"IL NOCCIOLO DI QUANTO ABBIAMO DA DIRE"


Primo Levi

L'esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti è estranea alle nuove generazioni dell'Occidente, e sempre più estranea si va facendo a mano a mano che passono gli anni (...).
Per noi, parlare con i giovani è sempre più difficile. Lo percepiamo come
un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici,
di non essere ascoltati. Dobbiamo essere ascoltati: al di sopra delle nostre
esperienze individuali, siamo stati collettivamente testimoni di un evento
fondamentale ed inaspettato, fondamentale appunto perché inaspettato, non
previsto da nessuno. E' avvenuto contro ogni previsione; è avvenuto in
Europa; incredibilmente, è avvenuto che un intero popolo civile, appena
uscito dalla fervida fioritura culturale di Weimar, seguisse un istrione la
cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler è stato obbedito ed
osannato fino alla catastrofe. E' avvenuto, quindi può accadere di nuovo:
questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire.
[Da Primo Levi, I sommersi e i salvati, ora in Opere, Einaudi, Torino
1997, vol. II, pp. 1149-1150]

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