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UNA LEZIONE SULLA NEBBIA CON REMO CESERANI


Oggi alle 14:15, nel residence 4 ci incontreremo per una lezione via skype con il Prof. Remo Ceserani che dall'Università di Stanford ci parlerà del libro "Nebbia" edito da Einuaidi con la collaborazione di U. Eco. Un grande evento per tutti, insegnanti e studenti! Enjoy!

Ecco un articolo su "Nebbia" (Einaudi, 2009) (da Panorama libri, dicembre 2009)

Calcio, vino, profumi e belle donne: ognuno ha le sue passioni. Qualcuno, però, ne ha più d’una, e alle volte può capitare che svicoli dall’ordinario. È accaduto a due rinomati studiosi (a breve, i nomi) che, indipendentemente l’uno dall’altro, hanno per anni raccolto brani letterari sulla nebbia.
Avete capito bene: “l’ammasso di microscopiche gocce d’acqua – la definizione è del dizionario Devoto/Oli – che si forma in prossimità del suolo e provoca una diminuzione della visibilità a valori inferiori a 1 km”. Una descrizione così asettica non sembra lasciare spazio a suggestioni letterarie immortali che valga la pena raccogliere in un’antologia pubblicata da Einaudi nella sua più raffinata collana, I millenni.

Non è così. Il perché lo spiega bene Umberto Eco, curatore insieme a Remo Ceserani dell’antologia: “la nebbia – scrive l’autore del Nome della Rosa – è uterina. Ti protegge. Legioni di esseri umani desidererebbero tornare nell’utero (di chiunque, come diceva Woody Allen). La nebbia ti realizza questo sogno impossibile. Ti concede una felicità amniotica. Hai la sensazione che forse un giorno uscirai dalla vagina e dovrai affrontare il mondo, ma per il momento sei salvo. E siccome la nascita è l’inizio del percorso che ti porterà inesorabilmente alla morte, la nebbia è la garanzia (ahimè virtuale) che alla morte forse non perverrai”.

Non è però questione da affrontare solo con la psicoanalisi. Eco è di Alessandria, “città al cui paragone Londra è un’isola dei mari del Sud”. La nebbia, per lui, non è un elemento decorativo: è probabilmente la principale scenografia di molti dei suoi ricordi, così come l’Etna lo è per un catanese. La passione ha coinvolto da tempo anche Remo Ceserani (che non a caso è nato nel cremonese), forse il più autorevole docente italiano di letterature comparate, autore della voce dedicata alla nebulam del Dizionario tematico di letteratura Utet da lui curato.

Il risultato è una straordinaria antologia, intitolata semplicemente Nebbia (Einaudi, pp. 408, euro 60) e corredata da otto suggestive fotografie di Luigi Ghirri, che raccoglie e cataloga qualsiasi scritto letterario di una qualche rilevanza sul tema.

Dalla Londra di Charles Dickens alla brughiera di Thomas Hardy, dal Purgatorio di Dante alle liriche di Goethe, dal San Martino di Carducci al Cuore semplice di Flaubert, la nebbia diventa bruma, caligine, foschia, si adagia sulle verdi colline della campagna francese o prende forme diaboliche e animalesche, inghiotte il paesaggio che gli fa da cornice o si attarda a testimone distratto e doloroso di traumi ed esperienze di vita.

E arriva quasi a sconfessare ciò che lo stesso Eco scrive in prefazione: e cioè che, se si possono amare i mari del sud pur essendo nati in paesi freddi e brumosi, non si può amare la nebbia se non si è nati nella nebbia. Amare forse no, ma rivalutarla certamente sì, persino per i migliaia di immigrati meridionali che dopo decenni di distanza ricordano ancora l’impatto traumatico di quel muro bianco al loro arrivo nelle stazioni ferroviarie del “Continente".

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