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NEL SEGNO DELLA PECORA, DI HARUKI MURAKAMI

Contare le pecore di Murakami.
(DAL BLOG BOOKOWSKY)

Si possono dire tante cose di Nel segno della pecora di Haruki Murakami. Per esempio che è il suo primo romanzo e finalmente è stato ripubblicato perché era ormai impossibile da trovare. Oppure che ci sono fili e spunti che torneranno praticamente in tutti i lavori successivi a partire dal misterioso Hotel del Delfino. Oppure si può parlare della trama, ma chi conosce Murakami sa bene che è fatica sprecata.

Allora, partiamo da un altro punto. Se leggete Murakami, qualsiasi cosa leggiate, i vostri sogni cambieranno. Incomincerete ad avere una vita onirica molto più attiva. A molti è successo, succede continuamente: la scrittura di Murakami ha a che fare con strati non coscienti, gioca con gli archetipi molto più di quanto sembri, le metafore che usa sono inneschi seminati per la strada. Bene, partendo da questo, ha un senso parlare di trama: se si è disposti a credere che esistono libri sospesi tra una realtà cosciente e una nascosta e che solo tenendo conto della seconda si può capire la prima, allora Nel segno della pecora parla di un uomo alla ricerca di una certa pecora responsabile di un certo complotto e che a un certo punto incrocia la vita di un certo suo amico. La ricerca comporterà lasciarsi tutto alle spalle o almeno quello che siamo abituati a chiamare tutto: lavoro, moglie, routine, contare pecore, contare pecore.

Come nei sogni al protagonista capita di incontrare una ragazza che ha delle orecchie bellissime e che lo sta ad ascoltare come ci possono stare ad ascoltare certi esperimenti di scrittura automatica: “E secondo te perché mi stimo così poco?” “Perché vivi solo a metà. L’altra metà è ancora intatta da qualche parte”. Siamo tutti casi tipici. Le persone però non pensano di essere casi tipici, scrive Murakami. Forse per questo nessuno meglio di lui sa descrivere gli stati d’animo in cui nulla accade, i suoi eroi vivono periodi di elencazione di giorni inutili che spingono di solito il resto del genere umano a cancellarli dal calendario. Hanno vite che ripetono continuamente lo stesso ciclo, hanno donne che non riescono a stare con loro, hanno un pessimo rapporto con il denaro e ottimo con il cibo. La loro mente è stata sconfitta da un fatalismo precoce e niente ha riscattato quella sconfitta se non l’attesa di una visita in sogno.

“Si può credere che noi essere umani vaghiamo senza meta sul continente della casualità, come i semi alati di qualche specie vegetale portati da una capricciosa brezza primaverile. Tuttavia si può anche sostenere che la casualità non esiste. Ciò che è accaduto è accaduto, senza se e senza ma, e ciò che è di là da venire, è di là da venire. Insomma, la nostra fuggevole esistenza è stretta fra quanto abbiamo alle spalle e il nulla che abbiamo davanti, e non c’è posto né per il caso né per l’eventualità. In pratica però tra le due concezioni non c’è una grande differenza. E’ come chiamare lo stesso piatto con due nomi diversi. Era una metafora”. Era una metafora.

Ps. Per chi volesse farsi un’idea più completa di Murakami, ecco un viaggio letterario sulle sue tracce in nove puntate.

Murakami Haruki, Nel segno della pecora (tr.it. A. Pastore, Einaudi, 19,50 euro)

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