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OGGI HO SALVATO PLATONE, CARTESIO E ARISTOTELE: LIBRI AL MACERO ALL'UNIVERSITA' DI TORINO


Platone non ama Cartesio e proprio non gli va di finire al macero, seppure in compagnia dell'opera omnia di Aristotele in greco o di un saggio con gli scritti inediti del Ciaffi, latinista famoso. È parsa dunque davvero un po' surreale l'immagine che si è vista martedì pomeriggio davanti a Palazzo Nuovo: scatoloni di libri abbandonati nelle aiuole recintate in attesa di essere portati al macero, tesi di laurea e migliaia di volumi editi da Giappichelli o Gheroni, la maggior parte dei quali siglati Università di Torino, facoltà di magistero. Il ragno che ha alzato tutto in massa e sgomberato definitivamente l'area è arrivato soltanto questa mattina. Per fortuna però, studenti e professori, sconcertati dall'idea che fosse proprio l'Università a mandare al macero quei volumi senza tentare una soluzione alternativa (una biblioteca disponibile o un punto di distribuzione gratuita) sono corsi a rovistare nelle scatole e hanno portato in salvo una parte dei volumi, finiti così nell'atrio di Palazzo Nuovo e a disposizione degli studenti incuriositi da quei vecchi reperti.

"Quando ce ne siamo accorti abbiamo fatto una selezione e ne abbiamo portati dentro oltre quattromila - racconta Gaia, una delle rappresentanti dei ragazzi di Lettere - e i ragazzi hanno gradito. L'Università ha sgomberato parte della cantina per ripulire ma a nessuno a quanto pare è venuto in mente che si potesse inventare qualcosa di diverso che non fosse abbandonare i libri là fuori". Ieri mattina, i volumi rimasti si potevano contare sulle dita di una mano: molte copie di manuali di geografia, "La politica mediterranea inglese" edita da Gheroni nel 1952, "Scritti Vari" di filosofia, anno di pubblicazione il 1950, "Le fonti italiane della Romola di George Eliot", editore Giappichelli.

La docente di Storia della lingua latina Valeria Lomanto mostra tutta contenta il suo bottino, gli Scritti inediti del Ciaffi: "È un latinista famoso, questo è un testo che potrebbe essere usato ancora oggi". L'Università che piange per i tagli non poteva vendere i libri ad un prezzo simbolico di 1 euro?, si interroga la professoressa: "Sembra assurdo che siano gli studenti a salvare i libri". Le accuse arrivano anche dal professore di Storia del Nord America Gian Giacomo Migone: "Mi sembra che in questo modo l'Università regali un'immagine di superficialità. Una studentessa mi ha portato un volume che giudico di grande interesse, sarebbe stato un vero peccato vederlo finire in un cassonetto". E Chiara, dell'Associazione Altera, è lì a rispondere dei tanti studenti incuriositi che si avvicinano con timidezza i volumi chiedendo se si potevano prendere: "Io ho salvato l'opera omnia di Aristotele in greco, l'abbiamo portata nella stanza della nostra associazione". Ma sono matti a buttare via i libri? dice Matteo che si è accaparrato sette volumi.

Il preside di Lettere Lorenzo Massobrio, avvertito dai ragazzi, è cascato dalle nuvole, ma non sembra particolarmente turbato dall'operazione sgombero: "Certo la decisione non dipende da me, il problema è di chi dirige la logistica, ma comunque tutti i responsabili delle biblioteche sono stati consultati. E che altro si doveva fare con uno sgombero? Si mettono i libri da qualche parte in attesa che se li portino via". Vendere i libri è un'idea assurda, aggiunge Massobrio "ma sono contento che i ragazzi abbiano seguito il mio consiglio, andare a prendersi direttamente i libri, una scelta di buon senso".



(Repubblica 25 marzo 2010)

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