"CORAGGIO DUNQUE, PICCOLO SOLDATO DELL'IMMENSO ESERCITO"


Da qualche settimana ho in mente di parlarvi del libro Cuore di Edmondo De Amicis, da quando Abraham Yehoshua lo ha rievocato nella mia memoria alla conferenza di cui vi ho parlato giorni fa, citandolo come "il libro che gli ha ispirato il desiderio di scrivere per commuovere".
E allora sono andata a rileggere alcune pagine di "Cuore" alla ricerca della commozione di cui parlava Yehoshua e ho ritrovato la purezza di un'Italia che affida il suo sogno di gloria al diario di un bambino delle elementari, alle prese con la scuola, i maestri, i compagni di classe e di giochi.
Ecco per voi, allora, due brani: un estratto del libro "Cuore" e un'intervista a Domenico Starnone. Per capire chi fosse Edmondo de Amicis e da quali sogni e speranze nascesse il mondo di "Cuore".

Edmondo De Amicis, "Cuore"
La scuola
28, venerdì

Sì, caro Enrico, lo studio ti è duro, come ti dice tua madre, non ti vedo ancora andare alla scuola con quell'animo risoluto e con quel viso ridente, ch'io vorrei. Tu fai ancora il restìo. Ma senti: pensa un po' che misera, spregevole cosa sarebbe la tua giornata se tu non andassi a scuola! A mani giunte, a capo a una settimana, domanderesti di ritornarci, roso dalla noia e dalla vergogna, stomacato dei tuoi trastulli e della tua esistenza. Tutti, tutti studiano ora, Enrico mio. Pensa agli operai che vanno a scuola la sera dopo aver faticato tutta la giornata, alle donne, alle ragazze del popolo che vanno a scuola la domenica, dopo aver lavorato tutta la settimana, ai soldati che metton mano ai libri e ai quaderni quando tornano spossati dagli esercizi, pensa ai ragazzi muti e ciechi, che pure studiano, e fino ai prigionieri, che anch'essi imparano a leggere e a scrivere. Pensa, la mattina quando esci; che in quello stesso momento, nella tua stessa città, altri trentamila ragazzi vanno come te a chiudersi per tre ore in una stanza a studiare. Ma che! Pensa agli innumerevoli ragazzi che presso a poco a quell'ora vanno a scuola in tutti i paesi, vedili con l'immaginazione, che vanno, vanno, per i vicoli dei villaggi quieti, per le strade delle città rumorose, lungo le rive dei mari e dei laghi, dove sotto un sole ardente, dove tra le nebbie, in barca nei paesi intersecati da canali, a cavallo per le grandi pianure, in slitta sopra le nevi, per valli e per colline, a traverso a boschi e a torrenti, su per sentier solitari delle montagne, soli, a coppie, a gruppi, a lunghe file, tutti coi libri sotto il braccio, vestiti in mille modi, parlanti in mille lingue, dalle ultime scuole della Russia quasi perdute fra i ghiacci alle ultime scuole dell'Arabia ombreggiate dalle palme, milioni e milioni, tutti a imparare in cento forme diverse le medesime cose, immagina questo vastissimo formicolìo di ragazzi di cento popoli, questo movimento immenso di cui fai parte, e pensa: - Se questo movimento cessasse, l'umanità ricadrebbe nella barbarie, questo movimento è il progresso, la speranza, la gloria del mondo. - Coraggio dunque, piccolo soldato dell'immenso esercito. I tuoi libri son le tue armi, la tua classe è la tua squadra, il campo di battaglia è la terra intera, e la vittoria è la civiltà umana. Non essere un soldato codardo, Enrico mio.

TUO PADRE






Il Grillo (20/5/2002)
Domenico Starnone
I figli di "Cuore"


Quando nel 1886 Edmondo De Amicis termina il libro Cuore, la penisola italiana, dalla Sicilia al Veneto, a Roma è ormai unita sotto i Savoia. Quella che è ancora da compiere, in una nazione ancora analfabeta e contadina, in cui l'italiano è la lingua di una esigua minoranza, è l'effettiva unificazione culturale. De Amicis, nato e cresciuto nel Regno di Savoia, è un chiaro esponente della borghesia settentrionale più illuminata, mossa da intenti chiaramente pedagogici. Il suo scopo è quello di creare un libro che serva a educare i ragazzi dell'intera nazione ai valori della borghesia laica, quelli del sacrificio, del lavoro e della solidarietà tra le classi. I protagonisti della classe di Cuore non sono né il sottoproletario Franti, né l'aristocratico e stizzoso Nobis, ma proprio la fascia del ceto medio rappresentata da artigiani, commercianti, impiegati. Il romanzo è ambientato a Torino, anche se i personaggi vengono da varie regioni d'Italia. Il riferimento costante è al mito del Risorgimento, mentre in tutto il romanzo è completamente rimossa la Chiesa Cattolica. Quella di Cuore è una pedagogia che oggi può interessare solo come reperto archeologico, da studiare appunto come tentativo progressivo e laico di educazione di una nazione. Coi suoi aspetti ingenui o addirittura ipocriti è facile ironizzare, così come col suo stile sentimentale, ma l'idea della scuola, come elemento centrale della formazione di una nazione, specchio dei suoi conflitti e delle loro risoluzioni, è un'idea narrativa che regge l'intera struttura, rendendo il libro Cuore un prodotto né elementare, né retrivo, quanto piuttosto un complesso insieme di detto e di non detto; non tanto lo specchio dell'Italia Umbertina, quanto un suo sogno e a tratti un suo incubo.

STUDENTESSA: Professor Starnone, perché Cuore viene considerato un romanzo nazionale italiano se poi descrive la sola realtà della città di Torino e della sua classe borghese?

STARNONE: De Amicis mette insieme una serie di accorgimenti per fare in modo che il libro funzioni nel Sud come nel Nord. I protagonisti del racconto appartengano ad aree geografiche diverse d'Italia. Il tentativo di De Amicis è quello di fare un romanzo che ha forti radici locali nella Torino dell'epoca, ma che tenga conto però di una realtà nazionale in formazione che, tra l’altro, affiora in vari momenti del libro. Ciò nonostante c'è, da parte dell’autore, una visione incerta della geografia dell'Italia del tempo e questo è indicativo di quanto, all’epoca, l'Italia unificata fosse ancora più un'ideale che un fatto concreto. Persino per gli intellettuali.

STUDENTESSA: La scuola viene descritta dall’autore in termini realistici, mentre i personaggi sembrano essere stereotipati. Perché questa differenza?

STARNONE: La descrizione della scuola non è realistica, ma piuttosto edulcorata, addolcita e questo testimonia la grande bravura di De Amicis, la sua genialità nell'addolcire, indorare, rendere accettabile la scuola così com'è e, al tempo stesso, lasciare delle contraddizioni forti che vi erano a quel tempo. I personaggi, poi, sono stereotipati per renderli immediatamente riconoscibili. Pensiamo a Nelli che si porta dietro la sua roba e per questo viene battezzato "il gobbino"; poi c’è il ragazzo con le stampelle, sua caratteristica questa, dopo essersi azzoppito per aver salvato un alunno dalle ruote che lo stavano per travolgere. Dunque, ciascuno ha una sua veloce caratterizzazione che lo accompagna per tutto il libro. Quello che interessa all’autore è il gruppo caratterizzato dai sentimenti, ma anche la narrazione di un anno scolastico che dica qual'è la funzione della scuola, dello studio, dell'imparare, perché per lui la scuola è fondamentale per crescere, in tutti i sensi.

STUDENTESSA: Possiamo individuare all'interno del libro Cuore un protagonista?

STARNONE: Il protagonista è sicuramente Enrico Bottini, un bambino che racconta, quello che sta apprendendo mentre diventa adulto, per poi far parte della buona borghesia torinese, così come accade alla famiglia Bottini da generazioni. Enrico quindi rappresenta, in prospettiva, la futura classe dirigente ed ha i tratti caratteristici che, nell'immaginazione di De Amicis e nelle attese della classe media borghese, avrebbe dovuto avere il gruppo dirigente della Nuova Italia. Ci sono, poi, altre figure, che sono solo di contorno. Sono i figli degli artigiani, che alternano scuola e lavoro, destinati a uscire dalla scuola e a entrare nel mondo del lavoro subito dopo la fine del ciclo di istruzione elementare, dopo la Quarta Elementare. Poi ci sono i figli della Classe Media, gente agiata, che va bene a scuola e che seguiterà a studiare. E infine ci sono due personaggi che rappresentano due poli estremi, che sono odiosi a De Amicis: il primo è Nobis, l'aristocratico che viene dalla vecchia nobiltà e l'altro è Franti, il barbaro, ovvero la negazione della società civile che rappresenta un pericolo per la scuola e per la società stessa.

STUDENTESSA: In Cuore, nonostante il maestro cerchi di infondere nei ragazzi un sentimento di fratellanza e di solidarietà, emerge comunque una certa fissità delle classi. Ebbene, non è questo un atteggiamento ipocrita?

STARNONE: Bisogna dire che quello che a noi oggi appare ipocrita, appare ottuso, appare ridicolo, all’epoca era un’esigenza di De Amicis, ma anche del gruppo culturale a cui lui apparteneva per trovare una risposta al problema della disuguaglianza sociale. Egli non ha girato la faccia di fronte a questo, anzi, il libro, in maniera martellante, pagina dietro pagina, ci ricorda che nella scuola ci sono molte differenze tra i singoli individui e disuguaglianze di origine esterna alla scuola, cioè legate all' organizzazione della società in classi. Il libro Cuore prova, talvolta con eccessi di sentimentalismo, a disegnare un quadro di disponibilità della futura classe dirigente nei confronti dei poveri, degli svantaggiati. Lo si intende nel lavoro del maestro e dall'ingegner Bottini, padre di Enrico, che è molto presente in questa campagna di continui atti caritatevoli, convinto che, pur restando le classi sociali così come sono, bisogna, in quanto gruppo dirigente, mostrarsi aperti verso quelli che non hanno avuto lo stesso tipo di fortuna per nascita. L'idea dell'ingegner Bottini si avvicina a quella repubblica platonica dove ognuno deve far bene il suo lavoro nel ruolo che gli è toccato in sorte; dunque ognuno deve far bene, al meglio, la sua funzione di cittadino, rispettando le leggi, rispettando l'autorità, rispettando e aiutando i deboli.

STUDENTESSA: Perché la scelta di ridurre ai minimi termini il ruolo femminile tanto nel libro Cuore quanto in Pinocchio?

STARNONE: Innanzitutto tutto perché il libro Cuore è un libro maschile. È scritto da un figlio e da un padre, con l'apporto laterale della mamma e della sorella, che però si occupano soltanto di piccole questioni morali o, per quel poco che figura, di un po' di formazione religiosa. Ciò nonostante, le figure femminili contano moltissimo; anche se la maestrina e la sorella Silvia, compaiono in poche righe, il gruppo femminile ha una sua specificità e una sua influenza. Pensiamo a quando le ragazze coprono di fiori lo spazzacamino o a quando gettano fiori sul ragazzino che s'è guadagnata la medaglia al valor civile. Esse hanno la funzione o di infermiere o di festeggiatrici di maschi. E poi, al centro del libro, in qualsiasi momento, è presente la figura della mamma, la donna, in quanto madre e in quanto madre-patria. De Amicis aveva avuto una madre molto autoritaria, la mamma Teresa e questa presenza si sente in tutto quanto il libro. Ricordiamoci che il cattivo, Franti, compie la sua prima cattiveria offendendo la mamma di Crossi, ridendo di lei. Chi insulta la mamma, chi parla male della mamma, chi fa torto alla mamma, nel libro Cuore, è un malvagio.

STUDENTESSA: Perché i ragazzi del libro Cuore sono vittime di disgrazie?

STARNONE: De Amicis ha un senso della vita come di permanente incertezza. Per lui, ognuno è esposto al pericolo e il livello di vita del tempo, poi, esponeva più facilmente alla malattia, alla morte. Inoltre ha un senso forte della tragedia, della morte e ne dà spettacolo continuamente in molte pagine. Per l’autore la disgrazia peggiore è la scomparsa di una madre. Il maestro, appena si presenta in classe, per prima cosa annuncia ai suoi alunni di essere orfano e Garrone, che è il personaggio buono, nonostante malmeni i suoi compagni, subisce questa grave perdita. Dunque, nel libro o si piange per la disgrazia degli altri o si soffre per la propria. Vi è come la consapevolezza che il dolore è quello che ci forma, che ci irrobustisce di fronte ai drammi.

STUDENTESSA: Secondo Lei quali sono gli episodi più significativi del libro Cuore?

STARNONE: Ce ne sono molti e tutti importanti. Pensiamo al piccolo muratore quando viene invitato a casa dei Bottini per sollecitazione, non tanto di Enrico, quanto dell'ingegner Bottini, convinto che il figlio debba farsi molti amici. L’ospite si presenta vestito con gli abiti del padre, adattati dalla madre, ma misteriosamente sporchi di gesso, di calce, come se la madre nell'adattarli non li avesse lavati. Ciò nonostante il padre di Enrico lo esalta per educare il figlio alla santità del lavoro e quando il muratorino si siede sul sofà sporcandolo di calce, l’ingegnere asserisce che il lavoro non è mai sudiciume, bensì l'effetto di un'attività fondamentale. Quando il figlio, poi, si sbriga a pulire lo sporco, il padre lo blocca con un cenno, spiegandogli, più tardi, che in queste circostanze un tale atteggiamento sarebbe considerato un insulto. Insomma, i temi di carattere sociale che rimandano alla disuguaglianza e che fanno la ricchezza del libro, di fatto poi vengono messi a tacere proprio con episodi del genere, con meccanismi legati alla buona educazione.

STUDENTE: Quali sono le principali differenze tra Cuore e Pinocchio, secondo Lei, dato che sono stati scritti nello stesso periodo?

STARNONE: I due libri hanno un elemento forte che li accomuna, perché entrambi tendono a formare buoni scolari, brave persone, ragazzi rispettabili e entrambi terminano con la buona educazione del protagonista. Naturalmente mentre il libro Cuore è realistico, Pinocchio è una favola. Se nel primo la fantasia è presente a tratti, nel secondo, essa, costituisce la base del racconto. Ciò nonostante, il fine è l’educazione. Cuore tende all'educazione propria della buona classe dirigente e Pinocchio all'educazione del buon futuro artigiano. Tuttavia, c'è una cosa in Pinocchio che De Amicis ignora totalmente, ovvero una forte simpatia per tutte le infrazioni commesse dal burattino. È come se Collodi ci avesse dato in parallelo, quasi senza rendersene conto, una sorta di versione Franti vista in simpatia. Per esempio, il libro di aritmetica trasformato in un oggetto contundente che quasi ammazza un ragazzino, è un'ipotesi concepibile solo dentro Pinocchio. In Cuore, invece, i libri sono adorati e messi in mostra per colore, per copertina dall'ottuso Stardi che lavora cocciutamente per diventare anche lui un personaggio di tutto rispetto.

STUDENTESSA: Professore, in Cuore, ogni mese il maestro legge dei racconti, come quello intitolato Dagli Appennini alle Ande. Qual'è la vera funzione di questi racconti all'interno del romanzo?

STARNONE: I racconti servono, innanzi tutto, ad alleggerire le lezioni narrando di luoghi d'avventura in cui avvengono cose strepitose, poi offrono una panoramica di tutta quanta l'Italia, poiché si svolgono in Regioni diverse. I racconti mensili hanno la funzione di portare i ragazzi, con la mente, oltre i confini di Torino, cosicché possano rendersi conto dell’esistenza di diverse condizioni sociali.

STUDENTESSA: Secondo Lei ci sono dei validi motivi per i quali, ancora oggi, è consigliabile leggere il libro Cuore?

STARNONE: A mio avviso, i libri non si leggono solo perché ci devono parlare del nostro tempo, raccontandoci dei nostri problemi; essi servono anche a capire da dove vengono i problemi che noi oggi affrontiamo. Oggi sarebbe interessante mettere a confronto il modo in cui noi risolviamo le difficoltà all’interno della scuola e della società con quello adottato dai personaggi di De Amicis. Essi portano dentro la scuola i problemi che hanno fuori. Tra De Rossi che studia comodamente a casa e Coretti che invece è costretto a lavorare e a studiare, c'è una grande differenza, eppure sono tutti nella stessa classe. La stessa condizione dei maestri è molto diversa da quelli attuali, perché costretti a far fronte a scolaresche di 54 alunni, spesso ricorrono alla violenza. Insomma è un libro straordinariamente ricco ancora oggi per capire un po' di storia della scuola italiana e per capire i problemi che abbiamo noi oggi. In fondo narra di un mondo diviso in privilegiati e non privilegiati. Dunque si tratta di un’opera quanto mai attuale se si pensa che questo tipo di differenza è ancora viva ai giorni nostri.

Puntata registrata il 4 febbraio 2002

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