LA VETRINA DEI VINCITORI - Il concorso "Dal quadro alla storia"



D. Buzzati, Il Formicolio


Rullo di tamburi, fiato sospeso, tutti con gli occhi fissi e ... la scrittrice Luisa Adorno che in classe svela i nomi dei vincitori del concorso della nostra scuola ispirato all'opera di Dino Buzzati "Dal quadro alla storia" a.s. 2009\2010
Complimenti a:
Pietro S. R. con la storia "Formicolio" primo premio e pergamena
Erica G. con la storia "Un cane di nome Vigorsol" secondo premio e pergamena
Mavi E. e Camilla C. terzo premio ex-equo con le storie "La fedeltà" e "Le Grande Colombre".
La scrittrice Luisa Adorno ha offerto a tutti i partecipanti una lezione di scrittura, ha elargito consigli.
Ora ne faremo un bel libro!

Per voi, in anteprima, il racconto del vincitore. Complimenti!


Il Formicolio
di Pietro S. R.


Ero un ragazzo normale, che faceva una vita normale e aveva una famiglia normale, almeno prima di quel giorno. Era inverno e le giornate erano fredde e vuote, la scuola era chiusa, mancava una settimana a Natale. Tutto cominciò di Giovedì, quel giorno chiamai Marco, un mio amico, volevo invitarlo a fare una partita di calcio a casa mia.
“Marco, vorresti venire a casa mia?” gli chiesi.
“No, mi dispiace, non dopo ieri sera, scusa,” e attaccò.
Ieri sera? Che era successo ieri sera? Aveva perso la Roma? La Lazio era prima in serie A? No di certo, mio padre avrebbe guardato la partita e mi avrebbe avvertito. Vabbè, glielo chiederò più tardi, andrò fuori ad allenarmi.
“Mamma,” gridai, “vado fuori a tirare due calci al pallone!”
“Non andrai da nessuna parte se non finisci i compiti!” rispose lei dalla cucina.
“E dai mamma!”
“No vai ora, il pallone non lo toccherai per un mese!”
“Cosa?! E perché?! Non ho fatto niente!”
“Ricoprire la casa del tuo maestro di matematica con la carta igienica non è “niente?”
Ero intontito, cosa?, la carta igienica?, il prof? Sapevo però che ribattere alla mamma era incauto così cominciai i compiti, ci misi tutto il giorno con la “pausa pranzo” di mezz’ora. Improvvisamente sentii come un rosicchiare venire dalla mia testa, che poi si fermò. Bah, avrò le “illusioni acustiche” se esistono. Guardai la mia posta, era piena di e-mail che dicevano, Bella Giovi, L’hai fatta grossa, o Ti stimavo ora non più, o l’opposto. Mi insospettii, poi vidi che ad un’e-mail era allegato un filmino, lo guardai, ero sbalordito. Era la casa del prof, la riconoscevo, e là nel giardino, vidi me stesso con una montagna di carta igienica alle spalle. C’era qualcuno che fingeva di essere me, ma no era impossibile,eppure nella registrazione si era sentita la mia voce, inimitabile. Ora che ci penso ieri sera ero uscito proprio insieme a Marco, ma non riesco a ricordare altro, ho come un vuoto di memoria. Poi improvvisamente sentii ancora quello strano rumore, questa volta molto più forte. Sentii perdere le forze, e mi addormentai.

* * *

Che dormita!, pensai, erano già le 10, ma ero inspiegabilmente ancora molto stanco! Eppure, mi ero addormentato alle 9, 13 ore di dormita. Curioso. Mia madre in quel momento entrò nella camera, avete in mente un falò nel quale vengono buttati rami giovani e per niente secchi? Ecco il fumo che esce dal falò è niente in confronto a mia madre.
“Giovanni! Razza di imbecille! Come hai potuto!” era in lacrime, poi tirò fuori dalla borsa un giornale.
“Cosa ho fatto?” chiesi. Mi porse il giornale:
Professore di Scienze malmenato
Giovane prende a bastonate un anziano insegnante, non è in pericolo di vita me i medici lo tengono in osservazione fino a Lunedì. Il ragazzo scappa prima del colpo di grazia senza lasciar traccia. La vittima chiede di non toccare il ragazzo, la polizia però è allerta.
E sotto l’articolo c’era una mia foto con una ramazza e il professore di scienze sul marciapiede. Com’era possibile... mi ero addormentato alle 9 e sarei andato alle 23 a malmenare il prof di scienze? Cercai di spiegare a mia madre, ma non era possibile, non sapevo come era potuto succedere, l’unica cosa di cui ero certo era che non potevo rimanere solo senza combinare guai. Mia madre mi rinchiuse in camera mia, ed io per sicurezza mi legai (non chiedetemi come). Mi addormentai passarono un paio d’ore circa finché mi svegliai ero per terra, sudato e stanco. Lo strano rumore nella mia testa era ricominciato “Mamma,” gridai. Sentii i suoi passi.
“Cosa suc-” cominciò, ma si bloccò per osservarmi, poi continuò, “Giovanni,” chiese “perché sei legato come un salame?”
“Lunga storia, ora però slegami e portami da uno psichiatra, adesso!”
In due batter d’occhio (due perché dovevo vestirmi) eravamo là. Lo psichiatra era perplesso, non riusciva a capire l’origine di tale miei, ehm, “tic”.
“Ti suggerisco di andare a farti visitare da un medico, forse il tuo è un problema virale,” disse, poi aggiunse, “prega che sia solo quello.”
Andai dal medico e non mi nascose che purtroppo non era un virus, disse, “Prega che sia solo un fenomeno temporaneo”
Pregare, bah proviamo. Non ero mai stato così religioso. Andai alla chiesa più vicina e pregai, “Signore, aiutami a oltrepassare quest’ostacolo così alto, se mi aiuterai io rinuncerò alla televisione per un mese, anzi due, (calcolando la punizione).”
Poi sentii di nuovo quel rosicchiare e insieme sentii una risata di mille voci, che cominciarono a dirmi, “Lo sai che non esisti? O se esisti, esisti male? Perché non ti sottometti al nostro amore?”
Poi sentii un vento caldo venire dall’alto e vidi una suora carmelitana venire avanti (sapevo che era carmelitana solo perché ho una zia suora).
“Hai un problema ragazzo mio?” chiese. I suoi occhi neri parevano venire da un distanza incredibile sembravano raggiungere la fine dell’universo. Ma nonostante la visibile età avanzata lei pareva giovane quanto una ragazza di 14 anni, era... bella
“Non ci crederete mai signora-” risposi.
“Mi chiamo Thérèse da Lisieux, ascoltami ragazzo mio,” disse subito dopo, il suo accento francese spiccava, “io ho creduto a cose che le persone comuni immaginano o fingono di credere...”
“Vabbene, ma lei non rida, intesi?” dissi, lei annuì, e io le raccontai tutto “sento voci nella mia testa, mi rosicchiano il cervello, e quando dormo loro prendono il controllo!”
“Sono le formiche mentali, creature demoniache,” disse e poi la suora gridò, “Orsù, seicento animaletti, lasciatelo stare!” Il brusio si fece più forte
“No!” sentii una voce uscire dalla mia testa.
“Le Sacre Scritture ci illumineranno,” disse la suora, dalla manica tirò fuori una Bibbia, la alzò disse una preghiera e poi la portò giù, sì, sulla mia testa. Avete in mente un mattone in testa? Moltiplicatelo per 50 e triplicate il risultato. Ecco, là siete vicino ad una frazione del dolore che l’illuminazione delle Sacre Scritture possono provocare.
In quel momento le immagini di quelle ultimi due notti mi apparvero davanti, vidi la casa del prof di matematica ricoperta di carta igienica, vidi il povero prof di scienze a terra, e vidi la mia camera buia mentre cercavo di svincolarmi dalle corde. Ma ciò che più mi colpì fu che prima di dare il colpo di grazia al prof, Thérèse era lì di fronte a me e disse “Amen” fu così che mi fermai e strillando corsi via.
Aprii gli occhi e vidi l’altare di fronte a me, ma la suora era sparita, avevo un emicrania terribile, la Bibbia era là, per terra, vidi vicino alla sacrestia una suora carmelitana e le chiesi che fine avesse fatto suor Thérèse di Lisieux. Lei mi guardò con aria curiosa.
“Thérèse di Lisieux non è una semplice suora,” disse.
“Ah, è la badessa?” chiesi.
“Ragazzo, il Piccolo Fiore è una Santa!” disse ridendo, poi se ne andò.
Così fu, per grazia dell’Onnipotente. Da allora potei accudire serenamente al mio lavoro(la scuola), alla famiglia, e al culto di Dio. Subito dopo aver fatto le dovute scuse ai prof, scoprii che il prof di scienze aveva anche lui visto la santa. La Bibbia la tengo sempre con me ancora oggi, e quando mi capita di risentire un brusio, un formicolio per la testa, apro le Sacre Scritture e per un secondo vedo l’immagine della Santa di Lisieux e immediatamente tutto si ferma.

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