CAMMINARE


Sto leggendo un libricino esile e dalla copertina frusciante di foglie verdi che entra nella mia piccola borsa estiva senza problemi. Si tratta del breve saggio di Thoureau, Camminare (titolo originale Walking, or the Wild Oscar Mondadori, 2009 E. 7,50) della collana Saggezze, per capire l'oggi con le parole di ieri.

Camminare è un inno alla libertà dell'uomo che vede nel camminare un moto di elevazione spirituale. Henry David Thoureau è stato un americano ribelle e visionario che mise in atto le affascinanti lezioni ecologiste e pacifiste del suo maestro Ralph Waldo Emerson. Camminare divenne per lui l'unico modo per mettere in atto la lotta contro la civiltà delle rigide norme sociali. Così il 4 luglio del 1845 Henry David se ne andò a piedi da Concord (dove era nato nel 1817) e s'inoltrò nella foresta che circonda il piccolo lago Walden (oggi riserva naturale). In mezzo al bosco costruì una baracca di legno e vi rimase per più di due anni, fino al 6 settembre 1847, in assoluto isolamento. Walking, or the Wild è il libro pubblicato poco prima di morire in cui Thoureau raccoglie tutti i pensieri concepiti nel corso delle sue lunghe escursioni.

Stamattina me lo sono portato a scuola e mentre, nella pausa pranzo, me ne stavo seduta in panchina a sorvegliare la scolaresca pigra stravaccata sul prato, proprio come un pastore davanti al suo gregge dopo la pastura, leggevo a pag. 44 di questo esile libricino parole tanto potenti che all'improvviso ho sentito il bisogno di alzarmi e camminare, e all'improvviso mi sono sentita curata dalla stanchezza di questi giorni: stanchezza dell' anno scolastico che si conclude, stanchezza di essere sempre se stessi e di non aver il coraggio di avventurarsi altrove: per pigrizia, inerzia, paura.



Dov'è la letteratura che dà espressione alla Natura? Poeta dovrebbe essere colui che sa piegare i venti e le correnti al proprio potere, affinché essi parlino per lui; colui che inchioda le parole al loro significato primitivo, come il contadino che ogni primavera ribatte nel terreno i pali dello steccato sollevati dal gelo; colui che sa risalire all'origine delle parole ogniqualvolta le usi, trapiantandole sulla pagina con la terra ancora attaccata alla radici; colui le cui parole sono così vere, forti e naturali da schiudersi come gemme all'annunciarsi della primavera, pur essendo rimaste mezzo soffocate tra due pagine ammuffite in una biblioteca."


Solo una persona capace di lasciare la propria casa e camminare verso l'ignoto potrà, alla fine, trovare se stesso. E forse la vera poesia.


"Il mio desiderio di conoscere è discontinuo, ma il desiderio di rigenerare la mente in atmosfere sconosciute, esplorando zone non ancora percorse dalle mie gambe, è perenne e costante."


Allora, alzati e cammina!

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