa - muoverà alle 20 da piazza Vittorio Veneto per arrivare in via D'Amelio intorno alle 23.

Intanto questa mattina verso le ore 9.30 una pattuglia dei Carabinieri in transito in via Libertà si è accorta che le due statue in gesso, raffiguranti i giudici Falcone e Borsellino, posizionate nel pomeriggio di ieri tra piazza Castelnuovo e Via Quintino Sella, erano state danneggiate da ignoti. Le statue, realizzate dallo scultore palermitano Tommaso Domina, erano state depositate da rappresentanti dell'Associazione Falcone-Borsellino di Palermo.

ROBERTO SAVIANO: LA POLITICA SPIEGATA AL POPOLO


QUANDO si dà fastidio al governo o a chi comanda cosa succede in Italia? Quando un politico viene scelto al posto di un altro più potente ma indagato dall'antimafia cosa accade? Ora lo vediamo. In quel momento, infatti, si attiva una macchina fatta di dossier: giornalisti conniventi e politici faccendieri cercano attraverso media e ricatti di delegittimare i rivali. Così succede a chi non si allinea, fango, voci, raccolta dei vizi, sgretolamento delle virtù. Un mestiere in cui alcuni cronisti campani sono maestri, un meccanismo che in Campania è remunerativo più che altrove. Leggere le indagini di questi ultimi giorni 1 prende allo stomaco, crea vertigine. Per questo tutti devono sapere e chi non reagisce sceglie, in qualche modo, di essere complice. Provate a leggere e capire quanto organizza Nicola Consentino insieme a Arcangelo Martino, Pasquale Lombardi, Flavio Carboni, Ernesto Sica. Con un aiuto fondamentale. Quello del Presidente della Corte di Appello di Salerno perché secondo i carabinieri "Umberto Marconi 2 dà una consulenza giuridica a tutta l'operazione e connette le informazioni all'ambiente giornalistico e giudiziario". Il gruppo si organizza per cercare di delegittimare Stefano Caldoro candidato prescelto dopo che Nicola Cosentino è stato accusato dalla procura di Napoli di essere un politico e un imprenditore a disposizione del clan dei Casalesi e da questi costruito.

Berlusconi è informato 3 - da quanto emerge nelle intercettazioni - di tutto. Attraverso Denis Verdini a Roma tutti sanno cosa sta facendo la banda del fango. Lasciano fare, per capire effettivamente se la diffamazione di Caldoro può oscurare le accuse di mafia a Cosentino. Tutto questo avviene inaspettatamente, essendo Caldoro un pupillo di Berlusconi, ma Cosentino è più potente più utile, e sa molte cose. Fino alla fine, il gruppo aspetta di convincere Berlusconi, che monitora e attende sino all'ultima ora disponibile per vedere se il piano viene realizzato o invece l'opinione pubblica ne resta indifferente.

Cosentino vuole assolutamente diventare presidente della Regione Campania, e chi gli è intorno sa che con Cosentino presidente della Regione gli affari sarebbero esponenziali e quindi il gruppo - secondo l'indagine dei Carabinieri di Roma - inizia a raccogliere informazioni su Caldoro 4. La prima cosa che colpisce è che l'elemento chiave sono i suoi presunti rapporti omosessuali. L'omosessualità che attribuiscono a Caldoro diventa strumento di delegittimazione. Ed è una dimostrazione dell'arretramento della cultura politica. Quale sarebbe il "reato" o lo scandalo nell'essere omosessuale? Cosentino e il suo gruppo contano invece sul fatto che legare la vicenda Marrazzo a quella di Caldoro può incidere sull'opinione pubblica. L'obiettivo è fare pressioni sul Pdl romano, poiché, evidentemente, il sospetto di essere gay pesa più dell'essere indagati dall'antimafia. Emerge dalle intercettazioni che questa è la trovata di Cosentino e infatti alcuni vengono investiti del compito di compilare un dossier su Caldoro e i presunti suoi amanti uomini. Il dossier stenta ad arrivare e Martino e Cosentino sono preoccupati. Temono che tutto possa essere solo una storia di voci. Da dire con la "bocca". Loro voglio carte, dossier, dettagli da poter usare:

Cosentino: Ma quell'amico la relazione l'ha portata no?
Martino: L'ho chiamato sta venendo.. detto tra me e te mi sono anche molto arrabbiato nicò perché sono scocciato
Cosentino: questo vuole piglià per il culo
Martino: ho detto con la bocca con la bocca si mangiano i maccheroni diceva totò
Cosentino: bravissimo bravissimo
Martino: (...) Porta la cazzo di relazione perché sennò la scrivo io e non ne parliamo più
Cosentino: bravo bravo bravo
Martino: Se sai scrivere se poi non sai scrivere io lo so fare perché non sono fesso sono pure un poco laureato come te io non so che cazzo faccia nella vita..
Cosentino: non lo so manco io
Martino: forse farà i pompini pure lui che ne so ci stanno tanta gente qua Caldoro coso.. tutti questi fanno questo. Tutti. I bocchini.
Cosentino: I bocchiniani
La battuta sul cognome di Italo Bocchino è scontata ma Martino riconosce a Cosentino il merito di aver descritto bene la corrente che gli si oppone nel Pdl Campania:
Martino: Ma tu mi.. assai quando dicesti quel gruppo di ricchioni, di frocetti, di frocetti
Cosentino: di frocetti ma io sono lungimirante...
Martino: È lo so no tu sta cosa te la porti appresso perché sei stato un grande
Cosentino: si si il fatto dei frocetti questo rimarà nella storia
Martino è entusiasta della trovata di Cosentino di mostrare che i suoi rivali siano gay ed è convinto di poter aver un consenso enorme dall'elettorato su questa vicenda:
Martino: io lo dirò nella prossima conferenza stampa che farò allo stadio San Paolo con te, ti porterò 70, 80 mila persone. Ma te lo giuro tu pensi che io scherzo nicò
Così si forma il gruppo, si affidano "indagini" per capire. I giornalisti sono "guaglioni è barbiere" ossia "ragazzi di barbiere" che lavorano per loro, i testimoni vengono definiti "cantatori" perché cantano storie e dettagli sulla vita privata del loro rivale. Così le informazioni vengono raccolte. Martino e Sica si sentono su questo.
Martino: si!
Sica: è abbastanza chiaro?
M: si è chiaro ma vedo solo...
S: questo è... queste sono diciamo...
M: solo date praticamente!
S: no è dove c'è la certificazione! Mo bisogna vedè diciamo... anche la fotocopia delle cose vabbuò?! E ciooè ... qua sembra....
M: Ma io vedo... vedo soltanto ...
S: le date e i... e i luoghi
M: ehehe... e i luoghi... luoghi..
S: eh!
M: eh poi non vedo più niente qua dice particolarmente etc etc
S: eh! è dice
M: poi basta non c'è più niente eheh! Non c'è un... un... unnnn....

Martino vorrebbe i nomi delle persone che Caldoro avrebbe incontrato, Sica gli ha procurato i nomi degli hotel e gli promette anche altri documenti. Poi svela il suo piano: terrorizzare Caldoro senza diffondere le notizie.

Sica: ... quello già sbanda perché sono veritiere voglio dire! Adesso tutto il resto veramente è contorno perché la ci sta proprio nome e cognome! Quindi basta che tu gli dici ma tu gli dici il 19 settembre sei andato la! Quello... poi dopo di che veramente .... mo bisognerebbe avere una copia... una cazzata perché queste sono leeee perché poi lì lui lì andava bimestralmente il vizio è pesante ehhhh

Caldoro diventa un problema vero per Cosentino, perché lui ha il potere elettorale e imprenditoriale ma Caldoro è più presentabile. Martino nell'intercettazione è chiaro. Bisogna eliminare la candidatura di Caldoro definito "culattone" nell'ottica tipica napoletana che chiama "ricchione" il gay povero e "culattone" il gay ricco.

Martino: "Qua la cosa importante è culattone... e domani dice: vabbuò togliamo a culattone adesso parliamo".
Cosentino: bravo bravo bravo.... d'accordissimo questo è l'obiettivo principale poi tutto il resto è...
La costruzione del dossier è partita. Parlano con Denis Verdini, cercano Berlusconi, li avvertono che girano queste voci. Martino e Cosentino non si fidano dei loro "contatti" con Berlusconi. Li definiscono tutti uomini con la "posta", con una taglia, una paura, un ricatto. Martino arriva persino a dare dello "stronzo" a Berlusconi perché non capisce chi ha il potere e chi è invece solo un "frocetto"
Martino: Sono tutti femminielli e frocetti capito
Cosentino: Davanti fanno eh bravo davanti fanno la cosa poi quando vanno di fronte al Cavaliere ognuno si vede la posta capito?
M: E quello il Cavaliere per questo è uno stronzo solo la gente come me può dire che è no stronzo
Non vengono stoppati. Sembra piuttosto che vogliano aspettare le reazioni dei loro elettori. Cosentino e Martino si sentono dopo aver ricevuto una nuova versione del dossier. Sono contenti del risultato.
Martino: allora lì ci sono tutte cose circostanziate definite e puntuali di date di dove va ma va fino all'altro ieri eh? Attenzione
Cosentino: Ah...
M: questo è metodico
C: addirittura
M: fino all'altro... si è metodico ma fino all'altro ieri, e l'ha sanno ovviamente con chi va tra i clienti è molto conosciuto. Chi si porta alti belli biondi. Coso... occhi azzurri eccetera (...)

Ogni volta che parlano dei presunti compagni di Caldoro sono sempre più precisi nella descrizione fisica e si trovano spesso riferimenti a "persone fonti". Il che fa pensare che siano loro stessi a "costruire" le persone per gli incontri.
Ma c'è di più, di peggio. C'è un passaggio in cui Cosentino chiede a Martino se c'è solo la vicenda dell'omosessualità o anche "l'altro". "L'altro" secondo i Carabinieri è il tentativo di fabbricare un'accusa di camorra. Così da pareggiare la partita. Camorra Cosentino, camorra Caldoro. Ma su di lui peserebbe anche il "sospetto" di essere gay. Prendi un vecchio pentito, fuori dai giochi e gli fai sparare qualche accusa, il tempo di finire sui giornali; poi magari i pm dimostrano che è falsa, ma intanto il fango ti è arrivato. Un vecchio gioco delle organizzazioni criminali che solo procure antimafia forti e integerrime riescono a sventare. La logica qui è la medesima dei quotidiani della loro area, ossia sostenere che niente è pulito, tutto è sporco, tutti si è uguali nei vizi e negli interessi. Dunque nessuno può fare la morale.
La macchina del fango vive di questo desiderio di mettere tutti sullo stesso piano: tutti corrotti, tutti viziosi. Un meccanismo che si riesce a bloccare quando non si contrappongono più santi a demoni, ma piuttosto quando si dimostra che pur nella contraddizione che è degli esseri umani, gli interessi sono diversi, le azioni sono diverse. E anche le debolezze sono diverse.

Cosentino: la relazione riguarda soltanto quell'aspetto là... o pure l'altro...
Martino: no l'altro c'è pure quello, però questo è una cosa che come fece quel Piero là
C: mm, si si
M: che poi è stato visto tutto dopo, qua lo si vede prima, e scusate questo lo fa tutti i giorni mo, e con queste date ovviamente appena esce ci sta chi le mette fuori
C: vabbè vabbè
M: ci fa il servizio anche ben probante e pulito (...)
M: io credo questa sia la svolta
C: È' finita..

Invece non è finita per niente. Il dossier non sortisce effetto. Allora Pasquale Lombardi 5 geometra avellinese, faccendiere che ha relazioni con i poteri che contano, giudici, imprenditori, politici, e che vuole la candidatura di Cosentino, spinge per far uscire il dossier sulla stampa. Non alla loro stampa: sarebbe troppo chiaro il disegno. Propone di dare il dossier alla redazione di Repubblica a Napoli, sperando che venga pubblicata perché è contro il centrodestra. Ma il tentativo non riesce.

Lombardi: Ma chest sai che bulemm fa? Piuttosto na cosa di chest potrebbe essere data a la Repubblica in una busta accussi, virit che succer', anche questo...(ma questo sai che vogliamo fare piuttosto una cosa di questa potrebbe essere data a la Repubblica in una busta così vedete che succede anche questo)

Ma a questo punto la banda del fango non può più sperare che la cosa sia risolta da Roma, anche perché la Cassazione respinge il ricorso di Nicola Cosentino. Sembrano nulle le possibilità di essere il prossimo Presidente della Regione Campania. Eppure ha la certezza dei voti, ha il piano degli affari, tutto gli sembra così vicino. Il pentito da usare contro Caldoro è Bruno Rossi ex boss della zona di Fuorigrotta che avrebbe dovuto parlare di una alleanza tra lui e Caldoro negli anni '90 contro Amato Lamberti. Martino riceve un sms:

"Dici a nicola che dovrebbe uscire il rapporto di Caldoro con i trans forse del problema ha parlato anche un pentito. Che fine abbiamo fatto siamo finiti in un mondo di froci. Povero Berlusconi."

Esce infatti l'articolo, vero e proprio capolavoro di intimidazione. Esce su un blog, www. campaniaelezioni. altervista. org. Un blog visto da pochissimi. Ma anche questa è una logica rodata e molto utilizzata in Campania. Di cronisti frustrati e licenziati ce ne sono tanti. Il blog ti mette al riparo dalle querele, al massimo viene chiusa la pagina, ma permette che la notizia arrivi agli addetti ai lavori. Così le redazioni dei giornali vengono a sapere informazioni private su Caldoro. Un articolo che pubblica esattamente il dossier voluto dalla banda del fango e che finge di essere a favore di Caldoro, dicendo che "è una valanga di sterco caduta a valle", fa riferimento al "sobrio" Caldoro scelto al posto di Cosentino. Finge di difenderlo ma diffonde il fango.

Appena esce il blog, Sica e Martino ricevono molte telefonate preoccupate. Fingono di non sapere niente. Martino riceve mentre è a cena davanti ad altri del partito la telefonata di Sica. È una messa in scena.
Sica: Mo mo stavo leggendo ho visto internet na cosa campagna elezioni per esempio ma pure un altro blog come si chiama elezioni. it (..) sul conto del candidato nostro una cosa incredibile dice: un marrazzo in campania, nuovo caso Marrazzo
Martino: Vabbè è un attacco di merda ma come si permettono

Recitano la parte dei "feriti dalla notizia" e chi è lì al tavolo ovviamente prende atto che loro non ne sapevano nulla. Ed invece il sindaco di Pontecagnano (e assessore regionale poi costretto alle dimissioni) Sica e Arcangelo Martino sanno tutto, sono loro gli artefici di quel dossier. Sperano che Annozero, avendo due campani, come Santoro e Ruotolo a gestire la trasmissione si occupi con maggior dettaglio della vicenda Caldoro, e sperano che pur di battere il Pdl, De Luca il candidato del centrosinistra sia disposto a riprendere le notizie del dossier. Guardano con piacere che si sta diffondendo in tutte le redazioni la notizia, anche se non esce su nessun grande giornale, tutti ne parlano e il vento della calunnia diventa tempesta, sperano Caldoro si ritiri terrorizzato, che la sua famiglia possa rompersi, vogliono minare il suo equilibrio. Fino alla fine sperano di poter vedere Caldoro inciampare così da dimostrare che Cosentino solo avrebbe potuto traghettare alla vittoria il Pdl. La notizia si diffonde ovunque e Sica e Martino iniziano ad accusare la "sinistra" di diffondere il dossier costruito da loro, addirittura dicono che è una "porcata". A leggere sembra che pensino di essere intercettati e quindi vogliono dare la colpa ad altri, o forse sono rimasti talmente impressionati dalla diffusione del dossier che pensano davvero che i "nemici" politici lo stiano sfruttando.

Martino: queste sono porcate ma secondo te è la sinistra che sta facendo sta cosa?
S: io penso di si sono..
M: La sinistra eh...
S: quelle porcate che si fanno proprio...
S: quelle porcate che fanno sotto elezioni sti delinquenti pensa un po' che oggi ho parlato con uno... questi verseranno ancora altro veleno sopra tutto diciamo il gruppo storico che si... monnezza solo su monnezza, un clima proprio mammamia
M: addirittura? Un clima proprio terribile che verrà fuori domani su Annozero
S: domani c'è Annozero, quello De Luca se lo mangia voglio dire non c'è partita.

Cosentino e co. Dopo che Caldoro viene designato come candidato, cercano in extremis di puntare su Lettieri che gli garantirebbe, a leggere le cose che dicono, le stesse condizioni di Cosentino. Ma neanche Lettieri verrà poi prescelto. A quel punto la banda del fango vuole portare i voti al centrosinistra per punire Caldoro: "Arcangelo dice che farà un pensiero su De Luca"... "Arcangelo gli dice che anche lui a questo punto è orientato a spostarsi a sinistra" sono le ultime intercettazioni. Dall'altra parte bassoliniani ostili a De Luca votano Caldoro. Tutto diventa una battaglia tra bande che comprano voti e non c'entra più nulla l'idea, la passione politica, il programma, il piano, la Campania diviene l'emblema di questo Paese. Il paese intero, governo in testa, ricattato da questo sistema. Cosentino ne esce apparentemente sconfitto quando l'informazione nazionale si occupa di lui costringendo i suoi a non candidarlo. Ma sa di avere sotto ricatto molti, sa di essere il politico che conta, con i voti, i soldi, le informazioni. Ma sembra che il suo potere continui a sopravvivere soprattutto nei dossier e nella capacità di egemonizzare con il suo ruolo il ciclo dei rifiuti: perdi Cosentino, la Campania torna a sommergersi di rifiuti. E questo il governo non può permetterselo, avendo sbandierato la finta soluzione dell'emergenza rifiuti.

Qualunque sia il tuo stile di vita, qualunque sia il tuo lavoro, qualunque sia il tuo pensiero, se ti poni contro certi poteri questi risponderanno sempre con un'unica strategia: delegittimare. Delegittimare il rivale agli occhi della pubblica opinione, cercare di renderlo nudo raccontando storie su di lui, descrivere comportamenti intimi per metterlo in difficoltà, così che le persone quando lo vedono comparire in pubblico possano tenere in mente le immagini raccontate e non considerarlo credibile. Un vecchio boss della Nuova Famiglia, Pasquale Galasso, alla domanda "Perché non uccidete magistrati?" rispose chiaramente: "Signor giudice noi preferiamo delegittimarli".

©2010 Roberto Saviano/Agenzia Santachiara (17 luglio 2010)

TEATRO ALLA RADIO


Opera di N. Ucchino OMAGGIO A PIRANDELLO

Tecnica mista su tela 110x80


Stanchi di TV, programmi estivi spazzatura, small talk & pettegolezzi? Desiderio di conversazioni, riflessioni?
Provate il teatro alla radio.
Vi suggerisco il teatro di Pirandello: La giara, Liolà e Sei personaggi da ascoltare sul sito Radioscrigno comodamente seduti, magari in terrazza, al mare, come me ora.
Buon ascolto!

giovedì 15 luglio 2010

SAGGEZZE DEL GIORNO



"Se non sei socialista a 20 anni vuol dire che non hai cuore, se non sei conservatore a 50 vuol dire che non hai cervello". Bertrand Russel

"Si nasce incendiari, si muore pompieri"

"La gravità è una forma di entropia. Pensate all'universo come ad una scatola di scarabeo. Se agitate la scatola e sparpagliate le lettere a caso c'è una sola possibile combinazione che può darvi una poesia di Leopardi.(..) Più scuotete la scatola delle lettere e più è probabie che il disordine aumenti via via che le lettere si combinano per ordine di probabilità. Questo è il nuovo modo di vedere la forza di gravità, come una forma di entropia O "un effetto collaterale della propensione naturale verso il disordine." Erik Verlinde

"Siamo ciò che facciamo di ciò che hanno voluto fare di noi". Sartre

"Chi ha imparato a morire ha disimparato a servire". Montaigne

LA NOTTE DI CARAVAGGIO, ROMA 17 LUGLIO

Roma e la notte di Caravaggio


di FRANCESCA GIULIANI (LA REPUBBLICA.IT)

Caravaggio s'è detto che sapeva vedere nel buio, che nell'oscurità riusciva a riconoscere la luce e da lì, dalla violenza dei contrasti, si generavano i suoi dipinti. È un tratto, questo, che aggiunge senso all'iniziativa "La Notte di Caravaggio", dedicata all'artista più amato di tutti i tempi, colui il quale ha ormai superato in popolarità globale persino i suoi "pari" Michelangelo e Leonardo. E proprio il suo lato oscuro è tra gli aspetti di seduzione, attrazione, bramosia, che lo hanno fatto paragonare a un idolo rock, rendendolo un fenomeno di consumo culturale del tutto moderno.

Sabato 17 luglio, nell'esatta ricorrenza del quarto centenario della morte, Roma gli rende omaggio con l'apertura dei luoghi che custodiscono le sue opere 1. I musei e le chiese, raccordati da una linea continua di bus-navetta, inviteranno alla visita: dal tramonto all'alba, l'ingresso sarà libero, le visite guidate ma senza prenotazione e secondo la capienza dei luoghi. Un'idea di Rossella Vodret, soprintendente, studiosa e appassionata del maestro, promossa e poi realizzata dalla Soprintendenza speciale per il patrimonio e per il polo museale della città di Roma, con il coordinamento di Mondomostre. La stessa squadra reduce dal recente successo dell'esposizione record alle Scuderie del Quirinale. "Le tante opere di Caravaggio conservate nelle chiese e nei musei romani fanno rivivere il suo genio assoluto e irripetibile agli occhi di chi, ancora oggi, si emoziona davanti alle sue splendide tele", spiega Vodret.

Porte aperte, orario continuato dal tramonto a giorno fatto (dalle 19 alle 9): una sfida non da poco se si pensa ai quasi seicentomila visitatori della mostra Caravaggio alle Scuderie che, nonostante il rush finale dell'apertura notturna, ne ha lasciati certo molti desiderosi di rivivere quella vertigine che può dare l'osservare da vicino (a lungo, con concentrazione) un dipinto del maestro, aldilà di ogni conoscenza storico-artistica: la Notte di Caravaggio è per tutti loro.



Nell'occasione, i capolavori di casa alla Galleria Borghese ovvero il Ragazzo con il canestro di frutta, il Bacchino malato, il San Girolamo scrivente, la Madonna dei palafrenieri, Davide con la testa di Golia (il San Giovanni è in queste settimane esposto a Porto Ercole, dove il Merisi morì) saranno raggiunti dal Narciso e dalla Giuditta che taglia la testa a Oloferne di Palazzo Barberini oltre che dai due San Giovanni Battista, quello della Galleria Corsini e l'altro conservato alla Pinacoteca Capitolina. Tutti insieme verranno allestiti nella magnifica magione-museo del Cardinal Scipione, in modo da restituire larga parte della fenomenale parabola che trasformò Caravaggio da poverissimo, sconosciuto emigrante ad apprezzato artista, oggetto di contesa e status symbol tra le famiglie blasonate del primo Seicento.

A Roma, Michelangelo Merisi arrivò nel 1592 poco più che ventenne dove si diede da fare come garzone di bottega fino all'incontro, nel 1595, con il potente fra i potenti, quel cardinal Del Monte che lo toglie dalla strada, offrendogli alloggio e protezione nella sua residenza di Palazzo Madama. Sono i tempi delle prime glorie e delle grandi committenze, che lo portano a trasformare le già sontuose chiese della città del Papa. La cappella Contarelli, a San Luigi dei Francesi è il suo primo incarico pubblico, occasione di debutto ufficiale nell'ambiente romano per cui realizzò il Martirio di San Matteo, la Vocazione di San Matteo e San Matteo e l'Angelo. Solo due mesi più tardi inizia l'avventura della Cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo, dove oggi si fronteggiano la Conversione di Paolo e la Crocifissione di San Pietro e tra il 1604 e il 1605 dipinge la Madonna dei pellegrini in Sant'Agostino.

In questi stessi anni avvengono gli episodi più turbolenti della sua vita: le risse, le denunce e la frequentazione dei salotti del potere, ma anche di popolani, bevitori, bari, delinquenti che prendono forma piena e forza scandalosa in una pittura che porta questa bassa umanità nei luoghi più sacri. Una vita tormentata e leggendaria fino alla drammatica condanna per omicidio nel 1606, e alla fuga da Roma, dove non tornò più.
In questo quarto centenario ricco di celebrazioni, la Roma del Caravaggio-rockstar invita a un viaggio al termine della notte, nel ricordo di quella che fu la sua ultima quando si ritrovò solo, in fuga, malato. "La Notte di Caravaggio", oltre ai nove dipinti raccolti alla Borghese, condurrà i visitatori nelle chiese-tempio della sua opera, in un rito collettivo degno di un idolo che non smette di nutrire la passione di chi ama l'arte.

(14 luglio 2010) © Riproduzione riservata

mercoledì 14 luglio 2010

Cecità, Saramago & Briciole di Vita


Sto leggendo il romanzo di Saramago "Cecità" e credo che questo libro sia incredibilmente bello. La cecità che colpisce come un'epidemia un intera città è una metafora straordinaria. Lentamente l'umanità si sgretola brancolando in un buio candido come il latte.
Mi vengono in mente idee per racconti da scrivere. Sempre la buona letteratura ispira letteratura o almeno scrittura.
Ho in mente una storia da scrivere e forse questa estate potrei riuscire a trovare il coraggio di farlo. Molti degli autori che amo incoraggiano a scrivere solo se si ha davvero qualcosa da dire. In realtà non so se io abbia qualcosa d'importante da dire al mondo. Tutte le mie storie sono sempre vicende di poco conto, come le briciole che restano sotto il tavolo dopo un lauto banchetto. Briciole di vita.
Sarebbe bello dare una voce al mio sud, che si accontenta delle briciole.
Ci sono persone abituate a pensare che il mondo non abbia bisogno di loro. E allora affidano tutto, anche i sogni, a qualcuno più forte che gli vive accanto e si limitano a osservare la vita del loro eroe. E invece dovremmo provarci tutti a vivere. A dire al mondo come vediamo il mondo. E se poi le briciole diventeranno il banchetto di un popolo di formiche allora forse saremo felici inspiegabilmente felici, finalmente. E tutto nella nostra microscopica vita tornerebbe ad avere senso.
Nel frattempo è bello sapere che due piccole storie che ho scritto hanno avuto la fortuna di avere un pubblico, i decameroniani delle dieci giornate milanesi di Decameron Pop. Ecco il link se volete leggerle anche voi insieme alle altre belle storie selezionate per la terza giornata, quella dedicata...indovinate un po'... a desideri e sogni "le lotte contemporanee e le ricerche personali, i sogni, le passioni da realizzare con coraggio e ingegno. "

UNA POESIA

Ghiannis Ritsos (Monemvasìa, Peloponneso, 1909 - Atene 1990) è una delle voci poetiche più forti della grecità contemporanea. Vi propongo una sua poesia intitolata "Segni".



Segn
In seguito le statue furono completamente
nascoste dalle erbacce. Non sapevamo
se erano rimpicciolite le statue o cresciute
le erbe. Solo
una grande mano di bronzo si distingueva
al di sopra dei lentischi
in atteggiamento di sconveniente, spaventosa
benedizione. I taglialegna
passavano nella strada in basso – non si voltavano
affatto.
Le donne non giacevano coi loro mariti. Di notte
sentivano le mele cadere a una a una nel fiume;
e poi
le stelle che segavano tranquille quella mano
di bronzo sollevata.

16 maggio 1968


Traduzione di Nicola Crocetti



Ghiannis Ritsos
Pietre Ripetizioni Sbarre

prefazione di Louis Aragon
a cura di Nicola Crocetti
Crocetti Editore 2004

PERCHE' GLI UOMINI UCCIDONO LE DONNE

Otello e Desdemona a Venezia di Théodore Chassériau

Perché gli uomini uccidono le donne

Molti di questi definiti delitti passionali sono il sintomo del declino dell'impero patriarcale. La violenza non è solo di pazzi, mostri, malati. E poco importa il contesto sociale: non si accetta l'autonomia femminile

Un articolo di di MICHELA MARZANO

Si continua a chiamarli delitti passionali. Perché il movente sarebbe l'amore. Quello che non tollera incertezze e faglie. Quello che è esclusivo ed unico. Quello che spinge l'assassino ad uccidere la moglie o la compagna proprio perché la ama. Come dice Don José nell'opera di Bizet prima di uccidere l'amante: "Sono io che ho ucciso la mia amata Carmen". Ma cosa resta dell'amore quando la vittima non è altro che un oggetto di possesso e di gelosia? Che ruolo occupa la donna all'interno di una relazione malata e ossessiva che la priva di ogni autonomia e libertà?

Per secoli, il "dispotismo domestico", come lo chiamava nel XIX secolo il filosofo inglese John Stuart Mill, è stato giustificato nel nome della superiorità maschile. Dotate di una natura irrazionale, "uterina", e utili solo - o principalmente - alla procreazione e alla gestione della vita domestica, le donne dovevano accettare quello che gli uomini decidevano per loro (e per il loro bene) e sottomettersi al volere del pater familias. Sprovviste di autonomia morale, erano costrette ad incarnare tutta una serie di "virtù femminili" come l'obbedienza, il silenzio, la fedeltà. Caste e pure, dovevano preservarsi per il legittimo sposo. Fino alla rinuncia definitiva. Al disinteresse, in sostanza, per il proprio destino. A meno di non accettare la messa al bando dalla società. Essere considerate delle donne di malaffare. E, in casi estremi, subire la morte come punizione.

Le battaglie femministe del secolo scorso avrebbero dovuto far uscire le donne da questa terribile impasse e sbriciolare definitivamente la divisione tra "donne per bene" e "donne di malaffare". In nome della parità uomo/donna, le donne hanno lottato duramente per rivendicare la possibilità di essere al tempo stesso mogli, madri e amanti. Come diceva uno slogan del 1968: "Non più puttane, non più madonne, ma solo donne!". Ma i rapporti tra gli uomini e le donne sono veramente cambiati? Perché i delitti passionali continuano ad essere considerati dei "delitti a parte"? Come è possibile che le violenze contro le donne aumentino e siano ormai trasversali a tutti gli ambiti sociali?

Quanto più la donna cerca di affermarsi come uguale in dignità, valore e diritti all'uomo, tanto più l'uomo reagisce in modo violento. La paura di perdere anche solo alcune briciole di potere lo rende volgare, aggressivo, violento. Grazie ad alcune inchieste sociologiche, oggi sappiamo che la violenza contro le donne non è più solo l'unico modo in cui può esprimersi un pazzo, un mostro, un malato; un uomo che proviene necessariamente da un milieu sociale povero e incolto. L'uomo violento può essere di buona famiglia e avere un buon livello di istruzione. Poco importa il lavoro che fa o la posizione sociale che occupa. Si tratta di uomini che non accettano l'autonomia femminile e che, spesso per debolezza, vogliono controllare la donna e sottometterla al proprio volere. Talvolta sono insicuri e hanno poca fiducia in se stessi, ma, invece di cercare di capire cosa esattamente non vada bene nella propria vita, accusano le donne e le considerano responsabili dei propri fallimenti. Progressivamente, trasformano la vita della donna in un incubo. E, quando la donna cerca di rifarsi la vita con un altro, la cercano, la minacciano, la picchiano, talvolta l'uccidono.

Paradossalmente, molti di questi delitti passionali non sono altro che il sintomo del "declino dell'impero patriarcale". Come se la violenza fosse l'unico modo per sventare la minaccia della perdita. Per continuare a mantenere un controllo sulla donna. Per ridurla a mero oggetto di possesso. Ma quando la persona che si ama non è altro che un oggetto, non solo il mondo relazionale diventa un inferno, ma anche l'amore si dissolve e sparisce. Certo, quando si ama, si dipende in parte dall'altra persona. Ma la dipendenza non esclude mai l'autonomia. Al contrario, talvolta è proprio quando si è consapevoli del valore che ha per se stessi un'altra persona che si può capire meglio chi si è e ciò che si vuole. Come scrive Hannah Arendt in una lettera al marito, l'amore permette di rendersi conto che, da soli, si è profondamente incompleti e che è solo quando si è accanto ad un'altra persona che si ha la forza di esplorare zone sconosciute del proprio essere. Ma, per amare, bisogna anche essere pronti a rinunciare a qualcosa. L'altro non è a nostra completa disposizione. L'altro fa resistenza di fronte al nostro tentativo di trattarlo come una semplice "cosa". È tutto questo che dimenticano, non sanno, o non vogliono sapere gli uomini che uccidono per amore. E che pensano di salvaguardare la propria virilità negando all'altro la possibilità di esistere.

(14 luglio 2010)

martedì 13 luglio 2010

UN PADRE, UNA STORIA IRRISOLTA

Ha combattuto sedici anni per sapere la verità sull'omicidio della figlia, è morto senza conoscerla. Giorgio Alpi, il padre di Ilaria, la giornalista del Tg3 uccisa a Mogadiscio il 20 marzo 1994 insieme a Miran Hrovatin, si è spento ieri a Roma a 86 anni dopo una lunga malattia. Medico stimato, da quel 20 marzo ha speso tutte le sue energie, insieme alla moglie Luciana, per scoprire i mandanti nel delitto. Era un uomo gentile, discreto, scoprire la verità era per lui un atto di giustizia verso la figlia, morta a 32 anni.




Lui e Luciana Alpi sono diventati i massimi esperti dell'omicidio di Ilaria; il dolore privato e la volontà di sapere li hanno accompagnati nelle aule dei tribunali, davanti a schiere di giudici, avvocati, generali. Aveva studiato il filmato girato dalla Abc subito dopo l'agguato alla figlia: "Dal naso sgorgano gocce di sangue... Ilaria era ancora viva"; da padre tornava medico, spiegava dell'autopsia, lo strazio di una riesumazione dopo due anni.



Cataste di carte processuali, poi il professor Alpi si rifugiava nei ricordi privati: quando Ilaria faceva il giornalino scolastico, o quando la spinsero a tentare il concorso alla Rai perché lei, che pure era preparatissima, non ci credeva. "É stato un marito meraviglioso, un padre eccezionale, un uomo che tutti hanno amato" dice la signora Luciana tra le lacrime. I funerali si svolgeranno domattina alle 10 a Roma nella Chiesa di Santa Chiara a Piazza Giochi Delfici. (12 luglio 2010) ©

lunedì 12 luglio 2010

IL RAPPORTO DI GREEN PEACE SULLE NAVI DEI VELENI

Una risposta alla mia domanda c'è: eccola.


Inchiesta di Greenpeace sulle navi tossiche con foto inedite e rivelazioni
18 Giugno 2010

Roma, Italia — Greenpeace diffonde oggi una nuova inchiesta, “Le navi tossiche: lo snodo italiano, l’area mediterranea e l’Africa", che riassume più di vent’anni di traffico di rifiuti tossici e radioattivi. Per la prima volta vengono diffuse foto risalenti al 1997, che dimostrano come centinaia di container di dubbia provenienza siano stati interrati nell’area portuale di Eel Ma’aan in Somalia. Il porto somalo, a trenta chilometri da Mogadiscio, è stato costruito da imprenditori italiani. Greenpeace ha ricevuto queste fotografie da un Pubblico Ministero.
L’inchiesta elenca numerosi casi di esportazione illegale di rifiuti pericolosi: alcuni sono stati bloccati anche grazie a Greenpeace, mentre in altre occasioni questi vergognosi carichi sono spariti, a volte “dispersi” in mare. Di molti non abbiamo mai saputo nulla. Viene tracciata anche l’evoluzione di questo traffico che, da attività individuali, si è organizzato in una “rete” di cui nomi di persone e imprese sono spesso stati segnalati a investigatori e magistrati. In troppi l’hanno fatta franca e il sospetto che “la rete” operi ancora oggi non può non affacciarsi.

Un altro elemento nuovo riguarda il caso più recente della ricerca in mare, nel 2009, del presunto relitto della “Cunski”, al largo di Cetraro. Per convalidare le osservazioni della Procura di Palmi (Reggio Calabria), nell’ottobre del 2009 il governo italiano ha utilizzato una nave per le ricerche sottomarine – Mare Oceano – di proprietà della famiglia Attanasio. Greenpeace rende noto che ci sono indicazioni chiare del fatto che il Ministero britannico della Difesa abbia offerto mezzi e personale qualificato a un prezzo inferiore rispetto a quello proposto dai proprietari di Mare Oceano. La ragione per cui l’offerta britannica sarebbe stata rifiutata rimane ignota, così come i termini del contratto della Mare Oceano, mentre è noto che Diego Attanasio è coinvolto nel caso “Mills-Berlusconi”.

Come denunciato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente in un rapporto del 2009, il traffico illegale di rifiuti tossici è un problema ancora rilevante. L’Agenzia sostiene che la Convenzione di Basilea, che impone il divieto dell’export di rifiuti tossici tra Paesi OCSE e non-OCSE, è ben lontana dall’essere pienamente applicata.

Greenpeace ritiene necessario che l’ONU verifichi la presenza di rifiuti tossici a Eel Ma’aan e che l’UE aumenti le misure di sicurezza per la prevenzione della produzione e traffico di rifiuti tossici. Inoltre, nel contesto delle attività dell’Osservatorio “Per un Mediterraneo libero dai veleni” (costituito da una dozzina di associazioni), chiede al Governo italiano che si crei un coordinamento tra le autorità investigative, un censimento delle attività già effettuate per la ricerca dei relitti delle “navi dei veleni” e l’esecuzione di un eventuale, successivo piano per identificare e rimuovere quanto più possibile i relitti pericolosi.

«Abbiamo tutti il diritto di conoscere quello che è stato faticosamente raccolto da chi ha indagato per far luce su questi traffici criminali», afferma Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace: «Alcuni hanno pagato cara la ricerca della verità su queste vicende, come Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi tre anni prima che venissero scattate le foto che riveliamo. Ma ora esiste una mole impressionante di fatti e dati che, anche se pur non ha prodotto una verità giudiziaria, può permettere la ricostruzione di una verità storica ormai matura».
Note

Link
Inchiesta “Le navi tossiche: lo snodo italiano, l’area mediterranea e l’Africa" (in inglese)
http://www.greenpeace.it/Report-The-toxic-ship.pdf
Sintesi inchiesta (in italiano)
http://www.greenpeace.it/Briefing-navi-tossiche.pdf

IL MARE DELLA CALABRIA


Chi sa qualcosa parli o scriva: siamo il Calabria e il mare sembra pulito. Che fine hanno fatto le navi dei veleni? Perché non se ne parla più, nè per dire che non ci sono mai state nè per affermare il contrario?
Oggi si è spento a Roma il papà di Ilaria Alpi, un uomo coraggioso che ha cercato di scoprire la verità sul "caso Alpi". Anche Ilaria seguiva la traccia dei rifiuti tossici in Somalia, faceva indagini che stavano per condurla alla verità.
Sulle navi dei veleni c'è un libro di Lucarelli che ho comprato, ma dubito che dirà molto di più di ciò è possibile dire su questioni scottanti come queste. Altrimenti anche Lucarelli rischierebbe la vita? "Navi a perdere" (2008- Edizioni Ambiente) parla dei misteri in fondo al nostro mare: "navi che affondano, purtroppo capita. E spesso non si riesce più a trovarle, colpa degli abissi marini. Poi ci sono navi che sono lì lì per affondare e invece, dopo che l'equipaggio le abbandona, ricominciano a muoversi e si spiaggiano da qualche parte. Succede, ad esempio alla Rosso, dicembre 1990. Eppure ci deve essere qualcosa di strano in alcune di queste navi fantasma. Perché altrimenti entrerebbero in azione Capitanerie di Porto, Procure, Commissioni parlamentari, Nuclei speciali dei Carabinieri? Saranno le modalità del naufragio a non convincerli? O le rotte? O i marinai che scompaiono? O forse saranno i documenti di carico, così poco chiari? Tra i più attivi, alla ricerca della verità, c'è il comandante Natale De Grazia, pool investigativo della Procura di Reggio Calabria. Ma muore improvvisamente.

«In fondo al mare le balene cantano. Lo fanno anche le navi? Sembrano immobili sul fondo, immobili e mute, ma non è vero, perché ormai lo sappiamo che non c'è mai niente di fermo, nel mare, neanche un relitto di ferro arrugginito, incrostato di alghe e di sale, appoggiato a un fondo di sabbia e di roccia da anni e anni e anni.»

domenica 11 luglio 2010

LEGGERE IN ESTATE



Matisse, "Il sogno"


I piaceri del pomeriggio estivo: bere un caffè con una pallina di gelato alla nocciola, ascoltare la voce delle cicale, leggere poche pagine di un libro e cadere addormentati. Sognare pezzi di trame del libro, luoghi inesplorati, personaggi reinventati dalla nostra fantasia.
D'estate i libri si leggono così, tra veglia e sogno. E tra una pagina e l'altra c'è lo spazio di infinite avventure.
Buone letture!

sabato 10 luglio 2010

ROMANZIERI CONTAGIOSI



Oggi sull'inserto di Repubblica, a pagina 58 si parla di nuove energie nel mondo della letteratura. L'articolo di Tiziano Gianotti dice che "c'è aria di nuovo nel mondo del romanzo, succedono cose belle e altre ne succederanno".
Ecco i romanzieri che fanno sperare in un fioritura di talenti: Marilynne Robinson, Aleksander Hemon, il cileno Roberto Bolano morto nel 2003, Elizabeth Strout e ancora Patrick deWitt, Denis Johnson, James Frey, Kiran Desai, Alan Pauls e Enrique Vila-Matas. Inventano mondi mai visti, citando e trasforma ndo il meglio del '900. Una generazione ritrovata.

Il romanzo procede con digressioni infinite, in un intreccio di realtà e finzione, un garbuglio di perplessità e riflessioni. La regola dei nuovi scrittori sembra essere "niente regole". Il romanzo diventa un arazzo, un tessuto variopinto di scritture che restituiscono fiducia alla letteratura. Osiamo dunque: "Si deve rischiare l'impossibile. Solo gli obiettivi sproporzionati portano a propozioni conseguenti di nuove forme".

p.s.
Nelle mani degli studenti al ginnasio, dice l'articolo, dovrebbero finire Tristram Shandy di Sterne e Le Operette Morali, di Leopardi: obbligatorio. D'accordo! Seguirò il consiglio a settembre...

mercoledì 7 luglio 2010

LA VITA IN UN GIORNO

Un esperimento cinematografico storico e globale! Tutti possiamo essere gli autori di un film storico, il film che racconta un giorno sul nostro pianeta!
Da non perdere...per partecipare visita il sito LIFE IN A DAY , troverai tutte le istruzioni e i consigli. Quello che occorre è la voglia di raccontare la "vita" come la vedi tu!

Life in a Day è una capsula temporale che permetterà alle generazioni future di scoprire come si viveva il 24 luglio 2010. Si tratta di un esperimento unico di social film-making: quale modo migliore per raccogliere una serie infinita di registrazioni se non coinvolgere la community online? Kevin MacDonald

DUE E QUARANTATRE




La cicala impazzita
canta la vita

affronta da sola il sole
guerriera armata di parole

canta il bagliore
della sabbia

canta il sapore
della rabbia

canta la Calabria ebbra
riscalda i pori di sapori

di notte emana vapori
pietre lisce un tempo vulcani

riscaldate sugli altipiani
la montagna fabbrica leggere
nuvole nere

la cicala smette di cantare
la pioggia solletica il mare.

G.I.

I SUONI DELLE DOLOMITI

I Suoni delle Dolomiti è una manifestazione unica nel suo genere, che raduna musicisti da tutto
il mondo sulle montagne più belle dell’arco alpino. L’idea di fondo è semplice e affascinante: unire
le grandi passioni per la musica e la montagna, per l’arte e l’ambiente in un ciclo di concerti all’insegna
della libertà e della naturalità. La formula prevede un’escursione a piedi dal fondovalle fino a radure
e conche nei pressi dei rifugi, teatri naturali in cui la musica viene proposta in piena sintonia
con l’ambiente circostante.
Agli appuntamenti del primo pomeriggio si sono aggiunte nel tempo le suggestioni dell’alba.
Un festival nel festival che propone l’incontro con artisti, attori, uomini di cultura che, nelle
atmosfere uniche del sorgere del sole in alta montagna, danno vita a spettacoli, recital, monologhi.
A I Suoni delle Dolomiti partecipano artisti di fama internazionale che nel rispetto dell’ambiente
si uniscono al pubblico e raggiungono a piedi i luoghi dei concerti, strumento in spalla.
In cammino verso l’arte e la natura.

ECCO I PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA
8.7
Val di Fiemme, Latemar
14 h Passo di Lavazé
SPIRA MIRABILIS
Un nuovo modo di proporre
la musica classica
A new way to present classical
music

9.7
Val di Fassa, Dolomiti
14 h Lagusel
Quintetto Bislacc o
La classica che diverte
Amusing classics

10.7
Trento, Monte Bondone
14 h Malghet
DAve Douglas
trio sentiero
Progetto speciale: jazz
e country music per tromba,
banjo e violoncello
Special project: jazz and
country music for trumpet,
banjo and violoncello

13.7
Dolomiti di Pace
Dolomites of Peace
Primiero, Pale di San Martino
14 h Val Canali, Villa Welsperg
NO A
Una voce di pace nel mondo
A voice of peace in the world

14.7
Dolomiti di Pace
Dolomites of Peace
Piana Rotaliana, Monte di Mezzocorona
14 h Malga Kraun
PIETRO TONOLO
GIAMPAOLO CASATI
ROBERTO ROSSI
GIANCARLO BIANCHETTI
Africa Djembé Junior
Dajaloo
Il jazz italiano incontra
le percussioni senegalesi
Italian jazz meets
the Senegalese percussion

15.7
Val di Fiemme, Monzoni-Bocche
14 h Paneveggio, Carigole
Ezio Boss o
BUXUSCONSORT
Under the tree’s voices
Progetto speciale: nel cuore
della foresta dei violini una
composizione originale dedicata
agli alberi
Special project: an original
composition dedicated to trees
in the heart of the forest of violins

17.7
L’Alba delle Dolomiti
Dawn in the Dolomites
Val di Fassa, Dolomiti
6 h Rifugio Sandro Pertini
Erri de Luca
Il peso della farfalla
Progetto speciale:
il valore del limite
Special project: the value of the limit

martedì 6 luglio 2010

A SLUM SYMPHONY

Bambini venezuelani salvati dalla musica classica



Sarà presentato al Roma Fiction Fest il documentario "A Slum Symphony - Allegro Crescendo" di Cristiano Barbarossa che per cinque anni ha seguito cinque ragazzini dei barrios più poveri del Venezuela nel loro cammino di riscatto attraverso la musica sinfonica. Il film, Nomination al Globo d'Oro come Miglior Documentario per il 2010 é stato prodotto dalla Verve Media Company ed é stato acquistato da RAITRE, NHK e TVC. Le riprese si sono svolte tra Venezuela, Italia, Stati Uniti e Spagna. Le musiche originali sono di Andrea Morricone (figlio di Ennio)

FRASE DEL GIORNO



"Nonno, se bevi tanto latte cresci e diventi giovane!"

Riccardo, 3 anni

LA MORTE DI UN AMICO: SAVIANO RICORDA TARICONE




Roberto Saviano pensa con dolore alla scomparsa di Pietro Taricone. L'attore, morto in seguito a un incidente durante un lancio con il paracadute, aveva 35 anni, era nato a Frosinone e aveva frequentato il liceo Scientifico a Caserta. Lo stesso frequentato dallo scrittore.
"Sono profondamente addolorato per la scomparsa di Pietro Taricone - dice Saviano - abbiamo frequentato il liceo scientifico Diaz, lo ricordo quand'eravamo adolescenti... Mi mancherai". Saviano ripensa a quando Taricone era rappresentante di istituto, "un ragazzo carismatico, solare e un po' guascone", e spiega che "nella Caserta di quegli anni la sua ribalta sconvolse tutti, si sentì aggredito da tanto successo, una luce che la nostra terra non è abituata a ricevere. E lui sulla soglia del circo mediatico seppe prendersi il suo tempo, scegliere il suo percorso, approfittare dell'opportunità avuta per studiare e migliorarsi. Non farsi ferire dalla bile o dalle accuse per il successo che in certe parti d'Italia è la colpa peggiore. Amava volare, 'perché il cielo non tradisce', come ogni paracadutista sa. A tradirlo è stato l'atterraggio, è stata la terra".

Lo scrittore, poi, confessa un rammarico: "Soffro per non essere riuscito a ringraziarlo, perché all'indomani delle critiche rivoltemi da Berlusconi, mi difese pubblicamente, cosa non scontata per chi viene dalla nostra provincia. Mi mancherà riconoscere nei sui sguardi e nel suo atteggiamento l'inconfondibile matrice della mia terra, mi mancherà, guardandolo, ricordare la nostra adolescenza, le manifestazioni a scuola, le gite. Quella vita che lo attraversava e mi contagiava. Addio Pietro, addio guerriero". (29 giugno 2010)

LA MAPPA DELLE STORIE INVISIBILI: Roma, Fontana delle tartarughe

Stasera una storia invisibile è apparsa alla Fontana delle tartarughe... buon ascolto, se passate di là. E, a proposito, salutatemi Serafina...