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ORTICHE IN PARADISO


Ieri mio figlio mi ha chiesto: "Mamma, in Paradiso ci sono le ortiche?"

Come sempre, allle domande dei miei figli non so rispondere. Però mi sono ricordata di Victor Hugo, di Campbell e dei giochi con l'ortica di quando ero bambina. Eccole, le mie ortiche...

V. Hugo "I miserabili"
“Un giorno Monsieur Madeleine vide dei contadini impegnati ad estirpare ortiche; egli guardò il mucchio di piante sradicate e già inaridite e disse “Sono morte. Tuttavia sarebbe bene che la gente sapesse come usarle. Quando l’ortica è giovane, la sua foglia rappresenta un eccellente vegetale; quando è matura, essa contiene filamenti e fibre come la canapa e il lino. Il tessuto di ortica è buono come quello di canapa. Tritata è ottima per il pollame. Pestata è buona per il bestiame da pascolo. I suoi semi mescolati a foraggio ne rendono brillante il manto. Le radici mescolate al sale producono una tintura gialla. Può paragonarsi ad ottimo fieno e può essere tagliata due volte. E cosa richiede per crescere? Niente altro che un pezzo di terra, nessuna attenzione, niente coltivazione. I semi cadono quando matura ed è difficile raccoglierla. E’ tutto. Con poco può essere utile, fa danni solo se trascurata”.


Campbell: “In Scozia, ho mangiato ortiche, ho dormito in lenzuola di ortiche, ho mangiato su tavole apparecchiate con tovaglie di fibra di ortica. La tenera ortica è un tè eccellente…ho sentito mia madre dire che il tessuto fatto con fibra di ortica dura di più di altri tipi di tessuto”.

Le mie ortiche da "Marmellata di Lucciole"

La femminilità è arrivata con un sorriso tra i giocattoli di una bancarella. La mia prima maschera era una faccia da incazzata nera.
A undici anni avrei voluto essere come Maria Elena. Era più grande di me. Teneva a bada tutti i ragazzi con vaffanculo e cazzovuoi. Non riuscivo a capirlo allora, ma se uno che le piaceva le girava intorno lo trattava anche peggio, una pezza da piedi. Non aveva nessuna pietà per le sue vittime.
Un giorno ci propose di giocare a paziente e dottore. Eravamo quattro o cinque ragazzine. Maria Elena andò a tagliare delle foglie ai bordi della strada e salì nella stanza dicendo di avere l'ovatta per l'iniezione. La più piccola di noi (la chiamavano Maghella) fu messa a pancia in giù sul lettino e Maria Elena le strofinò l'erba sulla natica con tanta cura da sembrare un dottore vero. Maghella cominciò ad urlare e scappò via da sua madre. Ancora oggi quando vedo l'ortica mi viene in mente l'ovatta e il culo rosso di Maghella.
A tredici anni volevo essere come Tania. Lei era una signorina per bene. Non diceva le parolacce e sotto le gonne metteva già le calze velate. Si faceva la ceretta e andava tutte le settimane dal parrucchiere con sua madre. Maria Elelna mi diede un ultimatum: se esci con quella stronza scordati pure il mio nome. Al posto di sorridere mordevo. Ma ero stufa di sembrare una selvaggia. Mia madre mi fece fare il caschetto e mi comprò una gonna a pieghe blu.
Il primo sorriso l'ho fatto a tredici anni. Era la festa del paese. L'avevamo aspettata tanto io e Tania. Mia madre mi comprò un pantalone celeste e un maglioncino di cotone dai colori pastello. Avevo i capelli profumati. C'erano le bancarelle con i giocattoli lungo la strada. Lui si chiamava Orazio. Era il figlio di un venditore di giocattoli. Mi sorrise ed io per la prima volta non risposi secondo il copione di Maria Elena. Mi venne spontaneo di ricambiare. Quel giorno ruppi l'alleanza con la mia musa e ne strinsi una con l'altro sesso. Nel mio modo di sorridere si nasconde ancora quel primo sorriso, un letargico e innaturale distendersi di muscoli e labbra. L'ortica. Il primo bacio è stato grandioso. Lui era un veterano. La lingua continuò a girarmi per ore. Avevo fatto le prove con l'interno del braccio. Tania aveva già il ragazzo e mi aveva detto di provare a quel modo. Io l'accompagnavo agli appuntamenti e restavo ad aspettarla nelle stradine di campagna fuori dal paese. Qualche volta mi mettevo a spiarla. Quando rispuntava dai cespugli aveva le labbra rosse rosse e si riaggiustava tutta. Avevo una voglia matta di baciare anch'io. Ma Maria Elena mi aveva sempre detto che era una cosa schifosa, che poi ti veniva da vomitare, che gli animali non si baciano e suo padre diceva che le bestie sono meglio degli esseri umani.
Da allora ho sempre cercato due animali che si baciano.

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